La Via della Vergine e i Dieci Comandamenti
Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey Into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
La Vergine, la Forza del nostro Arcano, è il principio della primavera, cioè dello slancio creativo e della prosperità spirituale. Il prodigioso fiorire della filosofia e delle arti nell’antica Atene ebbe luogo sotto sotto gli auspici della Vergine. Similmente, il fiorire del Rinascimento a Firenze fu sotto l’impronta primaverile della Vergine. Anche Weimar, agli inizi del diciannovesimo secolo, fu un luogo dove il respiro della Vergine muoveva percettibilmente i cuori e le menti 1.
Nell’antico Egitto il dominio dei misteri della morte era attribuito a Osiride, e quello della vita – inclusi il linguaggio, la scrittura, la legge e le arti – a Iside. Quindi, Iside era l’anima della civilizzazione dell’antico Egitto, che ancora ammiriamo dopo più di venti secoli.
Oggi, la malattia dell’Occidente è sempre più la mancanza di slancio creativo. La Riforma 2, il razionalismo, la Rivoluzione francese, la fede materialistica del diciannovesimo secolo, la rivoluzione bolscevica 3, mostrano che l’umanità ha ovunque voltato le spalle alla Vergine. La conseguenza di ciò è che le sorgenti dello slancio spirituale creativo si sono prosciugate, l’una dopo l’altra, e che si manifesta una crescente aridità in tutti i domini della vita spirituale dell’occidente. Si dice che l’occidente stia invecchiando. Ma perché? Perché manca di slancio creativo, perché ha voltato le spalle alla fonte dello slancio creativo, perché ha voltato le spalle alla Vergine. Senza verginità non c’è primavera; non c’è esuberanza né giovinezza.
Per tale ragione, è deplorevole che la maggior parte degli autori ed esperti di occultismo contemporaneo parteggino anche per i “detronizzatori” della Vergine. Essi, dunque, vanno verso lo “scientismo”, cioè verso la conoscenza che svela e spoglia, e si allontanano dalla saggezza, cioè dalla conoscenza che è velata e rivestita di simboli, che origina non dall’osservazione analitica bensì dalla devozione rivelatrice. Perché c’è un mondo di differenza tra l’analista scientifico della “verità nuda” e il devoto della verità rivelata attraverso i simboli. Il primo è inevitabilmente un iconoclasta; il secondo è un iconodulo 4. Il primo cerca la nudità; il secondo si prepara alla rivelazione attraverso la pienezza del simbolismo.
Ora, l’ermetista è essenzialmente un iconofilo. Per lui i simboli non sono ostacoli che si devono eliminare per giungere alla conoscenza della verità, ma piuttosto mezzi per ricevere la rivelazione. Gli “abiti” – i simboli – della verità non sono per lui ciò che nasconde, ma piuttosto ciò che rivela. Il mondo intero, in quanto serie di simboli, non nasconde, bensì rivela la Parola. Il comandamento divino: Non uccidere, si applica pure al dominio della conoscenza. Colui che nega la vita dei simboli, li uccide nel suo pensiero. Perché negare quello che rivelano significa uccidere ciò che vive nel dominio del pensiero. L’iconoclasta è un assassino intellettuale. L’ermetista è, al contrario, un iconofilo e un tradizionalista. Ciò vale a dire che egli non parteggia per le ondate consecutive dell’iconoclastia – le ondate chiamate “riforma”, “illuminismo”, “fede scientifica” – che danno fuoco alle foreste di simboli per proteggere il sole intellettuale dell’umanità contro l’aridità e l’erosione. Vale a dire, anche, che egli ha come principio di base non solo il comandamento “Non uccidere”, ma anche il comandamento che è il fondamento di tutta la tradizione – cioè, di tutta la continuità di progresso, crescita, sviluppo ed evoluzione – il comandamento: Onora il padre e la madre.
Onorare il “padre” e la “madre” è lo spirito e l’anima della tradizione, della continuità costruttiva che va dal passato al presente, del vero progresso attraverso le ere, del percorso dell’umanità verso la verità. Ed è ancora di più – è la vera essenza della vita dello spirito e dell’anima. Perché è l’esperienza dell’onorato amore paterno che ci dà la possibilità di volgere lo sguardo al paradiso dicendo con sincerità ed autenticità: Pater noster qui es in coelis. Ed è l’esperienza dell’onorato amore materno che è alla base della nostra preghiera: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis.
La fonte della vita spirituale è nell’esperienza di questi due aspetti dell’amore: l’amore virile che dirige e organizza i nostri passi verso ciò che è bene per noi, e il tenero amore che placa le nostre lacrime. Ora, quando le attenzioni e la tenerezza si manifestano tra gli esseri umani sulla terra, è impensabile che questo tesoro senza pari non si trovi anche nelle profondità del mondo da cui è sorta l’umanità. Qui sta il fondamento della religione naturale nella coscienza umana – e quindi di tutta la fiducia nell’ordine divino, di tutto il culto dell’invisibile, e di tutte le aspirazioni verso l’invisibile. E questa aspirazione è comprovata – e infatti l’invisibile non è né sordo né muto. Questo è il fondamento della religione soprannaturale nell’esperienza cosciente umana che sperimenta l’azione della grazia e la rivelazione dall’alto. Grazia e rivelazione sono le manifestazioni dell’amore paterno dall’alto, proprio come è detto nel Sermone della Montagna:
E qual è l’uomo fra voi, il quale, se il figliuolo gli chiede un pane gli dia una pietra? Oppure se egli chiede un pesce gli dia un serpente? Se dunque voi che siete malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà Egli cose buone a coloro che gliele domandano!
— Matteo 7:9-11
L’ermetismo, in quanto tradizione vivente – da più di trenta secoli – deve la sua esistenza al comandamento “Onora il padre e la madre”. Perché questo comandamento reca in sé la longevità – come, inoltre, è detto nel testo:
Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.
— Esodo 20:12
È onorando il Dio trascendente (“il Padre Nostro che è nei cieli”) e l’anima della Natura non caduta (“la Vergine Madre”) che l’ermetismo – nonostante le numerose aberrazioni temporanee da parte dei suoi rappresentanti che una volta si sono arresi al “filosofismo” pagano, un’altra al “cabalismo” senza il Cristo, o all’”alchimismo” per produrre l’oro materiale, o infine al moderno “scientismo” – è sopravvissuto alla decadenza egizia, alla decadenza pagana greco-romana, al “teologismo” organizzato del medioevo, all’iconoclastia della Riforma, al razionalismo dell’Illuminismo e, infine, allo “scientismo” del diciannovesimo secolo. Anche l’ermetismo ha ogni ragione di dispiacersi, di pentirsi, di espiare e di rimediare a molto del suo passato, in questo non fa eccezione, poiché in tutte le tradizioni spirituali l’uomo ha peccato molto. La sua longevità, tuttavia, è dovuta al fatto che, fondamentalmente, esso ha onorato i suoi genitori celesti e terreni. Non è vero – come vorrebbero i suoi avversari – che la sua longevità è dovuta alla persistenza nella natura umana dei vizi della curiosità morbosa e dell’arrogante presunzione, che si rifiuta di inchinarsi di fronte al mistero. No, l’ermetismo vive e sopravvive nei secoli grazie alla sua fede fondamentale nei comandamenti divini “Non uccidere” e “Onora il padre e la madre”.
Come ermetista, io onoro tutti i “padri e le madri” spirituali del passato terreno dell’umanità che hanno contribuito alla sua vita spirituale, inclusi i saggi antichi, i patriarchi, Mosè, i profeti, i filosofi greci, i cabalisti, gli apostoli e i santi, i maestri della filosofia Scolastica, i mistici cristiani, e molti altri ancora. È forse questo sincretismo? No, ma i ringraziamenti vanno resi a coloro a cui spetta. Negare è uccidere; dimenticare è seppellire. Onorare ed apprezzare significa preservare i vivi; conservarne la memoria significa richiamare in vita. Onorando i molti, l’ermetismo partecipa alla vita dei molti; quindi, ha molta vitalità. È a questo che l’ermetismo deve la sua longevità.
Scrivendo tutte queste cose, la mia prima preoccupazione è il soggetto della Forza, l’undicesimo Arcano del Tarocco. Perché la Forza è vita, e la longevità ne è un aspetto importante. La Vergine è non solo la sorgente dello slancio creativo, ma anche della longevità spirituale. Questo è il motivo per cui l’Occidente, allontanandosi sempre di più dalla Vergine, sta diventando vecchio, cioè si distanzia dalla fonte ringiovanente della longevità. Ogni rivoluzione che ha avuto luogo in Occidente – la Riforma, la Rivoluzione francese, la rivoluzione scientifica, il delirio nazionalistico, la rivoluzione comunista – ha accelerato il processo di invecchiamento dell’Occidente stesso, perché ha significato un ulteriore distanziamento dal principio della Vergine. In altre parole, Nostra Signora è Nostra Signora, e non dev’essere sostituita impunemente né dalla “dea ragione” né dalla “dea dell’evoluzione biologica”, o dalla “dea economia”.
L’adulazione di tutte queste “dee” reca testimonianza dell’infedeltà della cosiddetta umanità “cristiana”; essa assomiglia molto a quella specie di adulterio spirituale a cui i profeti biblici diedero così tanta espressione. È, ancor più, un peccato contro uno dei comandamenti di fede al principio della Natura non caduta, la Vergine Madre, ovvero il comandamento: Non desiderare la donna d’altri.
Ogni tradizione spirituale vivente dovrebbe essere fedele al suo impulso originario, all’essenza e alla sostanza della causa che sposa, e al fine ideale che si propone. In altre parole, essa preserverà la sua identità solo rimanendo fedele alla sua causa efficiente, alle sue cause formali e materiali, e alla sua causa finale. I quattro modi della causalità della scuola tradizionale di logica – causa efficiens, causa formalis, causa materialis e causa finalis – costituiscono anche la logica di tutte le tradizioni spirituali viventi 5. Perché ogni tradizione spirituale ha il suo impulso originale, il suo principio e metodo, così come il suo ideale. È sempre il Tetragrammaton YOD-HE-VAU-HE che è alla base della realtà della vita, così come la causalità logica. La causa efficiente, l’impulso originale, è lo YOD del Tetragrammaton; la causa formale è la prima HE; la causa materiale è VAU; e la causa finale è la seconda HE. Fonte, legge, metodo e fine costituiscono il “Tetragrammaton” di ogni tradizione spirituale vivente.
Una tradizione spirituale di significato universale – la cui causa efficiente fu Dio, la cui causa formale fu la Legge, la cui causa materiale fu la comunità di Israele (o la Shekinah) e la cui causa finale fu il Cristo – fu fondata, o piuttosto generata, nel deserto del Sinai. Questa tradizione fu un’alleanza a guisa di un matrimonio. E le condizioni per la durata di questa tradizione – o alleanza, o matrimonio – sono esposte nei dieci comandamenti ricevuti sul Monte Sinai. Nel loro insieme sono, per così dire, un “ritratto” della Vergine, la Shekinah, cioè la Natura non caduta o forza divina. I Cabalisti dello Zohar capirono con certezza che l’anima della Torah 6 (la Legge) è la Vergine Madre.
La Torah è situata tra due case, una recondita e in posizione elevata, e l’altra più accessibile. Quella in posizione elevata è la “Grande Voce” a cui si riferisce il verso, “con voce forte” 7. Questa voce è in un recesso e non è udita o rivelata, e quando è emessa dalla gola pronuncia l’aspirata senza suono e fluisce continuamente, sebbene così tenue da essere inudibile. Da questa si dirama la Torah, che è la voce di Giacobbe 8. La voce udibile nasce dall’inudibile. A tempo debito vi si collega la parola, ed essa emerge all’esterno attraverso la forza di quella parola. La voce di Giacobbe, che è la Torah, è quindi collegata a due femmine, a quest’inudibile voce interiore e alla voce esteriore che viene sentita. Strettamente parlando ve ne sono due inudibili e due udibili. Le due che non sono udite sono, per prima, la Saggezza superna presente nel Pensiero e che non è rivelata o udita; e per seconda, la Saggezza stessa quando emessa e rivelata appena in un sussurro che non può essere sentito e che è chiamato la “Grande Voce”, molto tenue ed emessa in un sospiro. Le due che sono udite sono quelle emesse dalla fonte – la voce di Giacobbe e l’articolazione che l’accompagna. Questa “Grande Voce” che non può essere udita è “casa” della Saggezza superna (la femmina è sempre chiamata “casa”) e l’articolazione che abbiamo menzionato è “casa” della voce di Giacobbe, che è la Torah, e quindi la Torah inizia con la lettera bet, che ne è, per così dire, la “casa” 9.
— Zohar, trad. H. Sperling e M. Simon – London-Bournemouth 1949, vol. I pp. 160-161
Ora, la Legge scritta è la “casa” della Legge orale, e la Legge orale è la “casa” della Voce che sussurra, che è, a sua volta, la “casa della Voce silente che è il Pensiero o la “casa” della Saggezza trascendente.
È in questo senso che i dieci comandamenti “sussurrano” il loro messaggio all’essere integrale della Vergine, che era lo strumento per realizzare lo scopo dell’alleanza del Sinai – l’incarnazione della Parola. I dieci comandamenti rappresentano la causa formale (i principi, o la Legge) della realizzazione della causa finale (l’incarnazione della Parola) della tradizione fondata sul Monte Sinai. Allo stesso tempo, essi [i comandamenti] suggeriscono, attraverso il sussurro, la Vergine, che è la causa materiale di questa realizzazione.
Qui, dunque, si trova il “Tetragrammaton” della tradizione inaugurata dai patriarchi e rifondata da Mosè: la rivelazione di Dio attraverso le parole e le azioni – questo è la sua YOD, la sua causa efficiente; la Legge rivelata – questa è la prima HE, la sua causa formale; la Vergine presente nella Legge e nella comunità di Israele come Forza vitale – questa è la sua VAU, la sua causa materiale; infine il Messia, la cui nascita è la causa finale della tradizione-alleanza-matrimonio di Israele – questa è la seconda HE.
Essendo la tradizione spirituale di Israele di significato universale, ogni tradizione spirituale particolare sottostà alla legge della sua origine, vita e opera. In altri termini, nessuna tradizione spirituale può vivere o compiere la sua missione nel mondo senza conformarsi alle condizioni essenziali della sua origine, vita e missione della tradizione di Israele. Ancora in altri termini, non vi sono vere tradizioni che non siano quelle modellate sulla tradizione di Israele. Perché essa è la tradizione spirituale par excellence – il modello, il prototipo e la legge di tutte le tradizioni spirituali fattibili che abbiano una missione da compiere.
Quelle che seguono sono le condizioni essenziali che ogni tradizione spirituale fattibile deve rispettare; dev’essere fondata dall’alto; deve osservare i dieci comandamenti ed essere ispirata dall’ideale della verginità; e il suo fine dev’essere implicito nella volontà che l’ha fondata, con ogni “programma” umano prelevato da essa.
Dev’essere fondata dall’alto
Vale a dire, in primo luogo, che l’impulso originario di una tradizione spirituale fattibile dev’essere dato attraverso una rivelazione esplicita o per un’azione diretta dall’alto che agisce come un impulso morale irresistibile. È così che furono fondate le tradizioni viventi rappresentate dai benedettini, dai domenicani, dai francescani, dai gesuiti, e anche da altri ordini. Una rivelazione esplicita o una vocazione irresistibile furono la fonte della loro origine. Quindi l’ordine benedettino è ancora fiorente dopo quindici secoli. Gli ordini francescano e domenicano dopo sette secoli, e l’ordine gesuitico da quattro secoli. Se pure sarebbe facile tracciare una lunga lista delle loro imperfezioni e dei loro peccati, nondimeno questi ordini danno un esempio di notevole longevità. E quello che soprattutto hanno in comune è il fatto che l’origine dell’iniziativa della loro fondazione è venuta dall’altro.
Deve osservare i dieci comandamenti ed essere ispirata dall’ideale della verginità
I dieci comandamenti sono molto più di un semplice codice morale per la vita quotidiana. Rappresentano, in aggiunta, l’igiene il metodo e le condizioni per la fruttificazione della vita spirituale, incluse tutte le forme di esoterismo pratico. In questo senso, si posso formulare come segue (cfr. Esodo 20:1-17):
- arrendersi al Dio vivente (“non avrai altro Dio all’infuori di me”);
- non sostituire alla realtà del Dio vivente i prodotti della mente umana, o quelli della natura (“non fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù”);
- agire in nome di Dio senza fare uso del suo nome per adornarsene (“Non usare il nome dell’Eterno, che è l’Iddio tuo, invano”);
- praticare la meditazione (“ricordati del giorno del riposo per santificarlo”);
- continuità di sforzo ed esperienza (“onora il padre e la madre”);
- attitudine costruttiva (“non uccidere”);
- fedeltà all’alleanza (“non commettere adulterio”);
- rinuncia al desiderio di accettare meriti che non siano il frutto del proprio lavoro o il dono della grazia (“non rubare”);
- rinuncia al ruolo accusatorio verso altri (“non attestare il falso contro il tuo prossimo”);
- rispetto della vita privata e personale degli altri (“non concupire la casa del tuo prossimo”).
Questi sono i dieci fondamenti non solo di una salubre vita morale ma anche di tutta la pratica mistica, gnostica, magica ed ermetica.
Infatti, il misticismo è il risvegliarsi dell’anima alla realtà della presenza di Dio. Questo risveglio è possibile solo attraverso il Dio vivente, solo attraverso la Persona divina, laddove il panteismo offre solo la prospettiva di lasciarsi cullare dalle onde dell’oceano della Natura deificata, e l’ateismo offre solo il nulla. La gnosi è ciò che la coscienza riflessa cattura dall’esperienza mistica e dalla rivelazione dall’alto. La legge fondamentale della gnosi è di non sostituire l’intuizione divina con le figurazioni tratte dalla mente umana o dalla Natura. La magia è l’ingresso in campo di ciò che la coscienza ha ricevuto dal misticismo e dalla gnosi. Ora, la legge fondamentale della magia sacra è l’agire in e attraverso il nome del Divino, mentre ci si guarda dal fare del nome del Divino uno strumento della propria volontà. L’ermetismo è la vita del pensiero all’interno di tutto l’organismo mistico, gnostico e magico. La sua legge fondamentale è la meditazione, cioè la pratica del “ricordare il giorno dello shabbat, per santificarlo”. La meditazione è il “riposo santificato”, dove il pensiero si rivolge a ciò che è in alto.
Questo, quindi, è il ruolo dei primi quattro comandamenti nella pratica spirituale. I rimanenti sei comandamenti affermano le leggi fondamentali della cultura spirituale o disciplina che fungono da base per la pratica spirituale correlata ai primi quattro comandamenti.
In verità, per proseguire bisogna imparare. Per imparare, bisogna apprezzare l’esperienza del passato per continuarla. L’intero progresso presuppone continuità – coerenza tra passato, presente e futuro. Ciò è attestato dal quinto comandamento: Onora il padre e la madre. C’è vero progresso solamente all’interno di una tradizione vivente. Perché la vita – sia spirituale che biologica – è sempre tradizione, cioè continuità. Quindi, ci si deve astenere da tutte le azioni che interrompono la continuità, interrompendo la corrente della vita. È la legge fondamentale dell’attitudine costruttiva, essenziale nella vita spirituale, come espressa dal sesto comandamento: Non uccidere. La continuità – o tradizione e vita – implica fede nella causa scelta, nella direzione presa, nell’ideale-guida, e nelle alleanze con tutte le entità dall’alto e gli esseri umani dal basso, per amore della continuità vitale. Questo è ciò che afferma il settimo comandamento: Non commettere adulterio. C’è un adulterio carnale, psichico e spirituale. I profeti biblici ne parlarono in relazione all’infedeltà verso l’alleanza del Sinai da parte dei re e del popolo d’Israele, che in molte occasioni si diede al culto delle divinità canaanite 10. È anche il caso oggi di chi abbraccia, ad esempio, il Vedanta o il buddhismo, quando sia stato battezzato e sufficientemente istruito per avere accesso – se dotato di buona volontà – all’esperienza dei sublimi misteri cristiani. Non sto parlando né dello studio né dell’adozione delle metodologie tecniche dello yoga, del Vedanta o del buddhismo, ma solo del caso in cui uno cambia fede, ovvero dove si sostituisce l’ideale dell’amore a quello della liberazione, un Dio personale a un Dio impersonale, il Regno di Dio, saggio istruttore per il Sapiente, a un ritorno allo stato potenziale (o nirvana), e così via. Quindi, non c’è alcun elemento di adulterio spirituale nel caso, per esempio, di J. M. Déchanet, autore de La Voie du Silence 11, che adottò i metodi dello yoga alla pratica spirituale cristiana. Perché niente è più naturale e legittimo dell’apprendere il benefico utilizzo delle esperienze accumulate in oriente e occidente. Se la medicina occidentale salva milioni di vite in oriente, perché lo yoga orientale non dovrebbe aiutare i milioni in occidente interessati alle pratiche spirituali che permettono di conseguire l’equilibrio e la salute psicofisica che le tecniche yogiche rendono possibile in modo così efficace? Lo scambio dei frutti dell’esperienza tra le diverse culture dell’umanità è semplicemente espressione della fratellanza umana. Esso esprime l’aiuto reciproco tra i membri di una singola famiglia, e non ha nulla in comune con l’adulterio spirituale, cioè con l’infedeltà alla fede o alleanza spirituale a cui si appartiene o si è chiamati ad appartenere.
Tutti i frutti dell’esperienza umana meritano di essere studiati ed esaminati e, in base ai loro meriti, accettati o rifiutati. Ma l’esperienza è una cosa e la fede, o l’ideale metafisico, un’altra. Con la fede ciò che importa sono i valori morali che si possono modificare senza causare né danno o guadagno alla vita dell’anima e dello spirito. Si può cambiare fede senza guadagno o perdita. Un negro feticista che abbraccia l’Islam ci guadagna; un cristiano che si converte all’Islam ci perde. Il primo guadagna nuovi valori morali per la sua anima; il secondo perde valori morali per la sua anima. Spiacevole o meno, di fatto le religioni costituiscono una scala di valori morali e spirituali. Non sono uguali – essendo da una parte stadi dell’evoluzione dell’umanità lungo l’arco dei millenni e, dall’altra, rivelazioni successive. Nessuna religione è quindi senza valore, o intrinsecamente falsa o “diabolica”; ma, d’altro canto, non vi è religione di maggior valore di quella dell’amore.
L’adulterio spirituale è quindi lo scambio di un valore morale e spirituale elevato con un valore morale e spirituale più basso. È, per esempio, lo scambio di un Dio vivente con una divinità impersonale; Cristo crocifisso e risorto per un saggio in meditazione profonda; la Santa Madre Vergine per la Natura in evoluzione; la comunità di santi, apostoli, martiri, monaci, confessori, dottori della chiesa e vergini per una “comunità di geni” o per la filosofia, l’arte, la scienza, ecc.
Abbiamo detto che tutti i frutti dell’esperienza umana meritano di essere studiati ed esaminati e, in base al loro merito, accettati o rifiutati. Parlando di esperienza spirituale, vi sono certi frutti dell’esperienza che devono essere rifiutati. Questi sono i frutti del furto, cioè dove vi è il desiderio di ottenere senza sforzo e sacrificio dei risultati il cui valore implica sforzo e sacrificio. Perciò Gurdjieff, il maestro di P. D. Ouspensky (l’autore del Tertium Organum) insegnava che ci sono tre modi di uscire dal confine dell’esperienza e della consapevolezza ordinarie – la via dello yogi, la via del monaco e quella dell’”uomo scaltro” ( in russo Хитрый человек, Khitryy chelovek). Quello che lo yogi e il monaco conseguono a prezzo di lunghi sforzi, disciplina e sacrificio, l’”uomo scaltro” lo consegue senza sforzo, senza sacrificio, e quasi immediatamente, prendendo una pillola contenente qualche elemento assortito.
Vi sono in effetti individui che cercano l’esperienza trascendente per mezzo del peyote (Echinocactus Williamsii, o Anhalonium Williamsii, o ancora Lophophora Williamsii 12), il cui utilizzo allo scopo di suscitare visioni era diffuso tra le tribù dei pellerossa dal Messico al Canada, portando alla fondazione della “Native American Church” una chiesa dei nativi americani 13.
Ciò che è comprensibile e anche scusabile da parte dei nativi americani – considerando anche la loro situazione disperata – non lo è da parte dei popoli di origine europea, gli eredi della civilizzazione cristiana d’occidente. Coloro che inseguono l’esperienza trascendentale attraverso tali mezzi vogliono evidentemente dispensarsi dai costi di una via di regolare sviluppo spirituale, allo scopo di ottenere a poco prezzo ciò che altri ottengono solo a prezzo di molti sforzi e sacrifici.
Il comandamento: Non rubare è sempre di fondamentale importanza per la vita spirituale. Ogni scuola di spiritualità autentica deve la sua continuità al comandamento che preserva la sua autenticità e che, per il dominio spirituale, si riduce a una regola fondamentale del lavoro agricolo: mieterai solo dopo aver rigirato le zolle, solo dopo aver seminato, e solo dopo aver aspettato il tempo necessario perché i frutti siano maturi per la raccolta. Tutti i “trucchi” di natura tecnica, il cui scopo è di dispensare dallo sforzo e dal sacrificio richiesti per una regolare crescita e sviluppo spirituale, cadono sotto l’egida del peccato contro l’ottavo comandamento.
Rimangono ancora due comandamenti indispensabili per la vita spirituale come gli otto comandamenti già discussi: non attestare il falso contro il tuo prossimo, e non concupire la casa del tuo prossimo.
Questi due comandamenti sono in relazione allo spirito della rivalità, che si manifesta sia come critica negativa che come invidia. Vale a dire che ogni movimento spirituale, ogni tradizione spirituale, ogni scuola di spiritualità, ed ogni discepolo o il cosiddetto “maestro” di una scuola di vita spirituale, non dovrebbe in alcun modo essere motivato da uno spirito antagonista, ma piuttosto dall’amore per la causa e l’ideale.
Quindi Santa Teresa d’Ávila, ammaliata dalla causa e dall’ideale di una vita interamente votata a Dio, compì una profonda riforma dell’ordine carmelitano senza distruggere l’unità della Chiesa, e senza accusare e condannare nessuno. Allo stesso tempo il monaco agostiniano Martin Lutero, arrendendosi allo spirito del criticismo, elaborò una riforma dell’intera Chiesa e, trascinato dal desiderio di fare meglio, fondò una chiesa rivale, dichiarando Roma “seggio dell’anticristo” e i suoi fedeli “poveri smarriti” o “lupi travestiti da pecore”. Per cui Santa Teresa d’Ávila, San Giovanni della Croce, San Pietro d’Alcántara 14, San Giuliano 15 e altri contemporanei della medesima levatura spirituale sarebbero stati, secondo Lutero, “smarriti” o “lupi travestiti da pecore”, cioè ingannati o ingannatori. Qui c’è un chiaro caso di “rendere falsa testimonianza contro il prossimo” a causa dello spirito critico e della rivalità. Chiunque si assume l’onere di giudicare può agire solo in senso distruttivo. Chiunque inizia a criticare in breve tempo passa a censurare e prima o poi finisce per condannare, il che conduce inevitabilmente alla divisione in fazioni ostili e ad altre forme di distruzione.
Il criticismo e il polemismo sono nemici mortali della vita spirituale, perché rappresentano la sostituzione della forza vitale costruttiva con l’energia elettrica distruttiva. Quando una persona o un movimento spirituale sono coinvolti in una rivalità, ha luogo un cambiamento totale delle motivazioni e delle fonti ispirative – con il criticismo e il polemismo che vi sono inclusi. Una volta catturati dall’elettricità, “testimoniare contro il prossimo” sarà sempre essenzialmente e intrinsecamente testimoniare il falso.
Ora, non c’è spiritualità autentica che deve la sua origine ed esistenza all’opposizione o alla rivalità. “Essere contro qualcosa” è sterile e non è mai in grado di generare una tradizione in grado di sopravvivere o di dare nascita a una scuola di vita spirituale, mentre “essere per qualcosa” è fertile ed è una condizione indispensabile per tutte le attività costruttive. Questo include ogni tradizione ed ogni fattibile scuola spirituale.
Il principio che sta alla base del “rendere falsa testimonianza contro il prossimo” e del “non concupire la casa del tuo prossimo” è spiritualmente sterile e distruttivo. Le singole scuole e tradizioni spirituali, non dovrebbero, al fine di sopravvivere, rivaleggiare, ma vivere nella consapevolezza della consonanza delle loro cause e ideali, se c’è una consonanza; o, se non c’è, rispettare i gradi di libertà dell’altro – la sua propria “casa” – senza invidia o criticismo. Se non c’è cooperazione risultante dalla consonanza di cause e ideali, allora le tradizioni e le scuole spirituali vivere e lasciar vivere in pace!
Sia come sia, l’insieme dei dieci comandamenti costituisce la legge della vita, del progresso e della creatività delle scuole e tradizioni spirituali, proprio come della vita, del progresso e della creatività di chi è impegnato in un percorso di pratica spirituale. Perché i dieci comandamenti – quando compresi e praticati – significano armonia con la Natura non caduta, con la Vergine e il principio di verginità, cioè con la Forza dell’undicesimo Arcano del Tarocco.
Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis, quia vincet omnem rem subtilem, omnemque rem solidam penetrabit. 16
— Tabula Smaragdina – Nuremberg edition 1451, 9
- Tomberg si riferisce al cosiddetto Rinascimento tedesco, di cui la città della Turingia fu un punto focale, con figure come Goethe e Schiller. ↩︎
- La Riforma Protestante (1517-1648) fu un sollevamento sociale che sfidò l’autorità della Chiesa Cattolica e portò alla nascita del protestantesimo. Ne fu artefice principale Martin Lutero, che con la pubblicazione delle sue 95 tesi criticò le pratiche cattoliche, in particolare la vendita delle indulgenze. Il movimento, che dette origine alle varie denominazioni protestanti, modellò profondamente il corso della storia europea e occidentale. ↩︎
- La Rivoluzione Bolscevica, o Rivoluzione d’Ottobre, fu l’evento decisivo che nel 1917 portò all’abdicazione dello Zar Nicola II e allo stabilirsi del governo comunista in Russia, sotto la direzione di Vladimir Lenin. Alla fine del governo provvisorio, il movimento portò alla creazione dell’Unione Sovietica nel 1922. ↩︎
- L’iconoclastia (dal gr. εικών, immagine, e κλάω, sprezzo), fu un movimento promosso dall’imperatore bizantino Leone III Isaurico nel VII sec., che vietava la rappresentazione di immagini sacre; quelli contrari all’editto furono chiamati iconoduli (dal gr. εἰκονόδουλος, “servi dell’immagine”). Tra i motivi che portarono all’iconoclastia ci fu l’opposizione alle immagini da parte soprattutto delle chiese orientali e il carattere di mania religiosa che suscitavano le icone sacre specie in Grecia e a Costantinopoli, dove godevano di una venerazione quasi idolatrica. ↩︎
- Si tratta delle Quattro Cause di Aristotele, che intendeva controbattere al pensiero di Platone secondo cui tutte le cose erano un imitazione della Forma ideale. Le Quattro Cause sono 1) la Causa Materiale: la sostanza di cui sono fatte le cose; 2) la Causa Formale: ciò che dà alla materia la sua forma; 3) la Causa Efficiente: la ragione che sta dietro all’esistenza di qualcosa; 4) la Causa Finale: la ragione per cui qualcosa è fatto nel modo in cui è fatto, ovvero la ragione per cui la cosa esiste. Nell’esempio classico di un tavolo, la Causa materiale è il legno, la Causa Formale è il progetto del mobile, la Causa Efficiente è il lavoro di carpenteria, e la Causa Finale è l’utilizzo, come per la cena. Ai fini della sua esposizione Tomberg cambia l’ordine delle Cause. ↩︎
- I cinque libri di Mosè o Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. ↩︎
- Deuteronomio 5:22, sul patto di Dio con Israele riferito da Mosè: “Queste parole pronunciò l’Eterno parlando a tutta la vostra radunanza, sul monte, di mezzo al fuoco, alla nuvola, all’oscurità, con voce forte, e non aggiunse altro.” ↩︎
- Giacobbe fu un’importante figura biblica. Figlio di Isacco e Rebecca, fratello di Esaù e nipote di Abramo, fu scelto da Dio per adempiere a uno scopo fondamentale. Ebbe una vita inizialmente turbolenta, e in una circostanza ingannò Esaù ottenendo una benedizione che era intesa per il fratello. In seguito, tuttavia, i due si riconciliarono, illustrando il potere del perdono. Ebbe dodici figli dalle due mogli, Leah e Rachele, e dalle concubine Bilhah e Zilpah; questi diventarono i capostipiti delle dodici tribù di Israele. Poco prima della riconciliazione con il fratello, Giacobbe ebbe un incontro con un angelo, con cui lottò per affermare le sue ragioni; alla fine, l’angelo benedì Giacobbe e gli impose il nome di Yisrael (ebr. יִשְׂרָאֵל), che significa “colui che lotta con Dio”. L’associazione della Torah con la voce di Giacobbe è dovuta al fatto che essa esprime, proprio come la lotta di Giacobbe con l’emissario di Dio, e come in generale nel giudaismo, la necessità di lottare contro gli avversari interni ed esterni, dibattendo anche con Dio, nell’intento di fare la cosa giusta per il mondo. ↩︎
- In ebraico, “casa” si traduce con “beiyt” (בַּיִת). ↩︎
- Canaan era un’antica civiltà semitica risalente alla tarda Età del Bronzo, stabilitasi nelle terre che oggi fanno parte di Israele, Palestina e la valle del Giordano. La loro religione era essenzialmente politeistica e monolatrica, cioè, dedicata particolarmente al culto di un dio senza escluderne altri. Nella Bibbia, specialmente nel Pentateuco, i canaaniti sono citati parecchie volte, e considerati come discendenti di Canaan, figlio di Ham, secondo figlio di Noè. Secondo la genealogia biblica i figli di Noè, dopo il Diluvio, diedero origine a numerose “nazioni” o tribù che collettivamente erano considerate canaanite; alcuni studiosi suggeriscono che gli stessi israeliti erano loro stessi, in origine, in buona parte canaaniti. ↩︎
- J. M. Déchanet – La Voie du Silence – Paris 1960. Jean-Marie Déchanet (1906-1992) fu un monaco francese dell’ordine dei benedettini. Negli anni Cinquanta divenne il primo ad introdurre la pratica dello yoga nel mondo cristiano; per questo fu conosciuto come il “padre dello yoga cristiano”. ↩︎
- Sono tutti sinonimi della stessa cactacea comunemente conosciuta come peyote, radice del diavolo, cactus divino, medicina di Dio. ↩︎
- La Native American Church (NAC) è una religione sincretistica a tutt’oggi esistente e attiva tra i nativi americani di Stati Uniti, Canada e Messico. Fu fondata nel diciannovesimo secolo dalle tribù dei Kiowa e Comanche nello stato dell’Oklahoma. Essa combina aspetti della tradizione dei nativi americani con elementi del cristianesimo (in particolare i dieci comandamenti) centrati sull’uso sacramentale del peyote, tanto da essere conosciuta anche come peyotismo. Conta circa 300.000 aderenti. ↩︎
- San Pietro d’Alcántara (1499-1562), contemporaneo di Santa Teresa d’Ávila, fu un frate francescano spagnolo noto per i suoi sforzi nella riforma ecclesiastica; è santo patrono del Brasile. Fu conosciuto per il suo stile di vita austero e per l’impegno nella preghiera e nella meditazione. Enfatizzò l’aspetto penitenziale della vita francescana attraverso la pratica di una severa autodisciplina giungendo a indossare quotidianamente una cintura di ferro. Fondò la stretta forma di francescanesimo dei Frati Minori Scalzi. Fu canonizzato da Papa Clemente IX nel 1669. ↩︎
- Tomberg cita San Giuliano come contemporaneo dei santi precedenti. L’unico santo noto con questo nome, Giuliano l’Ospitaliere, nacque però nel tredicesimo secolo, tanto da essere citato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine compilata intorno al 1260. ↩︎
- “Questa è la più forte delle forze, perché supera ogni cosa sottile e penetra ogni cosa solida.” ↩︎

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