La Creazione del Mondo

Estratti dall’opera: The Book of Toth, York Beach, ME 1969 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto

Questa carta e la sua gemella, XIV, Arte, sono le più oscure e difficili del mazzo. Ciascuno di questi simboli è in se stesso doppio, così che il significato forma una serie divergente, e l’integrazione della Carta può solo essere recuperata attraverso i matrimoni ripetuti, le identificazioni e alcune forme di ermafroditismo.

Tuttavia, l’attribuzione è l’essenza della semplicità. L’Arcano VI si riferisce al segno dei Gemelli, governato da Mercurio. La lettera ebraica corrispondente è zayin, che significa Spada, e la struttura della carta è quindi  l’Arco di Spade, sotto il quale ha luogo il Matrimonio Reale [1].

La Spada è prima di tutto uno strumento di divisione. Nel mondo intellettuale – che è il mondo del seme di Spade – rappresenta l’analisi. Questa carta, e l’Arcano XIV, compongono insieme la massima alchemica completa: Solve et coagula.

Di conseguenza, questa carta è una delle più fondamentali del Tarocco. È la prima carta in cui appare più di una figura (La Scimmia di Toth dell’Arcano I è solo un’ombra). Nella sua forma originale, è la storia della Creazione.

Di seguito è aggiunta, per interesse storico, la descrizione della carta nella sua forma originale dal Liber 418 [2]:

C’è la leggenda assira di una donna con un pesce, e c’è anche la leggenda di Eva e del Serpente, perché Caino era il figlio di Eva e del Serpente, e non di Adamo ed Eva; e quindi, quando uccise suo fratello, che era il primo assassino, avendo sacrificato le cose viventi al suo demone, Caino ebbe il marchio sulla fronte, che è il marchio della Bestia di cui si parla nell’Apocalisse, e questo è il segno dell’iniziazione.

L’escissione del sangue è necessaria, perché Dio non ascoltò i figli di Eva finché il sangue non fu versato. E questa è la religione esteriore; ma Caino non parlò con Dio, né ebbe il marchio dell’iniziazione sulla fronte, cosicché egli fu ripudiato da tutti gli uomini, finché non ebbe versato il sangue. E questo sangue era il sangue di suo fratello. Questo è il mistero della sesta chiave del Tarocco, che non dovrebbe essere chiamata Gli Amanti, bensì I Fratelli.

Nel mezzo della carta vi è Caino; nella sua mano destra vi è il Martello di Thor con cui ha ammazzato suo fratello, ed è intriso del suo sangue. E tiene aperta la mano sinistra come segno di innocenza. Sulla mano destra vi è sua madre Eva, attorno alla quale il serpente si intreccia con il cappuccio che si apre dietro la testa; e sulla mano sinistra vi è una figura in qualche modo simile alla dea induista Kali [3], ma molto più ammaliante. Ma so che si tratta di Lilith. E sopra di lui vi è il Grande Sigillo della Freccia, che punta verso il basso, ma è scoccato verso il cuore del ragazzo. Questo ragazzo è Abele. Il significato di questa parte della carta è oscuro, ma questo è il disegno corretto della carta del Tarocco; e questa è la vera favola magica da cui gli scribi ebrei, che non erano perfetti Iniziati, rubarono la leggenda della Caduta e gli eventi che seguirono.

Aleister Crowley – The Vision and the Voice – York Beach, ME 1998, p. 220 sgg.

È estremamente significativo il fatto che quasi ogni frase di questo passaggio sembra ribaltare il significato della precedente. Questo perché la reazione è sempre uguale e opposta all’azione. Questa equazione è, o dovrebbe essere, simultanea nel mondo intellettuale, dove non c’è un grande ritardo temporale; la formulazione di una qualunque idea crea il suo contradditorio quasi nello stesso istante. Il contradditorio di ogni proposizione è implicito in se stessa. Ciò è necessario per preservare l’equilibrio dell’Universo. La teoria è stata spiegata nel saggio sull’Arcano I, il Giocoliere, ma ora dev’essere enfatizzata al fine di interpretare questa carta.

La chiave è che la Carta rappresenta la Creazione del Mondo. Le Gerarchie ritennero questo segreto di importanza trascendente. Di conseguenza, gli Iniziati che elaborarono il Tarocco, per l’utilizzo durante l’Eone di Osiride, sostituirono la carta iniziale descritta in “The Vision and the Voice”. Erano interessati a creare un nuovo Universo tutto loro; erano i padri della Scienza. I loro metodi di lavoro, raggruppati sotto il termine generico di Alchimia, non sono mai stati resi pubblici. La cosa interessante è che tutti gli sviluppi della scienza moderna negli ultimi cinquant’anni hanno fornito alle persone intelligenti e istruite l’opportunità di riflettere sul fatto che l’intera tendenza scientifica è stata quella di tornare (mutatis mutandis) agli obiettivi e ai metodi alchemici.

La segretezza osservata dagli alchimisti fu resa necessaria a causa delle persecuzioni ecclesiastiche. Per quanto fanatici che combattevano aspramente tra di loro, erano tutti ugualmente preoccupati di distruggere la Scienza novella che, come essi riconoscevano istintivamente, avrebbe messo fine all’ignoranza e alla fede da cui dipendevano il loro potere e la loro ricchezza.


Il soggetto di questa carta è l’Analisi, seguita dalla Sintesi. La prima domanda posta dalla scienza è: “Di cosa sono fatte le cose?” Data la risposta, la domanda successiva è: “Come possiamo ricombinarle a nostro vantaggio?” Ciò riassume l’intera prassi del Tarocco.

La figura incappucciata che occupa il centro della Carta è un’altra forma dell’Eremita, ulteriormente spiegato nell’Arcano IX. Egli stesso è una forma del dio Mercurio, descritto nell’Arcano I; è attentamente velato, a significare che la ragione ultima delle cose giace in un reame oltre la manifestazione e l’intelletto (come spiegato altrove, sono possibili solo due operazioni finali – l’analisi e la sintesi). Egli è in piedi e fa il Segno di Colui che Entra, come a proiettare le forze misteriose della creazione. Intorno alla braccia vi è un rotolo, indicativo della Parola che è parimenti la sua essenza e il suo messaggio. Ma il Segno di Colui che Entra è anche il Segno della Benedizione e della Consacrazione; quindi, la sua azione in questa carta è la Celebrazione delle Nozze Ermetiche. Dietro di lui vi sono le figure di Eva, Lilith e Cupido. Questo simbolismo è stato incorporato al fine di preservare in qualche misura la forma originale della carta, e per mostrare la sua origine, la sua discendenza, la sua continuità con il passato. Sulla faretra di Cupido è iscritta la parola Thelema, che è la Parola della Legge (vedi il Liber AL, cap. I, verso 39) [4]. I suoi raggi sono quanti di Volontà. Si vede quindi che questa formula fondamentale di lavoro magico, analisi e sintesi, persiste attraverso gli Eoni.


Ora si possono prendere in considerazione le Nozze Ermetiche.

Questa parte della Carta è una semplificazione tratta da “Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz” [5], un capolavoro troppo lungo e ramificato per citarlo utilmente in tale contesto. Ma l’essenza dell’analisi è la continua altalena di idee contradditorie. È un glifo della dualità. I personaggi reali di cui ci si occupa sono il Re Nero o Moresco con la corona d’oro, e la Regina Bianca con la corona d’argento. Lui è accompagnato dal Leone Rosso, e lei da un’Aquila Bianca.

Questi sono i simboli dei principi maschile e femminile nella Natura; sono quindi equivalenti, nei vari stadi della manifestazione, a Sole e Luna, Fuoco e Acqua, Aria e Terra. In chimica appaiono come acidi e alcali o (più in profondità) come metalli e non-metalli, prendendo questi termini nel loro significato filosofico più ampio, per includere da una parte l’idrogeno e dall’altra l’ossigeno. Sotto questo aspetto, la figura incappucciata rappresenta l’elemento proteiforme del carbonio, seme di tutta la vita organica.

Il simbolismo di maschile e femminile è ulteriormente preservato nelle armi del Re e della Regina; lui porta la Sacra Lancia, e lei il Santo Graal; le due mani libere sono unite, come benestare al Matrimonio. Le loro armi sono sostenute da due fanciulli gemelli, le cui posizioni sono scambiabili; perché il fanciullo bianco non solo tiene la Coppa, ma porta le rose, mentre il fanciullo nero, tendendo la Lancia di suo padre, maneggia anche un bastone, simbolo equivalente. In basso vi è la risultante del Matrimonio in una forma antica e pantomorfica; è l’uovo orfico alato [6]. Quest’uovo rappresenta l’essenza di tutta la vita che rientra nella formula di maschile e femminile. Reca con sé il simbolismo dei Serpenti che ricamano i paramenti del Re, e delle Api che adornano il mantello della Regina. L’uovo è grigio, mescolanza di bianco e nero; quindi, rappresenta la cooperazione dei tre Superni dell’Albero della Vita [7]. Il colore del Serpente è viola, laddove le ali sono tinte di cremisi, il colore di Binah, la Grande Madre. In questo simbolo vi è dunque il glifo completo dell’equilibrio necessario per dare inizio alla Grande Opera. Ma, per quanto riguarda il mistero finale, questo è rimasto irrisolto. Il piano che origina la vita è perfetto, ma la natura di questa vita è celata. È in grado di prendere qualunque forma possibile, ma quale forma? Ciò dipende dalle influenze che attendono alla gestazione.

La figura aerea presenta qualche difficoltà. L’interpretazione tradizionale la associa a Cupido; e non è chiaro inizialmente cosa ha a che fare Cupido con il segno dei Gemelli. Non vi è chiarezza su questo punto considerando la posizione del percorso sull’Albero della Vita, perché il Gemelli conduce da Binah a Tiphereth. Sorge di conseguenza la questione di Cupido. Gli dèi romani manifestano di solito un lato più materiale rispetto agli dèi greci da cui derivano; in questo caso, Eros [8]. Eros è figlio di Afrodite, e il padre, in base alla tradizione, varia da Ares, Zeus o Ermete – ovvero Marte, Giove o Mercurio. La sua apparizione in questa carta suggerisce che Ermete è il vero padre; e questo punto di vista è confermato dal fatto che, tutto considerato, non è facile distinguerlo dal giovane Mercurio, perché essi hanno in comune la sconsideratezza, l’irresponsabilità, e l’amore per gli scherzi. Egli ha con sé un arco, e le frecce in una faretra dorata (talvolta è rappresentato con una torcia). Le sue ali sono dorate, ed è bendato. Da ciò può sembrare che rappresenti la volontà intelligente (e, allo stesso tempo, inconscia) dell’anima, di unirsi a tutti quanti, come è stato spiegato nella formula generale in merito all’angoscia della separazione.

Nelle figure alchemiche non è stata data molta importanza a Cupido. Tuttavia, in un certo senso, egli è la sorgente di tutte le azioni; la libido per esprimere Zero come Due [9]. Da un altro punto di vista, può essere visto come l’aspetto intellettuale dell’influenza di Binah su Tiphereth, poiché (secondo una tradizione) il titolo della carta è “Il Figlio della Voce, l’Oracolo dei Possenti Dèi”. Da questo punto di vista è il simbolo di un’ispirazione che discende sulla figura incappucciata che è, in tale istanza, un profeta che opera la congiunzione del Re e della Regina. La sua freccia rappresenta l’intelligenza spirituale necessaria alle operazioni alchemiche, piuttosto che la mera brama di portarle a termine. D’altro canto, la freccia è un simbolo peculiare di direzione ed è, quindi, appropriato mettere la parola “Thelema” in lettere greche sulla faretra [10]. Si deve anche osservare che la carta opposta, il Sagittario, significa il Portatore della Freccia, o Arciere, una figura che non appare in alcuna forma nell’Arcano XIV. Queste due carte sono così complementari da non potersi studiare separatamente, ai fini di una completa interpretazione.


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