La Forza di un Ordine Superiore
Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey Into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
Lettera XI
Haec est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia vincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. (Questa è la più possente di tutte le forze, perché domina ogni cosa sottile e penetra tutte le sostanze solide.)
— Tabula Smaragdina, Nuremberg Edition 1541, verso 9
Virgo potens, Virgo clemens, Virgo fidelis (Vergine potente, Vergine misericordiosa, Vergine fedele)
— Litanie Lauretane
Caro Amico Sconosciuto,
nella Lettera precedente si è discusso della trasformazione dell’animalità caduta in animalità sacra, dove quest’ultima è l’obbedienza spontanea a Dio, senza l’intralcio di opinioni, dubbi o interessi. Tale obbedienza è fondamentalmente un istinto. È il motivo per cui l’animalità sacra è raffigurata nella tradizione ermetica, nella visione di Ezechiele, nell’Apocalisse di Giovanni e nell’iconografia cristiana dai quattro animali sacri, la cui sintesi – la Sfinge – è istintualità divina, ovvero il Regno di Dio nell’inconscio e attraverso l’inconscio. Perché Dio regna – cioè, è venerato, obbedito e amato – non solo esplicitamente attraverso la teologia e la filosofia, o la preghiera, la meditazione e gli atti di culto, ma anche, in generale, attraverso la “fame e la sete di giustizia” per la verità e per la bellezza, e allo stesso modo attraverso qualunque atto di generosità ed ogni espressione di rispetto, ammirazione e adorazione … Sì, il mondo è pieno di religione sottintesa, e i santi e poeti ispirati, che dicono che gli uccelli “lodano Dio” quando cantano, non sono affatto in errore. Perché è la loro vita in sé minuscola che canta la “grande vita” e consente di ascoltare, nelle sue infinite variazioni, la stessa novella, che sia vecchia come il mondo o nuova come il giorno: “La Vita vive e vibra in me.” Quale omaggio alla fonte della vita è espresso in questi piccoli flussi di vita: gli uccelli che cantano!
La religio naturalis di certo esiste e riempie il mondo. Le sue acque emanano dal trono di Dio perché – saziando gli esseri, grandi e piccoli, con fede e speranza prodigiose che sono alla base dello slancio vitale – esse non possono fuoriuscire da altro che non sia l’immediata presenza di Dio. Le cascate della fede e della speranza che sono rivelate dal grande “sì” detto da tutti gli esseri viventi, proprio perché sono vivi e preferiscono la vita alla morte, queste cascate recano in sé nient’altro che l’inevitabile testimonianza della fondamentale Presenza di Dio, cioè il significato e lo scopo dell’essere vivi.
Le onde di questa testimonianza raggiungono la natura inconscia degli esseri ed hanno come effetto questa convinzione straordinaria che è alla base della vita del clan. La “rivelazione primordiale” a cui si riferisce la teologia e a cui è destinata la religione naturale, sono fede e speranza, che vibrano entrambe in tutto il mondo e in ciascun essere particolare (generalmente come convinzione subconscia), che la vita procede da una sorgente sacra, che essa fluisce verso un fine supremo, e che è “dono, benedizione e vocazione”.
Il mistero della religione naturale, che è allo stesso tempo quello dello slancio vitale, si trova espresso con notevole chiarezza nell’Apocalisse di Giovanni:
E davanti al trono c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; e in mezzo al trono e intorno al trono, quattro creature viventi, piene d’occhi davanti e di dietro. E la prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia di un uomo, e la quarta era simile a un aquila volante. E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano piene d’occhi all’intorno e di dentro, e non cessavano mai, giorno e notte, di dire: “Santo, santo, santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è e che viene.
— Apocalisse 4:6-8
Questo ci dà il quadro del lavoro della religione naturale, e della sua struttura ed elementi. È la Presenza riflessa nel mare limpido “simile al cristallo”, è la Sacra Animalità, che non cessa mai di cantare: “Santo, santo, santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è e che viene.”
Il “mare di vetro” è l’occhio di tutta la Natura per Dio; le quattro creature “piene d’occhi all’intorno e di dietro” – ciò che sono e che fanno – rappresentano la reazione naturale alla Presenza divina. Percezione e reazione – questa è l’essenza della religione naturale che riempie il nucleo inconscio delle creature e che si manifesta attraverso lo slancio vitale. Perché tutto ciò che vive partecipa alla percezione collettiva del “mare di vetro”, e la reazione collettiva del coro: “Santo, santo, santo …” è la partecipazione della Vita alla vita e la fonte che porta lo Slancio dello slancio vitale.
Il detto “La Natura è fondamentalmente soprannaturale” è quindi profondamente vero. Perché la vita naturale e soprannaturale originano sempre dalla medesima fonte. La fonte di tutta la vita è la religione, conscia o inconscia, cioè la percezione della Presenza e la reazione alla Presenza.
E questo finché il mio cuore batte, e respiro, e il mio sangue circola – nella misura in cui, in altre parole, fede e speranza operano in me – finché prendo parte, in tal modo, al grande rituale cosmico a cui partecipano tutti gli esseri, tutte le gerarchie dai Serafini fin giù alle farfalle … vale a dire, al “sacramento del battesimo” della religione naturale, che è immersione nelle acque del “mare di vetro”, e al “sacramento della cresima”, che ha luogo giorno e notte attraverso il coro dei cori della Natura animata: “Santo, santo, santo …” Tutti gli esseri sono battezzati e cresimati nella religione naturale. Perché, finché vivono, hanno fede e speranza. Ma il battesimo e la cresima con il “fuoco e lo Spirito”, i sacramenti dell’amore, superano quelli della religione naturale. Essi recano perdono e guarigione alla natura caduta.
La Natura caduta possiede anche un suo mistero inconscio, cioè il suo istinto comune percettivo (le sue “acque”) e il suo istinto comune reattivo (le sue “creature”). È ancora l’Apocalisse di Giovanni a rivelarcelo. Quella che segue è l’origine del “mare” della Natura caduta secondo l’Apocalisse:
E il serpente gettò dalla sua bocca, dietro alla donna, dell’acqua a guisa di fiume, per farla portar via dalla fiumana. Ma la terra soccorse la donna; e la terra aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla propria bocca.
— Apocalisse 12:15-16
La differenza tra le acque del “mare di vetro” di fronte al trono e le acque scaturite dalla bocca del serpente è che le prime sono la calma, la pace e la stabilità della contemplazione, della percezione pura sono “come vetro”, “come cristallo” – mentre le altre sono in movimento, “riversate”, “come un fiume”, finalizzate a uno scopo, che è quello di portar via la donna.
Nel mondo ci sono quindi due diverse strade che portano all’esito: si può essere illuminati dalla serena chiarezza della contemplazione, della percezione pura, o si può essere portati via dal flusso impressionante di discussioni appassionate che mirano al fine desiderato. La fede dell’illuminato è piena di ferma tolleranza, pazienza e calma – “come il cristallo”; la fede di coloro che sono portati via è, al contrario, fanatica, agitata e aggressiva – al fine di vivere una conquista senza fine. Perché è solo la ricerca che la tiene viva. La fede di coloro che sono portati via è la brama del successo, essendo questa la ragione della loro esistenza, il loro criterio e forza motivante. I nazisti e i comunisti sono di questa fede, cioè la fede di coloro che sono portati via. I veri cristiani e i veri umanisti possono solo appartenere all’altra fede, quella degli illuminati.
Nel mondo vi sono quindi due tipi di fede, due tipi di istinto, due modi diversi di vedere il mondo, due modi diversi di guardarlo. C’è lo sguardo aperto e innocente il cui solo desiderio è di riflettere la luce – cioè, che vuole solo vedere – e c’è lo sguardo che scrutina, che vuole trovare e afferrare la preda desiderata. Vi sono spiriti il cui pensiero e immaginazione sono messi al servizio, senza riserva, di ciò che è vero, bello e buono – e ci sono spiriti la cui volontà, infatuata di un fine, usa il pensiero e l’immaginazione per conquistare gli altri alla loro causa, così da gettarli fuori dal fiume della loro volontà. Platone non ha mai avuto successo come rivoluzionario e non l’avrebbe mai fatto. Ma Platone vivrà nei secoli della storia umana – vi ha vissuto per ventitré secoli – e sarà nei secoli a venire il compagno di giovani e anziani dal pensiero puro, che cercano solo la luce che vi è inclusa. Karl Marx, al contrario, ha avuto un secolo di successo sbalorditivo, ed ha rivoluzionato il mondo. Ha gettato fuori milioni di persone – tutti coloro che sono saliti sulle barricate e scesi in trincea durante le guerre civili, e quelli che sono andati in prigione, sia come carcerieri che come carcerati. Ma tu, come anima umana solitaria, un’anima profonda e sobria, cosa devi a Karl Marx? Sai piuttosto bene che nonostante il tafferuglio intellettuale e il sangue e la polvere provocati da Marx, una volta che tutto questo si placherà il giovane ed anche l’anziano si rivolgeranno ancora a Platone, e ameranno la luce del suo pensiero nei secoli a venire. Perché Platone illumina, mentre Marx getta fuori.
Immaginate un ermetista cristiano sulla Piazza Rossa a Mosca il primo maggio, o all’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, la grande rivoluzione socialista!
Ma torniamo ai nostri Arcani del Tarocco, considerando che non siamo ancora portati via né da un “movimento di massa”, e nemmeno forzati a marciare incolonnati e a gridare con la folla …
Ora, le acque che straripano dalla bocca del serpente portano via, mentre quelle del “mare di vetro” come cristallo, di fronte al trono, illuminano. E proprio come la percezione collettiva della Natura virginale (il “mare di vetro” di fronte al trono) è accompagnata dalla reazione collettiva di questa percezione (l’adorazione perpetua delle quattro creature sacre), così, anche nella Natura caduta vi è una reazione alle acque del serpente ingoiate dalla terra, ovvero dalle bestie dell’Apocalisse. L’Apocalisse non le designa con il termine “creature viventi” (Τὰ ζῷον), utilizzato per i quattro di fronte al trono, ma piuttosto utilizza il termine “bestia” ( Τὰ θηρίον). Quindi, essa distingue tra animalità a bestialità. L’animalità genuina è sacra; la bestialità è degenerazione.
Oltre al “dragone rosso che aveva sette teste e dieci corna” (Apocalisse 12:3) – che è il serpente primordiale, l’Apocalisse parla della bestia che “aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia” (Apocalisse 13:1). Giovanni vede questa bestia sorgere dal mare: “E la bestia ch’io vidi era simile a un leopardo, e i suoi piedi erano come di orso, e la sua bocca come bocca di leone” (Apocalisse 13:2). Giovanni prosegue descrivendo “un’altra bestia che saliva dalla terra, e aveva due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone” (Apocalisse 13:11). L’Apocalisse parla anche di “una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, e avente sette teste e dieci corna” (Apocalisse 17:3). Infine, “la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta, che aveva fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine” (Apocalisse 19:20).
Vi sono quindi quattro bestie 1 (incluso il “falso profeta” che è una bestia umana), che corrispondono ai quattro Chayyoth (חַיּוֹת), le sante creature viventi di fronte al trono.
Poiché qui si tratta del mistero della Forza (śakti nella tradizione tantrica 2), vale a dire ciò che muove la Natura non caduta e quella caduta, e visto che la nozione di “forza” deriva dal principio di reazione, che implica una precedente percezione, le due scene che seguono sono riassunte in due figure femminili:
… una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle. Ella era incinta, e gridava nelle doglie tormentose del parto; [e] … una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto … vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; aveva in mano un calice d’oro pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione …
— Apocalisse 12:1-2 e 17:3-4
La prima è l’anima della Natura cosmica non caduta (Sole, Luna, stelle) e la seconda è l’anima della Natura terrestre caduta (oro, gioielli, perle e la bestia). La prima è una madre: la seconda una prostituta. L’una è percezione di ciò che sta in alto e reazione a ciò che è quindi percepito – attraverso la sua realizzazione (il “parto”); l’altra è percezione orizzontale (“fornicazione”) e reazione a ciò che è quindi percepito – attraverso il godimento sterile (il “calice pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione”). L’una è la Vergine Madre e l’altra è la grande prostituta di Babilonia.
La Vergine Madre … l’anima della Natura virginale, cioè la Natura non caduta, che è l’afflizione del parto perpetuo, fino al compiersi della Nascita che è l’ideale di tutte le nascite.
Evoluzione … ortogenesi … selezione naturale … mutazioni nel meccanismo ereditario … Avatar … Avvento … Natale … tanti problemi e idee si riferiscono alle grandi aspettative e alle grandi speranze che l’evoluzione consegua il suo livello finale di sviluppo sino al frutto: per l’ortogenesi produrre l’essere che è il culmine dell’evoluzione, per la selezione naturale concludersi nel futuro superuomo, per il meccanismo dell’ereditarietà portare alla luce del giorno il suo optimum, per quelli che venerano ciò che sta in alto che si manifesti in basso tra di noi, come il Messia, come Dio che diventa uomo! Evoluzione, progresso, genealogie, profezie, speranze durante i secoli – cosa significano alla radice se non il “tormento del parto” attraverso le ere e l’attesa costante della Nascita in questione? Quale altro ideale potrebbe essere – che irraggia dagli abissi di tutte le maternità? Quale altro scopo potrebbe animare la Natura libera (natura naturans) attraverso i millenni della sua attività generativa?
Questo è ciò che si intende per “buona novella”: “E la Parola è stata fatta carne, ed ha abitato per un tempo fra noi” (Giovanni 1:14). La Natura libera, la religione naturale, la “donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle – la Vergine-Sophia 3 – era presente in Maria ed è così che l’anima della Natura non caduta ha dato i natali alla Parola divina.
La Natura libera ha così compiuto la sua opera. Ha superato se stessa, e da allora è iniziata l’era del sovrannaturale – l’era della magia divina. La religione naturale è ora straripata nella radianza (“gloria”) della religione sovrannaturale, e la Natura non caduta è divenuta dispensatrice e cooperatrice dei miracoli della nuova evoluzione, quella della Seconda Nascita.
Ciò nonostante, la Vergine è il principio della Forza, ovvero il principio che coopera alla realizzazione degli atti sovrannaturali dello Spirito Santo. Vale a dire che la magia divina non solo non agisce contro la Natura non caduta, ma anche che quest’ultima coopera con essa. Il sole, la luna e le stelle prestano quindi assistenza agli atti della magia divina aspirando alla Resurrezione. Se così non fosse, se la Natura vergine non partecipasse agli atti della magia divina (miracoli), allora questi sarebbero sempre creazioni ex nihilo, e non trasformazioni, trasmutazioni e guarigioni. Così il vino alle nozze di Cana non fu creato dal nulla, ma piuttosto fu acqua tramutata in vino. Notiamo ancora che la Vergine-Madre era non solo presente al matrimonio, ma anche che prese parte esplicitamente al miracolo dell’acqua tramutata in vino – poiché fu grazie alla sua iniziativa che il miracolo ebbe luogo 4.
La moltiplicazione del pane nel deserto fu il miracolo della moltiplicazione dei pani, e non della creazione di pane dal nulla. Anche qui è evidente la cooperazione della Natura. E l’uomo nato cieco dovette lavarsi nello stagno di Siloam prima di guarire grazie alle parole del Maestro e all’argilla impastata con la saliva del Maestro applicata ai suoi occhi 5. Qui è evidente la partecipazione della Natura.
Anche il miracolo dei miracoli, la Resurrezione, non fu la creazione di un corpo nuovo, ma piuttosto la trasformazione del corpo crocifisso: quest’ultimo doveva scomparire dalla tomba affinché il Risorto potesse apparire a Maria Maddalena e agli altri. E lo stesso Risorto indicò la continuità del suo corpo invitando Tommaso a posare le dita sui segni dei chiodi e le mani sulle ferite ai fianchi.
La Natura virginale è quindi parte di tutti i miracoli.

Ed è la Natura virginale che partecipa attivamente ai miracoli della magia divina ad essere il soggetto dell’undicesimo Arcano del Tarocco, La Forza, che rappresenta una donna vittoriosa su un leone a cui, con le mani, tiene le mascelle aperte.
La donna lo fa con la stessa apparente facilità – senza sforzo – con cui il Mago del primo Arcano manipola i suoi oggetti.

Inoltre, ella indossa un copricapo simile a quello del Mago – dalla forma di un lemnisco.
Si potrebbe dire che entrambi sono sotto il segno del ritmo – il respiro dell’eternità; e che entrambi manifestano i due aspetti di un unico principio, vale a dire che quello sforzo rappresenta la presenza di un ostacolo, mentre l’integrità naturale da una parte, e l’attenzione indivisa dall’altra, escludono un conflitto interiore – e quindi ogni ostacolo, ogni sforzo. Proprio come una concentrazione perfetta ha luogo senza sforzo, così la vera forza agisce senza sforzo. Ora, Il Mago è l’Arcano della totalità della coscienza, o concentrazione senza sforzo; La Forza è l’Arcano dell’integrità naturale dell’essere, o potenza senza sforzo. Perché la forza sopraffà il leone non attraverso una forza simile a quella del leone, ma piuttosto attraverso la forza di un ordine superiore e di un piano superiore. Questo è l’Arcano della Forza.
Cosa insegna, dunque, l’undicesimo Arcano del Tarocco?
Proprio attraverso la scena che rappresenta, dice: la Vergine doma il leone e in tal modo ci invita ad abbandonare il piano della quantità – perché la Vergine è ovviamente più debole del leone per quantità di forza fisica – e ad elevarci al piano della qualità, perché è là, evidentemente, che si trova la superiorità della Vergine rispetto al leone.
A cosa obbedisce dunque il leone? A cosa si arrende spontaneamente? È forse ipnotizzato? No, non lo è, perché la Vergine nemmeno lo guarda; il suo sguardo è rivolto altrove, lontano dal leone a cui apre le fauci. Il leone non soggiace a costrizioni – né fisiche né ipnotiche – quindi non obbedisce a nulla che vada oltre la sua natura, è la sua vera natura che agisce in lui. È il Leone di fronte a cui il leone si arrende; è la sacra animalità a cui obbedisce l’animalità della bestia.
Ora, la Forza che invoca la carta è quella della religione naturale – della Natura non caduta. È la magia della Natura virginale che risveglia la Natura virginale del leone, ed è questa la Forza che l’undicesimo Arcano è chiamato a rivelare.
Vi sono due principi che si devono capire e distinguere quando si vuole approfondire l’Arcano della Forza. Uno è il principio del serpente, e l’altro è quello della Vergine. Il primo è l’opposizione da cui procede la frizione che produce energia. L’altro è la concordanza da cui deriva la fusione che genera forza.
Quindi, attraverso la guerra causata da presunzioni e conflitti di interesse, sono rilasciate nel mondo enormi energie di natura psichica; e le energie di natura intellettuale passano da uno stato virtuale a uno attuale quando c’è una controversia. È detto: “La verità sorge dal contrasto di opinioni”, ma in realtà non è la verità che sorge, ma piuttosto l’energia combattiva intellettuale, perché la verità si rivela attraverso la fusione di opinioni e non attraverso lo scontro. Lo scontro produce sicuramente energia intellettuale, ma quasi mai rivela la verità. Il litigio non condurrà mai alla verità, fino a che non ci si arrende e si cerca la pace. Di sicuro le menti sono elettrizzate dalla polemica, che può causare un’autentica tempesta intellettuale nel mondo; ma la polemica non dissipa le nuvole, né consente al sole di splendere.
Devo confessare, caro Amico Sconosciuto, che nel corso della mia incessante ricerca della verità sono stato davvero arricchito dai frutti del lavoro costruttivo di molti scienziati, e dalle imprese spirituali di molti mistici ed esoteristi, ed anche dagli esempio morali di molti esseri umani di buona volontà – ma non devo nulla alle polemiche e ai polemisti. Non devo nulla ai primi autori cristiani che attaccano il paganesimo, né agli autori pagani che attaccano il cristianesimo. Non devo nulla agli eruditi dottori protestanti del sedicesimo secolo; e gli accademici dell’Illuminismo e la Rivoluzione del diciottesimo secolo non mi hanno insegnato nulla.
E ancora, non devo nulla ai saggi militanti del diciannovesimo secolo; e gli spiriti rivoluzionari del nostro secolo, come Lenin, non mi hanno dato nulla.
Quello che voglio dire è che i polemisti di cui sopra mi hanno dato molto in quanto a oggetti della conoscenza – ed è grazie a loro che ho compreso la sterilità intrinseca dello spirito di opposizione in quanto tale – ma non mi hanno dato nulla in quanto a fonti della conoscenza. In altre parole, grazie a loro ho imparato molto, ma non ho imparato nulla grazie a loro.
Ora, la verità si rischiara attraverso la fusione di opinioni. La conversazione – il processo del “con-versare” (scorrere insieme) – è proprio l’opposto della controversia, il processo di “contra-versare” (scorrere contro). La conversazione è l’operazione di fusione di opinioni; è un lavoro di sintesi. La vera conversazione ha sempre come principio la seguente affermazione del Vangelo: “Dovunque due o tre sono radunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matteo 18:20). Perché la vera conversazione si rivolge al Centro trascendente, che è la via, la verità e la vita.
Lo Zohar è un documento storico che, tra l’altro, fornisce forse l’esempio migliore del ruolo creativo che gioca la conversazione. Qui i Rabbi – Eleazar 6, Shimon bar Yoḥai 7, Jose 8, Abba 9 e altri – uniscono i loro sforzi ed esperienze allo scopo di giungere insieme ad una comprensione più profonda, più alta e più vasta della Torah. E questi rabbi piangono e si abbracciano l’un l’altro quando accade! Pagina su pagina il lettore dello Zohar – questo straordinario documento di spiritualità vissuta in comune, ambita ed esperita in comune – impara a comprendere, apprezzare ed amare sempre più la conversazione che mira alla fusione e alla sintesi delle opinioni.
Ora, la forza qui al lavoro è quella della Vergine (che i dottori dello Zohar chiamano Shekinah), mentre l’energia che elettrizza i polemisti è quella del serpente.
La forza della vita, e l’energia elettrica: non sono queste le manifestazioni più evidenti di questi due principi?
Vita ed elettricità devono essere distinte chiaramente. Perciò, oggi vi è una tendenza a confonderle, a ridurle alla sola elettricità. Tuttavia, l’elettricità è generata dall’antagonismo tra gli opposti, mentre la vita è fusione di polarità. Empedocle vide sicuramente questa differenza e insegnò che il moto dei quattro elementi – terra, acqua, aria e fuoco – è dovuto a due cause opposte: amicizia (amore) e conflitto (inimicizia) 10. L’Apocalisse di Giovanni parla da una parte della guerra tra le armate celesti dell’Arcangelo Michele e il dragone rosso con le sue orde, e dall’altra del matrimonio tra l’Agnello e la sua Sposa (hieros gamos).
Il dragone (o “serpente dei giorni”) si oppone alle sfere superiori – qui è l’origine della “elettricità terrestre”; le gerarchie, rappresentate dall’Arcangelo Michele, devono resistere al dragone – qui è l’origine della “elettricità celeste”. Nel Vecchio Testamento l’elettricità celeste fu lo strumento dei miracoli dell’ira divina: il lampo di fuoco che fuoriuscì dal tabernacolo consumando Nadab e Abihu, i figli di Aronne 11 (Levitico 10:1-2 12); il fuoco del Signore che bruciò nel campo a Taberah consumando le estremità del campo stesso (Numeri 11:1-3 13); la terra che “spalancò la sua bocca” ingoiando Kora e tutti i suoi uomini (Numeri 16:32 14); Uzza colpito all’improvviso dopo aver tenuto l’arca, perché i buoi avevano inciampato facendola inclinare (II Samuele 6:6-7 15); il fuoco dall’alto che consumò l’offerta di Elia 16 sul braciere di fronte ai profeti di Baal (I Re 18:38 17); il fuoco che discese due volte ed entrambe le volte consumò cinquanta soldati e i loro capitani, nei pressi della collina in cima alla quale sedeva Elia (II Re 1:10-12 18); i miracoli di Elia (II Re), ecc. Ed è l’elettricità terrestre di cui facciamo uso non solo nel settore tecnico della nostra civiltà ma anche nell’ipnosi, nella propaganda demagogica, nei movimenti rivoluzionari di massa – perché l’energia elettrica ha le sue forme analoghe sui vari piani – fisico, psichico ed anche mentale.
In merito alla vita, è come l’acqua del “mare di vetro, come cristallo” che viene dal trono; è Forza, religione naturale, l’anima della Natura non caduta, la Vergine.
La Verginità è l’obbedienza al divino, ed è quindi in armonia e cooperazione con il Divino. La Vergine è perciò l’anima della vita, cioè la Forza, che non esercita coercizione ma che muove tutto. Ed il leone dell’undicesima Carta è obbedienza alla Forza della sua vita, l’impulso profondo alle vere profondità del suo essere, quando obbedisce alla Vergine che gli apre la bocca.
Le Scritture hanno in greco due termini differenti per “vita”: Zóé (ζωή) e bios (βίος). Il primo significa “vita che anima” e il secondo “vita derivata”. Zóé sta a bios come la Natura libera (natura naturans) sta alla Natura necessitata (natura naturata) (cfr. anche la filosofia di Giovanni Scoto Eriugena 19). Zóé è quindi la fonte e bios è ciò che scorre, avendo come origine la sorgente. È il bios che fluisce di generazione in generazione ed è Zóé che colma l’individuo con la preghiera e la meditazione, con atti di sacrificio e partecipazione ai sacramenti. Zóé è vivificazione dall’alto in senso verticale; bios è la vitalità che, sebbene emessa dalla stessa fonte superiore, si distribuisce orizzontalmente di generazione in generazione.
Ora il bios, la vita biologica, scorre nel dominio del serpente. Per tale ragione essa è inestricabilmente mischiata con l’energia elettrica; i processi biologici generano corrente elettrica che influenzano questi processi negli organismi viventi. Ma non è il bios che prosciuga le risorse dell’organismo – piuttosto, è l’elettricità. Perché l’elettricità è generata dalla decomposizione chimica e dall’opposizione di forze contrarie, cioè dalle frizioni interne all’organismo. È questo che causa l’affaticamento, l’esaurimento, la senilità e la morte. Il bios, come tale, non è mai stanco o esaurito, non invecchia né muore. Il cuore e la respirazione non necessitano di riposo, laddove il resto dell’organismo – soprattutto il cervello – cade in uno stato di riposo ogni notte, tramite il sonno, essendo stato prosciugato durante il giorno. Quindi è il bios che, durante il sonno, ripara i danni subiti dall’organismo a causa dell’elettricità. Il sonno è il periodo in cui l’attività elettrica è ridotta al minimo e il bios prevale.
Un albero, dove il bios prevale sempre – per così dire, “dorme” continuamente – è immortale per principio. Perché non vi è esaurimento della sua vitalità interiore, ma piuttosto una distruzione meccanica dall’esterno che pone fine alla sua vita. Un albero non muore di vecchiaia; è sempre ucciso – sradicato da una tempesta, colpito da un fulmine, trascinato in basso dalla gravità, o tagliato da un uomo.
Il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male – il frutto della polarità degli opposti – è quindi l’elettricità; e l’elettricità comporta fatica, esaurimento, morte. La morte è il prezzo da pagare per la conoscenza del bene e del male, cioè il prezzo della vita tra gli opposti. Perché è l’elettricità – fisica, psichica e mentale – che fu introdotta nell’essere di Adamo-Eva, e in tal modo in tutta la Natura vivente, nel momento in cui Adamo-Eva entrò in comunione con l’albero degli opposti, vale a dire con il principio dell’elettricità. Fu così che la morte entrò nel dominio della Natura vivente.
Nondimeno, la Natura vivente non è un’entità uniforme e integrale. È divisa. Vi è soprattutto una divisione basata sui ruoli preponderanti rappresentati da bios, elettricità e Zóé. L’anima della Natura vivente in cui il bios è subordinato all’elettricità è la “donna Babilonia” dell’Apocalisse. La Natura vivente in cui bios ed elettricità sono in equilibrio è la “creazione che soffre”, di cui San Paolo disse che essa “aspira alla liberazione” Romani 8:19-23 20). E infine, la Natura vivente in cui il bios domina l’elettricità – e quindi è esso stesso dominato da Zóé – è la Natura non caduta. È l’anima della Vergine celeste – la gran sacerdotessa della religione naturale. Questo è ciò che costituisce l’Arcano dell’undicesima carta del Tarocco.
La si potrebbe formulare nel modo seguente: La Forza è verginità.
Cos’è la verginità?
Lo stato di verginità è quello della consonanza di tre principi – lo spirito, l’anima e il corpo. Un essere in cui spirito, anima e corpo sono in uno stato di consonanza è in uno stato di verginità. In altre parole, è il principio di unità dei tre mondi: paradiso, purgatorio e terra. Dal punto di vista terrestre, è la completa obbedienza del corpo all’anima. Dal punto di vista del purgatorio, è la completa obbedienza dell’anima al respiro dell’eternità – o castità. Dal punto di vista del paradiso, è la ricettività assoluta al Divino – o povertà.
La verginità è quindi l’unità di ciò che sta sopra e di ciò che sta sotto, e la Forza è proprio questo, l’azione armonica dei tre mondi. Perché la forza – “il più forte di tutti i poteri, la forza di tutte le forze” (Tabula Smaragdina, 9) – è l’unità dei tre mondi in azione, vale a dire che agisce quando lo spirito divino, il cuore e il corpo sono uniti.
È la Vergine che parla quando Salomone scrive 21:
L’Eterno mi formò al principio dei suoi atti, prima di fare alcuna delle opere sue, ab antico. Fui stabilita ab eterno, dal principio, prima che la terra fosse. Fui generata quando non c’erano ancora abissi, quando ancora non c’erano sorgenti rigurgitanti d’acqua. Fui generata prima che i monti fossero fondati, prima ch’esistessero le colline, quando egli ancora non avea fatto né la terra né i campi né le prime zolle della terra coltivabile. Quand’egli disponeva i cieli io ero là; quando tracciava un circolo sulla superficie dell’abisso, quando condensava le nuvole in alto, quando rafforzava le fonti dell’abisso, quando assegnava al mare il suo limite perché le acque non oltrepassassero il suo cenno, quando poneva i fondamenti della terra, io ero presso di lui come un artefice.
— Proverbi 8:22-31
“Quando poneva i fondamenti della terra, io ero presso di lui come un artefice” – è una chiara affermazione del ruolo della Vergine, che coopera con il Divino non solo nei miracoli della redenzione ma anche in quelli della creazione.
Co-creatrix, Co-redemptrix, Co-sanctificatrix, Virgo, Mater, Regina. Questa formula riassume i pensieri relativi al principio di verginità. Questo è il momento per segnalare che i principi non esistono separatamente dagli esseri che li incarnano e li manifestano. Come tali, i principi sono sempre immanenti. Questo è il motivo per cui la realtà del principio Divino è Dio; la realtà della Parola divina è Gesù Cristo; e la realtà del principio della verginità fertile e produttiva è Maria-Sophia. Maria-Sophia rappresenta, ovvero incarna e manifesta, il principio della verginità, della Natura non caduta, della religione naturale e della Forza. È l’individualità centrale – la “regina” – di tutto il dominio in questione. È l’anima individuale consapevole che è l’ideale concreto – la “regina” – della verginità, della maternità e della saggezza creativo-produttiva o regale (regale da regina 22).
Non vi è alcun dubbio per chiunque consideri seriamente la vita spirituale dell’umanità, quand’anche difettasse di un’esperienza spirituale autentica, che la Beata Vergine non è solo un ideale, né solamente un’immagine mentale, né un archetipo dell’inconscio (della psicologia del profondo), né, infine, un egregoro occulto (una creazione astrale collettiva dei credenti), ma un’individualità concreta e vivente – come voi e me – che ama, soffre, e gioisce. Non sono solo i bambini di Fatima 23, Bernadette di Lourdes 24, i bambini di La Salette-Fallavaux 25, e i bambini di Beauraing in Belgio 26 ad aver testimoniato la “Signora”, ma anche, nei secoli, innumerevoli adulti, inclusi noi stessi. Numerosi incontri rimangono personali e non divulgati (sono a conoscenza di tre incontri, di cui uno a Tokyo), ma una serie di incontri con la Beata Vergine ebbe luogo recentemente ad Amsterdam, dove la Beata Vergine si manifestò come “La Signora di Tutte le Nazioni” (de Vrouwe van die Volkeren), inaugurando un movimento di preghiera con una preghiera speciale, allo scopo di salvare tutte le nazioni da “degenerazioni, disastri e guerre” (verwording, rampen en oorlog) 27. Posso aggiungere che andai ad Amsterdam per investigare scrupolosamente il fenomeno, e il risultato di questa investigazione (confermata in seguito da esperienze di natura personale) fu la certezza completa non solo in merito all’autenticità delle esperienze della veggente (una quarantenne) ma anche in merito all’autenticità del soggetto di queste esperienze.
Nello scrivere queste cose, posso solo essere d’accordo con l’opinione espressa da Rabbi Shimon nello Zohar, dove esclama:
Guai a me se dico e guai a me se non dico! Se dico, allora il malvagio saprà come venerare il suo maestro; e se non dico, allora gli amici saranno lasciati nell’ignoranza di questa scoperta!
— Zohar (trad. H. Sperling e M. Simon) – London-Bournemouth 1949, vol. I, p.49
Detto ciò, gli incontri con la Beata Vergine sono così numerosi e ben attestati che sicuramente bisogna ammetterne almeno la realtà obiettiva. Dico ”almeno” perché ciò non soddisfa gli appelli della mia coscienza. Infatti, non sarei totalmente onesto e franco con te, caro Amico Sconosciuto, se non dovessi esprimere ciò che è un risultato assolutamente certo (nella tribuna interiore della mia coscienza) di più di quarant’anni di tentativi e di esperienze. Ed è quello che segue:
L’incontro con la Beata Vergine è inevitabile quando si consegue con una certa intensità l’aspirazione spirituale, e quando l’aspirazione è autentica e pura. Il puro fatto di aver raggiunto una sfera spirituale che comprende un certo grado di intensità e purezza di intenzioni vi porta in presenza della Beata Vergine. Questo incontro appartiene a una certa ”sfera” – cioè, a un certo grado di intensità e purezza di aspirazione spirituale – di esperienza spirituale, proprio come l’esperienza di avere una madre appartiene in modo naturale alla vita della famiglia umana sulla terra. È quindi ”naturale” per il dominio spirituale quanto è naturale avere una madre nel dominio della propria famiglia terrestre. La differenza è che sulla terra si può certamente essere senza madre, mentre nel regno spirituale ciò non può mai accadere.
Quindi, la tesi che avanzo con il cento per cento di convinzione è che qualunque ermetista che ricerca davvero la realtà spirituale autentica prima o poi incontra la Beata Vergine. Questo incontro significa, aldilà dell’illuminazione e consolazione che comprende, protezione contro un pericolo spirituale molto serio. Per colui che avanza in altezza e profondità nel “dominio dell’invisibile”, giunge il momento in cui si trova nella sfera conosciuta dagli esoteristi come la “sfera dei miraggi” o la “zona dell’illusione”. Questa zona circonda la terra come una fascia di miraggi illusori. È la zona che i profeti e l’Apocalisse designano come “Babilonia”. L’anima e la regina di questa zona è infatti Babilonia, la grande prostituta avversaria della Vergine.
Ora, non si può percorrere questa zona senza essere avviluppati da una purezza perfetta. Non la si può attraversare senza la protezione del “mantello della Beata Vergine” – il mantello che era oggetto di venerazione e di culto in Russia (Покров Пресвятой Богородицы, Pokrov Presvyatoy Bogoroditsy, “Mantello della Santissima Madre di Dio”). La protezione di questo “mantello” è assolutamente necessaria per essere in grado di attraversare la “sfera dei miraggi” senza essere preda dell’influenza delle sue illusioni.
- In questo conteggio il dragone non è incluso. ↩︎
- La śakti è la potenza o forza espressa in forma femminile del dio Śiva, che rappresenta la conoscenza senza dualità. ↩︎
- Sophia (gr. σοφία, saggezza) nella religione cattolica è un riferimento a Gesù Cristo come Parola (Logos) o Saggezza di Dio. Nella Gnosi è interpretata come l’aspetto femminile della divinità, di colei che si occupa di portare sul piano materiale lo spirito divino. In ciò è simile alla figura della śakti (v. nota 2). ↩︎
- Fu la madre di Gesù a far notare al figlio che il vino era terminato a banchetto ancora in corso (Giovanni 2:3). ↩︎
- Giovanni 9:1-12 ↩︎
- Eleazar ben Shammua (ebr. אלעזר בן שמוע ) fu un rabbi del secondo secolo, frequentemente citato negli scritti rabbinici. Di discendenza sacerdotale, acquisì grande fama come insegnante della legge tradizionale. ↩︎
- Shimon bar Yoḥai (aramaico: שמעון בר יוחאי) fu un saggio del periodo romano giudaico del secondo secolo. Lo Zohar gli ascrive la tradizione cabalistica, anche se gli studiosi moderni rigettano tale affermazione. ↩︎
- Jose ben Halafta (ebr. רבי יוסי בן חלפתא) fu un tanna (saggio rabbinico) del secondo secolo, frequentemente citato nella Mishna, una collezione della prima tradizione ebraica conosciuta come Torah orale. ↩︎
- Rav Abba bar Aybo (aramaico: רַב אַבָּא בַּר אִיבּוֹ) fu un amora (professore della Torah orale) del secondo secolo. Con lui iniziò un lungo periodo di crescita delle prestigiose accademie di Babilonia. I suoi studi sulle tradizioni rabbiniche portarono alla compilazione del Talmud. ↩︎
- Si veda a questo proposito L’Amicizia nel Pensiero Filosofico e Religioso. ↩︎
- Aronne è conosciuto nella Bibbia come il primo alto sacerdote di Israele e fratello di Mosè. Nato nella tribù di Levi, fu insignito da Dio con il titolo di “profeta” di Mosè, assistendo il fratello nel condurre gli israeliti fuori dall’Egitto e attraverso il deserto. Compì numerosi miracoli e fu determinante nella fondazione del clero israelita. ↩︎
- “Or Nadab e Abihu, figliuoli d’Aronne, presero ciascuno il suo turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero su del profumo, e offrirono davanti all’Eterno del fuoco estraneo, il che egli non aveva loro ordinato. E un fuoco uscì dalla presenza dell’Eterno, e li divorò; e morirono davanti all’Eterno”. ↩︎
- “Or il popolo fece giungere empi mormorii agli orecchi dell’Eterno; e come l’Eterno li udì, la sua ira si accese, il fuoco dell’Eterno divampò tra loro e divorò l’estremità del campo. E il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò l’Eterno, e il fuoco si spense. E a quel luogo fu posto il nome Taberah, perché il fuoco dell’Eterno era divampato tra loro”. Taberah significa “incendio”. ↩︎
- “La terra spalancò la sua bocca e li ingoiò; essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Kore, e tutta la loro roba”. Vedi anche La Giustizia (Mebes). ↩︎
- “Or come furono giunti all’aia di Nacon, Uzza stese la mano verso l’arca di Dio e la tenne, perché i buoi la facevano piegare. E l’ira dell’Eterno si accese contro Uzza; Iddio lo colpì quivi per la sua temerità, ed egli morì in quel luogo presso l’arca di Dio”. Il riferimento è all’Arca dell’Alleanza, tabernacolo e reliquia tra gli oggetti più sacri per gli israeliti. ↩︎
- Nel libro dei Re, Elia fu un profeta vissuto nel nono secolo a.C. nel regno di Israele. Citato anche nel Corano, nella Mishnah e nel Talmud, secondo la Bibbia Dio compì molti miracoli attraverso di lui, compresa la resurrezione e l’ascensione in cielo in vita. ↩︎
- “Allora cadde il fuoco dell’Eterno, e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l’acqua che era nel fosso”. Il passo fa riferimento all’offerta a Dio di un sacrificio (olocausto) fatta da Elia per contrastare i seguaci di Baal, che in seguito furono scannati dai sostenitori di Elia (I Re 19:40). ↩︎
- “Elia rispose e disse al capitano dei cinquanta: ‘Se io sono un uomo di Dio, scenda del fuoco dal cielo, e consumi te e i tuoi cinquanta uomini!’ E dal cielo scese del fuoco che consumò lui e i suoi cinquanta. Achazia mandò di nuovo un altro capitano di cinquanta uomini con la sua compagnia, il quale si rivolse ad Elia e gli disse: ‘O uomo di Dio, il re dice così: Fa’ presto, scendi!’ Elia rispose e disse loro: ‘Se io sono un uomo di Dio, scenda del fuoco dal cielo, e consumi te e i tuoi cinquanta uomini’. E dal cielo scese il fuoco di Dio che consumò lui e i suoi cinquanta”. Achazia, all’epoca re d’Israele, ebbe la colpa di richiedere l’aiuto del dio Baal per guarire da una sua malattia, invece di prestare fede al Dio d’Israele. ↩︎
- Giovanni Scoto Eriugena (810-c. 877) fu un teologo irlandese, commentatore di parecchi autori antichi. Nelle sue opere cercò di integrare la filosofia greca e neoplatonica con il pensiero cristiano; le sue traduzioni sui lavori dello pseudo-Dionigi e altri resero accessibile la patristica greca ai pensatori occidentali dell’epoca. Nella sua opera principale, De Divisione Naturae, egli tenta di riconciliare la dottrina neoplatonica dell’emanazione con il principio cristiano della creazione. L’opera classifica la natura in quattro fasi: (1) ciò che crea e non è creato; (2) ciò che crea ed è creato; (3) ciò che non crea ed è creato; (4) ciò che non crea e non è creato. La prima e la quarta fase sono Dio come l’inizio e la fine di tutte le cose; la seconda e la terza sono il modo duale di esistenza degli esseri creati (il modo intelligibile e quello sensibile). ↩︎
- Il capitolo 8, da cui sono tratti questi versi, mira a confortare e a infondere speranza nei figli di Dio: “Poiché la creazione con brama intensa aspetta la manifestazione dei figlioli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a cagione di colui che ve l’ha sottoposta, non senza speranza però che la creazione stessa sarà anch’ella liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figlioli di Dio. Perché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo.” ↩︎
- È il capitolo dei Proverbi dedicato alla Sapienza (o Saggezza). ↩︎
- L’aggettivo regale traduce il latino regalis, che a sua volta è un derivativo di rex regis, re dei re. In italiano il termine ha il significato di “degno di un re o di una regina”, ma in inglese si può usare “regal”, degno di un re, oppure “queenly”, degno di una regina. Tomberg si riferisce a quest’ultimo termine quando associa “regale” (regal) a “regina”. ↩︎
- Lucia dos Santos, Francisco Marto e Jacinta Marto sono i pastorelli che riportarono una serie di apparizioni mariane nel 1917 a Fatima, in Portogallo. L’apparizione diede loro una serie di visioni apocalittiche note come i Tre Segreti di Fatima. ↩︎
- Bernadette Soubirous (1844-1879) fu una santa francese le cui visioni portarono alla fondazione del santuario mariano di Lourdes. Figlia di un mugnaio, soffrì di molte malattie e fu inizialmente osteggiata dalla Chiesa che non credette alle sue visioni sull’apparizione di Maria Vergine. Dopo aver preso i voti, passò la sua vita in preghiera e in solitudine e morì in agonia. Fu canonizzata da Papa Pio XI. ↩︎
- La Salette-Fallavaux è una cittadina francese dove due ragazzini, Maximin Giraud e Mélanie Calvat, ebbero nel 1846 un’apparizione mariana. L’apparizione fu riconosciuta cinque anni più tardi dal vescovo di Grenoble, e fu eretto un santuario sul luogo dell’evento. ↩︎
- Beauraing è una cittadina della Vallonia belga dove, nel 1932 e 1933, cinque bambini e ragazzi riportarono di 33 apparizioni della Vergine Maria. Da allora la cittadina è meta di pellegrinaggi. ↩︎
- La Signora di Tutte le Nazioni è un movimento cattolico mariano associato alle apparizioni della Beata Vergine Maria a Ida Peederman (1905-1996), un’impiegata olandese. Dal 1945 al 1959 ella dichiarò di aver ricevuto 55 visioni. La Vergine rivelò una preghiera, al centro del culto: ”Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, manda ora il tuo Spirito sulla terra. Che lo Spirito Santo viva nel cuore di tutte le nazioni, che esse possano essere preservare da degenerazioni, disastri e guerre. Possa la Signora di tutte le Nazioni, che un tempo fu Maria, essere la tua sostenitrice.” ↩︎

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