Le associazioni tra Arcani Maggiori e lettere dell'alfabeto ebraico
Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
La tabella 1 presenta lo schema degli Arcani Maggiori come un abbozzo della Legge יהוה.

Notate che il sistema degli Arcani Minori è interpretato allo stesso modo. La differenza è che il valore numerico delle carte degli Arcani Minori rappresenta in modo totale ed esatto questa interpretazione. Gli Arcani Minori potrebbero essere comparati a un perfetto strumento musicale, mentre gli Arcani Maggiori corrisponderebbero a uno strumento accordato in modo imperfetto, a intervalli solo approssimativamente simili. Uno degli strumenti – quello esatto – fu destinato all’umanità integrata; l’altro – quello imperfetto – alla visione confusa dell’umanità caduta.
Della distribuzione degli Arcani della colonna י abbiamo già discusso nell’Arcano VII. Nelle colonne ה e ו la distribuzione è la stessa. Per quanto riguarda la colonna della seconda He, i suoi Arcani androgini costituiscono, nella loro totalità, il passaggio dagli Arcani Maggiori ai Minori. Essi potrebbero essere considerati come “l’organismo” che da cui nascono gli Arcani Minori. 1 Ricordiamoci che, parlando della direzione inversa, chiamiamo anche gli Arcani Minori del seme di Quadri un “organismo” che dà i natali agli Arcani Maggiori.
Rivediamo brevemente le fasi di sviluppo di un uomo incarnato secondo la tavola degli Arcani Maggiori.
Un uomo che cerca l’autoconoscenza (1) crea la scienza (2), la prende in sposa e, grazie ad essa, diviene produttivo (3), acquisendo quindi autorità (4). Questa autorità (4) fa nascere, in lui, il pentagramma umano (5). Una volta formatosi, egli deve confrontarsi con il dilemma delle due vie (6). Sceglie il giusto percorso, diventando quindi il Vittorioso (7).
Con questo Arcano finisce la prima fase, quella della י, la formazione della personalità nel campo delle idee.
Il Vittorioso inizia il secondo ciclo, quello dell’autoeducazione nel campo delle forme, istituendo la legalità (8) nell’ambito dell’ambiente in cui opera. L’instaurarsi della legalità assicura un certo livello etico che gli servirà come trampolino per lanciarsi verso le sfere più elevate nel piano della forma. La sua aspirazione alla perfezione sarà coronata dall’Iniziazione (9). Dopo l’iniziazione, vi è l’approfondimento del “sistemi chiusi” (10). Questo “sistema chiuso” può essere il mondo esterno a cui l’Iniziato ritornerà periodicamente per influenzare i suoi pari. Questo “sistema” può anche essere la Cabala, in cui l’Iniziato approfondirà il complesso dei cliché di coloro che lo circondano; infine, il sistema può essere ridotto all’ambito meditativo di ciò che chiamiamo “Testamentum”. L’approfondimento in un “sistema chiuso” (10) condurrà l’Iniziato a formare una Corrente di Forza (11, La Forza). Da qui, il bisogno di un sacrificio (12, L’Appeso), sia interno (per rafforzare la corrente) sia esterno (a favore dell’Umanità). Il compimento del sacrificio condurrà ad una traslazione di piano (13, La Morte).
Lo sviluppo nel campo delle forme è seguito da un contatto effettivo con gli elementi di tutti e tre i piani. Ogni morte (13) è allo stesso tempo nascita ad una nuova vita, che porta con sé la comprensione della reversibilità di certe manifestazioni energetiche (14, La Temperanza). Se la nostra traslazione di piano è stata conseguita attraverso un’esteriorizzazione, porteremo con noi, dal piano astrale, i cliché di reversibilità di tale processo. Ciascun cambio di piano ha un certo potere sui vortici astrali o, similmente, sulle forze mentali (sul piano mentale) o sulla capacità di trarre vantaggio sulle manifestazioni destiniche (sul piano fisico) (15, Il Diavolo). L’Arcano XV si manifesterà avviluppandosi in una delle forme appartenenti all’Arcano XVI (La Torre). L’Arcano XV si manifesterà, quindi, attraverso il potere della logica, la progressiva esclusione di altre ipotesi, il potere di bloccare certe entità astrali o, infine, la capacità di utilizzare fisicamente gli esseri dei tre piani per un abile uso delle condizioni fornite dal destino. L’Arcano XVI completa il primo ciclo della colonna ו del nostro schema.
Iniziamo, con lo stesso Arcano XVI, un nuovo emiciclo della colonna ו del nostro schema, quello dell’applicazione attiva della forza (16). Per fare ciò, l’Arcano XVI necessita di una “moglie” che sia in possesso di qualche facoltà divinatoria (17, Le Stelle). Ciò consentirà all’uomo di guidare la sua attività. La consapevolezza della propria forza ed esperienza in questo campo condurrà alla scoperta di altre entità, non solo amichevoli ma anche ostili. L’uomo saprà che ci sono nemici su tutti i piani (18, La Luna). Sconvolto e perseguitato, cercherà il mezzo per unirsi alla Luce. Egli si dovrà confrontare con la necessità di realizzarsi nella Grande Opera della trasformazione ermetica (19, Il Sole).
Questo completa il ciclo ו. I quattro Arcani rimanenti sono trasformazioni ermetiche. Coloro che passano attraverso questi stadi sono già sulla via della Reintegrazione.
Il ciclo della seconda ה inizia con la considerazione data a quest’opera ermetica (ancora l’Arcano 19). Per prima cosa vi sarà la profonda convinzione di poter contribuire alla propria rinascita e a quella degli altri esseri (20, Il Giudizio). L’assoluta necessità di una trasformazione interna condurrà l’essere umano a penetrare i misteri dell’Arcano ש (21, Il Matto), l’Arcano della realizzazione, nel vero senso della parola.
Al fine di rendere sottile il denso, cioè, coagularlo, è necessario per prima cosa sapere in che modo si coagula. La maestria ottenuta consentirà all’essere umano di realizzare la Grande Opera (22, Il Mondo) e, in conseguenza di ciò, passare direttamente al seme di Bastoni degli Arcani Minori.
Addizione e scomposizione degli Arcani
Se non teniamo conto della disuguaglianza degli intervalli tra due Arcani nell’intera gamma degli Arcani Maggiori, possiamo prendere uno qualsiasi di essi come punto di partenza per il conteggio, secondo una scala di nostra convenienza. In altre parole, se ammettiamo che l’Arcano III, ad esempio, deriva dall’Arcano II, così come l’Arcano II deriva dall’Arcano I, e il V dal IV, allora possiamo dare a qualsiasi Arcano un numero corrispondente a quello che l’Arcano possedeva nel ciclo normale, cioè il ciclo che inizia con l’Arcano I. Tale operazione è chiamata “Addizione degli Arcani”. 2
Aggiungere l’Arcano “a” all’Arcano “b” significa progredire in ordine circolare all’Arcano che corrisponde a “a + b” o, se inesistente, a uno degli Arcani il cui numero corrisponde al numero “a + b”, secondo il modulo 9. Quindi, la somma degli Arcani VII e XVIII sarà l’Arcano VII o XVI; quindi, 7 + 18 = 25 = 7 ed anche 16, poiché la somma di 1 e 6 dà 7. 3
Per spiegare in modo più chiaro questa tecnica ho sistemato i numeri degli Arcani attorno a una tabella, dove le caselle più interne contengono i numeri che iniziano dall’1 e terminano con il 18. Per lo schema interno considero solamente 18 Arcani, perché i rimanenti svolgono una funzione minore. Il diciannovesimo Arcano è solo lo sviluppo del primo o del decimo (19); il ventesimo è lo sviluppo del secondo (20); il ventunesimo è lo sviluppo del terzo (21) e il ventiduesimo è lo sviluppo del quarto. La tabella 2 fornisce un diagramma delle nostre transizioni. 4

Sommiamo, a titolo di esempio, l’Arcano V all’Arcano X, considerando i loro titoli sul piano dell’Uomo, ovvero “Pentagramma” e “Cabala”. Il nostro punto di partenza sarà l’Arcano V, e da questo continuiamo intorno al nostro schema, contando 10 intervalli, cioè, andremo fino al decimo Arcano, ma da ה e non da א come di solito. Il “Pentagramma”, assieme alla “Cabala”, ed esprimendosi per suo tramite, ci darà l’Arcano XV: “Nachash”, cioè un vortice astrale creato cabalisticamente attraverso il Pentagramma. Ovviamente la volontà umana cosciente, assieme alla conoscenza del piano astrale, garantisce questo risultato.
Possiamo, naturalmente, ottenere la stessa somma – 15 – sommando “Cabala” e “Pentagramma” in ordine inverso, cioè 10 + 5 = 15. In questo caso, iniziamo contando dall’Arcano X e, aggiungendo cinque intervalli, giungeremo alla sua manifestazione come Pentagramma (5). Vedremo che le leggi della Cabala, quando si esprimono attraverso un’entità cosciente e volitiva, si manifestano come il serpente Nahash, 5 onnipotente nell’astrale, ovvero ancora l’Arcano XV.
Proviamo a sommare l’Arcano XIII al VII, cioè a cercare la Vittoria sull’Arcano della Morte. Otterremo la somma di 20, l’Arcano della Rinascita. Otterremmo lo stesso risultato sommando gli Arcani in ordine inverso (7 + 13), in altre parole cercando di scoprire il significato della Vittoria in collegamento alla Morte quando vi è un cambio di piano, come nella Reincarnazione.
Se sommiamo l’Arcano XIX al XI, cioè se conferiamo forza (11) a colui che cerca la Luce Superna (19), otterremo 30 = 3, l’Arcano della Produttività (Creatività). Non sono necessari ulteriori commenti.
Altri esempi sarebbero superflui, visto che abbiamo già studiato casi simili nella decostruzione aritmetica dei valori numerici degli Arcani.
Moltiplicazione degli Arcani
Una tesi più o meno corretta sostiene una comparazione tra i primi dieci Arcani maggiori e il seme di Quadri: “Proprio come le carte di Quadri sono la manifestazione del loro Kether – l’Asso di Quadri, così i primi dieci Arcani Maggiori si possono considerare come le Sephirot del primo Arcano, pensato come Kether.”
Le Sephirot del primo Arcano si ottengono da esso sequenzialmente, per transizione di un intervallo secondo i numeri del nostro schema (Tabella 2). Assumendo che le Sephirot del secondo Arcano si possano raggruppare a intervalli di due, risulterebbe allora che Kether = 2, Chokmah = 4, Binah = 6, Gedulah = 8, ecc.
Applicando lo stesso sistema al terzo Arcano come Kether, procederemo ogni volta di tre intervalli. I dieci Sephirot corrisponderebbero quindi ai numeri 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21, 24, 27 e 30.
In generale, applichiamo salti di “intervallo” per trovare la Sephira dell’Arcano “a”. Possiamo quindi formulare la regola seguente: La Sephira “b” dell’Arcano “a” sarà rappresentata dall’Arcano il cui numero corrisponde al risultato “ab” secondo il modulo 9. Ecco alcuni esempi:
- Individuiamo la settima Sephira a partire dall’Arcano II: 2 x 7 = 14 o, in altri termini, cerchiamo di capire in cosa consiste la Vittoria (settima Sephira) del sottile sul denso nel campo della scienza (Gnosis, Arcano II). Otterremo l’Arcano XIV, quello della reversibilità dei processi e dell’armonia interna di un astrosoma. Questo è chiaro. Si potrebbe dire che 14 = 5. Ben detto! La formazione del Pentagramma non è possibile senza l’Arcano XIV, che naturalmente sarà il Pentagramma con le tre punte in alto.
- Individuiamo l’ottava Sephira dall’Arcano XV, cioè la Gloria, la Pace dell’elemento Nachash. Otterremo 15 x 8 = 120 = 12 = 3. Abbiamo prima l’Arcano del Sacrificio (12) che, allo stesso tempo, è l’Arcano dello Zodiaco (12), cioè il piano fisico. In effetti, da una lato, la vittoria dell’elemento animato dei vortici astrali in via di miglioramento non può andare oltre un impegno astrale della vittima; questo è l’apice del miglioramento del lavoro astrale, durante il quale si deve mantenere la calma. D’altro canto, nel campo applicativo di questo lavoro, è impossibile scendere al di sotto del piano fisico (12). Una realizzazione più completa non esiste. Ma cosa dice il numero 3? La gloria del vortice astrale è l’Arcano della Produttività (3). Questo Arcano deve trovare piena soddisfazione grazie all’ottava Sephira.
- Cerchiamo la Severità (quinta Sephira) negli elementi divinatori della Natura (Arcano XVII). Avremo 17 x 5 = 85 = 13 = 4: la Severità, la spietata giustizia del fato, si associa all’Arcano della morte o della trasformazione dell’energia. Non è difficile realizzare che nulla si può fare senza di essa. Tuttavia, nella nostra equazione abbiamo anche 4. Questo numero corrisponde alla Forma o alla presenza dei quattro elementi o quattro stati della materia. Naturalmente, senza forma e senza la presenza degli elementi, non vi sarebbe alcuna manifestazione in Natura.
Questi esempi sono sufficienti per capire quanto segue: le operazioni numeriche sugli Arcani e sulle Sephirot non rispondono esattamente alle nostre domande, ma piuttosto forniscono un’indicazione che rende più facile trovare una risposta. Il grande ermetista Raimondo Lullo 6, nella sua opera “Ars Magna”, propose che i lettori si convincessero dell’utilità delle operazioni sugli Arcani Maggiori e le Sephirot esercitandosi nel trovare, attraverso questi mezzi, argomenti di discussione e risposte ai soggetti di cui si trattava durante la lettura.
Se necessario, possiamo cercare una risposta alle nostre domande nelle righe esterne del nostro schema, come illustrato in Tabella 2. Talvolta, per esempio, invece del piano umano, dobbiamo considerare il piano dell’Archetipo o della Natura, o viceversa. È facile dimostrare queste associazioni.
Nel nostro studio “Archetipo – Uomo – Natura” si dovrebbe assegnare un posto speciale ai privilegi tradizionali dell’Umanità poiché, nel Ternario Teosofico, esso occupa il luogo mediano.
Come abbiamo già spiegato, prima della Caduta l’attività naturale dell’Uomo era la Grande Opera, che egli eseguiva senza alcuna difficoltà. I titoli dell’Arcano X che stiamo studiando forniscono un indizio su alcuni privilegi che l’umanità caduta ancora possiede.
Il privilegio mentale dell’umanità è “Testamentum”, datogli dall’Archetipo e che equivale alla Sua promessa di essere sempre “ l’Asse verticale”. L’”asse orizzontale” corrisponde all’inerzia dell’uomo nel suo stato attuale.
Il Linguaggio, un attributo esclusivamente umano, è considerato dalla Tradizione come un privilegio sul piano astrale.
Ciò richiede qualche spiegazione. La visione del mondo confusa dell’Uomo attuale si può racchiudere ed esprimere attraverso le 22 tesi sintetiche dei 22 Arcani Maggiori. Nel loro insieme, questi sono inclusi nell’Asse orizzontale. Il ruolo dell’asse verticale, in questa interpretazione, è rappresentato dalle lettere ה ו ה י , che partecipano allo schema costruttivo dell’inerte e confuso mondo degli Arcani Maggiori fecondandolo continuamente, si potrebbe dire, con il principio di attività, chiarezza e accuratezza degli Arcani Minori. In questo senso, il termine “linguaggio” è equivalente al termine “Cabala”. Cerchiamo di sviluppare questo concetto.
Non essendo il linguaggio un insieme casuale di segni e di leggi, allora tutte le radici del linguaggio corrisponderanno a qualcosa di esistente nell’Universo. La totalità delle radici usate nel linguaggio esprimeranno nel loro insieme il mondo del parlante. Le leggi che collegano l’un l’altra le radici determinandone la complessità saranno in analogia con le leggi che un dato microcosmo utilizza per formulare le leggi dell’Universo. Per questo microcosmo, il ruolo dell’Universo è rappresentato dagli Arcani Maggiori. Gli elementi del linguaggio sono le parole di questo alfabeto iniziatico. Per il nostro studio utilizzeremo quelle dell’alfabeto ebraico.
Ciascun atto ed evento nell’Universo, una volta registrato, richiede obbligatoriamente l’uso di parole, radici e, infine, di segni alfabetici. Quindi, la Cabala, o più esattamente, il lato passivo della Cabala, può essere definita come “lo specchio che riflette tutto quanto accade nell’universo”. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che, secondo la Legge dell’Analogia, ciascun processo esercitato è reversibile. Tutte le influenze sono reciproche. Se l’attività cerebrale riverbera nei vari settori del sistema nervoso, l’attività del sistema nervoso si irradia nei centri cerebrali. Se il governo esercita la sua influenza sulla società, quest’ultima influenza le decisioni di governo. Se un insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, questi, in cambio, portano l’insegnante a adattarsi ai bisogni degli studenti. Ciò ci fa giungere alla conclusione che, se cambiamo la posizione delle lettere alternando le radici e le parole, questi cambiamenti si rifletteranno in un certo modo nel campo degli eventi mondiali. Questo è l’aspetto attivo della Cabala.
È evidente che, per far sì che ciò corrisponda alla realtà, l’operazione cabalistica deve possedere la vitalità necessaria ed essere portata a termine con la piena consapevolezza del microcosmo operativo. Allo stesso modo, in rapporto all’aspetto passivo della Cabala, è certo che solo la manifestazione della vitalità sarà riflessa nello specchio. Se si riceve un grado fittizio, che non corrisponde ad alcun titolo di potere, o se si vince qualcosa giocando a carte, è dubbio che questi eventi possano essere predetti o registrati cabalisticamente. Tuttavia, se qualcuno in possesso di potere e conoscenza agisce sui segni e sulle formule, questa azione si riflette sul piano dei cliché astrali e può anche influenzare i flussi mentali. Questa è la manifestazione della parte attiva della Cabala e la ragione del suo diffondersi nel campo magico e teurgico.
Vi è un vecchio adagio: “la lettera uccide, ma si può anche uccidere la lettera”. La “lettera uccide” esprime il potere dell’operazione cabalistica. “Uccidere la lettera” significa che si può dominare, sopraffare o distruggere l’atto cabalistico di altri, agendo direttamente sul piano delle idee o nel mondo fisico, ignorando totalmente il mondo delle forme (l’astrale). Non dimentichiamo mai che il Figlio dell’Uomo è il “Signore del Shabbat”. Il simbolo che, secondo la tradizione, corrisponde ai due privilegi dell’umanità sul piano fisico è il rituale della circoncisione. Questo rituale, qualcosa di obbligatorio imposto dalla tradizione, può essere simboleggiato dal Bastone. La linea verticale feconda e rappresenta la tradizione. L’elemento orizzontale della figura rappresenta la passività umana, la tendenza a rimanere come si è sempre stati. Tuttavia, il rituale della circoncisione è anche interessante da un altro punto di vista, comparabile con il simbolo del Bastone. Nell’esecuzione fisica della cerimonia, spiegata a volte come una pratica puramente igienica, possiamo anche vedere il simbolo del sacrificio di una porzione di carne (che corrisponde all’inerzia) allo scopo di conseguire un certo grado di liberazione che consente di fruire delle proprie capacità attive. Così abbiamo di nuovo il simbolo del Bastone o Lingam come trionfo dell’attività sull’inerzia, e anche l’allusione al piano fisico come piano del sacrificio.
Guardiamo ora alla costruzione del vecchio linguaggio iniziatico, la cui forma distorta e materializzata è oggi chiamata lingua ebraica, e che più precisamente si dovrebbe chiamare aramaico. Le radici di questa lingua risiedono in coppie di consonanti o, per gli occultisti, sono costituite da due Arcani. I suoni vocalici, che corrispondono alla pronuncia delle parole, cambiano e differiscono in base alle varie località.
Le radici composte da tre lettere si spiegano attraverso l’unione di due radici di due lettere, quando una stessa lettera termina la prima radice e inizia la seconda. Il carattere dei prefissi e dei suffissi è determinato dalla consonante (o consonanti), cioè di nuovo dall’Arcano Maggiore che compone la consonante stessa.
Vi sono 22 Arcani Maggiori; quindi, il numero di tutte le possibili combinazioni di due Arcani è: 22 x 21 / 2 = 231. Prendendo in considerazione la possibilità di invertire l’ordine dei due segni, il massimo numero di combinazioni è 462. Se aggiungiamo ancora a questo numero i 22 casi in cui un Arcano si oppone a se stesso, ma in due campi differenti, avremo 462 + 22 = 484, il numero totale di radici. Queste 484 combinazioni rappresentano, nel loro insieme, la visione del mondo caotica e approssimativa dell’umanità caduta. Unendo queste radici in forme più complesse, possiamo costruire delle combinazioni, allo stesso modo in cui mettiamo assieme le parole per creare delle frasi. Comunque, la comprensione soggettiva del mondo da parte di un essere umano non contiene, in generale, tutte le 484 radici. Vi è una riduzione progressiva delle radici in uso.
Naturalmente, lo stesso insieme di Arcani può essere interpretato differentemente sui diversi piani del Ternario Teosofico. Comunque, le radici tendono a materializzarsi. Nel linguaggio iniziatico, agli inizi, esse corrispondevano a certi concetti metafisici; col tempo, le radici furono applicate a concetti analoghi, ma già nel campo delle forme e, infine, in relazione alle manifestazioni del mondo concreto. Per questa ragione, la comprensione e l’interpretazione letterale dei testi antichi basata sul significato attuale delle parole ebraiche provoca grande perplessità e dissenso. Ecco alcuni esempi:
- La combinazione Alef-Bet (א ב), secondo il sistema iniziatico di interpretazione degli Arcani, è letto come: un’entità sui tre piani completa e bilanciata (א) che vuole manifestarsi attraverso divisione o polarizzazione (ב). Rendendo questa combinazione un po’ più accessibile alla nostra comprensione, giungeremo facilmente alle seguenti due interpretazioni, specialmente se sostituiamo il generale con l’individuale: (a) Un’entità sui tre piani, completa e bilanciata, si manifesta dando nascita a un’altra entità. (b) Un essere umano completo dà alla nascita a un altro essere umano, con un processo simile a quello di separare una parte da se stesso. Quest’ultimo significato dell’insieme א ב è interpretato, nel linguaggio contemporaneo, come “padre”. 7
- La combinazione Alef-Mem (א מ) (AM, AME o AMA) genera le seguenti interpretazioni: (a) Il mondo dei tre piani, nella sua interezza (א), si manifesta attraverso l’Arcano della Morte e della Rinascita (מ); (b) in un ambiente bilanciato qualcosa si forma, muore in quell’ambiente per rinascere in modo diverso; (c) un essere umano – donna – dà alla luce un bambino, che muore alla vita intrauterina per nascere alla vita esterna. La traduzione comune di questa combinazione è la parola “madre”. 8
- La combinazione Ain-Tsadi (ע צ) (AATZ o ETZ) ci dà le interpretazioni: (a) La restrizione delle funzioni dell’organismo (ע), risultante in una vita molto limitata piena di rischi; (b) vita vegetativa; (c) albero (andando dal senso generale a quello particolare). 9
- La combinazione Gimel-Nun (ג נ) significa: (a) Una nascita (ג) associata con la reversibilità, la moderazione o le proporzioni (נ); (b) un solido geometrico; (c) un recinto; (d) un giardino (nella Bibbia). 10
- La combinazione Resh-Mem (רמ) corrisponde a: (a) Rinascita (ר) attraverso la Morte (מ); (b) rinascita per l’ambiente in seguito alla morte della personalità; (c) formazione di un ambiente omogeneo attraverso l’assimilazione di elementi esterni; (d) formazione di un ambiente nutritivo attraverso l’assorbimento di materiale esterno; (e) sangue.
- La combinazione Lamed-Lamed (ל ל) significa: (a) Sacrificio come opposto al sacrificio; (b) espansività come opposta all’espansività. Quando si aggiunge la lettera י al centro della combinazione ל ל, è come stabilire un “sistema chiuso; la parola significa “notte”, e si interpreta come segue: lo spazio chiuso (י) è circondato da tutti i lati dal “sacrificio della luce”, come se ci fossero delle visiere. Così si ottiene l’oscurità completa, da cui la notte. 11
- La combinazione Resh-Tet (רט) ci dà: (a) La Rinascita (ר) sotto la direzione di elementi restrittivi (ט); (b) un nuovo flusso diretto da qualcosa; (c) acqua che fluisce in una tubatura; (d) Canale, tubo o viale (il cui corso è delimitato, come nel caso di una valle).
- Mebes riprende questa interpretazione da Le Tarot des Bohémiens di Papus. ↩︎
- Il paragrafo non è pienamente comprensibile se non lo si integra con la spiegazione data nei paragrafi successivi. ↩︎
- Qui, Mebes fa un ragionamento basato sul concetto di modulo matematico. Il modulo (abbreviato mod) è l’operazione che trova il resto della divisione tra due numeri interi, dove il primo numero è il dividendo e il secondo è il divisore o modulo; ad esempio, 13 mod 4 = 1, perché 13 diviso 4 dà un resto di 1. ↩︎
- Questo paragrafo spiega infine l’utilizzo del modulo 9 citato da Mebes. Il 9 è l’ultimo numero della serie naturale prima della decina; tutti gli altri numeri sono riconducibili ai primi nove per addizione teosofica. Come dice Mebes, nell’insieme dei 22 Arcani Maggiori gli Arcani dopo il diciottesimo riportano ai primi quattro Arcani Maggiori. Ora, se utilizziamo 9 come modulo dei numeri dal 19 in avanti presenti nel grafico, otteniamo come risultato la riduzione dei dividendi ai loro valori primari (i numeri dall’1 al 9). In sostanza, sia il modulo 9 che l’addizione teosofica danno lo stesso risultato, dimostrando che i numeri dal 18 in avanti sono congruenti ai primi nove numeri. ↩︎
- È interessante notare che, nella Versione Standard Internazionale (ISV) della Bibbia, il termine nahash (ebr. נָחָשׁ) di Genesi 3:1 viene tradotto come “Il Luminoso” o “Il Brillante”. In ebraico moderno la parola indica effettivamente il serpente o, come aggettivo, il ramato o il bronzeo, in quanto metalli che riflettono la luce. È possibile, in realtà, che si voglia intendere che il serpente sia espressione del brillante Lucifero (il Portatore di Luce), l’angelo decaduto, in grado di sedurre Eva più di un serpente. ↩︎
- Raimondo Lullo (c. 1232 – 1316), nato in Catalogna e cavaliere del regno di Maiorca, fu un filosofo, teologo, poeta e apologeta cristiano. È famoso per il concepimento di un sistema filosofico conosciuto come Ars, una logica per provare l’universalità del cristianesimo alle genti di tutte le dottrine e religioni, illustrata con una serie di norme generali, diagrammi e processi combinatori e iterativi alla stregua di veri e propri algoritmi. Sebbene durante la sua vita le sue opere non ebbero molto successo, nei secoli successivi il suo lavoro fu riconosciuto da molti autori. In tempi più recenti il suo nome è stato associato all’opera alchemica e all’applicazione della matematica nelle teorie sociali e computazionali. ↩︎
- In ebraico la parola ab (pronuncia: aav) significa primariamente “padre”, e nel Vecchio Testamento indica il genitore maschio. Può anche indicare l’antenato o una figura di rispetto. Il termine più colloquiale per “papà” è אבא (pronuncia: aba). ↩︎
- In ebraico la parola per “madre” è אמא (pronuncia: IMA). In situazioni più formali si usa אֵם o אִמִּי
(pronuncia: EM, IMI). ↩︎ - In ebraico la parola per “albero” è עץ (pronuncia ETS). ↩︎
- Come, ad esempio, in גן עדן (GAN EDEN, il Giardino dell’Eden). ↩︎
- In ebraico, il termine per “notte” è לילה (pronuncia LEILA). ↩︎

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