Le Manifestazioni di un Egregoro
Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
Non andremo nei dettagli sulla nascita astrale di un egregoro. Ne discuteremo a proposito dell’Arcano XV. Le condizioni necessarie alla “vita” di un egregoro, le cause della sua “malattia” o della sua “morte” sono già state ampiamente delineate. Ora spenderemo alcune parole sulla necessità di introdurre, nella corrente egregorica, oltre all’energia delle entità pentagrammatiche di tipo evolutivo (esseri umani viventi o disincarnati), anche l’energia degli elementali (Spiriti Direttori e Angeli), perché non si dovrebbe dimenticare che l’egregoro usa la corrente involutiva per trasmettere gli insegnamenti alla Terra; solo in seguito esso sostiene l’evoluzione degli adepti. Nel linguaggio comune si dice che una corrente magica è composta da esseri umani, viventi e morti, e da elementali di vario tipo.
Riguardo a come dovrebbe essere la personalità di un Istruttore-Direttore, troviamo informazioni sufficienti studiando la storia delle religioni e dei loro fondatori.
La preparazione dell’ambiente è spesso determinata dalle avversità etiche (e, meno spesso, materiali), che lo rendono consapevole della necessità di un miglioramento. I popoli e le nazioni attraversano epoche in cui la loro perversione o ignoranza diventa intollerabile. Quindi bramano un rinnovamento religioso e, volentieri, vanno alla ricerca di un Maestro.
L’elemento ש giunge spesso a esaudire le profezie e i cosiddetti miracoli dell’Insegnante e dei Discepoli 1. Tuttavia, in certi ambienti, questi elementi talvolta vengono sostituiti efficacemente da forme caratteristiche in cui la religione insegna la filosofia unitaria, o addirittura il contenuto stesso della filosofia. Questi rari casi richiedono un elevato livello etico e culturale e, in genere, garantiscono all’egregoro un lungo periodo di vita.
I discepoli appartengono a due categorie:
- I discepoli principali, che potrebbero chiamarsi gli “Apostoli della Dottrina” e, insieme, rappresentare i quattro tipi ermetici: l’Aquila o i pensatori audaci; il Leone o le nature ardenti; l’Uomo o le menti chiare, logiche e previdenti; il Toro o i lavoratori tenaci.
- I discepoli secondari che, nel loro insieme, dovrebbero essere i portatori dell’elemento attivo (י) – amore della metafisica fino al paradosso; dell’elemento passivo (ה) – che si manifesta come intuizione o come sensibilità estrema e quasi isterica; dell’elemento androgino (ו) – cioè l’abilità di comunicare agli altri la loro compassione e l’interesse nell’insegnamento; della capacità di infondere e diffondere l’insegnamento attraverso metodi personali sino all’esagerazione (seconda ה) – cioè disciplina e applicabilità dei requisiti etici della dottrina, fino a desiderare il totale autosacrificio.
In merito ai credenti, si dovrebbe valutare la possibilità di osservare le loro capacità e la loro psiche, così da poter scegliere, come discepoli, quelli che, tra loro, si distinguono dal livello generale e sono in grado di servire attivamente l’egregoro. È molto pericoloso non avvicinare al Centro di Iniziazione quelle cellule del corpo della Catena la cui energia si manifesta consapevolmente e con la dovuta intensità. È pericoloso quanto inibire artificialmente il flusso sanguigno che nutre gli organi più nobili di ciascun individuo.
Per concludere, parleremo dei pericoli che minacciano la religione e della natura delle macchinazioni dei suoi nemici. Una religione, matura o emergente, può essere pregiudicata in tre modi:
- Dal punto di vista mentale, la religione è ridotta in rovina da una teologia frammista alla scolastica 2. È un’involuzione dell’aspetto ideologico della religione 3.
- Sul piano astrale, la religione è indebolita da una miscela di principi estetici che permeano il suo rituale formale. La ricerca della bellezza dei simboli compromette la loro purezza. Questa è un’involuzione delle forme nell’uso rituale.
- In termini fisici, la religione è pregiudicata da una mistura di manifestazioni sensoriali (emotive) autorizzate dal suo codice. Ricordiamo la fragilità, storicamente confermata, dei culti che favorivano le manifestazioni sensuali nei festival religiosi – che non ebbero una lunga vita.
Ora inizierò a passare in rassegna gli insegnamenti più importanti in ordine cronologico, occupandomi principalmente della loro eziologia e facendo ricorso ai fatti e ai riferimenti storici solo occasionalmente.
Krishna (India – 3150 a.C.)
Analizzando l’egregoro della religione di Krishna secondo il nostro schema, abbiamo:
- י – È la scomposizione metafisica dell’Unità in un Ternario e la costruzione di un triangolo discendente, simile a quello ascendente. In generale è lo schema della Stella di Salomone.
- La prima ה – sono le persone stanche della natura sensuale del culto della dea Kali, desiderose di un rinnovamento morale e che pregano per un ideale.
- ש – è la garanzia a tutela del grado di umanità acquisito e della consolazione offerta dalla Grande Tesi, tuttora cara a tutti gli Indù: “La materia è un’illusione; la sofferenza e la sventura sul piano fisico sono anche un’illusione; la gioia su questo stesso piano è una triplice illusione; la realtà sta in alto; cercala sui piani astrale e mentale”.
- ו – il culto è ridotto all’ammirazione di Krishna, alla perpetuazione della sua memoria, all’espressione della riconoscenza nei suoi confronti.
- La seconda ה – sono le politiche di centralizzazione, di rigide gerarchie e di divisione in caste.
Gli elementi più forti sono ש e, parzialmente, la seconda ה.
Il punto debole è la prima ה, perché quando le persone si ritirano dal culto di Kali, la loro gratitudine verso Krishna tende a diminuire. Anche la seconda ה mostra in parte i suoi aspetti negativi: la divisione in caste ha causato un certo numero di abusi, ha tormentato le genti, provocando infine una reazione che ha preso forma con l’avvento del buddhismo.
Fu Hsi (Cina – 2950 a.C.)
- י – è come per Krishna, con la sola differenza che ai vertici del triangolo sono disposti i nomi cinesi.
- La prima ה – I cinesi conoscono la sofferenza, sopportano le avversità, sono sottomessi al fato e amano il lavoro.
- ש – è il fascino del mistero che circonda il passato e il presente degli alti iniziati dell’insegnamento, il loro stile di vita e il loro culto.
- ו – è il culto degli antenati e del passato, illustrato con vividezza da queste parole: “il nonno fu l’Iniziato del padre, il padre – l’iniziazione del figlio; il secolo scorso fu più saggio del passato, il passato più saggio del presente”.
- La seconda ה – è la gerarchia, edificata, per così dire, a piramide. Un complesso sistema di iniziative, rappresentative di coloro che avevano l’opportunità di esercitare le loro prerogative ovunque e in ogni cosa.
L’elemento positivo dell’egregoro era ו.
Il pericolo era rappresentato da entrambe le ה nella loro interdipendenza.
Ermete Trismegisto (Egitto)
I nomi Ermete, Toth ed Enoch personificano la sintesi armoniosa del sistema metafisico sui tre piani, sviluppato dagli adepti egizi nelle viscere dei santuari dei templi di Menfi e di Tebe.
Questo sistema fungeva da elemento י della religione, il cui egregoro ne gestì le manifestazioni sul piano fisico per quasi trenta secoli.
L’ambiente che doveva fertilizzare, in altre parole, la prima ה, lo schema della religione, comprendeva i pavidi schiavi che abitavano la valle del Nilo, intenti principalmente alle attività colturali, da cui dipendeva l’intera struttura della loro esistenza.
Con credenti che possedevano tali caratteristiche, i sacerdoti furono costretti a sostenere il prestigio della religione attraverso poteri realizzativi, nella forma che il profano chiama “miracoli”. Gli elementi meno sviluppati considerarono questi miracoli come un segno certo dell’amicizia con il divino da parte dei sacerdoti, mentre i credenti più intelligenti e ponderati li considerarono come evidenza della comprensione delle leggi della natura e della capacità di metterle in pratica. In entrambi i casi si delineava chiaramente il bisogno di confessarsi all’egregoro e di umiliarsi di fronte ai sacerdoti. Con tutta probabilità, i miracoli dei sacerdoti si riducevano, in primo luogo, alla manifestazione di trucchi basati sulla conoscenza della fisica e della chimica, sulla magia personale e cerimoniale, sulla psicurgia, ecc.; secondariamente, alla manipolazione dell’elettricità atmosferica – da semplici effetti particolari alla gestione generalizzata su ampi spazi. Non vi è quasi dubbio che, per quanto riguarda l’elettrostatica, gli antichi iniziati fossero molto al di sopra degli attuali esperti. Nella storia, molte cose ci fanno credere che le conoscenze dei sacerdoti in questo settore rendessero loro possibile un intervento attivo sui fenomeni meteorologici. Cosa potrebbe esservi di più importante per un popolo dedito all’agricoltura?
Così è chiaro che la religione della lettera ש consistesse esattamente in questi miracoli.
Lo schema egregorico della ו, cioè del culto stesso, variava per epoca e località, ma, in generale, era tutta questione di mostrare le sfaccettature individuali della dottrina e di nasconderne lo schema complessivo. Non solo le persone erano limitate nel loro diritto di comprendere il significato dell’uno o dell’altro mito, ma gli iniziati dei diversi gradi ricevevano parti strettamente definite della rivelazione ed erano grandemente limitati ai sottopiani dell’interpretazione di quest’ultima.

Allora il centro iniziatorio era Menfi, ma sappiamo poco di quei tempi. Per noi, l’era della fondazione dei Misteri di Iside (2703 a.C.) si realizza pian piano con il trasferimento del centro a Tebe. Iside, invece di Osiride, è il polo femminile in luogo di quello maschile, o, più precisamente, del Grande Androgino (Ptah). Da solo, questo fatto indica la paura dell’invasione da parte dei culti confinanti, in particolare del culto grezzo e sensuale di Astarte. Il culto di Iside ha, in modo esoterico, somiglianze simboliche con altri culti fem-minili, proteggendo così il popolo dalle loro invasioni. D’altro canto, il lato mitologico del culto di Iside simboleggia con attenzione e abilità e interpreta l’Unitarianesimo come un triangolo discendente.
Osiride è ucciso da un genio malvagio (Tifone Set 6), tagliato in dodici parti e sparso tra le quattro regioni dell’orizzonte. Il Sole, a causa dei nostri peccati, della nostra immersione nella materia, non può paternamente accettarci tra le sue pieghe; può soltanto riversare le sue vibrazioni da lontano, a misura dei dodici segni dello zodiaco.
La fedele Iside tenta di raccogliere i resti di suo marito per ristabilire la loro unità; ma può solo creare un cliché astrale di tale unità – un piano per la possibile reintegrazione nel Centro Solare; questo piano non sarà attuato da lei, ma da suo figlio Horus, la generazione del matrimonio tra Iside e Osiride. Il vecchio ordine delle cose non può essere restaurato. La sua idea dev’essere incarnata in una nuova vita e rielaborata in senso evolutivo. Horus, asciugando le lacrime della madre, le dice: “Il Padre Osiride è il Sole dei morti; io già sono il Nuovo Sole Nascente.”
Potete facilmente interpretare questa parabola in modo ermetico. L’influsso (Osiride), raggiungendo senza ostacoli il perfetto Protoplasto, 7 subì un cambiamento quando cadde negli indistinti interessi illusori del piano materiale (12 8). L’intuizione (Iside) ci suggerisce di raccogliere i pezzi sparsi di Osiride; dovremo raccoglierli ai quattro venti, le quattro virtù ermetiche – osare, sapere, volere, tacere 9 – ma li raccoglieremo solo nell’astrale. Per favorire una vera evoluzione sulla Terra, dovremo includere i resti raccolti nella catena massonica di Horus, che condurrà l’umanità sulla via della Reintegrazione.
Iside non fu rivelata come ho citato. No, di fronte a lei vi era un velo impenetrabile al profano che nascondeva il suo significato evolutivo alle persone malvagie. Iside-Luna sembrava, a un primo sguardo, la normale madre-patrona di una luna materializzata grossolanamente, e solo pochi potevano trarre vantaggio dalle rivelazioni favorevoli dei suoi Misteri.
Senza dilungarci troppo sul simbolismo esteriore del culto, che ben conoscete, passo alla seconda ה del sistema, cioè alla politica della religione. Questa politica si ridusse a giustificare uno stretto regime teocratico, che, di conseguenza, portò i sacerdoti a sfruttare il popolo a favore di un cerchio ristretto di Iniziati. La disciplina che garantiva la stabilità del regime era così categorica e spietata nelle sue richieste che, nelle profondità dei templi egizi, non solo i neofiti, ma anche i rappresentanti dei gradi mediani dell’iniziazione erano indignati. Le nature ostinate caddero vittime della loro inconsistenza, della loro tolleranza. Le persone più flessibili si umiliavano, si sottomettevano al potere e, in tarda età, con il rango di adepti del più alto grado, sostenevano con sicurezza il regime teocratico, distruggendo gli avversari.
I punti forti dell’egregoro Toth-Ermete erano gli elementi di ו e di י. La potente sintesi dell’unitarianismo e le caratteristiche delle pratiche iniziatiche di alto grado stupivano e attraevano per la loro armonia, rinforzando il nucleo degli aderenti. L’attento occultamento di certi segreti dell’insegnamento rivolto ai giovani eliminava la possibilità di abusi delle coscienze o di esercizi di potere.
Le debolezze del sistema teocratico egizio erano:
- un certo dualismo nella gestione delle chiese: il Gran Sacerdote aveva poteri amministrativi, il Gran Gerofante aveva poteri mistici; l’attento bilanciamento di queste polarità assicurava l’equilibrio, ma nel momento in cui una di esse prendeva il sopravvento, il meccanismo iniziava ad agire in modo incorretto, con eccesso di frizioni e un inutile dispendio energetico;
- l’assenza di un elemento di autosacrificio tra i membri della fratellanza iniziatica, con il desiderio di vampirizzare il profano ed esercitare il potere promettendo benefici terreni.
Questi aspetti negativi, insieme ai cambiamenti nella composizione della prima ה, espressi nel risveglio di bisogni più elevati rispetto a quelli di sostentamento alimentare, portano alla morte dell’egregoro.
Dobbiamo rendere giustizia alla scuola egizia per la persistenza dei suoi sforzi nel sostenere l’egregoro; la teocrazia egizia fu in grado di mantenere artificialmente la sua esistenza nelle condizioni più avverse e, morendo, di partecipare alla salvezza dell’elemento י. La scuola egizia trasmise alla posterità ciò che noi chiamiamo il Tarocco, la Genesi di Enoch o il Libro Sacro. 10 Per questo le siamo grati.
Zoroastro (Iran 2450 a.C.)
Qui la י è il significato astrale del sistema solare nelle sue manifestazioni attive.
La prima ה – il popolo è protetto dalla natura e dalle condizioni climatiche della regione, ma è tormentato dalle sue passioni e quindi doppiamente infelice; vi è parecchio egoismo e ciò che i francesi chiamano “veulerie” 11.
ש – la tentazione del lato passivo dell’astrale solare – la divisione in tutte le sue forme, poiché facilita lo scorrere delle avversità della vita terrena e guida i veggenti nella scelta dei percorsi.
ו – è il culto di Mitra, la cui parte centrale è la predicazione dell’altruismo, vividamente delineata nell’indirizzamento tradizionale al neofita da parte dell’iniziato ai Grandi Misteri. Il Grande Mago serviva il pane al neofita dicendo: “Spezzalo, mangiane tu stesso e nutri tutti gli affamati!” Quindi al neofita veniva offerta una coppa di vino, e il Maestro esclamava: “Bevi tu stesso e dai da bere agli assetati!”
La seconda ה derivò da una politica liberale, ma strettamente massonica, di rinvigorire eticamente la folla, garantendo il trionfo dell’iniziativa della maggior parte degli iniziati.
I punti di forza: la prima ה e la ש. I punti deboli: l’incompletezza nella spiegazione dei significati del termine mediano (Mitra) della Grande Bilancia di Luce “Hormuz – Mitra – Arimane” e il corso dualista apparente della religione (manicheismo). 12 Solo i sacerdoti erano a conoscenza della Grande Bilancia; la gente era attaccata all’antagonismo tra i poli del Bene (Hormuz) e del Male (Arimane), che, di conseguenza, permettevano ai maghi privi di scrupoli di terrorizzare la gente in nome del polo oscuro e consentivano loro di compiere abusi che, alla fine, pregiudicavano l’egregoro sul piano fisico.
Orfeo (1580 a.C.)
La fase principale delle rivelazioni dell’Orfeo tracio è la storia della nascita di Dioniso, dio della Vita Una, figlio di Zeus. Lo sviluppo di questa tesi ci porta a quella che ora caratterizzeremmo come la nascita dell’Arte dal padre-Amore e dalla madre-Mente. Questo è il motivo per cui definisco il termine י della religione orfica come l’ideale di vita nella Sephira Tipheret, con l’obiettivo di conseguire la sua bellezza (prendo nota della natura passiva di tale aspirazione).
La prima ה risulta essere l’ambito di chi ha amato il corpo e ha quindi trasferito alle sue forme la conoscenza astrale appresa dal lato passivo.
L’elemento ש rappresentava la promozione di un’estetica grandiosa.
Il culto di ו ha originato principalmente le festività religiose ricche di estetica e di divertimento.
La seconda ה rappresentava le politiche caute; questa religione non agì a sufficienza, e il giardino morì proprio perché si dimenticarono di recintarlo. Il culto si materializzò, il lato sensuale si mescolò a quello estetico, il simbolismo degenerò in idolatria e il nucleo mentale dell’egregoro si rese inaccessibile ai successivi seguaci.
Mosè
In realtà si tratta di Osarseph, figlio della sorella di Ramsete II; lo pseudonimo “Mosè” significa “salvato dalle acque”, simbolicamente equivalente a “ricevuto il battesimo astrale”; le origini degli insegnamenti di Mosè risalgono a un periodo intorno al 1560 a.C. 13
Cresciuto alla corte egizia, Mosè ebbe naturalmente l’opportunità di essere iniziato ai Misteri di Iside. Una circostanza eccezionale della sua vita, cioè un omicidio passionale, lo mise in una posizione davvero tragica per un iniziato. 14 Egli poté scegliere tra la pena di morte, il suicidio o, infine, l’esilio nel deserto, dov’era l’unico luogo di sopravvivenza per gli iniziati della Razza Nera – il tempio di Amon-Ra 15. Il Gran Sacerdote di quel tempio, Jethar, 16 era famoso per la crudeltà delle prove a cui sottoponeva gli studenti che si preparavano all’iniziazione.
In verità, in Egitto era cosa nota che nessuno superasse la prova; e poiché quelli che non la superavano venivano messi a morte, il tutto equivaleva a un suicidio. Ma Mosè fu fortunato: un sogno profetico, che gli rivelava la prospettiva di un’uscita vittoriosa dall’Egitto, a capo di un’intera nazione di cui egli era il custode della Tradizione, lo indusse a scegliere il terzo di tre mali, lasciandogli almeno una flebile speranza di rimanere vivo, giustificando il cliché del sogno profetico.
E qui veniamo al rapporto tra Mosè e Jethro. 17 Mosè era invaghito della figlia del terribile signore del Santuario, la fanciulla Sephora. Ella si propose di averlo come sposo e lo soccorse durante la prova più pericolosa – la scelta tra due calici di vino identici. Nascosta dietro un drappo delle tende, riuscì a indirizzare il neofita verso il calice in cui il vino non era stato avvelenato. Mosè, così sopravvissuto, superò in seguito tutte le prove e, completato con successo l’insegnamento iniziatico della Razza Nera, sposò Sephora e divenne un accolito del padre. Ritornato in seguito con pieno diritto in Egitto, aveva già a disposizione una riserva sufficiente di conoscenza, di potere mistico e astrale e di sicurezza di sé per completare la missione che gli era stata annunciata in sogno.
All’incirca nel 1560, egli scatenò tutte le sue risorse magiche e teurgiche per influenzare, da un lato, il faraone e i sacerdoti egizi e, dall’altro, fidelizzare gli ebrei 18.
L’applicazione del nostro schema all’egregoro di Mosè ci dà la seguente tabella.
- Il punto sopra la lettera י rappresenta l’idea di trasmettere la sintesi delle due tradizioni (quella egizia e quella della Razza Nera) nella loro parte metafisica.
- י è la vera religione dell’Unitarianismo, rivelata distintamente, in tutta la sua pienezza, dalla metafisica degli insegnamenti di Ermete Trismegisto. Con ciò intendo dire che Mosè, attraverso i suoi libri iniziatori e i commenti orali della Cabala, offrì ai sacerdoti e agli altri leviti la possibilità di un’ampia iniziazione nell’area menzionata.
- Inoltre, egli non temeva di proclamare il monoteismo al profano; ogni cosa da lui detta era espressa in modo franco e veritiero. Non tutto fu rivelato del dogma della dottrina diיהוה אלהים (Adonai Elohim), ma quello che fu rivelato era completamente vero. Torno a dire che questa osservazione si applica solo alla metafisica dell’ermetismo egizio; i segreti della realizzazione magica erano, naturalmente, mascherati dall’ampio uso del simbolismo e talvolta, forse, taciuti. Per Mosè era importante garantire la trasmissione della tradizione nella forma meno distorta possibile.
- L’egregoro della prima ה, cioè il terreno in cui Mosè doveva seminare questa dottrina, si rivelò essere la gente con un’inclinazione tipica verso uno sfruttamento materialistico del vicino e del lontano in modo vile, che, a tutto questo, aggiungeva un’estrema variabilità d’umore, in ragione dei successi o dei fallimenti sul piano fisico.
- L’elemento ש dell’egregoro, di conseguenza, determinò l’ampio utilizzo di tutti i tipi di realizzazioni di origine magica e teurgica, che contribuirono a edificare la gloria di Mosè. A causa del bisogno che questi effetti si manifestassero, molti elementali ed elementari dei vari sottopiani entrarono nella catena egregorica. Questi principi complicarono enormemente la gestione della catena, ma, da un lato, garantirono il senso di paura e rispetto per il potere dell’egregoro, dall’altro, la gratitudine e la speranza per le possibilità offerte dall’egregoro stesso, grazie anche all’abilità del Maestro nel padroneggiare le tecniche per controllare gli elementi e gli abitanti dell’astrale.
- L’elemento ו dello schema egregorico è naturalmente il culto del Dio Uno, con la conseguente necessità morale di venerare il principio della Vita Una (si capisce meglio leggendo il testo dei Dieci Comandamenti della Legge). Naturalmente, le caratteristiche ambientali proprie del popolo ebraico richiedevano la prevalenza del principio Geburah nella formulazione delle tesi etiche. Non era ancora il momento, per il popolo ebraico di Mosè, di parlare del regno dell’Amore Universale, del trionfo della Grazia, della mancanza di malizia, ecc. Era importante delineare un quadro ristretto al bene comune, alla libertà di manifestazione della volontà pentagrammatica degli individui e dei gruppi; e l’attività restrittiva in questa direzione, come sapete, è il destino delle Sephirot a sinistra 19. È principalmente in esse che si svolgeva l’esistenza di coloro che aderivano alla dottrina mosaica.
- La seconda ה dell’egregoro era la politica di isolamento della razza al fine di preservare e trasmettere la tradizione. Questa politica di isolamento era condotta dai leader del popolo, talvolta anche a scapito degli interessi di quest’ultimo. Si deve ricordare che il motto di Mosè era la preservazione della tradizione, e non la preservazione dell’integrità e dell’inviolabilità della tribù.
Dirò poche parole sulla sorte del Pentateuco di Mosè come base dell’insegnamento. Non mi pongo l’obiettivo di esporre tutte le fasi storiche di questo grande movimento; lo farò parzialmente nella prima parte del ciclo di iniziazione rosacruciana, proponendo solamente una breve sommatoria enciclopedica sulla tradizione occidentale; quindi, mi è concesso, sorvolando su molti secoli, di rivelarvi il panorama delle fasi che hanno dato origine alla cristianità emergente.
Nel primo secolo avanti Cristo il Pentateuco di Mosè, e in parte i libri del Vecchio Testamento, non erano nemmeno compresi dai leviti, a causa della perdita degli ultimi elementi dell’iniziazione orale. Quest’era coincideva con la questione specifica dell’interpretazione della Bibbia, che diede origine a due campi di battaglia. Molti ebrei avevano una comprensione letterale del testo; le loro opinioni erano sostenute dalla setta sadducea 20. Il polo opposto era quello dei Farisei 21, che sostenevano esclusivamente l’interpretazione allegorica della legge e, nei loro tentativi di interpretarla, manifestavano un’ampia arbitrarietà, lasciando spazio all’immaginazione individuale.
Queste due correnti opposte erano state a lungo armoniosamente neutralizzate dall’esistenza della setta degli Esseni 22, che riconosceva il significato letterale della Bibbia come un velo che copriva agli occhi del profano il vero significato esoterico della Scrittura, accessibile solamente alle persone iniziate agli Arcani del Tarocco, cioè a quello stesso linguaggio iniziatorio che Mosè trasferì dai santuari egiziani alla sua scuola. Le interpretazioni allegoriche furono riconosciute dagli Esseni come una transizione naturale dal significato letterale all’iniziazione geroglifica. Potete vedere che gli Esseni, neutralizzando un certo binario, erano in tal modo vicini alla vera iniziazione. Ma dirò di più: essi erano iniziati nel vero senso della parola e non solo credevano al vero significato della Bibbia, ma ne possedevano anche l’interpretazione attraverso il simbolismo del Tarocco.
Quando Demetrio da Phaler, su richiesta di Tolomeo 23, ottenne una traduzione della Bibbia in greco si rivolse agli Esseni, in quanto esperti della Legge. Essi non gli rivelarono i segreti iniziatici, ma, molto abilmente, gli comunicarono il significato letterale, lasciando il velo su quello esoterico.
Dico ancora che gli apostoli della cristianità trovarono le tre correnti che ho enumerato e, naturalmente, furono costretti a credere nelle loro influenze sui tre piani 24.
Ritornando allo studio degli egregori in ordine cronologico, dirò ancora qualche parola sul buddhismo.
Buddha (Gautama Sarvārthasiddha Siddharta, 700 a.C.)
La lettera י è l’argomento del triangolo ascendente del buddhismo, espresso attraverso la catena di tutte le incarnazioni dell’individuo. Se vi aggrada, tenete a mente il motto: “Usate le vostre incarnazioni per l’automiglioramento; non è senza motivo che vi sono date.”
La prima ה era originariamente l’ambiente delle nazionalità indiane, esasperate dall’oppressione dei privilegi di casta da parte di una minoranza, che divenne fonte di abusi.
Il potente e rassicurante elemento ש di questa religione era la tesi secondo cui la materia è illusoria. “È difficile per voi il piano materiale? Sappiate allora che la materia è un’illusione ed è quindi molto facile salvarvi dal dolore: è bene smettere di apprezzare la materia, diventando indifferenti alle sofferenze del piano fisico e separandovi sempre più da esso. Sbarazzatevene anche sul piano astrale: liberatevi della personalità astrale, così come vi siete affrancati dal corpo fisico; penetrate nella corrente mentale che vi condurrà infine al Nirvana; è questo il compito delle vostre incarnazioni.”
Il culto corrispondente della ו sarà, naturalmente, in aggiunta al rituale di espressione della gratitudine verso i Maestri, quello dell’ampia pratica della fratellanza come conseguenza naturale del desiderio di disfarsi dell’egoismo.
La seconda ה dell’egregoro è, naturalmente, la prassi della fratellanza universale, che esclude qualunque possibilità di guerre di religione. Questo è solo uno degli aspetti positivi dell’egregoro, che lo distingue nettamente da molti culti religiosi dei popoli dell’Asia continentale, che lodano le cosiddette guerre sante. Mi direte che una delle branche del buddhismo – il lamaismo – non è aliena dal lodare un po’ troppo l’autodifesa religiosa e che ciò contraddice le tesi generali dell’etica buddhista. Risponderò che considero il lamaismo una distorsione del buddhismo, non adattabile allo schema di cui sopra 25.
Ora passerò ad altri egregori.
- Nella terminologia di Mebes, la lettera ebraica ש (shin) rappresenta la forza magica o magnetica di un egregoro, in grado di attrarre e fidelizzare gli adepti. ↩︎
- La filosofia scolastica fu una metodologia che tentò di conciliare la filosofia classica con il cristianesimo come espresso dalla Chiesa cattolica, o meglio, di trovare la via maestra che potesse ridurre le distanze tra fede e ragione. Attivo tra il 1100 e il 1700 circa, il movimento della scolastica utilizzava il metodo dialettico – cioè il dialogo tra individui con punti di vista differenti – associato soprattutto agli studi sulla metafisica aristotelica e sul neoplatonismo. Fu grazie all’impulso dato dalla scolastica che nacquero le prime università medievali. Le figure più preminenti di questo movimento furono Anselmo di Canterbury, Pietro Abelardo, Alberto Magno, Duns Scoto, Guglielmo di Ockham, Bonaventura e Tommaso d’Aquino. L’opera più nota dell’aquinate, “Summa Theologiae”, è considerata l’apice della filosofia scolastica. ↩︎
- Tomberg, a differenza di Mebes, è incline a difendere la scolastica, tanto da affermare nella Lettera XIX, dedicata al Sole: “Non disprezzate la scolastica medievale … ad essa dobbiamo dei capolavori del pensiero – pensiero illuminato dalla fede. Egli dice che è grazie agli studi della scolastica, riferendosi a Tommaso d’Aquino, che “il pensatore credente diventa un mistico veggente”. ↩︎
- Ptah è un’antica divinità egizia, considerato il creatore che porta in essere l’universo attraverso il potere del pensiero e della parola. In quanto generatore di tutto ciò che esiste, si manifesta come autocreato. Protettore degli artigiani e degli architetti, il suo culto era particolarmente diffuso a Menfi. Veniva rappresentato come un uomo mummificato, eccetto il volto (di colore verde a indicare la rinascita e la fertilità) e le mani. Il suo simbolo era uno scettro che combinava tre simboli: il was, uno scettro con la testa stilizzata di un animale, a rappresentare il potere creativo del dio; l’ankh, la croce ansata, segno della vita; il djed, una colonna, simbolo di stabilità. ↩︎
- Menes è considerato il leggendario primo re dell’Egitto unificato e fondatore della Prima Dinastia (c. 3150 a.C.). Associato a un re storico di nome Narmer, Plinio gli attribuisce l’invenzione della scrittura, e lo storico greco Diodoro asserisce che Menes introdusse il tempo libero per la popolazione, la venerazione degli dèi e la pratica del sacrificio. Mebes associa questa figura a Osiride e Ammone (Baal), rispettivamente il dio egizio e il dio cartaginese entrambi associati alla fertilità. ↩︎
- Set, dio del caos e delle tempeste, è l’analogo egizio del Tifone greco. ↩︎
- Per Protoplasto si intende Adamo nella sua veste di uomo primordiale. ↩︎
- I dodici segni zodiacali. ↩︎
- n francese nel testo: oser, vouloir, savoir, se taire. ↩︎
- Sulle presunte origini egizie del Tarocco vedi qui. ↩︎
- Viltà. In francese nel testo. ↩︎
- Per quanto il culto di Mitra sia considerato di origine iranica, nel manicheismo il termine mediano è Zurvan, il primo principio, che generò i gemelli Ahura Mazda (Hormuz) e Angra Mainyu (Arimane). Visto il carattere estremamente complesso della cosmogonia manichea, è possibile che Mebes abbia attinto a fonti che interpretano i testi manichei in modo diverso. ↩︎
- Secondo la tradizione biblica, come scritto in Esodo 2:5-10, la figlia del faraone – il cui nome non viene citato – scopre l’infante in un cesto tra i giunchi, presso le rive del Nilo; disobbedendo agli ordini del padre, che voleva uccidere tutti i maschi ebrei, decide di tenerlo con sé. La sorella si premura di trovare una balia ebrea per lo svezzamento e, per il compito, chiama proprio la madre biologica, Jochebed. Cresciuto, il bambino viene restituito alla figlia del faraone, che lo chiama Mosè, perché “salvato dalle acque”. Ramsete II è proposto da alcuni storici come il faraone dell’Esodo, ma non vi è certezza. Per quanto riguarda Osarseph, il nome compare in un’opera di Maneto, un sacerdote egiziano del regno tolemaico, autore di una storia dell’Egitto intitolata Aegyptiaca. In essa, si narra della figura leggendaria di Osarseph, un sacerdote che capeggiò una rivolta di lebbrosi contro il faraone Amenhotep II. Sconfitto dal faraone, Osarseph fuggì dall’Egitto e prese il nome di Mosè. Come si intuisce, Mebes trae le sue narrazioni da più fonti, mescolandole. ↩︎
- Qui, in seguito, Mebes ‘piega’ la narrazione, adattandola a una chiave esoterica che non ha alcuna attinenza con la tradizione biblica. Quello che sappiamo dalla Bibbia è che Mosè uccise un capo degli schiavi che torturava uno schiavo ebreo. Fuggito attraverso il Mar Rosso, incontrò l’angelo del Signore che gli parlò da un cespuglio in fiamme. Dio rimandò Mosè in Egitto per esigere la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù. ↩︎
- Il fatto che la Razza Nera venga associata al culto di Amun-Ra lascia supporre che “Nera” si riferisca al colore del volto del dio in alcune raffigurazioni, in cui egli è associato al dio Min (Amun-Ra-Min), che rappresenta principalmente la fertilità (associata a Ra, il Sole). Min è una delle più vecchie divinità del pantheon egizio, risalente al periodo predinastico (quarto millennio a.C.). ↩︎
- L’unico Jethar – traslato anche come Jether, Jothor o Jethro – citato nella Bibbia che ha una relazione con Mosè è il suocero (Esodo 4:18). ↩︎
- Qui, per Jethro, Mebes intende Jethar (v. nota precedente). ↩︎
- Come già detto, Mebes opta per una rilettura completa della storia biblica. Jethro, sacerdote e pastore, dà in sposa a Mosè sua figlia Zipporah, dopo che questi era stato d’aiuto in una disputa tra le sette figlie di Jethro e alcuni pastori locali. Dopo il matrimonio, Mosè rimane per 40 anni al servizio di Jethro come pastore, per poi ritornare in Egitto e condurre gli ebrei a Canaan, la “terra promessa”. Il personaggio di Jethro, come visto da Mebes, si avvicina di più al ruolo che egli riveste nella religione drusa, anche se con tratti decisamente più positivi. Per i drusi, Jethro è il sommo profeta della loro religione, che comunica direttamente con Dio e trasmette a Mosè la sua conoscenza. ↩︎
- Si intendono Geburah e tutte le Sephirot situate sul lato sinistro dell’Albero della Vita sephirotico, ossia quello della Giustizia. ↩︎
- I Sadducei (ebr. צְדוּקִים, i Giusti) erano una setta ebraica attiva in Giudea dal secondo secolo a.C. sino alla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C. Essi erano in contrasto con le altre due maggiori sette dell’epoca, quelle dei farisei e degli esseni. I sadducei negavano la resurrezione dei morti, l’esistenza degli spiriti e gli obblighi dettati dalla tradizione orale, accettando solamente la Legge scritta. ↩︎
- I Farisei (ebr. פְּרוּשִׁים, i Separati) erano una scuola di pensiero del Levante nel periodo del Secondo Tempio. In seguito alla distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C., essi posero le basi liturgiche e rituali del giudaismo rabbinico. I farisei credevano che la Legge che Dio diede a Mosè fosse duplice, costituita dalla Legge Scritta e dalla Legge Orale. I farisei ammettevano il principio di evoluzione della Legge, grazie alla possibilità di usare la ragione umana per interpretare la Torah ed applicarla ai problemi attuali. ↩︎
- Gli Esseni (ebr. אִסִּיִים) erano i membri di una setta religiosa originata in Giudea tra il secondo secolo a.C. e il primo secolo d.C. Non sono menzionati nel Nuovo Testamento e i resoconti che ne danno Plinio il Vecchio e Filone di Alessandria differiscono in numerosi dettagli, il che indica che forse esistevano differenze tra gli stessi Esseni. Essi vivevano in comunità monastiche osservando la legge mosaica, il Sabbath e i rituali di purificazione con l’acqua. A differenza dei Farisei, negavano la resurrezione dei corpi e rifiutavano la vita pubblica, accontentandosi dell’ascetismo e del lavoro manuale. In seguito al ritrovamento dei Rotoli del Mar Morto, molti studiosi ritengono che la comunità che viveva a Qumrān, nel luogo del ritrovamento, fosse essena. La setta fu apparentemente fondata da una figura messianica chiamata “Il Signore della Rettitudine”. Ma qualunque ne sia l’origine, la comunità offre un esempio di movimento messianico ebraico, che ha interessanti paralleli con la prima cristianità. ↩︎
- Si tratta di Demetrio Falereo (c. 350-c. 280 a.C.), un oratore ateniese originario di Phalerum, l’antico porto di Atene. Studente di Teofrasto e di Aristotele, fu uno dei primi membri della scuola peripatetica. Governò Atene per dieci anni, introducendo importanti riforme nel sistema legale. Esiliato dai suoi nemici, andò prima a Tebe e poi ad Alessandria, dove scrisse estensivamente di soggetti storici, di retorica e di critica letteraria alla corte di Tolomeo I Soter, successore di Alessandro il Grande e fondatore del regno tolemaico egiziano. ↩︎
- Mebes si riferisce alle sette e alle scuole citate e al loro influsso sui piani fisico, eterico e spirituale. ↩︎
- Mebes tenne queste lezioni prima della rivoluzione bolscevica del 1917. All’epoca poco si sapeva sul lamaismo, denominazione che oggi, sotto il nome di buddhismo tibetano, raggruppa le varie correnti delle dottrine tibetane, frutto di un incontro tra il buddhismo mahayana e la preesistente religione bön del Tibet. ↩︎

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