Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


I Templari

All’inizio delle Crociate, la spiccata influenza della corrente gnostica nelle scuole arabe e palestinesi ispirò numerosi partecipanti, portandoli a formare uno degli egregori più potenti: l’egregoro templare.

Il punto sopra la lettera י dello schema templare fu il grande ideale della creazione di un impero universale, perfetto e bilanciato su tutti i piani e che promuoveva ovunque la penetrazione del sottile nel denso. In questo impero l’influsso superno, originato dal piano del potere mistico, avrebbe dato vita al potere astrale che, istruendo e governando il potere direttivo, avrebbe creato prosperità, felicità e la possibilità di un lavoro evolutivo, facilitando, cioè, la salvezza di tutte le classi sociali indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, nel rispetto dei costumi locali e nazionali. Questo formidabile schema includeva tutti i sogni e le speranze: mettere un freno al potere papale, elevare e perfezionare tutte le classi sociali, sviluppare l’industria e il commercio globali, eliminare lo spreco di energia causato dai disaccordi tra nazioni, classi sociali e individui, dovuti a una volontà malsana e alla mutua incomprensione. In breve, era il sogno di una realizzazione del Regno di Dio in terra, caro agli uomini consapevoli e intelligenti, alle anime forgiate dalla cavalleria che, così facendo, godevano del sostegno di un corpo in salute e di una ricchezza onestamente conseguita.

L’elemento י, nello schema dei Templari, consisteva negli insegnamenti di Ermete Trismegisto, ispirati dal sano influsso dello gnosticismo.

La prima ה, come abbiamo detto, era costituita dall’ambiente dei Crociati, che forniva al nuovo egregoro i suoi elementi più capaci, forti, puri e spiritualizzati.

L’elemento ש della nuova catena era formato dalla bellezza dell’ideale, dall’attraente prospettiva di un potere nuovo, a tutti i livelli, acquisito dai suoi sostenitori e dall’opportunità che essi avrebbero avuto di utilizzare questo potere, in modo generico o specifico, per la realizzazione degli ideali a loro cari.

L’elemento ו dei Templari consisteva in ciò che oggi si chiama “Culto di Bafometto”. La parola “Bafometto”, letta cabalisticamente da destra a sinistra, è un modo particolare di adattare il Notaricon alla frase: “templi omnium hominum pacis abbas”, che, tradotta, significa: “il padre del tempio della pace per tutti gli uomini. 1” Questo nome corrisponde alla personificazione del modo in cui i Templari realizzavano i propri ideali, che consistevano nel creare, con gli impulsi volitivi della Corrente, un potente mulinello astrale. A causa di ciò, nelle cerimonie segrete dei Templari, la statua raffigurante Bafometto aveva un ruolo essenziale come simbolo del mulinello astrale Nahash, di cui parleremo nell’Arcano XV.

La seconda ה dei Templari corrispondeva a una politica di carattere teocratico, con la preservazione della legge gerarchica e del principio di centralizzazione completa. Gli insiemi dei “Comandanti” 2 dei Templari formavano i “Priorati”; questi ultimi erano riuniti in un “Grande Priorato”; i gruppi di “Grandi Priorati” costituivano i “Linguaggi”, cioè gruppi che usavano la stessa lingua. Al di sopra di tutti i Linguaggi stava il Gran Maestro. Tutto ciò, in relazione alla forza pentagrammatica, si basava esclusivamente sulla massima templare: “Grazia e Conoscenza”.

Su queste basi, nell’anno 1118, fu fondato l’Ordine del Tempio. Abbiamo già menzionato la sua dissoluzione, nel 1312, tramite bolla papale e, in precedenza, il 13 ottobre 1307, la tragica fine del Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, e dei suoi più stretti collaboratori.

I potenti elementi י e ה dell’egregoro templare, assieme al magnetico ש, portarono l’Ordine all’apice della fioritura su tutti i piani. I suoi nemici, invidiosi di questo successo e bramando le ricchezze dell’Ordine – vasti territori appartenenti al Tempio – cercarono in tutti i modi di distruggerlo. Rinunciando al potere della corrente magica, scelsero un’arma nascosta – la calunnia – attaccando l’elemento ו dell’egregoro e accusando i Templari di praticare la magia nera, di organizzare orge e di venerare Bafometto.

Tracciando una vera e propria rete di intrighi, conseguirono infine il loro obiettivo: la distruzione dell’Ordine (sul piano fisico).

Ci chiediamo: Cosa accadde ai cavalieri del Tempio che non perirono? Chi rischiò nell’accoglierli fraternamente?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ricordarci che, parallelamente al sorgere dei Templari, furono create e rafforzate altre due correnti europee: quella ermetica, che aspirava alla  “Grande Opera”, e quella dei costruttori delle cattedrali gotiche, chiamati Framassoni, che professavano il culto del loro lavoro, preservando il simbolismo tradizionale attraverso l’architettura. Queste due correnti si avvicinarono, creando associazioni composte da due tipi di individui: i lavoratori sul piano mentale e quelli sul piano fisico. Il legame che li univa era il mondo astrale, il mondo dei simboli iniziatici tradizionali, ravvivati dal lavoro degli ermetisti e coagulato ed espresso in una forma accessibile ai sensi dal lavoro dei massoni.

Furono questi massoni, ufficialmente riconosciuti da Roma nel 1277, ad accogliere come fratelli i cavalieri Templari scampati alla distruzione del loro Ordine, che divennero quindi “Massoni Accettati”. Ciò si riferisce al piano fisico; ma che accadde alla catena astrosomica, al suo potente egregoro?

I grandi egregori non si dissolvono a causa di una catastrofe sul piano fisico. Anche mancando di un punto di supporto sulla Terra, essi possono purificarsi e perfezionarsi sul piano astrale.

Si potrebbe dire che i gusci di questi egregori, gusci formati dagli errori dei loro adepti sul piano fisico, si dissolvono o si assottigliano, consentendo alla Luce interiore di apparire con grande intensità. La possibilità di un tale miglioramento è privilegio solo degli egregori che, parlando nei termini che abbiamo adottato, hanno il punto sopra lo י veramente puro e il sistema chiuso di questo potente י definito molto chiaramente.

L’egregoro dei Templari si purificò sul piano astrale per circa settanta o ottant’anni, per poi dare i natali a una collettività sulla Terra a cui sarà dato il nome in codice di “Rosacrucianesimo primario”.

Non vi obbligo ad aver fede nell’esistenza della Fratellanza fondata a quel che si dice da Christian Rosenkreuz (1378-1484); voglio solo difendere la tesi di una distinta formazione nell’astrale dell’aspetto formale di questi ideali e viatici di perfezionamento, interpretati nel famoso “Fama Fraternitatis Rosae+Crucis” 3.

Poiché questi ideali sono codificati in una forma specifica, mi sento in diritto di affermare che il risveglio dell’egregoro è avvenuto in un’epoca molto anteriore. Ma in quale forma ci si dovrebbe presentare l’egregoro del Rosacrucianesimo primario secondo la composizione menzionata, così come secondo la Confessio Fidei R+C? Si capisce chiaramente che questo potente egregoro ha attratto l’ambito di tre ampi e ricchi flussi della Verità: lo gnosticismo, la Cabala e l’Ermetismo della scuola alchemica.

Il punto più alto del cambiamento dell’egregoro templare (il punto sopra lo י) fu l’ideale dell’opera teurgica di Elia Artista, assieme alla ferma credenza nella venuta di un tale Regno in futuro.

Cosa significa? Chi è “Elia Artista”? Da dove viene “Elia” e perché “Artista”? È davvero Cristo, per amore dei santi stolti, da parte di cuori beati, ingenui, non illuminati ma infinitamente semplici?

No, l’egregoro non faceva parte di questa felice, ma rara, categoria di persone. Egli aveva in mente la salvezza di coloro che avevano tempo di gustare il sapore raffinato di scienza e conoscenza e che non potevano rifiutare i piaceri che queste conferivano. L’Elia rosacruciano guida i suoi seguaci agli Arcani Minori 4 attraverso un’analisi capace e scrupolosa degli Arcani Maggiori; egli inganna, mischia le carte; merita il nome di Artista 5.

Il potente elemento י, con cui impregna i suoi seguaci, è rappresentato dal simbolo immortale della Rosacroce.

Qualunque cornice contorni questo simbolo, qualunque suono armonico si sovrapponga alla melodia principale, la sua parte centrale era, è e sarà sempre la stessa. La croce, simbolo della via all’altruismo senza limiti, dell’illimitata obbedienza alle leggi del Superno, rappresenta uno dei poli. La rosa di Ermete, simbolo profumato e seduttivo della Scienza, si avvolge attorno alla croce. Coloro che ne hanno familiarità possono indossare la croce, ma non sono in grado di rimuovere la rosa da essa. Lasciamo che le sue spine pungano gli scienziati; non cesseranno comunque di godersi il profumo. La rosa è il secondo polo del binario.

Il compito del Rosacruciano è neutralizzare questo binario 6. Un seguace del Rosacrucianesimo dovrebbe neutralizzare l’autorinuncia e la scienza, combinandole in sé per essere al servizio di un ideale, diventando come il terzo simbolo situato nel pentacolo ai piedi della Rosa+Croce:

un pellicano con le ali spiegate, che nutre con la propria carne e il proprio sangue i suoi pulcini in un eccesso di sacrificio parentale. Nell’emblema, i pulcini del pellicano sono di diversi colori.

Negli emblemi primitivi c’erano solo tre pulcini, che simboleggiavano le tre Cause Primordiali; negli emblemi più tardi ce ne sono sette, che simboleggiano le sette Cause Secondarie, con ciascun pulcino di un colore planetario diverso. Ciò indica che il sacrificio dev’essere in accordo con la scienza dei colori, cioè che ciascun pulcino necessita di un trattamento specifico.

Questa è la meditazione rosacruciana dello י.

La prima ה di questo Rosacrucianesimo era, naturalmente, il contesto di poche nature selezionate, inclini a coniugare il misticismo con sottili aspirazioni intellettuali.  

L’elemento ש dello schema rosacruciano ottenne un certo riconoscimento, persino venerazione, in quanto considerato uno strumento privilegiato. Vi erano così poche persone in grado di soddisfare queste richieste che la certezza della loro superiorità derivava da sé. Essa era inoltre ulteriormente accentuata dalle regole severe dello stile di vita dell’etica rosacruciana che gli eletti introducevano nella loro esistenza.

La venerazione – l’elemento ו – si esprimeva attraverso la meditazione sui simboli, in particolare sul grande pentacolo della Rosa+Croce, e in parte attraverso le cerimonie mistiche durante gli incontri dei Rosacruciani.

La seconda ה riguardava la politica di segretezza delle personalità rosacruciane, che si impegnavano a realizzare, anonimamente, tutto ciò che la coscienza dei seguaci riteneva portatore di progresso per l’umanità, sia in ambito etico sia in quello intellettuale. In questa seconda ה vediamo i gusci dei Templari che non hanno avuto occasione di dissolversi nel puro piano astrale, nei quali si può vedere l’odio verso la Chiesa Romana, che si accosta ad alcuni elementi del Protestantesimo (nella Fama Fraternitatis e nella Confessio, il Papa è equiparato all’Anticristo; si riconoscono solo due sacramenti, ecc. 7). Naturalmente, si dovrebbero riconoscere le nette manifestazioni contro Roma come riflesso della vendetta astrale contro Clemente V.

Il Rosacrucianesimo iniziale non poteva naturalmente contare su molti seguaci nei suoi ranghi: il dover conciliare i tratti contrastanti di molti per raggiungere un ideale rischiava di vanificare la creazione di una forma adeguata. In seguito, nel sedicesimo secolo, dalla scuola iniziale emerge gradualmente ciò che si potrebbe chiamare “Secondo Rosacrucianesimo”. Se il primo era accessibile solo a pochissimi eletti, il secondo poteva essere seguito da tutti gli individui consapevoli. Mentre quello precedente imponeva tirannicamente certe forme di autoperfezionamento ai suoi aderenti, quest’ultimo si distingueva per l’estrema tolleranza in tutti gli ambiti accessibili al cuore ed alla mente.

Il punto sopra l’elemento י e lo stesso elemento י rimangono invariati. Il primo elemento ה subisce cambiamenti avvertibili. L’ambiente, fertilizzato dalle idee rosacruciane del sedicesimo e diciassettesimo secolo e, parzialmente, del diciottesimo, era un aggregato di enciclopedisti nel senso più ampio e migliore del termine. Esso richiedeva soltanto la versatilità nelle aspirazioni intellettuali, la capacità di speculare scientificamente, l’ampiezza di vedute e la devozione all’idea del bene. Vi erano incluse nature altamente mistiche, panteisti inveterati e persone dalle aspirazioni pratiche. Ma, torno a ripetere, erano scelte solo le persone che eccellevano per intelligenza ed erudizione, dotate di volontà e di certezza di vedute sul futuro dell’umanità.

L’elemento Shin (N.d.C.)

Il testo dell’elemento ש è mancante perché Mebes non ne autorizzò la pubblicazione, riservandone la rivelazione a uso esclusivo del suo circolo interno. I motivi possono essere molteplici. Nel Rosacrucianesimo originale l’elemento ש era connesso all’emergere di individui superiori in senso mistico, che in questo nuovo contesto avrebbero potuto utilizzarne i potenziali sia nel bene sia nel male, o quantomeno dare origine a situazioni dubbie; si pensi, ad esempio, a Sabbatai Zevi o a Rasputin. Un ulteriore motivo poteva risiedere nel potenziale uso di ש all’interno delle pratiche di magia nera; considerando l’allora situazione politica in Russia, ciò avrebbe avuto conseguenze pesanti e mortali sulla scuola di Mebes, come in effetti accadde.

Un’altra spiegazione risiede (forse) nel fatto che la lettera in questione è fonte di numerose speculazioni cabalistiche che alludono a ש sia come nome di Dio sia come Santa Trinità, quindi come a un simbolo molto potente e da trattare con circospezione.

Lo Zohar spiega anche il motivo dell’esistenza di una lettera shin a quattro braccia sui tefillin 8 indossati dai devoti durante le preghiere del mattino.

L’insieme delle due lettere, a tre e quattro braccia, connette la vita di un individuo ai sette attributi (3 + 4) della divinità. Probabilmente, l’energia che questo legame rilascerebbe ha indotto Mebes a non divulgare la conoscenza operativa al pubblico.   


L’elemento ו era il rituale di iniziazione dei membri della catena rosacruciana, con alcune differenze tra le varie scuole e nelle forme rituali degli incontri tra i vari Consiglieri Superiori di una o dell’altra branca dell’egregoro; esso includeva gli esercizi astrali e l’addestramento individuale di coloro che partecipavano alle meditazioni, che si svolgeva con metodi perlopiù presi a prestito dalle scuole orientali.

La seconda ה del sistema studiato divenne una specifica politica di influenzamento sociale, inizialmente su una base puramente etica e, in seguito, tentandone l’implementazione. Le divisioni e suddivisioni del secondo Rosacrucianesimo ebbero diverse parole d’ordine nel corso del tempo. Queste massime riguardavano le principali riforme politiche o religiose. Ma l’egregoro templare, portatore dell’istruttivo cliché della caduta della catena di Jacques de Molay sul piano fisico, invitava alla cautela ogni volta che il Rosacrucianesimo stava per compiere un passo decisivo, ispirando i seguaci a adottare uno schema il più sicuro possibile per influenzare la società. Il risultato di uno di questi influssi vibrazionali fu la fondazione del cosiddetto “Ordine Massonico”.

L’astrale sottile del Rosacrucianesimo, molto adatto all’insegnamento, poteva entrare in confusione nel tentativo di risolvere gli aspetti pratici e mostrare una mancanza di tatto nel destreggiarsi negli aspetti quotidiani; in sostanza, soffriva nell’incontro diretto con le piccolezze della vita di tutti i giorni. Fu così creato un guscio corporeo, la cui anima era rosacruciana, ma indurita dalle faccende quotidiane e non refrattaria al duro lavoro. Questo guscio è la Framassoneria – intendo la Framassoneria ortodossa di rito scozzese con un’interpretazione ermetico-etica del simbolismo tradizionale. Essa preserverà gli stessi simboli, mantenendo al suo interno il rispetto pubblico per i simboli e per i loro interpreti – i Rosacruciani – e ispirerà chiunque a comprendere che un buon esempio della relativa purezza delle intenzioni massoniche ha come punto di partenza il contenuto stesso degli insegnamenti iniziatori.

La Framassoneria portò a compimento le riforme decise dai Rosacruciani, proteggendoli tramite i suoi seguaci contro eventuali ostilità e garantendone la continuità sul piano materiale.

I fondatori della Framassoneria – tra i quali Elias Ashmole, che riveste un ruolo preminente – con grande abilità adattarono a tale scopo il sistema di gradi dei Liberi Massoni, facendone la base dei primi tre gradi e del “simbolismo” della framassoneria iniziatoria. L’opera iniziò nel 1646 e, nel 1717, già esisteva un sistema pienamente organizzato di Capitoli della Massoneria scozzese.

La Framassoneria divenne quindi uno strumento indispensabile nei lavori dell’illuminismo rosacruciano, la cui “politica” (la “seconda he”) fu chiamata “massonica”, nome che si è conservato sino ad ora. Gli effetti della politica rosacruciana, attuata dai Framassoni nel mondo esterno, furono detti “colpi di cannone”. Furono considerati, tra gli altri, “colpi di cannone” le riforme religiose di Lutero e Calvino, così come la liberazione degli Stati Uniti del Nord America dalla dipendenza dalla Gran Bretagna (Lafayette 9 e i suoi ufficiali massoni). I Rosacruciani scelsero i Massoni, in particolare quelli tra loro che meritavano di essere iniziati all’Illuminismo cristiano.

Tuttavia, ogni medaglia ha il suo rovescio. Finché la Framassoneria era un’organizzazione sottomessa al Rosacrucianesimo, che praticava il principio di successione gerarchica per trasmissione, faceva il suo lavoro e non vi erano problemi. Sfortunatamente, numerose e forti branche scelsero di introdurre, per i loro leader, il metodo elettivo, rifiutando così il tradizionale principio gerarchico. Come risultato, il lavoro massonico cambiò carattere e, da evolutivo, divenne quasi rivoluzionario. Un momento importante in questa nuova direzione fu, nel 1773, il dissenso di Lacorne 10 e dei suoi seguaci, che, con un colpo di mano, si separarono dalla Massoneria legittima per fondare una nuova associazione, nota come il “Grande Oriente di Francia”.

Con questo concludiamo il nostro breve abbozzo sulla Framassoneria e ci spostiamo alla fine del diciassettesimo secolo per analizzare una delle correnti, ancora in essere, del vecchio Illuminismo cristiano.


Intorno al 1760, il famoso Martinez de Pasqually fondò una fratellanza di “Servitori del Sacro”, gli “Eletti Cohen”, con nove gradi gerarchici. Tre gradi erano rosacruciani.

La scuola di Martinez era magico-teurgica, con una marcata prevalenza di metodi puramente magici. Dopo la morte di Martinez, i suoi due discepoli favoriti, Jean-Baptiste Willermoz 11 e Louis Claude de Saint-Martin, alterarono il carattere di questa catena.

Willermoz diede una sua coloritura massonica e Saint-Martin, conosciuto con lo pseudonimo di “Filosofo Sconosciuto”, privilegiò il lato teurgico-massonico. Al contrario di Willermoz, egli favorì un’iniziazione liberale e non le regole delle logge massoniche.

L’influenza di Saint-Martin predominò e diede origine al movimento noto come “Martinismo”. L’egregoro del Martinismo originale, che aveva la sua propria Framassoneria ed era solidamente incarnato in tutte le nazioni europee, si organizzava approssimativamente secondo lo schema seguente:

  • Il punto sopra lo י è la riconciliazione con se stessi in ambito etico.
  • Lo י è la filosofia spiritualistica delle opere di Saint-Martin, che cambiò in parte nel corso dei diversi periodi della sua vita.
  • Il primo elemento ה consisteva in un insieme di individui puri e disinteressati, che possedevano aspirazioni mistiche più o meno pronunciate, desiderosi di occuparsi di opere filantropiche.
  • L’elemento ש, in realtà, non c’era, probabilmente a causa della natura della prima ה. Gli idealisti puri non hanno bisogno di magneti per attirare gli appassionati, poiché aspirano a una riconciliazione interiore con la propria coscienza.
  • L’elemento ו si riduce a un rituale di preghiera molto semplice e a una cerimonia di iniziazione che si distingue per la sua essenzialità. Tra i Framassoni e i Martinisti ve n’erano alcuni che attribuivano maggiore importanza al rituale, e questo, in certe logge, divenne impressionante per la sua magnificenza; tuttavia, ora enfatizziamo il puro Martinismo, indipendente da qualsiasi aggiunta massonica. Nel Martinismo si dà il massimo valore alla meditazione e alla formazione dell’“Uomo di Desiderio” 12, e non all’ambiente magico, come accadde nel “Willermozismo”.
  • Il secondo elemento ה del vecchio Martinismo era l’impulso filantropico dei suoi membri, l’aiuto al povero e all’abbattuto, l’assenza del desiderio di ingannare di fronte alle influenze esterne e quel tipo di modestia costante che ha impressionato enormemente tutti i livelli del Martinismo moderno.

L’iniziazione martinista durante il periodo del Primo Impero 13 e nei periodi successivi sino agli anni ’80 del diciannovesimo secolo, nonostante sopravvivesse con non poca difficoltà, contava tuttavia tra i suoi ranghi persone molto rispettabili (Chaptal 14, Delage 15, Constant 16). Negli anni ’80, il ben noto Stanislas de Guaita tentò di ravvivare il movimento esoterico creando “L’Ordine Cabalistico della Rosa+Croce” sulla base dello schema seguente:

  • Il punto sopra l’elemento י è la riconciliazione tra la scienza accademica ufficiale e l’insieme degli insegnamenti esoterici dei nostri tempi, al fine di unire proficuamente il lavoro rappresentativo di entrambi i movimenti.
  • י è la sintesi di tutte le Tradizioni che utilizziamo nella nostra ricerca, più un insieme di tecniche sperimentali nate in tempi recenti, che facilitano enormemente i molti indirizzi di ricerca.
  • Sfortunatamente, la prima ה si rivela nuovamente un ambiente di enciclopedisti, ma di enciclopedisti falliti. Ai nostri giorni, gli individui capaci si muovono efficacemente nelle loro specializzazioni e spesso non hanno tempo da dedicare ad altre branche del sapere; chi è scontento della propria carriera talvolta si dedica alla conoscenza enciclopedica mutuata da questa scontentezza, il che gli consente di perdersi in vari indirizzi di studio, apparendo a un osservatore superficiale come un intellettuale poliedrico, rassomigliando quindi a un individuo eccezionale come lo erano i membri del Rosacrucianesimo originale.
  • L’elemento ש del nuovo egregoro era una seducente prospettiva di eguaglianza dei  diritti con i leader riconosciuti della scienza accademica.
  • L’elemento ו consisteva nel lavoro di ristampa, traduzione e commento delle opere classiche dell’occultismo, che all’epoca erano divenute rarità bibliografiche, quasi insostenibili per il loro prezzo anche per un benestante. A tal proposito, i Rosacruciani parigini apportarono molti benefici agli amanti dell’occulto, meritando la massima gratitudine da parte di tutti coloro che onoravano i grandi monumenti della Tradizione.
  • L’elemento peggiore del sistema era la seconda ה, che si manifestava come opportunismo politico per attrarre il mondo universitario. Le tesi tradizionali venivano alterate per adeguarle ai lavori scientifici più recenti, il che le faceva perdere valore. L’impegno di alcuni Rosacruciani per ottenere l’approvazione dei rappresentanti delle scienze ufficiali indeboliva naturalmente il prestigio della Scuola. D’altro canto, i tentativi da parte dei membri di mitigare le tesi rosacruciane per non incorrere nella disapprovazione della Chiesa romana portarono a una scissione all’interno della Scuola stessa (la rimozione di Péladan 17). In generale, anche ai tempi di Stanislas de Guaita, la situazione divenne precaria. Quindi fu fatto un tentativo di avvicinarsi alla Framassoneria, che, travisando gli scopi dell’Ordine, accelerò la sua caduta. Esiste ancora, ma è piuttosto indebolito.

Parallelamente alla formazione dell’Ordine Cabalistico della Rosa+Croce, Guaita tentò di ravvivare il movimento iniziatorio su larga scala, che esamineremo sotto il nome di Martinismo. Il “Neo-Martinismo” di Guaita era abbastanza diverso dal filone iniziale; tuttavia, esso adottò il rituale martinista di iniziazione al grado di S::I:: (Superiore Incognito) e su questo rituale Guaita basò il suo simbolismo. Gli ideali di Louis Claude de Saint-Martin e la formazione interiore dell’“Uomo di Desiderio” non potevano soddisfare l’energico Guaita, troppo attratto dai risultati visibili. Egli non interrompeva volontariamente l’attività esterna, anche quando si rendeva necessario per magnetizzare l’ambiente. Nelle opere di Stanislas de Guaita si trovano spesso commenti ironici su tali interruzioni.

Così, affinché l’egregoro quasi rinato di Martinez de Pasqually potesse portare al nuovo Ordine della Rosa+Croce gli adepti selezionati dai S::I:: più capaci del Nuovo Martinismo, fu necessario introdurre nello schema una grande tolleranza dogmatica.

Il punto sopra lo י del nuovo schema è ancora il motto formale della riconciliazione etica dell’uomo con se stesso.

La scelta dell’elemento י fu lasciata alla libera volontà di ciascun membro del filone Neo-Martinista. Naturalmente, le opere di Saint-Martin conservavano il loro ruolo di guida.

A causa della scelta di י, l’elemento ה finì per formare i circoli più diversificati e multicolori: gli stanchi ed esausti per le attività religiose, i delusi dalle scienze accademiche, i semplici curiosi, chi brama la Framassoneria ma è incapace ad accedervi, chi ambisce alla ricerca dei segni esteriori di un potere mistico, gli amanti delle conversazioni su argomenti occulti in circoli affollati, e gli isterici (l’Ordine è anche aperto alle donne), sempre inclini ad unirsi alle associazioni circondandosi di elementi di mistero e, infine, coloro fermamente consapevoli che una catena irregolare di studenti è sempre meglio di una mancanza completa di supporto egregorico. Poiché i Rosa+Croce messi nella loro catena educavano (e lo fanno tuttora) i candidati a superare i tre gradi del Neo-Martinismo, i rappresentanti di quest’ultimo includevano sempre parecchie persone che meritavano di diventare insegnanti di questa catena martinista irregolare di Uomini di Desiderio dirigendo in modo appropriato lo sviluppo delle loro capacità, considerate le basi per la sopravvivenza dell’Ordine, dopo che Guaita ha educato e educa in modo evidente un gran numero di aderenti. A capo del Supremo Concilio Martinista vi è ora una figura veramente rinomata nella promozione dell’occultismo attraverso la stampa, il dott. Gérard Encausse (con lo pseudonimo esoterico di Papus).

A causa della diversità delle tendenze e dei livelli di sviluppo etico tra i membri della catena martinista, l’elemento shin presenta attrattive diverse. Si è attratti dal rituale, dalla solidarietà tra gli aderenti alla Catena, dalla possibilità di ampliare lo sviluppo esoterico, dalla purezza e dalla continuità della forza nella tradizione di Martinez de Pasqually, ecc.

L’elemento ו, in aggiunta alle cerimonie mistiche che univano i Martinisti, consisteva in meditazioni e lezioni dell’istruttore che chiarivano le problematiche legate all’iniziazione.

La seconda ה è una politica di attesa piuttosto passiva per le fasi di miglioramento etico della società e per l’impatto dei buoni esempi di vita. Naturalmente, non si può affermare categoricamente che nessun circolo martinista attribuisce a questa politica un elemento filantropico attivo o di altra natura. Ma questi, ripeto, sono fenomeni particolari, e non mi arrischio a introdurli nel quadro dell’analisi dei principi egregorici.

Risparmio agli ascoltatori un’analisi dettagliata di altre tendenze attuali, ma mi permetto di citare i nomi di società segrete con i cui membri i miei venerabili ascoltatori potrebbero incontrarsi in determinate circostanze. Tralasciando di elencare i rituali massonici, con l’eccezione dello Scozzese Ortodosso (33 gradi), del Memphis (97 gradi), del Misraim (96 gradi) e del Francese (7 gradi), porterò la vostra attenzione sull’Ordine degli Illuminati Tedeschi (politica nazionale e filantropia), che è vicino per forma allo schema massonico, sui Rosacruciani Asiatici (solida familiarità con l’esoterismo e audace politica internazionale), sull’English Rosa Crux Esoterica (studio dell’esoterismo e condotta rituale strettamente rosacruciana) e, infine, sull’esistenza di molti circoli di tipo più o meno rosacruciano, di cui alcuni non sono degni di menzione data la loro insignificanza, mentre altri non possono essere elencati per il loro desiderio espresso categoricamente di non essere menzionati alla stampa per evitare di rimuovere la cortina di rigoroso segreto. Le fratellanze di questo tipo si firmano, nella loro corrispondenza, con nulla più che iniziali, e non rivelano ad alcuno i nomi delle loro guide.

Note sull’undicesimo Arcano

Anche Tomberg guarda in profondità al mistero della natura caduta nelle sue riflessioni sull’Arcano della Forza con le sue “acque” e le sue “creature”, leggendo nell’Apocalisse di Giovanni l’origine di questo “mare”.

Queste strane acque contrastano nettamente con il calmo e sereno “mare di vetro” di fronte al trono di Dio; così si potrebbe rimanere in pacifica contemplazione del divino oppure “portati via dal flusso impressionante di discussioni appassionate che mirano al fine desiderato.” La fede illuminata – come quella dei veri cristiani e dei veri umanisti – è tollerante, paziente, calma e salda – “come cristallo” – laddove “la fede di coloro che sono portati via è, al contrario, fanatica, agitata e aggressiva.” Nazisti e comunisti sono di questa fede. La nozione di essere trascinati via dalla folla e di partecipare ai movimenti di massa è, non c’è bisogno di dirlo, un anatema per la sensibilità ermetico-cristiana dell’autore di “Meditation on the Tarot”.

L’Arcano della Forza è un’epitome della serena illuminazione del mare di cristallo che resiste all’essere trascinato via dalla corrente, proprio come la Vergine gentile è raffigurata mentre tiene le fauci del Leone. La Vergine è la donna vestita di sole con la luna ai suoi piedi, incoronata con 12 stelle; è la Vergine Sophia, che era “presente in Maria ed è così che l’anima della Natura non caduta ha dato i natali alla Parola divina”; e la Natura ha compiuto la sua opera. Come madre del Logos, Cristo il Messia:

Ha superato se stessa, e da allora è iniziata l’era del sovrannaturale – l’era della magia divina. La religione naturale è ora straripata nella radianza (“gloria”) della religione sovrannaturale, e la Natura non caduta è divenuta dispensatrice e cooperatrice dei miracoli della nuova evoluzione, quella della Seconda Nascita.

Meditation on the Tarot

La Forza su cui egli riflette è quella della religione naturale, della Natura non caduta, che, a sua volta, risveglia la pura natura virginea del Leone, consentendogli nuovamente di giacere con l’agnello. Siamo avvisati di non cadere in battaglie polemiche, ma di sforzarci continuamente di risolvere le antinomie come ci è stato insegnato dal nono Arcano. È richiesta la tolleranza politica e religiosa, così da raggiungere accordi ed evitare conflitti. La militanza in tutte le sue forme dev’essere evitata in quanto opera impressionante – e folle – del serpente, laddove si auspica una sintesi trascendentale delle idee al di sopra delle polarizzazioni e delle polemiche, perché “la verità si rivela attraverso la fusione di opinioni e non attraverso lo scontro (La Forza)”.

Nella Vergine Sophia vediamo la Shekinah dello Zohar, la Forza ultima attraverso la quale la forza del serpente può essere neutralizzata e pacificata. L’elettricità è una manifestazione dell’energia del serpente, un potere che è “generato dall’antagonismo tra gli opposti, mentre la vita è fusione di polarità (La Forza)”. Nella sua obbedienza alla volontà divina, la Vergine è l’anima della vita, la forza vitale stessa, che, a sua volta, conquista la cooperazione del Leone nella sua obbedienza alla forza della vita.

Non è necessario enfatizzare che una potente devozione alla Vergine è evidente non solo in questo riflesso sull’Arcano della Forza, ma anche nell’opera di Tomberg, che è dedicata a Nostra Signora di Chartres 18. Un dettaglio biografico interessante è comunque incluso nell’undicesimo Arcano, in riferimento alla visione di Nostra Signora di tutte le Nazioni ad Amsterdam, dove Tomberg visse per qualche tempo e dove formò un gruppo di preghiera per fortificare la resistenza alla guerra. Solo indossando il Mantello della Beata Vergine possiamo attraversare in sicurezza la ‘sfera dei miraggi’ o ‘zona dell’illusione’, come descritta dal Maestro Peter Deunov 19 e nota anche come il regno di Maya.

La protezione di questo “mantello” è assolutamente necessaria per essere in grado di attraversare la “sfera dei miraggi” senza essere preda dell’influenza delle sue illusioni.

Meditation on the Tarot

Nella benda per gli occhi del Matto, il ventunesimo Arcano, vediamo un’eco di questo mantello, le cui caratteristiche sono la purezza e l’innocenza che derivano nientemeno che dall’Amore, potere per cui un nemico potrebbe essere reso non tanto impotente quanto completamente trasformato in un amico. Come testimone dell’unione tra Cristo e Sophia, al Matto che cade – ma cade in amore – è dato il nome occulto di AMOR, come vedremo a suo tempo.

Tomberg potrebbe aver avuto in mente anche la scissione tra De Guaita, l’autoritario, e Péladan, devoto cattolico e incline all’arte, a cui G.O.M. fa un breve riferimento in questo Arcano. Tomberg scrisse, nella sua prima Lettera, che gli Ermetisti Cristiani

… non hanno la pretesa (cosa, in ogni caso, alquanto puerile) di elevarsi sopra la santa fede dei fedeli, o sopra i frutti degli sforzi ammirevoli degli scienziati, o sopra le creazioni del genio artistico.

Meditation on the Tarot


  1. Mebes traduce “abbas” con “padre”, ma la traduzione dal latino ecclesiastico è “abate”. Può darsi che egli utilizzi “padre” come termine generico per indicare l’abate di un tempio, oppure giochi sulla consonanza con il termine ebraico אַבָּא (abba), che ha appunto il significato di “padre”. ↩︎
  2. In portoghese nel testo: “Comendadorias”. ↩︎
  3. La “Fama Fraternitatis” è un resoconto anonimo pubblicato a Kassel, Germania, nel 1610, che narra la storia di Christian Rosenkreuz, il leggendario fondatore dell’ordine rosacruciano. Assieme alla “Confessio Fraternitatis” e alle “Nozze Chimiche di Christian Rosenkreuz”, esso annuncia al mondo l’esistenza dell’ordine rosacruciano e i suoi obiettivi di riforma sociale e spirituale. ↩︎
  4. Mebes considera gli Arcani Minori come l’immagine perfetta degli attributi divini, e gli Arcani Maggiori come uno strumento necessario per sopperire alle necessità dell’umanità attuale, non ancora in grado di accedere direttamente agli stati spirituali superiori. ↩︎
  5. Elia Artista rappresenta il concetto utopistico, particolarmente in voga nel sedicesimo e diciassettesimo secolo, secondo cui sarebbe stato inviato un emissario divino in grado di rivelare tutti i segreti della natura all’umanità, nella persona, appunto, di Elia Artista. La visione escatologica di questo personaggio nasce chiaramente dalla tradizione giudaico-cristiana del profeta Elia, asceso in cielo, ancora in vita, su un carro di fuoco. Secondo le successive scritture rabbiniche, Elia appare occasionalmente sulla Terra ai dotti della cultura ebraica per chiarire i passaggi problematici delle sacre scritture e ritornerà prima del giorno del giudizio per rivelare tutti i segreti celati nella Bibbia. Cfr. Herbert Breger – Nineteen Eighty-Four: Science Between Utopia and Dystopia – Dordrecht 1984, p. 49 sgg. ↩︎
  6. Per una spiegazione del concetto di binario si veda Il Mago. ↩︎
  7. I sette sacramenti riconosciuti dalla Chiesa cattolica sono: battesimo, cresima, eucaristia, confessione, estrema unzione, ordinamento sacerdotale e matrimonio. La maggior parte delle tradizioni protestanti riconosce solo il battesimo e l’eucaristia. La divergenza rispecchia una differenza di interpretazione teologica; mentre il cattolicesimo vede i sacramenti come espressioni della grazia divina che opera attraverso la successione apostolica, il protestantesimo tende a vederli come simboli, espressione di una fede piuttosto che mezzi di conferimento della grazia. ↩︎
  8. I tefillin sono piccoli cubi di pelle, legati a un braccio e alla testa, contenenti pergamene con passaggi biblici. ↩︎
  9. Il marchese di Lafayette (1757-1834) fu un politico e un ufficiale dell’esercito francese che si unì volontariamente all’esercito di George Washington durante la guerra d’indipendenza americana. Lafayette comandò le truppe dell’esercito continentale condotte da George Washington nel decisivo assedio di Yorktown del 1781, la battaglia finale che assicurò l’indipendenza americana. Di ritorno in Francia, egli divenne una figura chiave nella Rivoluzione francese del 1789 e nella Rivoluzione di luglio del 1830. La sua adesione alla Massoneria risale al 1775. Fu celebrato sia in Francia sia negli Stati Uniti per le sue gesta, ma è solo in questi ultimi che è considerato una figura quasi leggendaria, capace di incarnare gli ideali americani. ↩︎
  10. Nel 1761 il conte di Clermont, allora Gran Maestro di Francia, affidò la direzione delle Logge francesi a un suo delegato, un certo Lacorne, maestro di ballo. La Gran Loggia si rifiutò di approvare la nuova direzione e, di conseguenza, Lacorne costituì un’altra Gran Loggia. In seguito alle rimostranze, il conte di Clermont revocò l’incarico a Lacorne, che, assieme ai suoi associati, non fu più eletto ad alcuna carica. Lacorne e i suoi associati organizzarono una protesta, per la quale furono espulsi; successivamente, costituirono una Gran Loggia spuria. Da quel momento, Lacorne cessò di avere un posto nella Massoneria regolare e, assieme ai dissidenti, diede nascita al Grande Oriente, successore della Gran Loggia. ↩︎
  11. Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824) fu un Framassone e Martinista francese che ebbe un ruolo importante nell’istituire vari sistemi di alti gradi massonici sia in Francia sia in Germania. Iniziato all’età di 20 anni, divenne Maestro Venerabile tre anni dopo. Nel 1767 fu ammesso al primo grado dell’Ordine degli Eletti Cohen, grazie agli uffici personali di Martinez de Pasqually. Nel 1782, in disaccordo con il Rito di Stretta Osservanza, partecipò alla fondazione del Rito Scozzese Rettificato. Conobbe Cagliostro, ma fu sempre in disaccordo con le sue vedute cristiane non ortodosse. ↩︎
  12. Il concetto di “Uomo di Desiderio” nel Martinismo si riferisce all’individuo che cerca di conseguire la maturazione spirituale attraverso la trasformazione interiore e la pratica contemplativa scevre da eccessi intellettualistici, sino alla reintegrazione con il divino. ↩︎
  13. Si intende il Primo Impero francese del regime napoleonico, che durò dal 1804 al 1815, sino all’esilio di Napoleone a Sant’Elena. ↩︎
  14. Jean-Antoine Chaptal, conte di Chanteloup (1756-1832) fu un chimico industriale, agronomo e filantropo francese. Fu ministro degli Interni sotto l’impero napoleonico. Tra le altre cose, sviluppò il processo di produzione dell’acido cloridrico e una nuova tecnica di vinificazione, la chaptalizzazione, che consiste nell’aggiunta di zucchero al mosto per aumentare la gradazione. ↩︎
  15. Louis Delâge (1874-1947) fu un ingegnere francese pioniere della produzione automobilistica. La casa automobilistica da lui fondata, la Delage, cessò le operazioni nel 1953. ↩︎
  16. Alphonse Louis Constant, meglio noto come Éliphas Lévi. ↩︎
  17. Tuttavia, secondo Tomberg, il motivo di questa scissione non fu politico, bensì dottrinale. ↩︎
  18. La cattedrale di Chartres, eretta tra il 1194 e il 1220 a circa 80 km da Parigi, fu dedicata in onore della Vergine Maria (Nostra Signora). ↩︎
  19. Peter Dunov (1864-1944) fu un filosofo e insegnante spirituale bulgaro che sviluppò una forma di cristianesimo esoterico, nota come Fratellanza Bianca Universale. Nel 1937 uno dei suoi allievi, Omraam Mikhaël Aïvanhov, trasferì la Fratellanza in Francia. Ancora oggi, in Bulgaria, Dunov è considerato uno dei personaggi più influenti nella storia del paese. ↩︎