Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Traduzione dall’inglese e note di Daniele Duretto

Il sentiero da Kether a Tiphereth – Il Mago possiede la disciplina

La lettera dell’alfabeto ebraico corrispondente a questo Arcano è א (Alef) e il suo numero è 1. Sulla carta è raffigurato un uomo in posizione eretta, con una bacchetta nella mano destra, che è sollevata; con la mano sinistra l’uomo punta verso terra cosicché, in generale, la figura rassomiglia alla lettera Alef. Il segno dell’Infinito è inscritto sul capo; la testa è coronata da un nastro dorato [1]; la vita è cinta da una cintura dorata; di fronte a lui sta un tavolo di forma cubica; a disposizione dell’uomo, oltre alla bacchetta (o bastone) che ha in mano, vi sono sul tavolo tre oggetti – una coppa, una spada e una moneta [2]. Quindi la figura, in aggiunta all’accenno sulla trinità (il corpo umano che neutralizza le mani che puntano in direzioni opposte), parla ancora di quattro oggetti misteriosi.

Occupiamoci per prima cosa dell’interpretazione della posizione duale delle mani/braccia.

In tutte le aree della conoscenza vi sono i cosiddetti “binari”, vale a dire la totalità di due opposte regioni polari. I metafisici parlano di essenza e sostanza – due aspetti che vanno studiati – l’una opposta all’altra. Gli scienziati parlano di principi opposti ai fatti. Un altro binario menzionato di frequente è quello di spirito-materia. Troviamo binari nella vita di tutti i giorni: Vita-morte, bene-male e coscienza-realizzazione ne sono esempi. I settori specialistici della scienza ci presentano molti binari come luce-ombra, caldo-freddo, ecc.

Con soggetti tipici, in molti casi, è facile trovare la neutralizzazione dei binari, ovvero il terzo termine, il medium, che costituisce il passaggio da un estremo all’altro degli elementi, stabilendo quindi una scala tripartita formata da tre livelli della stessa manifestazione. Pertanto i due si uniscono attraverso la terza forma. Tra la luce e l’ombra sta la penombra, che rivela gradazioni di luce o, se preferite, gradazioni di buio. Tra il caldo e il freddo vi sono le temperature intermedie. Tra l’alto e il basso troviamo il mediano e tra le correnti positive e negative la fase neutra. L’antagonismo sessuale tra marito e moglie è neutralizzato dalla nascita di un bambino, che li raduna in un’unità familiare. E così via.

Prestiamo attenzione al fatto che il termine medio (il terzo) di neutralizzazione possiede, per così dire, una dualità nella sua struttura – attraverso le sue caratteristiche è apparentato a entrambi i termini estremi.

Non tutti i binari sono così facilmente neutralizzabili. In filosofia, il binario “essenza-sostanza” è adeguatamente neutralizzato dal termine ‘natura’, ma provate a neutralizzare questi binari:

Spirito Materia
Vita Morte
Bene Male
Coscienza Realizzazione

Il compito non sembra particolarmente facile e noi definiamo il termine ‘iniziazione’ come capacità di neutralizzare questi ultimi binari. Questa scienza fa parte dei Grandi Misteri dell’antichità.

I Misteri Minori comprendono i cicli di conoscenza inclusi in quelli che ora chiamiamo argomenti di educazione generale. La neutralizzazione del binario spirito-materia è il soggetto della cosiddetta dedicazione [3] teorica. I tre grandi binari rimanenti sono soggetti di dedicazione pratica.

Ora che sappiamo per cosa ci battiamo, possiamo annotare le idee generali riguardanti il bilanciamento dell’unità nella forma a tre livelli.

Prestate attenzione al principio gerarchico che governa l’edificazione del bilanciamento ternario. Il livello più alto nella scala gerarchica, ma identico in essenza agli altri livelli, è per così dire semplicemente riflesso in questi stessi livelli, diminuendo però gradualmente di intensità. Se ne deduce che la forza subalterna (in basso) si distingue dalla forza superiore solo per intensità e ampiezza dell’area di competenza, e non per le sue caratteristiche. Allo stesso modo un qualsiasi amministratore a capo di subordinati, e responsabile delle diverse attività, deve avere in sé una somma di competenze nelle varie specializzazioni. Notate anche l’idea di continuità nel passaggio da un livello all’altro. Ne abbiamo sottolineate solo tre, ma nella maggior parte degli esempi citati il passaggio da un livello all’altro avviene in modo continuo e senza scosse.

Dallo studio dei ternari unitari deduciamo che la loro genesi può essere duale. Possiamo procedere dai termini estremi, come abbiamo fatto, e ottenere la media. Chiameremo questa genesi ternario generalizzato:

Il segno “+” corrisponde al polo positivo, cioè al principio che consideriamo espansivo, maschile. Il segno “-“ corrisponde al polo negativo, attrattivo, femminile del binario. La lettera “n” rappresenta il termine medio, neutro, androgino.

In molti casi, nulla ci vieta di procedere dal termine medio e, attraverso la sua definizione, descrivere gli estremi: la fase elettrica neutra, attraverso il processo di frizione superficiale, si separa in carica elettrica positiva (+) e negativa (-). Nulla ci impedisce di considerare

un’ombra parziale o uno spazio ombreggiato, parzialmente illuminato da una sorgente luminosa, come al crepuscolo.Il bambino, da un lato, ci appare in fase attrattiva; sta crescendo e attraverso il nutrimento egli incorpora un certo numero di elementi; dall’altro lato egli scopre l’attività e l’espansività che lo proiettano verso gli oggetti esterni: in lui entrambe le proprietà sono connesse, anche se possono apparire divise all’analisi mentale. In casi come questo avremo un altro tipo di ternario, a cui daremo il nome di “Ternario del Grande Arcano”.

Per il momento mettiamo da parte le idee e andiamo al metodo usato per ottenerle.

Oggi, utilizzando alcune analogie, ci avvicineremo al cosiddetto simbolismo. Ma cos’è il simbolismo? È un modello analogico applicato a un caso particolare.

Osserviamo il ternario Luce – Penombra – Ombra. Al di sotto di questi elementi poniamo altri ternari, e ancora sotto altri binari non neutralizzati. Esempio:

LucePenombraOmbra
AltoMedianoBasso
EssenzaNaturaSostanza
SpiritoMateria
VitaMorte

Se comparo tutte le linee con la prima, allora metto in relazione simbolica gli elementi di tutte le linee con gli elementi della prima linea; forse in una delle linee ho neutralizzato i poli estremi solo perché la linea più in alto mi ha suggerito il modo di farlo. Questo è un esempio del potere di realizzazione del simbolo nell’ambito logico-metafisico.

Come possiamo vedere, nella quarta linea non possiamo neutralizzare il binario “spirito-materia”, perché il potere di realizzazione del simbolo non è ancora stato trovato, ma abbiamo solo la possibilità di un confronto condizionale: “se paragoni lo spirito alla luce e la materia all’ombra, allora il termine che sto cercando corrisponde alla penombra”. Questo è già qualcosa.

Torniamo allo studio della carta del primo Arcano Maggiore. La figura rappresenta un uomo, un individuo, il che significa che l’Arcano dell’Unità è, allo stesso tempo, l’Arcano dell’Individualità. Se i singoli elementi di un qualcosa vengono unificati, l’insieme vivrà allora una vita individuale. Ogni cellula è viva. Se parecchie cellule si uniscono in un gruppo a formare un organo, l’organo vivrà di una vita individuale. Gli organi, una volta raggruppati, formano un organismo che, a sua volta, vive una vita individuale. Tutto il regno organico di un pianeta, inclusi i minerali, formano insieme una vivente manifestazione individuale chiamata pianeta. Un gruppo di pianeti costituisce un sistema planetario, e così via all’infinito.

In generale, una cellula si considera libera e lotta per la sopravvivenza assieme alle altre cellule, ignorando la vita dell’organo e dell’organismo che considera essere solo l’ambiente della sua minuscola esistenza; non vi è bisogno che uno scienziato accademico, similmente a questa cellula, sia egualmente irriverente verso la Terra e il Sistema Solare, negando loro un’esistenza individuale e credendo che essi siano solo un ambiente inanimato in cui si svolge la sua utile attività; la Terra, a propria volta, fronteggia la vita del saggio con lo stesso disprezzo che egli manifesta nei confronti delle sue cellule morte. L’Arcano I ci rivela che queste individualità esistono, che non solo un gruppo di atomi si individua in una molecola in nome della vita, ma che anche un gruppo artificioso di persone unite in un istituto si individualizza e vive una vita collegiale, trattando con disdegno i piccoli interessi privati di ciascuno dei suoi membri.

Quest’idea universale è meglio formulata da Cristo nelle parole: “Poiché dovunque due o tre son radunati nel Mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mat. 18:20). Al di fuori del Logos non vi è vita realizzata, quindi “in Mio nome” significa “nel nome della vita”.

Ritornando alla figura (fig. 2), prestiamo attenzione al fatto che essa rappresenta un uomo e, in aggiunta, un uomo eretto, una postura che corrisponde all’elemento attivo e positivo. Questo ci serve da indizio per il titolo del primo Arcano. L’Arcano è chiamato “Magus” dagli esoteristi, e nel linguaggio comune è detto “Le Bateleur”, ovvero il popolare giocoliere che si esibisce nei circhi e nelle fiere. Per noi rappresenta un essere individualmente attivo.

Se, nell’universo, ammettiamo l’esistenza di tre elementi principali: Archetipo, Uomo e Natura, possiamo definire un ternario filosofico e dare all’Arcano un titolo per ciascuno dei tre piani:

1. Sul piano dell’Archetipo (aspetto attivo)Divina Essentia
2. Sul piano dell’Umanità (aspetto attivo)Vir, l’Uomo
3. Sul piano della Natura (aspetto attivo)Natura Naturans (secondo la terminologia spinoziana)

In questo breve corso, studieremo i significati dell’Uomo del nostro Arcano e le sue caratteristiche individuali, manifestate attraverso le diverse attività. Tra le attività dell’Uomo percepiamo, per prima cosa, il grande binario spirito-materia.

Spirito – Materia

L’uomo, spiritualmente, vive sul piano delle idee. Per contro, esprime se stesso sul piano fisico-materiale, ovvero nella regione dove le percezioni si realizzano attraverso la reazione dei sensi agli oggetti materiali o tangibili.

Il nostro primo passo sul percorso dell’auto-iniziazione sarà quello di neutralizzare il binario Spirito-Materia appena menzionato. Cosa è richiesto per collegare lo spirito con la materia? Quale potrebbe essere la transazione dal piano delle idee a quello degli oggetti tangibili? Risponderemo: Il piano su cui l’Energia determina le Forme. Qui di seguito l’abbozzo del nostro ternario:

SpiritoEnergiaMateria
IdeeFormeOggetti Materiali

Chiameremo questo piano intermedio piano “Astrale” e agli estremi assegneremo i nomi “Mentale” e “Fisico”. La transizione dal piano Mentale a quello Astrale si compie attraverso un processo di raggruppamento, giustapposizione, sommatoria o, esprimendoci più compiutamente, un processo di progressiva condensazione di idee, governato dalla grande Legge dell’Individuazione del Collettivo, come illustrato precedentemente.

Se, all’idea generale di poligono, aggiungiamo l’idea di parità delle linee, concepiremo un’idea nuova, più precisa e condensata, di poligono regolare. Comparate quest’idea con l’idea di numero quattro. Ciò produrrà l’idea di quadrato, che siete già inclini ad attribuire al piano delle forme.

In modo simile possiamo muoverci dal piano Astrale a quello Fisico. Un disco di metallo fissato su un asse non inciderà il diamante, ma se imponiamo al disco un rapido moto circolare o, in altri termini, incrementiamo l’ammontare della sua energia cinetica, che è come dire vi concentriamo nuove proprietà astrali, allora esso scalfirà il diamante. Quindi, attraverso la condensazione dell’astrale, si possono modificare le proprietà puramente fisiche, in questo caso la durezza periferica del disco. Il passaggio dall’astrale al fisico ha avuto luogo, sebbene solo parzialmente.

Se qualcuno si concentra sul desiderio che una persona in un’altra stanza esegua una certa azione, la concentrazione consisterà nella condensazione di idee in immagini, ovvero forme. Mantenendo queste idee nell’immaginazione o, in altre parole, condensandole, il movimento desiderato verrà eseguito. Ci sarà una dimostrazione accessibile ai sensi, quindi appartenente al piano fisico. Qui abbiamo un’analogia diretta con il nostro esempio precedente. Si può obiettare che nel primo esempio il disco immobile già possedeva un certo grado di durezza – una proprietà fisica – e che, attraverso la condensazione dell’astrale, il grado di durezza si era solo incrementato; e che nel secondo esempio il magnetizzatore non solo ha usato la sua immaginazione, ma ha anche controllato il respiro secondo regole specifiche e forse eseguito alcuni movimenti col corpo, transitori o continui, ritmici o no. A queste obiezioni possiamo rispondere con un aforisma alchemico: “Per fare l’oro devi già possedere l’oro”.

Questa è la legge che governa la maggior parte dei processi che hanno luogo nel campo della manifestazione. Non ci è richiesto di ricreare l’Universo, né di sapere quanto ci vorrebbe per farlo. È sufficiente avere un punto di appoggio nei risultati già ottenuti. Siamo come l’uomo che getta dei piccoli cristalli in una soluzione satura per causare una rapida cristallizzazione della soluzione stessa. La maggior parte delle operazioni magiche portate a termine hanno le medesime caratteristiche: la scelta appropriata dei punti di appoggio.

Non abbiamo una comprensione dei meccanismi di coagulazione. Sappiamo solo come utilizzare la “macchina” che già esiste. Possiamo, attraverso uno sforzo intenso e perseverante dell’intelletto e della volontà, scegliere gli apparati più semplici ed efficaci, ma la progettazione degli stessi non fa parte del nostro soggetto. Per questo, come impareremo in seguito, vi sono entità specifiche conosciute col nome di Angeli (entro i limiti del piano mentale), Spiriti Direttori (sul piano astrale) e Elementali (sul piano fisico). Ciascuno di loro svolge una funzione.

Cercheremo quindi di distinguere in tutto l’Universo ed in ciascuno degli elementi che lo compongono, anche se approssimativamente, le sfere dei tre piani: mentale, astrale e fisico. Si interpenetrano l’una con l’altra ma possono essere studiate separatamente.

Di conseguenza nell’uomo distinguiamo tre elementi componenti: “Mens” o spirito, “Anima”, anche detta corpo astrale o astrosoma e, infine, “Corpus” o corpo fisico.

Se l’uomo intraprende un’attività intellettuale diremo che Mens e Anima in lui sono più attive di Corpus. Se prevalgono il fervore vitale o l’attività immaginativa, attiva o passiva, la preponderanza appartiene a Anima e così via.

Assumeremo che la Mens dell’Uomo, coagulandosi, determini la sua Anima; che questa Anima, coagulandosi e utilizzando gli elementi materiali (se pure sottili) forniti dai genitori come punto di riferimento sul piano fisico, si organizzi per creare un corpo fisico per sé, sia per la vita uterina che per quella esterna. In base alla forma già pianificata, l’anima sostiene le funzioni del corpo fisico, riparandone i danni. Parlare di come Mens diriga le funzioni dell’anima e di come cerchi infine di riparare il corpo sarebbe per ora prematuro.

Questo è l’argomento su cui volevo soffermarmi in questa lezione. Aggiungerò solo una cosa: nulla ci impedisce di rimpiazzare questa semplice divisione ternaria dell’Universo e dell’Uomo con un’altra più dettagliata, in cui i piani già enumerati sono divisi in sotto-piani. Saremo presto costretti a farlo.

Note sul primo Arcano

Il Mago occupa il grande punto catalizzatore della Grande Opera, la forza attiva e brillante che mette in moto la Ruota – l’Opera. È qui che apprendiamo che esiste una relazione diretta tra lo sforzo personale e la realtà spirituale, con una formula dataci da Gesù e riportata nel Vangelo di Matteo 11:30:

Poiché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”.

Questa formula è presto raccolta in Meditations on the Tarot (VT) [4], dove è scritto:

All’inizio, apprendi la meditazione senza sforzo; trasforma il lavoro in gioco; rendi lieve ogni giogo che hai accettato e leggero ogni peso che porti!

Qui il Mago è l’”Arcano degli Arcani”, che “rivela ciò che è necessario conoscere e volere al fine di entrare nella scuola degli esercizi spirituali, nel cui insieme è compreso il gioco del Tarocco”.

Nonostante questo primo Arcano sia associato con Alef in quanto prima lettera dell’alfabeto ebraico, il Mago occupa anche una posizione fondamentale come rappresentante della prima lettera del Tetragrammaton – la potente scintilla di  י (YOD) – ulteriormente rivelata e completata nei successivi tre Arcani della Papessa (la HE in questa equazione), dell’Imperatrice (la VAU) e dell’Imperatore (la HE finale).

L’associazione del Mago con Alef non è accettata in tutte le scuole occultiste, come ad esempio nei Builders of the Adyton (BOTA) fondata da Paul Foster Case (PFC) [5], che assegna Alef al Matto numerandolo ‘0’. Éliphas Lévi, G.O.M. e VT associano saldamente il Matto con Shin nella 21ma posizione [6], riconoscendo che questo Arcano è mobile e può anche occupare il punto zero (vedi Note sul ventunesimo Arcano).

Un fatto su cui tutti concordano è che la chiave maestra della saggezza ebraica è il “nome”, pronunciato Adonai [7] in ebraico, tradotto come “Signore” nella versione autorizzata della Bibbia e “Geova[8] nelle versioni rivedute. In realtà non è affatto un nome, ma piuttosto una formula verbale, numerica e geometrica. In lettere romane corrispondenti all’ebraico è compitato IHVH. Questa è una forma nominale derivata dal verbo ebraico che significa “essere”. Tradotto correttamente esso significa:

Colui che era, che è e che sarà.

I misteri celati nei 22 Arcani non sono necessariamente presentati nello stesso ordine da G.O.M. così come lo sono in VT. Per esempio in VT  è nella Lettera IX, l’Eremita, che l’autore presenta il suo autorevole epilogo sul lavoro della chiave ermetica per la neutralizzazione/risoluzione delle antinomie del binario che – come abbiamo già visto – è introdotto da G.O.M. sin dal principio con il Mago.

VT si propone di approfondire la comprensione spirituale del lavoro apparentemente senza fine di neutralizzazione dei binari – che G.O.M. descrive in termini eminentemente pratici – spiegando che essa è conseguita per il tramite di una forma di sintesi-risoluzione trascendentale sopra il piano orizzontale dei due poli opposti, corrispondente al punto più elevato di un triangolo ascendente.

Il conseguimento coronato da successo dell’abilità di risolvere le antinomie è conosciuto come il “Talento della Perfezione Nera” o “Dono della Notte Perfetta” ed equivale al trarre la luce dall’oscurità, dalle profondità del proprio sé.

Abbiamo già visto come il primo triangolo ascendente, presentato in precedenza da G.O.M. nel Mago, introduca il metodo dell’analogia quale strumento principale per la risoluzione dei binari. Pare che questo metodo fosse ben conosciuto dagli studenti di magia, visto quello che Ouspensky [9] scrive nel capitolo VI del Tertium Organum [10]: “Tutta una serie di analogie e di comparazioni vengono utilizzate per la definizione di ciò che può essere, e di ciò che non può essere, nel regno delle dimensioni più elevate … Proviamo a investigare tutto quello a cui conduce il metodo dell’analogia”. Vi sono risonanze ulteriori con G.O.M. nel suo Simbolismo del Tarocco [11], dove egli concorda che:

L’idea alla base della Cabala è lo studio del nome di Dio nelle sue manifestazioni. Jehovah in ebraico è compitato con quattro lettere, Iod, He, Vau, He – IHVH. A queste quattro lettere è dato un profondo significato simbolico. La prima lettera esprime il principio attivo, l’inizio, il moto, l’energia o causa prima, “I”; la seconda lettera esprime l’elemento passivo, l’inerzia, la quiete, “non I”; la terza, l’equilibrio degli opposti, la “forma”; e la quarta il risultato o energia latente.

I Cabalisti affermano che ogni fenomeno ed ogni oggetto consistono di questi quattro principi, cioè che ogni oggetto ed ogni fenomeno consistono del Nome di Dio (il Verbo) – Logos. Lo studio di questo nome e la sua scoperta in ogni cosa costituiscono il principale problema della filosofia cabalistica … Vi è una corrispondenza totale tra la Cabala, l’Alchimia e la Magia. Nell’Alchimia i quattro elementi che costituiscono il mondo reale sono chiamati fuoco, acqua, aria e terra; nel loro significato essi corrispondono pienamente alle quattro lettere cabalistiche. In Magia sono espresse dalle quattro classi di spiriti: elfi (o salamandre), ondine, silfidi e gnomi.


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