Gli apporti cinesi all’astrologia tibetana

Pubblicato su: Merigar – Rivista di Cultura Occidentale e Tibetana – n. 7 marzo 1991

English version


Prologo

Nella prima parte di questo articolo, un breve preambolo sulla storia del pensiero cinese e sui rapporti tra Cina e Tibet nel VI sec. d.C. introduce nel vivo di uno schema divinatorio conosciuto come Mappa del Fiume Giallo – a base essenzialmente numerologica – che descrive i legami tra gli Elementi primordiali e tra le forze opposte e complementari dello yin e dello yang. A seguire viene analizzata la sequenza di mutamento della Mappa del Fiume Lo, il complemento divinatorio dello schema precedente, adottato con qualche modifica dagli astrologi tibetani.

Cenni storici

Nel 641 d.C. la principessa cinese Kung-je, di stirpe imperiale, andò sposa all’allora re del Tibet Sonzangampo (Srong btsan sgampo). A quell’epoca la Cina era sotto il regno del secondo imperatore della dinastia T’ang, T’ai-tsung, che portò l’impero cinese a uno splendore senza precedenti. Del resto il Tibet (chiamato dai cinesi T’u-fan) era divenuto nel 607 un regno unificato e la sua grande potenza militare gli permetteva di esercitare un ruolo paritario nei confronti del grande vicino cinese.

Questo matrimonio di alto rango produsse, per così dire, una concomitante ierogamia a livello geografico, tanto che i Tibetani parlavano del loro paese come del “genero” della Cina. Di conseguenza le più nobili tra le famiglie tibetane ebbero l’opportunità di mandare i loro figli nelle scuole della capitale cinese; e l’afflusso dell’arte e della cultura cinesi fu ulteriormente incrementato dalla richiesta tibetana di artigiani esperti, di bachi da seta, di testi confuciani [1] Fu dunque nel contorno di una vivace cornice di scambi che la principessa Kung-je recò in dote il Jung chi, un trattato di astrologia risalente al IX sec. a.C. [2] Alla preesistente astrologia Bön si sovrappose questo sistema denominato Nazì (nag rtsis), Astrologia Nera [3], meglio nota come Giunzì (‘byung rtsis), Astrologia degli Elementi [4].

Il pensiero cinese

La scrittura cinese è un mirabile esempio, anzi un esempio emblematico di come il segno, il tratto ideografico si prestino ad evocare la realtà e a renderla in atto; l’ideogramma, e il pensiero che lo sottende, è sempre stato per i Cinesi un potente mezzo simbolico per imporre alla realtà un’azione civilizzatrice che si estende non solo alla comunità degli uomini, ma giunge a comprendere la totalità dell’universo. L’ideogramma in primo luogo descrive, suscita immagini legate all’esperienza, e poi suggerisce una condotta; esso è solidale a tutta una serie di espressioni il cui scopo consiste nell’ordinare la realtà.

Secondo tale intendimento l’uomo e la Natura non formano due regni separati, bensì interagiscono e si evocano l’un l’altra sotto l’egida della legge suprema del Calendario, che governa la Natura allo stesso tempo che le occupazioni umane. Occupazioni e abitudini che seguono un modello ritmico [5], come è dimostrato dalla scarsa attitudine dei Cinesi verso il pensiero speculativo, astratto, lineare, preferendosi l’affermare una lettura spazio-temporale dove il Tempo procede per cicli e lo Spazio, lungi dall’essere un contenitore di ampiezza indefinita, è un luogo che raccogliendosi intorno a un centro diviene espressione di un’area civilizzata, misurabile, geometricamente quadrata.

L’interazione di uno Spazio e di un Tempo indivisibili permise ai pensatori cinesi di concepire un’immagine solidale di siti e di eventi, di estensioni e di durate; a un Oriente localizzato nello Spazio corrisponde una particolare stagione, e a questa una caratteristica spaziale e classificatoria; attraverso il Tempo si agisce sullo Spazio e viceversa, mediante richiami molteplici che manifestano la solidarietà dell’universo. Così viene a cadere anche l’opposizione manichea che sembra governare l’espressione dello yin e dello yang: lungi dal rappresentare due principi contrapposti, in essi si deve cogliere una ritmizzazione temporale alternata delle manifestazioni universali, un’idea che riporta alla comunione, alla rivalità che è sodalizio tra gli opposti [6].In questo processo di ritmizzazione cognitiva i numeri rivestono la funzione di emblemi; essi sfuggono alla presentazione lineare astratta per raggrupparsi in forma di ciclo e di rappresentazioni concrete a designare la trama di un universo finito. Così porre un qualsivoglia fattore lungo la scala numerica significava ben più che esercitare una funzione ordinale; come dice Granet: “ciò che si ordina al quarto posto, si dispone in quadrato e si presenta per quattro, costituendo un raggruppamento di realtà la cui essenza è di essere quarta e quadrupla allo stesso tempo” [7]. Il numero quindi come sistema per decrittare eventi che appaiono privi di relazione reciproca, ma che in realtà traggono una comunanza dall’appartenere alla stessa connotazione numerica. E mentre lo Spazio si ordina attorno agli emblemi numerici, il Tempo diviene sincronico, ripetitivo, stagionale, espressione di un ciclo di mutamento ritmico e circolare che assieme allo spazio chiuso e quadrato è alla radice dei sistemi predittivi.

La Mappa del Fiume Giallo e gli Scritti  del Fiume Lo

“Quando al principio Fu hsi regnava sul mondo, guardò in alto e contemplò le immagini nei cieli; guardò in basso e contemplò i disegni sulla Terra. Contemplò i segni degli uccelli e delle bestie … Procedeva direttamente da sé e indirettamente dagli oggetti. Così inventò gli otto trigrammi” [8].

Di Fu hsi, il mitico primo imperatore cinese il quale tracciò le linee intere e spezzate prima del Diluvio universale, si tramandano poche e frammentate leggende, lise dal tempo come le decorazioni parietali che lo raffigurano nelle tombe degli Han [9]. La sua nascita fu miracolosa: sua madre lo concepì dopo essere stata fecondata da un bastone galleggiante su di un fiume; per altri vide la luce in una palude popolata di draghi, ed egli stesso ne portava le sembianze. La tradizione lo vuole artefice dello schema degli otto trigrammi, nati dall’osservazione dei fenomeni naturali, e dei numeri e dei cinque elementi, ricavati da una disposizione di macchie osservate sul dorso di un cavallo-drago sorto dalle acque del Fiume Giallo [10]. Sta di fatto che questo primordiale sovrano, con l’invenzione degli oracoli e della scrittura, diede all’uomo le chiavi per interpretare il mondo e così soggiogarlo [11]. Queste chiavi si trovano riunite nello Ho t’u, o Mappa del Fiume Giallo, e nella disposizione dei trigrammi denominata del Cielo Anteriore. Fu tuttavia il Grande (nella cronologia tradizionale 2033-1562 a.C.), altro mitico imperatore fondatore della dinastia degli Hia, a sistematizzare il mondo attraverso le nove Rubriche dello Hung fan, a evocazione dell’ordine universale [12]. ricevette le Rubriche da una tartaruga comparsa dalle acque del Fiume Lo [13]. Dopo aver diviso il mondo in nove regioni, e averne percorso il suolo per misurarlo, instaurò la mitica età dell’oro, al cui termine il Lo shu, o Scritti del Fiume Lo, scomparve; per riapparire, si dice, nel XII sec. della nostra era sotto la dinastia dei Song, illuminati protettori delle dottrine taoiste. A complemento di queste tavole divinatorie si pone il re Wên (1160 a.C. – ?), cui è attribuita l’invenzione degli Esagrammi. Re Wên usò il Lo shu di per disporre i Trigrammi nella sequenza denominata del Cielo Posteriore e per distribuire le nove Rubriche numeriche a guisa di quadrato magico.

Figura 1

Le mappe dello Ho t’u e del Lo shu (fig. 1) raffigurano i primi dieci numeri sotto forma di pallini bianchi (yang, dispari) e neri (yin, pari). Notiamo che nello Ho t’u a ciascun oriente corrisponde una doppia classificazione numerica, alternativamente pari e dispari; i numeri interni sono i primi quattro numeri della serie decimale, gli esterni sono i numeri dal 6 al 9. Queste quattro coppie numeriche sono congrue a 5: infatti sommando 5 ai numeri interni delle coppie si ottiene il numero posto

all’esterno; da ciò si deduce che il 5 è considerato il numero del Mutamento, perché inverte la polarità dei numeri a cui viene sommato. Ad esso spetta quindi la posizione centrale della mappa, dove è raffigurato sotto forma di croce circondata da un perimetro che ai lati nord e sud presenta una coppia di cinque a formare la decina: oltre ad essere un principio di mutamento per le quattro coppie di numeri, esso giunge a mutare se stesso per trasfigurarsi nel 10, simbolo numerico del compimento del ciclo di mutamento e del ritorno all’origine. Alle quattro coppie numeriche e al 5 centrale sono assegnati i cinque elementi e i quattro orienti più il centro. La serie denaria è rappresentativa di tutta la sequenza numerica perché tutti i numeri della serie naturale sono riconducibili ai primi nove per addizione teosofica: il 10 è il numero del compimento essendo la somma del primo e dell’ultimo numero della serie di nove (1 + 9 = 10 = 1 + 0 = 1). Da questo schema possiamo evincere che la mappa dello Ho t’u ha la funzione di illustrare il principio di complementarietà degli opposti.

Lo Ho t’u assegna agli Elementi l’ordine dei primi cinque numeri, seguendo la lezione dello Hung fan (1 Acqua, 2 Fuoco, 3 Legno, 4 Metallo, 5 Terra), mentre i numeri forti delle quattro coppie numeriche sono tradizionalmente associati alle stagioni (6 Inverno, 7 Estate, 8 Primavera, 9 Autunno) [14] . Attraverso questa duplice classificazione si rende possibile attestare un gran numero di equivalenze a ciascun sito nello Spazio, e di similitudini tra gli orienti e le stagioni. Sorge spontaneo a questo punto il chiedersi la ragione dell’orientamento iniziale nel punto nord. Lo Hung fan scrive: “(Ciò che) inumidisce (e) tende verso il Basso [Acqua: 1] produce il salato; (ciò che) infiamma (e) tende verso l’Alto [Fuoco: 2] produce l’amaro … [15] . Oltre a illuminarci sulla virtù degli orienti, lo Hung fan chiarisce che il posizionamento iniziale è fornito, in questo caso, dal sito nello Spazio e dal periodo nel Tempo dove i fenomeni sono in stato di quiete, in attesa di rivelare il loro potenziale (il nord è il luogo della “caduta” del Sole alla mezzanotte così come l’acqua, soggetta alla gravità, è costretta a fluire verso il basso). È altresì essenziale notare che ad ogni combinazione di Elemento, sito, numero e orientamento se ne oppone uno di significato complementare; mentre l’Acqua defluisce e scende, o ghiaccia, il Fuoco riscalda e sale; se il Legno è vitale e flessibile, il Metallo è inerte e una volta curvato non si raddrizza. Le qualità del Mutamento operano nel seno della Terra, luogo centrale e centralizzante che fornisce il substrato indispensabile alle alchimie dello yin e dello yang.

La sequenza del Cielo Anteriore

Figura 2

La disposizione dei trigrammi secondo Fu hsi ci ripropone un confronto tra aspetti complementari sotto forma di linee intere e spezzate (fig. 2). Si noterà osservando la figura che sommando le linee che compongono i Trigrammi in opposizione si otterrà sempre un totale di tre linee intere e tre linee spezzate; qui sembra dominare l’esigenza di mantenere uno stato di equilibrio tra forze opposte eppure congruenti. Kkienn (1) è il principio fecondante, creativo, il Cielo, opposto a Kkunn (8) simboleggiante la Terra e la Madre.

La seconda coppia di opposti (2-7) è formata da Tui (lago) e Kenn (Monte), ovvero l’esistenza di un Vuoto contempla la presenza di un Pieno; seguono Li (3, Fuoco) e Kkann (6, Acqua), l’Ascendere e il Discendere; per terminare con Cenn (4, Tuono) e Sunn (5, Vento), il Moto tellurico e il Moto aereo. Nello Hung Fan la Rubrica 8, che corrisponde al numero dei trigrammi, è accomunata agli 8 Venti (v. nota 12), alle 8 direzioni dello Spazio e alle 8 regioni esterne del quadrato diviso in nove parti; 8 è il numero che rappresenta tutto lo spazio concreto. In questa disposizione il 9, essendovi solo otto trigrammi, scompare; ma riappare occultamente nella somma dei numeri che si associano alle coppie opposte di trigrammi; il 9 infatti è il numero del non-mutamento, quindi della perfezione celeste espressa dalla disposizione del Cielo Anteriore [16]: nello Hung fan il 9 sono i Canti, il compimento del Soffio, l’epifania dell’Unico che governa e armonizza dal suo centro ideale le otto regioni dello spazio.

Naturalmente queste considerazioni sono rese fattibili dalla particolare disposizione numerica dei Trigrammi del Cielo Anteriore. Intanto, a differenza che nello Ho t’u, l’1 è associato all’elemento Fuoco e non più all’Acqua; tale inizializzazione sembra suggerire il predominio del lato creativo e produttivo, del Logos e della luce della coscienza, se non l’apoteosi estiva. A dire il vero il trigramma Kkienn non indica propriamente l’estate, né tantomeno il Fuoco e la direzione Sud (fenomeni e orienti che sono propri a Li); ma evidentemente qui preme osservare non il fenomeno in sé bensì lo schema celeste che precede il Mutamento e il fenomeno stesso. La sequenza del Cielo Anteriore è una sorta di prefigurazione della realtà, come il platonico mondo delle Idee, e questa caratteristica lo abilita ad esercitare un modello divinatorio che non si affida alla consequenzialità degli eventi bensì all’archetipo, o al simbolo, in cui l’evento si riconosce [17]. Alla sinistra dell’asse Kkienn Kkunn, il puro yang e il puro yin, troviamo i tre trigrammi la cui linea inferiore è yang, intera (numerati 2, 3 e 4); queste linee sono dunque imparentate con, o hanno una base, yang. Però osserviamo come nel secondo e terzo trigramma, Tui e Li, il predominio di linee yang si traduca in realtà in una inversione di polarità (la somma di due linee yang, dispari, con una linea yin, pari, dà un risultato pari, yin, femminile); infatti Tui e Li sono tradizionalmente associati alla figlia minore e alla figlia mezzana. Con il 4, ultimo numero della serie di sinistra, associato a Cenn, il Tuono, la situazione muta bruscamente; la polarità è nuovamente positiva e questo spinge all’azione l’unica linea yang rimasta: il Tuono esce dalla Terra e diventa Sunn, il Vento, il Mite, il Penetrante, di polarità femminile. Da questo momento in avanti la linea di base è yin, e alla fine lo yang viene spinto in alto sino a scomparire in Kkunn, il puro yin del nord.

Figura 3

Un asse tracciato per i punti NE e SO suddivide i Trigrammi a base yang da quelli a base yin (fig 3). Facendo astrazione dalle linee di base otteniamo quelli che lo Hsi t’su (v. nota 10) chiama i quattro simboli secondari (fig. 4) a cui, guarda caso, sono attribuiti i numeri forti dello Ho t’u. Ai lati di questo asse troviamo disposte le coppie di linee secondo l’ordine che va dal Grande Yang al Grande Yin (dall’1 al 4 e dal 5 all’8). Nello Ho t’u la duplice numerazione enfatizza la polarità yin e yang degli Elementi, ordinati secondo la sequenza Acqua – Fuoco – Legno – Metallo; nella disposizione dei Trigrammi viene conservata la medesima sequenza (cioè al 6, Grande Yin, corrisponde nello Ho t’u l’Elemento Acqua e

così via) e la duplice polarità degli Elementi è resa in atto dalla ripetizione, a sinistra e a destra del nostro asse, di questa disposizione dei quattro simboli secondari. Da questo punto di vista, e considerando la possibilità di scomporre i Trigrammi nei loro più semplici costituenti, il Cielo Anteriore non appare come ordinatore bensì come generatore di Trigrammi. Nell’ambito di questa struttura possiamo senz’altro rintracciare quella che è una sequenza, non ciclica bensì costitutiva, formata da vari gradi di manifestazione e dal contrappuntistico alternarsi di opposte polarità.

Figura 4

La Mappa del Lo Shu

Figura 5

Nella mappa del Lo shu, gli Scritti del Fiume Lo dell’imperatore , i numeri sono disposti all’interno di un perimetro formato da un’alternanza di pallini bianchi e neri (fig. 5). Essi non sono sistemati a coppie congrue come nello Ho t’u; ma si osservi che possiamo ancora mantenere la struttura dei numeri congrui se accoppiamo i numeri sui bracci di uno swastika ruotante in senso orario, scambiando allo stesso tempo l’orientamento delle coppie 2-7 e 4-9 (da sud a ovest e viceversa) (fig. 6). Ora lo swastika è un simbolo prettamente solare, produttivo,

rotazionale, particolarmente atto a rappresentare un sistema ciclico o, come in questo caso, l’avvicendamento stagionale.

Figura 6

I numeri del Lo shu formano una struttura a quadrato magico di ordine 3 (fig. 7), di modo che la somma dei numeri posti sulle diagonali, le bisettrici e i lati del quadrato dia come risultato 15 [18]. Nella tradizione ermetica occidentale si trovano ampi riferimenti ai quadrati magici, di uso consueto nelle applicazioni dell’arte talismanica. Per i Cinesi il quadrato magico rifletteva la costituzione architettonica del Ming t’ang, la Casa del Calendario (v. nota 5).

Figura 7

Il Ming t’ang si può considerare un templum nel senso etimologico del termine [19] un luogo o recinto sacro che racchiude proporzionalmente le 9 regioni dell’Universo. Esso aveva dodici aperture, una per ogni mese dell’anno, poste sui lati esterni dei quadrati perimetrali; le sale centrali possedevano un’unica apertura, mentre le sale poste ai vertici della costruzione contavano due aperture. Lo scopo della circumambulazione regale all’interno del recinto era appunto quello di attivare le risonanze e le corrispondenze tra il Cielo e la Terra percorrendo nel corso dell’anno le stanze del templum in senso orario (cioè nel

senso del moto apparente diurno del sole) e sostando mese per mese di fronte alle dodici aperture per promulgare le ordinanze (Yüeh ling) adatte alle circostanze di tempo. La stanza centrale non possedeva luci all’esterno, simboleggiando il centro rigeneratore nel cui spazio l’imperatore sostava alla metà dell’anno. Il 5, quale Emblema numerico del centro, e come numero centrale della serie di 9, ben si presta a rappresentare il luogo privilegiato in cui si riflette direttamente l’”Attività del Cielo”, punto che potenzialmente racchiude l’Universo.

La disposizione dei rimanenti numeri del quadrato magico rispetta alcuni assiomi fondamentali. I numero pari sono posti ai vertici del quadrato mentre i numeri dispari occupano le bisettrici; in ciò deve vedersi una distinzione tra gli aspetti produttivi (dispari) e gli aspetti plastici e formativi (pari) della manifestazione: in effetti nel Ming t’ang le stanze ai vertici hanno due (pari) aperture. La somma dei numeri incolonnati in quadrato dà sempre 15; dalla somma teosofica di 15 (1 + 5) abbiamo 6, un numero imparentato col rotondo, con il Cielo (6 è il rapporto ideale tra il raggio e la circonferenza). La presenza del 5 e del 6, dei simboli numerici rispettivamente della Terra e del Cielo, conferma l’intenzione di illustrare una ierogamia tra principi complementari, aspetto reso evidente pure dalla struttura architettonica del Ming t’ang, con la sua base quadrata e la sua volta rotonda. Fatto singolare se leggiamo le coppie congrue, immaginando di porle sui bracci dello swastika (Fig. 6), come 94, 83, 72, 61, 50 (la coppia 5-10) otteniamo un totale di 360, segno che il movimento di rotazione che si vuole rappresentare nel quadrato magico tramite lo swastika è quello dell’anno /Fig. 8).

Figura 8

Un siffatto accoppiamento dei numeri non è casuale, perché in esso giunge a compimento il sodalizio dei numero deboli (dall’1 al 4) e forti (dal 6 al 9) della serie di nove legati da un preciso rapporto di corrispondenza ( ad esempio il 9 e il 4 sono gli ultimi numeri rispettivamente della serie forte e debole). Rammentiamo che i numeri deboli, in virtù della loro vicinanza all’origine, sono atti a rappresentare gli Emblemi delle sostanze primordiali, cioè gli Elementi; mentre i numero forti vengono associati alle Stagioni, ovvero ai mutamenti che il Cielo, tramite il ciclo

temporale, opera sulla Terra. Infatti la serie 50, 61, … è congrua a 11, Emblema numerico che sintetizza l’unione del Cielo, 6, e della Terra, 5.

Nel Lo shu gli Elementi guadagnano una doppia collocazione, tranne l’Acqua e il Fuoco che sono gli estremi numerici dell’asse portante solstiziale [20]; se uniamo con una linea tutti i numeri della mappa seguendo l’ordine naturale (dall’1 al 9) otterremo una sequenza di Elementi in cui la Terra è in azione reciproca con gli Elementi rimanenti: Acqua–Terra–Legno, Legno–Terra–Metallo, Metallo–Terra-Fuoco. Acqua e Fuoco in questo schema sono dotati di una connotazione totalmente yang (dispari), ma in compenso la Terra esce allo scoperto guadagnando due posizioni (2 e 8); essa conserva ancora la posizione centrale con il numero 5, però si esteriorizza con la sua modalità numerica di Compimento (10 = 2 + 8): la Terra si divide presentandosi sia nella serie di numeri deboli che nei numeri forti, dando origine alla formazione di due poli secondari. Nella fig. 8 è raffigurato appunto lo schema geometrico generato dalla disposizione a quadrato magico dei numeri, una doppia spirale, la duplice azione della forza cosmica che si identifica in tutti i suoi aspetti con la ripartizione dello yin e dello yang nello svolgersi del ciclo annuale. Come ebbi occasione di scrivere altrove “un quadrato magico è una griglia simbolica che serve a stabilire il determinismo di un fatto considerando quest’ultimo il punto di incontro di coordinate spazio-temporali. In base alle regole del quadrato magico un qualsiasi evento (ad esempio una nascita) è situato all’incrocio di forze plasmatrici attive (croce dei numeri dispari) e passive (la diagonale dei numeri pari) che ne determinano l’apparenza e il tempo dell’incarnazione in concordanza con le leggi terrestri e celesti” [21].

La Sequenza del Cielo Posteriore

Figura 9

La disposizione dei trigrammi secondo re Wên (Fig. 9) è in qualche modo esemplificativa dello schema del Lo shu (fig. 3). A differenza della disposizione di Fu hsi, essa non possiede una numerazione propria, ma viene associata ai numeri del quadrato magico. Seguendo questo accoppiamento la lettura dei trigrammi secondo l’ordine naturale dei numeri (dall’1 al 9) origina un’alternanza di yang e di yin [22], secondo il modello di ripartizione dispari

– pari che già il Lo shu evidenzia. La lettura circolare della sequenza di trigrammi (fig. 2 e 3) si presenta in analogia con il ciclo stagionale, con Cenn, il Tuono, l’Eccitante, la linea yang che erompe dalla terra come l’energia della Primavera (punto E) sino a Kenn, l’Arresto, il Monte, la fine della pioggia e della stagione invernale e l’inizio di un nuovo ciclo (punto NE).

A dire il vero anche nella sequenza del Cielo Anteriore di Fu hsi si può intravedere una disposizione stagionale, ma con una fondamentale differenza. Nella sequenza del Cielo Posteriore le due coppie di trigrammi occupanti le posizioni intermedie formano un totale asimmetrico di linee yin e yang (rispettivamente 5 linee yang e una yin sull’asse SE-NO e 5 linee yin e una yang sull’asse SO-NE); e in quanto squilibrati gli assi intermedi recano con sé il mutamento, segnano le fasi di transizione. Inversamente la concezione “idealistica” che sta alla base della disposizione del Cielo Anteriore, oltre che dalla simmetricità di tutte le coppie di trigrammi, è resa ancora più evidente dai trigrammi Kkienn e Kkunn e dalla posizione solstiziale che occupano in questa sequenza, qualora si consideri che in natura esistono commistioni di yin e di yang e non, come in questo caso, contrapposizioni di forze puramente yin e yang [23]. Nella sequenza del Cielo Anteriore i trigrammi maschili e femminili vengono designati sulla base della linea di ciascun trigramma che volge all’interno della figura (intera = maschile; spezzata = femminile). Nella sequenza del Cielo Posteriore il criterio di suddivisione è incentrato sul valore numerico delle linee intere e spezzate che compongono i trigrammi (v. nota 22); in questo modo un asse passante per i punti SE-NO suddivide l’ottante in una metà ove i trigrammi, tranne Kkunn, hanno una prevalenza yang (l’emisfero estivo) e in un’altra metà dove il processo assume valenze opposte (l’emisfero invernale). Si tenga tuttavia presente che ciascuna metà contiene l’identico numero di linee yin e yang (6 yin e 6 yang) perché sostanzialmente, trattandosi di una ripartizione stagionale, deve essere rispettato l’equilibrio globale del ciclo.

Il Barka (spar kha)

L’astrologia Giunzì (‘byung rtsis) trae dalle relazioni fra gli Elementi una serie di calcoli atti a definire le caratteristiche di cinque aspetti o costituenti dell’individuo (in associazione con il ciclo dei 12 animali): Uantan (dbang-tan), Forza o Capacità; Sòg (srog), Vita; Lus (Lus), Corpo; Lúnda (klung-rta), Fortuna; (bla), Anima. Nell’uso di tali calcoli l’astrologia tibetana non si discosta, in linea di principio, dagli aspetti formativi dell’astrologia cinese di cui abbiamo esposto pensiero e metodi. Ma chiaramente bisogna riconoscere un’impostazione autonoma delle modalità di utilizzo del pensiero cinese. Poi vi è il calcolo del Meua (sme-ba), il Numero dell’individuo; esso è basato su di un ciclo di 180 anni (Mèkor, sme ‘khor) formato dall’interazione dei 12 animali, dei 5 Elementi e dei numeri dall’1 al 9. La collocazione spaziale dei numeri è identica al quadrato magico di ordine 3; ma essendo questo calcolo di derivazione specificamente Bön, l’associazione Numero-Elemento muta radicalmente rispetto a quello in uso presso i Cinesi [24]. Il Meua indica letteralmente il neo, essendo quest’ultimo un punto di raccolta e di concentrazione dell’Energia dell’individuo in seguito all’azione di numerose cause secondarie.

Figura 10

Infine esiste un modo ulteriore di calcolare un aspetto dell’Energia dell’individuo, questa volta strettamente connesso alla disposizione dei trigrammi di re Wên; tale metodo è chiamato in tibetano Barka (spar-kha), Diagramma (fig. 10). L’orientamento dei Trigrammi segue lo schema consueto, con il sud in alto. La geometria dello schema non è più ottagonale bensì quadrata, con le direzioni intermedie dell’ottagono sostituite dai vertici del quadrato [25].

Nel Barka l’associazione Elemento-Trigramma non si adatta allo schema consueto del Lo shu; i vertici del quadrato, corrispondenti agli assi intermedi dell’ottante, sono tutti deputati all’elemento Terra (mentre nel Lo shu l’asse SE-NO è affiancato a Legno e Metallo). Qui la Terra è presente in quattro modalità esemplificate dai trigrammi Kon (Kkunn), la Terra-Madre; Ken (Kkienn), il Cielo-Padre (Terra-Cielo), Sin (Kenn), il Monte (Terra-Monte); e infine Son (Sunn), il Vento (Pianura-Vento).

La presenza della Terra ai quattro angoli imparenta molto da vicino il Barka con la disposizione delle stanze nel Ming t’ang, dove la stanza posta al vertice si garantiva due luci, due aperture, immedesimandosi in una funzione passiva, yin, di ricettività. E non deve nemmeno stupire che trigrammi yang come Ken e Sin siano associati alla Terra; qui si tratta di rendere evidente l’azione terrestre del Cielo, come è visibile in Ken che interagisce con Son, il Cielo che copre la Terra con due linee yang spianandola con la forza del Vento; all’opposto vi è Kon, la pura Terra che si eleva sino al Cielo con le due linee yin di Sin, il Monte. Queste quattro modalità di mutamento manifestano le risultanti dell’interazione reciproca tra il puro yin e il puro yang nell’ambito dei corsi e ricorsi ciclici.

Il Barka viene calcolato per l’anno, il mese e il giorno di nascita (seguendo le indicazioni del calendario tibetano) oppure per l’età della persona al fine di evidenziare le correlazioni positive o negative con il momento in corso. Nel calcolo per l’età della persona si segue una procedura diversificata per l’uomo e per la donna. Per il sesso maschile il primo anno corrisponde a Li, agli altri anni si fanno corrispondere i trigrammi che seguono contando in senso orario; per il sesso femminile si inizia da Kam e si prosegue contando in senso antiorario (ad esempio un maschio di 6 anni avrà come trigramma Sin, mentre per una femmina della stessa età otteniamo Son). Questo procedimento vale anche per la ricerca del trigramma del mese e del giorno, avendo l’accortezza di considerare che i mesi maschili (numerati dispari) hanno come barka del primo giorno Li, i mesi femminili (numerati pari) iniziano invece con Kam e da questi due seguono i barka degli altri giorni.

Il moto orario ed antiorario che viene seguito nel procedimento di ricerca del trigramma si accomuna ai processi di produzione e di distruzione del ciclo cosmico, cioè alle fasi del Mutamento. Occorre considerare che, vigendo nella sequenza del Cielo Posteriore una ierogamia del Cielo e della Terra, la lettura ciclica del Barka ha un significato non solo stagionale, ma può essere applicata anche alle età della vita; il microcosmo umano agisce come riflesso della manifestazione macrocosmica, si specchia in una realtà che riconosce come propria. In una nascita maschile il prevalere della forza yang crea una corrente solare, oraria, fecondante che sorge dal potere ascendente di Li, il Fuoco; la nascita femminile incarna la dominanza della Sostanza universale dal carattere umido, yin, atta ad essere penetrata e modificata – quindi distrutta – dal Fuoco vivificante maschile; essa origina in Kam, l’Acqua di gestazione, e possiede un movimento antiorario, lunare. La ciclicità del Barka non abbraccia solamente il simbolismo dell’anno; il ricorso ciclico può essere applicato anche alle stazioni mensili generate dal ciclo lunisolare, nonché alla suddivisione diurna espressione del moto di rotazione terrestre attorno al proprio asse. Epifania del Sole e della Luna – i principi cosmici dello yinyang, i Diagrammi del Barka offrono un’immagine della totalità dei fenomeni e del loro antagonismo, consentendo all’individuo la possibilità di armonizzarsi con i più grandi cicli universali attraverso la conoscenza degli stessi o, come in uso presso i Tibetani, tramite riti e azioni propiziatorie.


[1] Per maggiori approfondimenti sui rapporti dei primi T’ang con il Tibet cfr. il saggio di Frankel, H. H., La Cina fino al 960, su: I Propilei, Verona 1969, vol. VI, pp. 264 sgg.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...