Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


Il segno dell’Arcano XI – כ – ha valore numerico 11, pari a 2, il che significa che la forza può essere esercitata in due modi. La corrispondenza astrologica dell’Arcano è il pianeta Marte.

I titoli dell’Arcano, nel campo del Ternario Teosofico, sono: “Vis Divina”, “Vis Humana” e “Vis Naturalis”, ossia tre modi di manifestazione della forza.

Il titolo della carta è “Leo Dominatus” o “Forza”.

La carta raffigura una ragazza che, senza sforzo e in totale autocontrollo, apre (o chiude) le fauci di un leone; la fanciulla ha sopra il capo il segno (lemnisco), che rappresenta la Luce Astrale.

È facile comprendere il contenuto della figura. Essa presenta le condizioni necessarie alla comparsa e all’uso delle forze evolutive. Le condizioni sono: conoscenza dell’astrale (), purezza delle intenzioni (la ragazza è un simbolo di innocenza), sicurezza di sé (la posa rilassata).

L’analisi aritmetica dell’Arcano ci fornisce alcune indicazioni sulla creazione della forza e sui meccanismi di applicazione.

11 = 1 + 10 e 11 = 10 + 1

Nella prima decostruzione, la monade (1) governa un sistema chiuso (10). Tradotto in linguaggio comune, vediamo che solo la volontà può governare la corrente generata dalle connessioni individuali. Questa è la formula delle entità collettive governate dalla Gerarchia. La seconda decostruzione afferma che una corrente (10) composta da entità individuali deve manifestarsi esternamente come un’unità singola (1). Cioè, perché una comunità possa esistere, deve essere, a tutti i livelli, in linea con gli scopi dei suoi membri.

11 = 2 + 9 e 11 = 9 + 2

La prima formula ci dice che l’incapacità umana di neutralizzare i binari (2) porta gli Iniziati ad operare e a manifestare la loro forza (11). La seconda formula è letta nel modo seguente: la forza (11) degli Iniziati (9) è al servizio della neutralizzazione dei binari, vista l’incapacità degli altri di neutralizzarli.

11 = 3 + 8 e 11 = 8 + 3

La prima versione è: la forza (11) consiste nell’essere produttivi (3) entro la Legge costituita (8). La seconda versione ci dà: la forza (11) è il mantenimento della Legge (8) all’interno della produttività (3) già esistente.

11 = 4 + 7 e 11 = 7 + 4

La dipendenza dagli elementi (4), a prescindere dall’interpretazione di tale termine, spinge l’uomo ad agire sulle cause secondarie (7), rendendolo quindi più forte (11). Oppure: le cause (7) governano gli elementi (4), il che si traduce in forza. Quest’ultima interpretazione indica chiaramente la necessità della partecipazione, nella corrente magica, non solo dei pentagrammi, ma anche degli elementari (4) che, conoscendo i misteri dei meccanismi involutivi, coadiuvano gli scopi della catena. Questi elementi, tuttavia, devono essere sottomessi agli elementi pentagrammatici della catena che, a loro volta, sono sostenuti dalle influenze (7).

11 = 5 + 6 e 11 = 6 + 5

La prima scomposizione ci dà la formula normale dell’attività nella Magia Cerimoniale: “Il microcosmo (5) opera sul macrocosmo (6)”. La seconda scomposizione ci darà la formula normale della divinazione sul piano astrale – un’operazione puramente passiva: “Il macrocosmo (6) dà le direttive al microcosmo contemplativo (5)”.

Qui, e in altre combinazioni, giace il segreto della Forza.


Ora cercherò di illustrare brevemente l’eziologia e la storia generale dell’implementazione della Forza sul nostro pianeta attraverso il metodo di formazione dei Circuiti Magici controllati da determinati egregori.

La forma più tipica di queste catene è quella delle collettività che professano l’una o l’altra religione. E quindi, in una certa misura, ho il diritto di dire che, in questo momento, vi sto fornendo uno schizzo dell’emergere e dello sviluppo degli insegnamenti religiosi.

Ma ciò mi obbliga a delineare, con brevi tratti, in una forma, per quanto possibile, la più pura e grezza, la visione degli Iniziati sulla questione della caduta e della reintegrazione dell’Uomo.

Inizio ricordandovi la composizione della Prima Famiglia, che si erge come gruppo trascendente rispetto alla Sephira del contenuto concreto, etico e metafisico.

I membri di questa Famiglia – Amore Trascendente, Vita Trascendente, il Logos (o Adam Kadmon) e il Fante del Logos 1 (o Servitore del Logos) – vi sono già noti. Quest’ultimo membro emana la Corona della Seconda Famiglia.

La stessa Seconda Famiglia è generata dal Fante già menzionato nell’insieme che segue di persone mistiche:

  1. La Sephira Kether, in cui risiede il Macroprosopo della Famiglia.
  2. La Sephira Chokmah, in cui risiede il Padre della Famiglia e in cui, nel suo stato primordiale, si trova il complesso androginico delle anime umane, che forma un organismo unico chiamato ADAM.
  3. La Sephira Binah è la posizione naturale della Madre della Famiglia e il luogo primordiale di residenza del complesso degli angeli. Qui, le anime devono compiere il lavoro evolutivo del triangolo di Fuoco: assottigliarsi, elevarsi e mantenere ininterrottamente la corrente ascendente del grande sistema chiuso della decima Sephira dell’Universo. L’attività degli angeli, limitando la sfera d’azione delle anime, corrisponde al lavoro involutivo del triangolo d’Acqua: gli angeli concretizzano il sottile, lo coagulano e governano l’insieme del flusso discendente del sistema chiuso della Seconda Famiglia 2.
  4. Le sei Sephirot: Chesed, Geburah, Tipheret, Netzach, Hod e Yesod servono, nella loro interezza, come luogo di residenza della famiglia di Microprosopo. Microprosopo è androgino. Il centro del vostro corpo è la Sephira Tipheret. E gli organi attraverso i quali egli agisce sulla Sposa costituiscono la Sephira Yesod. Il lato destro del Microprosopo contiene due organi positivamente polarizzati: Chesed (la Grazia) e Netzach (la Vittoria). Questi due organi del Microprosopo, costituiti da anime, sono utilizzati a fini evolutivi. Il lato sinistro del Microprosopo contiene gli organi polarizzati negativamente: Geburah (Severità) e Hod (Pace), entrambi creati dall’influenza degli angeli e destinati a fini involutivi. Quindi, dal Padre, il Microprosopo riceve i potenziali evolutivi e dalla Madre quelli involutivi. La personalità del Microprosopo è determinata dalla Sephira centrale – Tipheret; la sua attività, verso il basso, dalla Sephira Yesod. Ora è chiaro lo scopo del Microprosopo: COGNITIO (in ebraico דעת, DAAT) è la Sephira in cui si svolge la sua attività. La sfera è neutralizzata attraverso l’armonia e dovrebbe essere considerata androgina. La sua composizione è molto complessa e, in ciò, risiede il rischio di un’eventuale alterazione delle sue funzioni. Un’individualità puramente attiva, o un complesso puramente passivo, non necessita mai di una protezione così scrupolosa né di un vero e proprio nutrimento, come accade nei complessi androginici. Troviamo qualcosa di simile in tutti i meccanismi a doppia azione: funzionano bene finché tutte le regole per interagire con loro sono rispettate, fin nei minimi dettagli; la più lieve inosservanza delle regole comporta cambiamenti esagerati nella loro azione, violando l’armonia della loro composizione.
  5. La Sephira Malkuth – la dimora naturale della sposa di Microprosopo, cioè l’ambito delle implementazioni elementari, strettamente dipendente dalle prestazioni di Microprosopo e sempre calcolato nella sua composizione in base al suo stato.

La figura 1 mostra la distribuzione iniziale degli elementi dell’universo nella Sephira della Prima Famiglia. Questo schema è chiamato Institutio.

Illustrazione stilizzata di un simbolo che rappresenta elementi mistici, con una croce centrale e cerchi sovrapposti, suggerendo connessioni spirituali e alchemiche.
Figura 1 – Institutio

In seguito viene la caduta. La sfera di Daat (la Sephira di Microprosopo), nella sua qualità di complesso androginico, riflette in modo simile ciò che ha ricevuto dal Logos e dal suo Servidor 3 (il Fante), e ciò che è pervenuto da un livello ancora più elevato, quello del perfetto androgino, dal punto superiore del primo Yod.

La differenza tra le manifestazioni di queste Tre Unità Androginiche consiste in questo:

  • Il punto superiore non riceve nulla; invia solo un flusso trascendentale;
  • Il Logos si nutre del flusso trascendentale e, a sua volta, invia il flusso trascendentale (in avanti);
  • La Sephira del Microprosopo riceve il flusso trascendentale, già avviluppato in una forma leggermente nebulosa, e lo trasmette, ancora più condensato, alla sfera delle forme definite, cioè al mondo della formazione dei principi seminali (“Formae Seminales”).

Il punto superiore è autoesistente; il Logos è indipendente; Daat è soltanto armonia; e Malkuth è soltanto densità.

La Sephira Daat intende creare un’illusione di indipendenza per se stessa; per questo ha bisogno della libertà, senza la quale non può esistere una vita indipendente. Ma il desiderio di libertà è pari al rifiuto del nutrimento proveniente dal flusso superno. Tale rifiuto è elaborato e ciò che accade è la caduta delle sei Sephirot – che conduce queste Sephirot alla loro morte cabalistica.

Non più nutriti dalle correnti superne, i sottili gusci di queste Sephirot si coagulano in ciò che noi ora chiamiamo il basso astrale.

L’organismo sefirotico è frammentato; le sue polarità appaiono come binari irrisolti. La Sephira Tipheret cessa di emanare la sua luce. La differenziazione delle cellule che costituiscono Daat è portata agli estremi e il suo nome diventa legione.

Questa è la caduta degli angeli, che rivela all’Universo il mistero della morte (Figura 2).

Diagramma simbolico illustrante la connessione tra Adam, Belial e il concetto di Regno.
Figura 2 – Schema della prima fase dell’Epoca della Privazione, connessa alla caduta della Sephira mediana.

I contenuti della Sephira Malkuth, cioè la Sposa di Daat, ugualmente coagulata, continuano nondimeno a servire da campo di manifestazione della “legione” caduta Daat. In altre parole, Malkuth diviene il campo delle manifestazioni più dense dei binari non neutralizzati. Si può dire, simbolicamente, che durante questo periodo l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male cresce in Malkuth.

Sebbene i contenuti delle sei Sephiroth del Microprosopo siano degradati, i principi che governano i costrutti sefirotici rimangono immutati, proprio come un codice di leggi resta in vigore anche se trasgredito da tutti i cittadini, senza eccezioni.

Le anime e gli angeli si confrontano con la necessità di colmare gli spazi vuoti con manifestazioni formali, al fine di salvare Malkuth, che vorrebbe iniziare a impregnarle. E attraverso Malkuth, la sua Sposa, la Daat caduta, potrebbe essere salvata.

Daat, tuttavia, non vuole perdere la libertà acquisita nel processo di restaurazione dell’Albero della Vita, cioè della luce astrale di Tipheret. Quindi, Daat seduce il lato passivo della Sephira delle anime (הוח, Heva) 4, conducendola a convivere con i binari della Sephira Malkuth (gli elementi più coagulati dell’Universo) come opportuno punto di riferimento per l’esercizio della forza personale. הוח (Heva), facendosi sedurre, afferra formalmente questo pensiero, cioè gusta il frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Avendo padroneggiato il sistema dei binari, הוח (Heva, il lato passivo), ella lo conduce alla pratica attiva delle anime, che è la מ (Mem) finale di אדם (Adam). Quindi, la moglie dà al marito lo stesso frutto.

Prima di tutto, il lato attivo delle anime pone le basi per il contenuto della Sephira Chokmah: אדם e הוח (Adam e Heva) si riconoscono come poli di un binario non neutralizzato, cioè non più una coppia, bensì una coppia di opposti. Quindi: la vergogna e il conseguente bisogno di coprirsi con abiti, cioè con nuovi gusci coagulati.

Ma il principio delle percezioni binarie viene portato oltre e, a mano a mano che la differenziazione progredisce, l’intero Adamo-Protoplasto si sbriciola in cellule che divengono sempre più compatte e circondate dai gusci dei corpi.

Il potere e l’autorità della Sephira Chokmah e il suo contenuto sottile – le anime, cellule-anima – non sono l’inferiore astrale, come gli elementi della legione Daat, ma sono ciò che chiamiamo materia.

Queste cellule sono soggette al tempo e allo spazio: questa è la loro prigionia. Si staccano dalla corrente superna, ma diventano schiave del tempo e dello spazio. A causa di questi cambiamenti, lo schema sefirotico dell’Universo si trasforma da “Institutio” (Figura 1) a “Destitutio” (Figura 3), disorganizzazione, disgregazione.

Simbolo esoterico rappresentante il concetto di forza, evidenziato da forme geometriche con un cerchio centrale grigio e linee curve arancioni che si irradiano verso l'esterno.
Figura 3 – Schema della seconda e finale fase dell’Era della Privazione. Qui la Sephira Kether è chiamata “L’Anima del Messia”.

Sotto “Adam Belial” 5, nella figura 4, sono indicati gli angeli e le anime nello schema dell’Era Costituita.

Illustrazione della Forza, raffigurante una figura umana al centro di un diagramma composto da linee e forme geometriche, simboleggiando dinamiche energetiche e spirituali.
Figura 4 – Era Costituita

L’influsso dell’incarnazione del Messia dovrebbe dare un impeto alle anime, svegliandole dal sonno della materia, suscitando in loro uno sforzo evolutivo pienamente integrato con i tre piani e conferendo loro una superiorità magica sulla Sephira Daat caduta (quest’ultima può manifestarsi nel mondo fisico solo tramite prestiti medianici).

Le anime, sforzandosi di integrarsi nella Sephira Chokmah, assottigliano progressivamente non solo i loro gusci, ma anche l’intera Sephira Malkuth in cui operano. E, seguendo la Sposa (Malkuth), anche lo Sposo – la Sephira Daat caduta – ascende. Così operano le anime, al fine di realizzare l’ideale, la cosiddetta “RESTITUTIO”, ossia la restaurazione dello stato primordiale del sistema sefirotico della Seconda Famiglia.


Ora diamo uno sguardo alla storia dell’umanità caduta.

La caduta non è avvenuta istantaneamente; il compattamento e l’inspessimento dei gusci dell’umanità caduta si sono presentati gradualmente, accompagnandosi all’oblio della perfezione passata e a un lento adattamento alla nuova condizione miserevole. Ovviamente, si dovrebbe assumere che, nei diversi individui, cioè nelle diverse cellule protoplastiche di Adamo, il dimenticare e l’adattamento siano avvenuti a velocità differenti.

Dobbiamo ora considerare che cosa può essere dimenticato e che cosa non può essere dimenticato della grandezza passata.

Immaginiamo il periodo in cui l’umanità caduta ha perso visibilmente la capacità di ricevere l’influenza dello י della Prima Famiglia, ma ancora conservava la sensibilità ai riflessi meno trascendentali. A quel tempo, la memoria del passato – la religione – si esprimeva attraverso l’adorazione e la venerazione astratta della prima ה della Prima Famiglia, ossia il culto del grande principio della Vita Unica. Naturalmente, i seguaci di questa religione occupavano una posizione incomparabilmente più elevata rispetto a quella dei seguaci delle varie filosofie pratiche moderne, come i problemi dell’esistenza, ecc. Nondimeno, la religione della Vita Unica è offuscata rispetto a quella dell’Amore Trascendentale, che illuminava il Protoplasto prima della sua caduta.

Non ci occuperemo ora del continente dove abitavano i seguaci relativamente felici della Vita Unica, né faremo assunzioni cronologiche sull’epoca corrispondente. Per noi tutto ciò non è essenziale. Tuttavia, è necessario delineare brevemente la costituzione del codice etico-naturale dei fedeli di questa religione.

Essi rispettavano la Vita Unica in tutte le sue manifestazioni. Per loro, la medesima vita fluiva con la sua potente forza sia nei minerali, negli steli d’erba, nei più piccoli esemplari del regno animale, sia nell’essere umano. Non avevano ancora perso la comprensione del potere evolutivo della Vita (dopo tutto, le anime originavano dalla Sephira Chokmah), e quindi l’amavano e l’apprezzavano moltissimo, considerando come bene tutto ciò che collaborava con il flusso della Vita, e come male tutto ciò che vi si contraddiceva.

Questa è la forma dei Comandamenti secondo la Tradizione:

  1. Rendete confessione al principio metafisico della Vita Unica.
  2. Non frazionate metafisicamente la Vita, cioè non moltiplicatela attraverso i principi mentali.
  3. Non frazionatela astralmente, cioè non applicate il mistero del ciclo dinamico in direzione divergente rispetto all’usuale direzione gerarchica.
  4. Non oscuratela, distruggendo fisicamente la memoria dell’emanazione originaria di tutta la vita.
  5. Rispettate chi vi ha dato la vita (inclusi i genitori sul piano fisico).
  6. Attraversate la vita in modo casto e consapevole.
  7. Non tentate di condurre una vita solo sul piano fisico.
  8. Non invadete le proprietà di una vita individuale sul piano fisico.
  9. Non invadete sul piano astrale ciò che è connesso a una vita individuale, né passivamente (9) (mentendo) né attivamente (10) attraverso l’invidia.

Passiamo ora al secondo periodo della caduta dell’umanità e alla potenziale seconda religione.

Sebbene a quei tempi l’umanità avesse già perso una chiara comprensione della Vita Trascendente, non aveva ancora abbandonato l’idea del Logos, il Grande Architetto dell’Universo. A quello stadio della caduta non vi era più l’intuizione dell’unità della Vita, ma si era mantenuta l’unità delle fonti degli ideali. Poiché tutti gli ideali erano generati dal Logos, non potevano esserci opposizioni tra loro. Nelle difficoltà, nei momenti in cui si prendevano decisioni, nei momenti di sconforto, il seguace della religione del Logos chiedeva aiuto a Lui e questuava per qualche ideale che potesse salvarlo.

Nella fase successiva della caduta, l’immagine del Logos è cancellata dai cuori umani, ma rimane ancora quella della seconda ה (il Fante) della Prima Famiglia. Non vi è più nessuno a cui rivolgersi per un ideale; ma se siete pronti, potete trovare una via di fuga. Credere nella seconda ה della Prima Famiglia consente di discendere gradualmente al livello della religione del Macroprosopo della Seconda Famiglia (il punto sopra lo י).

E  poi?

E poi verrà la religione trascendentale del Padre della Seconda Famiglia, che si ridurrà alla memoria della Sephira Chokmah, alla presenza e alla permanenza in essa di tutte le anime-cellule dell’essere unico, l’Adamo Protoplasto.

Questa religione offrirà una chiara comprensione del principio della fratellanza umana assieme alla perdita della consapevolezza della fratellanza dell’uomo con le entità di tipo involutivo (gli angeli). Dopo tutto, a questo stadio la Sephira Kether è dimenticata, assieme alla conoscenza che Chokmah e Binah sono le sue due manifestazioni che devono portare a termine il ciclo della Vita della Seconda Famiglia attraverso un’attività fraterna ed amichevole.

E se perdete la comprensione della fratellanza? Allora la situazione diventa pericolosa; inizia a regnare l’egoismo, che porta a manifestazioni anarchiche, alla venerazione della legione delle forze oscure, allo sfidare la dinamica dei processi evolutivi, sino al cedere la propria personalità a un esercito di passioni, strettamente analoghe alla legione dei demoni del basso astrale. L’umanità nel suo insieme, così come le razze e le nazioni, ha sperimentato, sperimenta e continuerà a sperimentare le religioni già citate e, sfortunatamente, anche la fase di frazionamento anarchico degli individui descritta alla fine.

Naturalmente, l’opera di reintegrazione si svolgeva in modo chiaro ed efficiente in un’epoca in cui l’antica religione della Vita Unica, semplice ma profondamente saggia, non rischiava di perdersi né di essere male interpretata. Qualunque fossero le tentazioni responsabili dello strappo della maggior parte dell’umanità da essa, è certo che la perdita fu immediatamente seguita da una reazione e dai tentativi di un ritorno alla vecchia visione del mondo attraverso la predicazione. I reazionari – sostenitori di un ritorno ai vecchi valori – chiamavano giustamente se stessi iniziati e quelli che si allontanavano dal culto della Vita Unica, profani. I primi, infatti, avevano conservato un certo legame con il puro riflesso della prima ה, mentre i secondi l’avevano oscurata e distorta o, in altre parole, profanata. I primi non erano santi; anch’essi discendevano dalle cellule protoplastiche, ma, nondimeno, rimanevano toccati dalla santità, come a preservarne il riflesso.

I loro tentativi di riportare l’umanità sulla vera via si traducevano in schemi più o meno complessi, in base al grado di declino ambientale e, di conseguenza, alle condizioni di vita dei gruppi etnici che lo componevano. Questi tentativi hanno una comune denominazione: “Fondazione delle Religioni”.

Spesso gli insegnanti che istituivano le religioni avevano a che fare con un ambito in cui la maggior parte delle persone era sull’orlo di perdere anche il concetto di fratellanza umana, ossia la memoria della Sephira Chokmah. Quindi, gli istruttori dovevano:

  1. Ricordare agli uomini della fratellanza delle anime.
  2. Ristabilire la comprensione del grande flusso involutivo-evolutivo, cioè della scala di Giacobbe 6, in cui, sul lato sinistro, discendono gli angeli (Binah), sul lato destro ascendono le anime (Chokmah), mentre il radiante Macroprosopo (Kether) rimane sempre sul suo trono.
  3. Rispettare i Maestri, il cui ruolo è analogo a quello della seconda ה della Prima Famiglia che, in modo misterioso, trasmette gli influssi superni per emanazione alla Seconda Famiglia.
  4. Far perdere agli uomini l’orgogliosa pretesa di trasformare l’Universo in base ai loro comodi e convincerli della necessità del contrario, ovvero della trasformazione ermetica della propria personalità, modellandola in modo da assomigliare – sebbene remotamente – all’immagine armonico-androginica del Logos.
  5. Cercare di purificare i caratteri in nome della prima ה della Prima Famiglia, affinché gli esseri umani comprendano e applichino le linee guida della Vita Unica, come già sottolineato.
  6. Operare affinché l’umanità, purificata dalla vera Religione, possa essere nuovamente in grado di ricevere l’influsso dello י per assottigliare i suoi gusci e, avendo riportato in alto la Sephira Malkuth e la sua Sposa (il Microprosopo), ricreare l’unità collettiva, cioè l’Adamo Protoplasto entro la Sephira Chokmah. Ciò costituirebbe la piena reintegrazione dell’umanità. Per conseguire questi obiettivi, gli iniziati hanno realizzato l’Arcano della Forza, unendosi in correnti controllate dai principi egregorici.

I nuclei mentali di questi egregori, in sostanza, sono sempre stati ridotti e si riducono ai principi della religione primordiale unificata realizzata nella sua interezza. La parte astrale dell’egregoro nasce quando i principi mentali menzionati partecipano a una forma. La parte fisica dell’egregoro corrisponde alla manifestazione della venerazione nel piano fisico. Naturalmente, il “corpo fisico” dell’egregoro dipende strettamente dal suo astrosoma; in base all’ambiente in cui nasce, la religione che nutre l’egregoro può generare molti culti diversi nelle varie regioni del mondo.

Sulla base di questi dati, possiamo dedurre che la fondazione di una religione può essere paragonata alla formazione di un vortice collettivo. L’attività di questo vortice dipenderà dalle dinamiche dei suoi cicli י ה ו ה. Di questi cicli, il più importante per noi è il primo, quello che inizia al punto sopra la lettera י. Tuttavia, non si dovrebbe dimenticare che la religione, per così dire, si “incarna” allo scopo di trovare adepti per se stessa; perciò, essa deve avere, oltre agli elementi del ciclo dinamico י ה ו ה, qualche tipo di “magnete” (ש) in grado di conquistare seguaci o, in altre parole, di facilitarne la penetrazione e la disseminazione sul piano fisico. Questo “magnete”, oltre ad attrarre gli egregori con cui è in sintonia, dovrebbe anche fungere da “legame” per trattenere quei pentagrammi che fossero tentati di recidere il legame già stabilito per allontanarsi dall’egregoro.

Quindi, il primo ciclo di un vortice religioso può essere espresso dalla formula יהשוה (Punto-IodHeShinVauHe), definita come la materializzazione dell’aspetto totale o parziale dell’insegnamento dell’unica sorgente di verità, allo scopo di spiritualizzare un determinato ambiente.

Il simbolismo dei termini del primo ciclo di un vortice religioso si può spiegare attraverso lo schema seguente, che si può anche chiamare il “piano” di una religione:

  1. Il punto sopra la lettera י corrisponde agli obiettivi della creazione di un egregoro. Questi devono essere altruistici, nel vero senso della parola.
  2. La lettera י corrisponde al contenuto metafisico che è un riflesso generale o particolare della filosofia unica.
  3. La prima ה è costituita dallo stato e dalle condizioni dell’ambiente in cui è fondata la religione.
  4. La lettera ש è la capacità di un egregoro di attrarre e fidelizzare gli adepti.
  5. La lettera ו è il culto in sé, fertilizzato dal principio dell’unità esoterica.
  6. La seconda ה rappresenta il collegamento finale del primo ciclo, che unisce gli elementi precedenti in una famiglia e determina l’influenza di questa famiglia, cioè l’influenza di tutta la corrente sul mondo esterno. Questo collegamento può essere definito la “politica” di una religione.

Chiediamoci ora quali elementi siano necessari per formare una corrente viva e prospera. Questi elementi sono:

  1. Il punto sopra la lettera י , cioè l’esistenza di uno schema di idee e forme egregoriche.
  2. La lettera י, ossia la persona del maestro, in possesso di un potere mistico e astrale.
  3. La prima ה – un ambiente predisposto.
  4. La lettera ש – il possesso, attraverso la catena, di un certo numero di fatti concreti o di cliché astrali in grado di assicurare il proselitismo e di fornire una garanzia contro lo scisma e l’allontanamento dei seguaci.
  5. La lettera ו  – un insieme di discepoli fidati che gravitano attorno al maestro.
  6. La seconda ה – la comunità dei credenti.

  1. Il Fante di Denari. ↩︎
  2. Il paragrafo, frutto di una traduzione quantomeno dubbia che ho tentato di rendere al meglio, andrebbe inteso così: nella sfera della Sephira Binah le anime, una volta separate dal corpo, si innalzano alle vette spirituali; il compito degli angeli è quello di vincolare nuovamente le anime, “ristorate” dal soggiorno nei mondi sottili, alle successive esperienze corporee. ↩︎
  3. In portoghese nel testo. ↩︎
  4. Nel capitolo dedicato agli Amanti, Mebes dà una traslitterazione ebraica diversa del nome Eva. ↩︎
  5. “Belial” è un termine che, nel Vecchio Testamento, designa il “diavolo” e, per estensione, il malvagio, l’idolatra o ciò che non ha valore. Nello schema di Figura 4  Belial indica, secondo la terminologia di Mebes, i “diavoli astrali”, che si manifestano come istinti passionali nell’Adamo caduto, cioè nell’uomo pienamente individuato e privo dell’ispirazione divina. ↩︎
  6. La scala di Giacobbe rimanda a una descrizione biblica (Genesi 28:10-19) che narra di un sogno del patriarca Giacobbe, avuto nel periodo in cui era in conflitto con suo fratello Esaù. Nel sogno, Giacobbe vede una scala la cui cima raggiunge il paradiso, con Dio in cima e gli angeli che salgono e scendono dai pioli. Dio gli promette la terra su cui Giacobbe è coricato, affinché la sua progenie si estenda in tutti gli angoli della terra. Al suo risveglio, Giacobbe nominò quella terra Bethel, la Casa di Dio. I commentari della Torah e i Midrash offrono numerose interpretazioni di questo sogno. Lo stesso Filone di Alessandria ne presenta un’interpretazione allegorica nel suo trattato De Somnis; in esso, gli angeli rappresentano le anime incarnate e disincarnate nei cicli della reincarnazione, oppure il continuo andare e venire dell’evoluzione umana. ↩︎