Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey Into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto

Il trono su cui è seduta l’Imperatrice rappresenta, come abbiamo detto, il ruolo della magia sacra nel mondo. È il suo posto nel mondo e nella storia del mondo; è, in ultima istanza, la sua base. In altri termini, è ciò che l’accompagna, la desidera ed è sempre pronto a riceverla. Di cosa si tratta?

Considerata la funzione liberatrice della magia sacra, è tutto ciò che è privato della libertà ed è in stato di necessità. In merito a questo San Paolo dice:

Poiché la creazione con brama intensa aspetta la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a cagione di colui che l’ha sottoposta, non senza speranza però che la creazione stessa sarà anch’ella liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. (Romani 8:19-23)

È quindi il regno minerale, vegetale, animale e umano della Natura – in breve, la Natura nella sua interezza – a costituire il dominio della magia sacra. La ragione dell’esistenza della magia sacra discende dalla Caduta e dal suo intero dominio – che comprende la Caduta della Natura, dell’uomo e delle gerarchie. Sono gli esseri che vi appartengono a sperare  “con brama intensa” di essere “liberati dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.”

Come opera a tal fine la magia sacra? Come, ad esempio, mette in salvo l’uomo?

Il trono dell’Imperatrice ha uno schienale che rassomiglia molto a due ali, così che alcuni interpreti del Tarocco vi hanno visto un’Imperatrice alata. Altri, tuttavia, vedono solo lo schienale. Visto il contesto della Carta, il significato dell’emblema con l’aquila, dello scettro sormontato dalla croce e della corona a due livelli, non si potrebbe vedere qui la forma di due ali immobili e pietrificate, un tempo vere ali e che potenzialmente potrebbero di nuovo esserlo?

Se accettiamo questa interpretazione, non solo essa riconcilierebbe due punti di vista apparentemente opposti, ma si accorderebbe pure con tutto ciò che la Carta ci insegna sull’ambito, lo scopo, il potere e la legittimità della magia sacra. Dare movimento alle ali pietrificate … non sarebbe in accordo con la missione liberatrice della magia sacra e con le parole di San Paolo?

Come che sia, tale interpretazione include la risposta alla domanda in merito alla pratica di azione liberatrice della magia sacra. Essa è in ogni modo contraria all’azione di coercizione della falsa magia o della magia personale. È il contrario dell’ipnosi – il risveglio del libero arbitrio; e della suggestione – la liberazione dalla possessione data dalle idee fisse e dai complessi psicopatologici. È il contrario dell’evocazione necromantica – l’ascesa verso il defunto attraverso la forza dell’amore; e alle costrizioni impiegate dalla magia cerimoniale verso gli esseri elementali (gnomi, ondine, silfidi e salamandre) – il guadagno della loro fiducia e amicizia attraverso gli atti corrispondenti. È il contrario delle procedure della Cabala pratica, che ha il fine di soggiogare gli “spiriti del male” (nel senso di gerarchie cadute) – la loro trasformazione in servitori attraverso il loro stesso consenso resistendo alle tentazioni di ciascuno di loro. Perché anche loro sono in attesa “della manifestazione dei figli di Dio”, e per essi tale manifestazione significa, in primo luogo, l’inaccessibilità alle loro stesse tentazioni. Resisti al diavolo, e il diavolo sarà tuo amico. Il diavolo non è ateo; egli non dubita di Dio. La fede che gli manca è la fede nell’uomo. E l’atto della magia sacra rivolto al diavolo è quello di ristabilire la sua fede nell’uomo. Lo scopo delle prove di Giobbe non era quello di dissipare i dubbi di Dio, ma piuttosto quelli del diavolo. Una volta dissipati, chi ha lavorato sodo per ridare a Giobbe quello che aveva perso se non lo stesso essere che lo aveva in precedenza privato di ogni cosa? Il nemico di Giobbe divenne il suo servitore volontario – e “servitore volontario” sta a significare amico. infine, la magia sacra è il contrario della trasfusione fluidica del magnetismo – la pratica di farsi carico delle malattie e infermità altrui, secondo il precetto di San Paolo:

Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo. (Galati 6:2)

È così che i santi praticano la magia sacra. Essi non proiettavano la loro forza, la loro vitalità o i loro fluidi in qualcun altro, ma al contrario prendevano da lui ciò vi era di insalubre. Santa Lidwina [1], per esempio, che non lasciò mail il suo letto o la sua stanza per lunghi anni, sentì una volta un forte odore di alcol. Nello stesso momento fu curato un alcolista nella città (Schiedam) dove lei viveva.

Con la presentazione di questa lista di contrari, non ho intenzione di giudicare, e ancor meno condannare, l’ipnosi, il magnetismo, la suggestione, le evocazioni, la magia cerimoniale, che hanno a che fare con la Natura, e la Cabala pratica, che aspira a soggiogare gli  “spiriti maligni”. L’unico scopo qui è di chiarire ciò che differenzia la magia sacra dalle altre pratiche. Esse possono anche servire il bene. Ma la magia sacra non può fare altro che servire il bene.

Vi sono grimorii per la magia sacra? Si, se per “grimorio” si intende un arsenale di armi o strumenti di cui fare uso. L’arsenale è composto di formule, gesti e figure riprodotte attraverso la gestualità. Ma non li si deve scegliere arbitrariamente. La scelta deve accordarsi a una conoscenza profonda confermata attraverso la rivelazione o altrimenti per rivelazione diretta confermata successivamente dalla conoscenza sperimentale.

In merito all’arsenale di formule, queste sono accessibili quasi interamente da chiunque. Questo perché la fonte principale di formule per la magia sacra sono le Sacre Scritture, la Bibbia, che comprende il Nuovo e il Vecchio Testamento. Il Vangelo secondo Giovanni occupa qui una posizione preminente, perché esso consiste quasi interamente di formule magiche. Poi vengono i tre Vangeli rimanenti e l’Apocalisse (il Libro della Rivelazione). Si trovano formule magiche anche nelle Epistole e negli Atti degli Apostoli. Per quanto riguarda il Vecchio Testamento, le si trovano in tutti i Salmi, nel Libro di Genesi (Bereshith), in Ezechiele e negli altri profeti. Vi sono anche formule magiche nel rituale liturgico della Chiesa e nelle tradizioni scritte e orali che riportano ai santi e ai grandi mistici. Allo stesso modo, il testo della Tabula Smaragdina appartiene all’arsenale di formule della magia sacra.

Riguardo la parte “silente” (cioè i gesti e le figure riprodotti attraverso la gestualità) della magia sacra, la loro scelta dev’essere allo stesso modo confermata o indicata dalla rivelazione. Essi consistono, di regola, dei gesti rituali impiegati dalla Chiesa tradizionale (Romana o greco-ortodossa) e dei gesti che riproducono un certo numero di figure geometriche. È necessario talvolta inginocchiarsi, talvolta rimanere in posizione eretta, talvolta prostrarsi; qualche volta è necessario fare il gesto benedicente, qualche volta quello di protezione o di liberazione, ecc.

Tali formule e gesti non sono segreti, ma non si dovrebbero tradire. “Tradire” non significa divulgarle, farle conoscere ad altri; non si tradisce una formula magica che è conosciuta da quasi tutti esclusivamente per il fatto di farla conoscere ad altri. Ma la si tradisce quando la si sradica dal suo sacro suolo e dal contesto sacro dell’operazione magica a cui appartiene portandola su un piano più basso, ovvero quando se ne abusa. Ed è lo stesso con le formule per il cui tramite si opera la consacrazione nella Messa. Tutti le conoscono, ma esse sono operative solo quando pronunciate nel sacro contesto della Messa da una persona che è la sola legittimamente autorizzata a farlo. Non è la segretezza che attiva il loro operato; è il contesto e il niveau dell’operazione, ed è la legittimità dell’officiante o del celebrante. Quindi non si tradiscono le formule della consacrazione stampandole in un messale. Ma sicuramente le si tradirebbe se qualcuno le usasse, come laico, in una “messa” inventata o improvvisata arbitrariamente.

Il mistero è protetto diversamente dal segreto. La sua protezione è la sua luce, mentre la protezione di un segreto è la sua oscurità. E per un arcano, che è a metà tra un mistero e un segreto, è il crepuscolo a proteggerlo. Perché esso si rivela e allo stesso tempo si nasconde per mezzo del suo simbolismo. Il simbolismo è il crepuscolo degli arcani. Per cui gli Arcani del Tarocco sono formule rese visibili e accessibili a chiunque. Nel passato furono uno svago per migliaia di persone; furono utilizzati come strumenti per la divinazione da centinaia di persone; pochi ne sperimentarono l’effetto rivelatore. Court de Gébelin [2] ne rimase stupefatto; Éliphas Lévi ne fu ammaliato; Papus ne fu ispirato; altri seguirono e tutti furono soggetti alla strana e quasi irresistibile attrazione verso il Tarocco. Lo studiarono, lo meditarono, lo commentarono, lo interpretarono, furono stimolati, ispirati e illuminati da “qualcosa” nel Tarocco che allo stesso tempo si rivela e si nasconde nel crepuscolo dei suoi simboli. E noi? Come ci poniamo in relazione al Tarocco? Ne avremo una conoscenza certa dopo la ventiduesima Lettera, dedicata agli Arcani Minori del Tarocco.

Il trono su cui è assisa l’Imperatrice rappresenta la seconda HE del Tetragrammaton della magia sacra, ovvero la sua interezza manifesta; la corona corrisponde allo YOD, lo scettro alla prima HE e l’emblema alla VAU del Tetragrammaton. Questo è il motivo per cui abbiamo definito il trono come il “ruolo della magia sacra nel mondo e nella storia”. Si potrebbe dire allo stesso modo che esso è il fenomeno della totalità della magia sacra per come si è manifestata, si manifesta e si manifesterà nella storia dell’umanità. È il corpo storico che rivela la sua anima e il suo spirito. Per “corpo” intendo ciò che rende possibile l’azione diretta nel mondo reale. Quindi l’arsenale o il deposito delle formule magiche e delle gestualità che si usano nell’esercizio pratico della magia sacra sono parte del suo corpo. I rituali delle sue operazioni universali, destinate a servire l’umanità intera, e che trascendono lo spazio e il tempo, ovvero i sette sacramenti della Chiesa universale, in quanto rituali, sono ugualmente parte del suo corpo. E ancora quelli che hanno la missione o la capacità di perpetuare la tradizione della magia sacra sono analogamente parte di esso. Questo corpo è come un albero che ha un certo numero di rami ciascuno dei quali  ha molte foglie, ma le cui radici sono in cielo e la parte aerea è rivolta in basso.

Si tratta dell’Albero sephirotico della Cabala? O è piuttosto l’albero della Conoscenza del Bene e del Male? O, ancora, è l’Albero della Vita?

Il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male ha avuto un triplice effetto: fatica, sofferenza e morte. La fatica del lavoro ha preso il posto dell’unione mistica con Dio, la quale unione (senza sforzo) è l’insegnamento del Primo Arcano del Tarocco, il Mago. La sofferenza ha sostituito la rivelazione riflessa o gnosi, che è l’insegnamento del secondo Arcano del Tarocco, la Papessa. E la morte è entrata nel dominio della vita o magia sacra creativa, che è l’insegnamento del terzo Arcano del Tarocco, l’Imperatrice. Perché la magia sacra è la vita come era prima della Caduta. La gnosi del secondo Arcano è la coscienza che era prima della Caduta. E la spontaneità mistica del primo Arcano è la relazione tra uomo e Dio come era prima della Caduta. La spontaneità primordiale ha dato impulso e direzionalità all’evoluzione e allo sviluppo dell’essere umano. Non fu la lotta per l’esistenza, descritta da Charles Darwin un secolo fa, ad essere l’impulso diretto fondamentale verso l’ideale o scopo dell’evoluzione prima della Caduta, ma piuttosto lo stato dell’essere che oggi designiamo con il termine “unione mistica”. Il principio della lotta o fatica (sforzo) venne introdotto dopo la Caduta. Similmente, la sofferenza non giocò il ruolo di risveglio della coscienza prima che venisse la Caduta; il ruolo era riservato alla rivelazione riflessa, o gnosi. Nemmeno la morte giocò allora il ruolo di liberazione della coscienza. Invece della distruzione delle forme, aveva luogo la loro trasformazione continua. Ciò veniva in opera attraverso l’azione perpetua della vita nel compiere la metamorfosi delle forme, in conformità con le modificazioni della coscienza che ne faceva uso. Questa azione costruttiva della vita che perpetualmente si libera era – e ancora è – la funzione della magia sacra o divina. Ed è la funzione trasformatrice, opposta alla funzione distruttiva della morte, che il Genesi di Mosè designa con il simbolo dell’Albero della Vita.

Perché la Caduta cambiò il destino dell’umanità – così che l’unione mistica venne rimpiazzata dalla lotta o sforzo, la gnosi dalla sofferenza e la magia sacra dalla morte. Questo è il motivo per cui la formula che annuncia la “lieta novella”, che gli effetti della Caduta si possono superare e che la via dell’evoluzione umana può tornare all’unione mistica invece che allo sforzo, che la rivelazione riflessa della gnosi può sostituire gli insegnamenti della verità attraverso la sofferenza, e che la magia sacra o vita in trasformazione può prendere il posto della morte – ha il senso che segue:

IO SONO LA VIA, LA VERITÀ E LA VITA. (Giovanni 14:6)

Questa formula è allo stesso tempo la sommatoria dei primi tre Arcani del Tarocco, ovvero l’arcano della via originale della spontaneità mistica, l’arcano della verità rivelata o gnosi, e l’arcano della vita in trasformazione o magia sacra.

La magia sacra è quindi l’Albero della Vita, inaccessibile all’arbitraria dissennatezza, ma che si manifesta nel corso della storia dell’umanità per il tramite di coloro che sanno dire, “Ecce ancilla Domini, mi hi fiat secundum verbum tuum [3]”. O piuttosto, “Ecce servus Domini, faciam secundum verbum tuum[4]. Si manifesta nella storia umana attraverso il miracolo: vale a dire, che la vita umana sovra-biologica continua nei secoli e nei millenni, e la sua fonte non si esaurisce; che il fuoco sacro sugli altari dei cuori e sugli altari di pietra non si estingue nei secoli e nei millenni; che bontà, verità e bellezza non perdono la loro attrattiva nei secoli; che, nonostante tutto, nel mondo vi sono fede, speranza e carità; che ci sono santi, saggi, geni, benefattori e guaritori; che il puro pensiero, la poesia, la musica e la preghiera non sono inghiottiti dal vuoto; che c’è il miracolo universale della vita umana; e che il miracolo esiste. Si, il miracolo esiste veramente, perché la vita è una serie di miracoli, se comprendiamo che il “miracolo” non è l’assenza di una causa (cioè che non sarebbe causato da nulla e da nessuno – il che si avvicinerebbe di più al concetto di “puro caso”), ma piuttosto l’effetto visibile di una causa invisibile, o l’effetto su un piano più basso dovuto a una causa su un piano più elevato.

L’incomprensibilità non è per nulla la qualità distintiva di un miracolo; al contrario, un miracolo è spesso essenzialmente più comprensibile di un fenomeno cosiddetto “naturale” e “spiegato”. È, per esempio, più comprensibile che Therese Neumann [5], in Baviera, vivesse per decenni senza cibarsi se non di ostie – in virtù del fatto che la materia è solo energia condensata e l’energia è solo coscienza “condensata” – che non il fatto “ben spiegato” di una singola cellula che, moltiplicandosi per divisione, produce cellule diverse per il cervello, i muscoli, le ossa, i capelli, ecc., che si raggruppano in modo da originare un organismo completo umano o animale. Quando qualcuno mi dice che tutto questo si spiega con l’ereditarietà, che sono i “geni” contenuti nella prima cellula a formare un tale organismo, sono d’accordo, ma mi sento totalmente raggirato.

L’Albero della Vita è la sorgente dei miracoli della generazione, trasformazione, ringiovanimento, guarigione e liberazione. La partecipazione consapevole ad esso, ad perpetranda miracula rei unius come cita la Tabula Smaragdina, è la “grande opera” della magia sacra.

Si può comprendere l’idea della “grande opera” quando la si compara con l’ideale della scienza esatta moderna. Perché l’idea della scienza è il potere – il potere tecnico-pratico e il potere intellettuale. L’aspetto intellettuale dell’ideale scientifico è di ridurre la molteplicità dei fenomeni a un numero limitato di leggi per poi ridurle ulteriormente a una singola formula. Si tratta, in ultima analisi, di meccanizzare l’intelletto in modo tale che esso calcoli il mondo invece di comprenderlo. In questo modo si consegue il potere tecnico-intellettuale.

L’aspetto pratico dell’ideale scientifico si è rivelato nel progresso della scienza moderna dal diciottesimo secolo ad oggi. I suoi passi principali sono stati la scoperta e la messa in opera, in successione, del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica. Ma per quanto diverse possano apparire, queste scoperte sono basate esclusivamente su un singolo principio, vale a dire il principio della distruzione della materia, attraverso cui l’energia viene liberata per essere ricatturata dall’uomo così da essere messa al suo servizio. È così con la minima esplosione ciclica del carburante che produce l’energia per guidare un’auto. Ed è così con la distruzione degli atomi, per mezzo della tecnica del bombardamento di neutroni [6] che produce energia atomica. Che si tratti di carbone, petrolio o atomi di idrogeno non ha importanza; è sempre una questione di produzione di energia con conseguente distruzione di materia, perché l’aspetto pratico dell’ideale scientifico è quello del dominio sulla Natura per mezzo della messa in pratica del principio di distruzione o morte.

Immagina, caro Amico Sconosciuto, di sforzi e scoperte nella direzione opposta, nella direzione della costruzione della vita. Immagina, non un’esplosione, ma piuttosto lo sbocciare di una “bomba atomica” costruttiva, come la nascita di una quercia. Non è troppo difficile da immaginare, perché ciascun piccolo atomo è come una “bomba costruttiva” e la quercia è solo il risultato visibile della lenta “esplosione” – o sbocciare – di questa “bomba”. Immaginatelo, e avrete un’idea della grande opera o un’idea dell’Albero della Vita. L’immagine stessa dell’albero include la negazione dell’elemento tecnico e meccanico. È la sintesi vivente della luce celeste e degli elementi della terra. Non solo è la sintesi di cielo e terra, ma essa riassume costantemente il pensiero di ciò che discende dall’alto e di ciò che ascende dal basso.

Ora, l’ideale dell’Ermetismo è contrario a quello della scienza. Invece di aspirare al potere sulle forze della Natura per mezzo della distruzione della materia, l’Ermetismo aspira alla partecipazione cosciente con le forze costruttive mondane sulla base di un’alleanza e di un’unione cordiale. La scienza vuole costringere la Natura all’obbedienza e soggiogarla alla volontà dell’uomo; l’Ermetismo – o filosofia della magia sacra – vuole al contrario purificare, illuminare e cambiare la volontà e la natura dell’uomo per armonizzarlo con il principio creativo della Natura (natura naturans) e renderlo capace di ricevere la sua rivelazione liberamente donata. La “grande opera”, come un’ideale, è dunque lo stato dell’essere umano che è in pace, alleato, armonizzato e collaborativo con la vita. Questo è il “frutto” dell’Albero della Vita.

Ma la Bibbia non dice che l’approccio all’Albero della Vita è difeso e che “Iddio pose ad oriente del giardino dell’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita” (Genesi 3:24)? Si, è difeso, ma la difesa non è assoluta e applicata in generale; è specifica. Leggete cosa dice qui la Bibbia: “Poi l’Eterno Iddio disse: ‘Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto a conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo’.” (Genesi 3:22). Ora, qui si tratta di una difesa contro lo stendere la mano e prendere dall’Albero della Vita. Ed è questo e solo questo che la spada fiammeggiante vuole prevenire.

“Stendere la mano e prendere” – questo è il disegno, il metodo e l’ideale della scienza. È la volontà di potenza che sottende l’attitudine scientifica che viene impedita – attraverso la spada fiammeggiante del Guardiano dell’Eden – dal ripetere l’atto commesso nei confronti dell’Albero del Bene e del Male. Ma il disegno, il metodo e l’ideale dell’Ermetismo sono il contrario di quelli della scienza. Alla base della fondamentale attitudine ermetica vi è la volontà di servire. Invece di stendere la mano per prendere, l’essere umano apre la mente, il cuore e la volontà per ricevere ciò che gli sarà benevolmente donato. L’ispirazione, l’illuminazione e l’intuizione che egli cerca non sono conquiste della sua volontà; sono piuttosto doni dall’alto, preceduti dagli sforzi della volontà umana che aspira a diventare degna.

La spada fiammeggiante del Guardiano dell’Eden è un’arma della magia divina. È come dire che essa è essenzialmente un “sì” e non un “no”. È essenzialmente costruttiva e non distruttiva. In altre parole, essa invita, incoraggia e dirige coloro che sono meritevoli – tutto quello che c’è di buono nelle persone – ai benefici dell’Albero della Vita; e proibisce, scoraggia e scaccia coloro che sono immeritevoli, ed anche ciò che vi è di immeritevole in loro. La spada fiammeggiante è una benedizione per chi è alla ricerca dell’Albero dell’Amore Eterno che è l’Albero della Vita, e allo stesso tempo, per il fatto che è benedicente, il potere fiammeggiante vieta l’Albero della Vita a coloro che cercano di possederne i frutti. La spada del Sacro Guardiano dell’Eden è sempre attiva nella vita spirituale dell’umanità. Chiama i ricercatori e respinge i ladri. Grazie ad essa esiste l’Ermetismo, la tradizione millenaria di ricerca ininterrotta dell’ideale della “grande opera” – a dispetto di tutte le chimere, tutte le illusioni e di tutte le forme di imbroglio, consce o inconsce, che lo accompagnano.

La spada del Sacro Guardiano dell’Eden opera la rivelazione magica dell’Albero della Vita per chiunque, senza distinzione. È la parola magica che infonde entusiasticamente nelle anime umane l’ardente desiderio della “grande opera”, il miracolo della vita. Essa “non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante” (Matteo 12:20), perché la sua missione è divina; ed è caratteristica del divino non solo di salvare ogni goccia di sincerità ed ogni scintilla di amore, ma anche di farle crescere e sparpagliare. Perché nonostante tutta la corruzione che l’esperienza storica porta alla luce, nel complesso nulla è corrotto. L’insegnamento tradizionale della Chiesa che la “Natura è ferita ma non distrutta” (natura vulnerata, non celata) è una verità assoluta.

L’Albero della Vita è l’unità o sintesi di coscienza, energia e materia. Tre è il numero … perché esso riflette l’unità della Santa Trinità. È allo stesso tempo l’unità di misticismo, gnosi e magia. Questo è il motivo per cui non li si dovrebbe separare. L’Imperatrice, come simbolo della magia sacra, contiene in sé gnosi e misticismo – o la Papessa e il Mago. Questi Arcani sono incomprensibili se li si considera separatamente. In generale, tutti gli Arcani del Tarocco sono comprensibili solo quando li si considera come un tutto.

Ma accade pure che la consapevolezza umana separi l’inseparabile – dimenticando l’unità. Si prende un ramo dell’albero e lo si cura come se potesse esistere senza il tronco. Il ramo può avere una vita lunga, ma alla fine degenera. Succede quindi che avendo dimenticato la gnosi e il misticismo, la magia è stata considerata separatamente e, come il ramo separato dal tronco, ha cessato di essere magia sacra ed è diventata magia personale o erratica. Quest’ultima si è “meccanizzata” ad un certo grado ed è diventata “magia cerimoniale”, attiva dal Rinascimento e sino al diciassettesimo secolo. Era la magia par excellence degli umanisti, cioè non era più magia divina bensì magia umana. Non serviva più Dio ma l’uomo. Il suo ideale divenne il potere dell’uomo sulla Natura visibile e invisibile. In seguito, anche la Natura invisibile fu dimenticata. Ci si concentrò solamente sulla Natura visibile, al fine di soggiogarla ai voleri dell’uomo. È così che si diede origine alla scienza tecnologica e industriale. È la continuazione della magia cerimoniale degli umanisti, spogliata del suo elemento occulto, proprio come la precedente era la continuazione della magia sacra, ma privata dei suoi elementi gnostici e mistici.

Ciò che qui affermo è perfettamente in accordo con il pensiero di Papus (e di Éliphas Lévi), in merito al quale non si può dire che egli stesse parlando senza conoscenza della materia. Papus disse:

La magia cerimoniale è un’operazione per il cui tramite l’uomo cerca, attraverso il gioco delle forze naturali, di obbligare le forze invisibili dei diversi ordini ad agire in base alle sue richieste. A tal fine se ne impadronisce, le sorprende, per così dire, proiettando, per gli effetti delle corrispondenze che sottostanno all’unità della Creazione, forze che egli non padroneggia, ma a cui può aprire sbocchi straordinari … La magia cerimoniale appartiene allo stesso identico ordine della nostra scienza industriale. Il nostro potere è quasi nulla in confronto a quello del vapore, dell’elettricità e della dinamite; ma opponendovisi attraverso una combinazione appropriata di forze naturali quasi della loro potenza, li concentriamo, li accumuliamo, li costringiamo a trasportare o a frantumare pesi che potrebbero annichilirci [7].

Che si può dire di più? Si potrebbe, forse, aggiungere un’altra affermazione di Papus, che definisce la relazione tra il “mago scienziato” e l’occultista o lo stregone, come di seguito:

Lo stregone sta all’occultista come l’operaio sta all’ingegnere [8].

Lo stregone è quindi un occultista amatoriale.

Proprio come la scienza tecnologica contemporanea è la continuazione diretta della magia cerimoniale, l’arte profana contemporanea è semplicemente una continuazione della gnosi e della magia che ha perso di vista il misticismo separandosene. Perché l’arte cerca di rivelare e si esercita per farlo in modo magico.

Gli antichi misteri erano solo arte sacra – essendo all’origine consapevoli del misticismo e della gnosi. Ma dopo averne dimenticato l’origine o, per così dire, dopo che questa origine si era ritratta troppo velocemente sullo sfondo, rimase una gnosi (o una “rivelazione”) privata alla radice dell’esperienza e della disciplina mistica. Così si originò l’”arte creativa”, e i misteri divennero teatro, i mantra rivelatori divennero versi, gli inni divennero canzoni, e la pantomima rivelatrice divenne danza, mentre i miti cosmici diedero il via alle belle lettere.

L’arte, essendo separata dall’organismo vivente dell’unità del Tetragrammaton, si è allontanata dalla gnosi così come dalla magia sacra – da cui proviene e a cui appartiene la sua sostanza e la sua linfa vitale. La pura rivelazione gnostica è diventata sempre più un gioco dell’immaginazione e il potere della magia è degenerato sempre più nell’estetica. Richard Wagner lo comprese e vi volle rimediare. L’opera di Wagner ha lo scopo di reintegrare l’arte – di attuare il ricongiungimento con la gnosi e il misticismo così che possa nuovamente diventare magia sacra.

Joséphin Péladan tentò di fare lo stesso in Francia. Ebbe anche un successo impressionante ma di breve durata – per ragioni che capì solo in seguito. Il clima del silenzio è indispensabile per tutte le rivelazioni; il rumore le rende del tutto impossibili.

La vita religiosa, come si sa, non è esente da decadenza – quando cessa di essere fondata sul misticismo, illuminata dalla gnosi, e attivata dalla magia sacra. Si raffredda senza il fuoco del misticismo, si incupisce senza la luce della gnosi e diventa impotente senza il potere della magia sacra. Ne resta solamente il legalismo teologico supportato dal legalismo morale – da cui l’origine della religione degli scribi e dei Farisei ai tempi del Nuovo Testamento. È il crepuscolo che precede la sua notte, la sua morte.

La FEDE è l’esperienza del respiro divino; la SPERANZA è l’esperienza della luce divina; e l’AMORE è l’esperienza del fuoco divino. Non esiste un’autentica e sincera vita religiosa senza fede, speranza e amore; ma non c’è fede, speranza e amore senza l’esperienza mistica o, il che è lo stesso, senza grazia. Nessun argomento intellettuale può risvegliare la fede; ciò che può fare, al meglio, è eliminare gli ostacoli, le incomprensioni e i pregiudizi, e quindi aiutare a stabilire lo stato di silenzio interiore necessario per l’esperienza del respiro divino. Ma la fede stessa è il respiro divino, la cui origine non si trova né nel ragionamento logico, né nell’impressione estetica, e nemmeno nell’azione morale umana.

La Parola divina e fiammeggiante splende nel mondo del silenzio dell’anima “muovendola”. Questo movimento è fede vivente – quindi reale ed autentica – e la sua luce è speranza o illuminazione, finché tutto scaturisce dal fuoco divino che è amore o unione con Dio. I tre “sentieri” o  gradi del misticismo tradizionale – purificazione, illuminazione e unione – sono quelli dell’esperienza della fede o respiro divino, della luce divina o speranza, e del fuoco divino o amore. Queste tre esperienze fondamentali della rivelazione del Divino costituiscono il triangolo della vita – perché né lo spirito, né l’anima e né il corpo sarebbero in grado di vivere se interamente privati di tutto l’amore, tutta la speranza e tutta la fede. Sarebbero allora privati di tutto l’élan vital (l’impulso vitale anticipato da Henri Bergson come impulso generale dietro l’evoluzione [9]); e che altro potrebbe operare alla base della vita se non una qualche forma di amore, speranza e fede? È perché “nel principio era la Parola” e “ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei” (Giovanni 1:1-3), ed è perché la Parola primordiale ancora vibra in tutto ciò che vive, che il mondo ancora vive e possiede l’impulso vitale che non è altro che amore, speranza e fede ispirati sin dall’inizio dalla Parola creativa.

In questo senso Browning [10] aveva ragione quando diceva “la Natura è soprannaturale”. Perché la sua origine soprannaturale ancora si manifesta nel suo impulso vitale. Voler vivere! Mio Dio, che professione di fede, che manifestazione di speranza e che ardore amoroso!

Amore, speranza e fede sono allo stesso tempo l’essenza del misticismo, della gnosi e della magia sacra. La FEDE è la sorgente del potere magico a cui sono attribuibili tutti i miracoli di cui si parla nei Vangeli. La rivelazione – tutte le rivelazioni della gnosi hanno un unico scopo: dare, mantenere e incrementare la SPERANZA. Il libro che la Papessa tiene sulle ginocchia è scritto allo scopo di mantenere incessantemente la speranza. Perché le rivelazioni che non danno speranza sono inutili e superflue. Il misticismo è fuoco senza riflesso; è unione con il divino nell’AMORE. È la sorgente primaria di tutta la vita, inclusa quella religiosa, artistica e intellettuale. Senza di esso, tutto diventa pura e semplice tecnica. La religione diviene un corpo di tecniche di cui gli scribi e i Farisei sono gli ingegneri; diventa legalismo. L’arte diviene un corpo di tecniche – siano esse tradizionali o innovative – un terreno di imitazioni o di esperienze. Infine, la scienza diviene un corpo di tecniche per il dominio sulla Natura.

Ma l’Arcano della magia sacra, l’Imperatrice, ci invita a scegliere un’altra strada. Ci porta sulla via della rigenerazione, non della degenerazione. Ci invita a de-meccanizzare tutto ciò che è diventato esclusivamente una tecnica intellettuale, estetica e morale. Ci si deve de-meccanizzare per diventare maghi. Perché la magia sacra è in tutto e per tutto vita – quella vita che è rivelata nel Mistero del Sangue. Possano i nostri problemi diventare grida del sangue (del cuore), possano le nostre parole essere portate dal sangue, e possano le nostre azioni essere effusioni di sangue! È così che si diventa maghi. Si diventa maghi diventando essenziali – così come è essenziale il sangue.

Éliphas Lévi mette come sottotitolo  al capitolo dedicato al terzo Arcano del Tarocco nel suo Il Dogma e il Rituale dell’Alta Magia: “Plenitudo Vocis”. La sua scelta è più che felice, è ispirata! Davvero! – “pienezza di voce” – si potrebbe esprimere meglio l’essenza stessa della magia sacra!? Sì, la “pienezza di voce” riguarda la magia sacra; è la voce piena di sangue; è il sangue che diventa voce. È essere, in cui non vi è nulla di meccanico e in cui tutto è vivente.

Il terzo Arcano del Tarocco, essendo l’Arcano della magia sacra, è proprio per questo l’arcano della generazione. Ma la generazione è solo un aspetto della magia sacra. Se la magia sacra è l’unione di due volontà – umana e divina – da cui scaturisce il miracolo, la generazione stessa presuppone anche la trinità di generatore, generante e generato. Ora, il generato è il miracolo che risulta dall’unione dei principi di generatore e generante. Che si tratti di una nuova idea, di un’opera artistica, della nascita di un bambino, non ha importanza; ad operare è sempre la stessa legge di generazione; è sempre lo stesso arcano – quello della fecondità – ad essere in questione; ed è sempre lo stesso mistero dell’Incarnazione della Parola che qui è il prototipo divino.

Abbiamo detto sopra che la magia sacra è la vita come era prima della Caduta. Poiché la vita è sempre generazione, l’arcano della magia sacra è allo stesso tempo quello della generazione prima della Caduta – generazione verticale, da un piano più alto a uno più basso – e della generazione orizzontale, che si compie su un singolo piano.

La formula di tale mistero è ben conosciuta: ET INCARNATUS EST DE SPIRITU SANCTO EX MARIA VIRGINE[1]. Essa contiene in alto la trinità del generatore, in basso del generante e del generato – o: lo Spirito Santo, la Santa Vergine e il Dio-Uomo. È allo stesso tempo la formula della magia sacra in generale, perché esprime il mistero dell’unione della volontà divina e umana nell’elemento del sangue. Il sangue – nel suo triplo senso, mistico, gnostico e magico – è lo “scettro” o potenza della magia sacra.

A questo punto, caro Amico Sconosciuto, mi ritirerò lasciandoti solo con il tuo Angelo. Non è bene che la mia voce umana si arroghi il diritto di profferire cose che sono la continuazione più profonda di quanto è detto sopra.


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