L'inganno del serpente

Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto

Questa fu la tentazione che Eva udì ascoltando la voce del serpente. La sua essenza è il principio del potere, che è autonomia della luce della coscienza. Ed Eva ascoltò la voce del serpente. La voce le era percepibile come l’altra voce che enunciava dall’alto un singolo comandamento: “Mangia pure liberamente del frutto dell’albero; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:16-17).

Ella dunque udì due voci, due ispirazioni che sorgevano da fonti opposte. Qui è l’origine e il principio del dubbio. Il dubbio è una duplice ispirazione. La fede è una singola ispirazione. L’obbedienza, il principio dell’obbedienza, è devozione senza riserve verso la sola voce dall’alto. Ora, il fatto che Eva ascoltasse una voce diversa da quella dall’alto, che comparasse le due voci, cioè le considerasse come appartenenti allo stesso piano (e di conseguenza dubitasse), questo fatto specifico fu un atto di disobbedienza spirituale e fu la radice a causa ed inizio della Caduta.

Fu allora che guardò l’albero e disse che “il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, che era bello a vedere” (Genesi 3:6) – questa fu la seconda fase della tentazione e la seconda tappa della Caduta. Perché è dopo aver ascoltato la voce del serpente che ella guardò l’albero. Lo guardò in modo nuovo – non più come in precedenza, quando solo la voce dall’alto vibrava nel suo essere, quando non sperimentava la minima attrazione per l’albero, ma piuttosto con la voce del serpente che ora vibrava nel suo essere – con un fare interrogativo, di confronto, di dubbio, ovvero era pronta all’esperienza. Perché quando si è in dubbio, si è indotti a sperimentare allo scopo di dissiparlo – a meno che non lo si superi ponendosi su un piano più elevato.

Fu guardando l’albero in questo modo nuovo che esso le apparve “buono a mangiarsi, bello a vedere”. Essere indotti a cercare un’esperienza è l’inizio e il principio dell’avidità, il principio opposto alla povertà.

Fu dopo aver guardato l’albero in questo modo nuovo che Eva allungò la sua mano e “prese del frutto, ne mangiò e ne dette anche al suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 3:6). Qui è la terza fase della tentazione e il terzo passo della Caduta: è fuggire dal dubbio tuffandosi nell’esperienza e coinvolgendo l’altro a prenderne parte.

Qui è l’inizio e il principio dell’impurità, contraria al principio di castità. Perché cercare esperienze o fare esperimenti basandosi sul dubbio è l’essenza propria dell’impurità carnale, psichica e spirituale. Per tale ragione non si portano a termine esperimenti nell’esoterismo cristiano o nell’ermetismo. Si dovrebbe evitare di ricorrere a esperimenti allo scopo di dissipare il dubbio. Si possono certamente avere delle esperienze, ma non si dovrebbero fare esperimenti. Perché sarebbe contrario al sacro voto di castità farsi avanti e prendere dall’albero della conoscenza. Il mondo spirituale non sopporta in alcun modo gli sperimentatori. Si cerca, si chiede, si bussa a una porta. Ma non la si apre con la forza. Si attende che sia aperta.


La dottrina cristiana e l’esperienza della grazia esprimono l’essenza propria della castità, proprio come essa contiene i principi di povertà ed obbedienza. È la dottrina che riguarda la relazione casta tra ciò che è sopra e ciò che è sotto. Dio non è un oggetto, né tantomeno un oggetto di conoscenza. Egli è la sorgente della grazia che illumina e rivela. Non può essere afferrato, ma può certamente rivelarsi.

Qui abbiamo castità, povertà ed obbedienza alla base della dottrina cristiana e dell’esperienza della grazia. Ora, l’esoterismo cristiano o ermetismo, inclusi qui il misticismo, la gnosi e la magia, si fonda sull’esperienza e sulla dottrina della grazia, di cui uno dei risultati è l’iniziazione. L’iniziazione è un atto di grazia dall’alto. Non può essere conseguita o prodotta da alcuna procedura interna o esterna. Non ci si inizia; si diventa iniziati.

Grazia … non siamo stanchi delle vecchie ripetizioni su questo soggetto nei sermoni della domenica in chiesa, nei trattati teologici, negli scritti dei mistici e, infine, nelle pompose dichiarazioni dei monarchi – siano essi “cristiani”, “cattolici”, “ortodossi” o “difensori della Fede”? Non ne abbiamo ascoltato e letto sino a sazietà … ogni momento e ovunque si odori il profumo dell’incenso e si ascoltino gli inni spirituali? In conclusione, non è il discepolo del moderno ermetismo – colui che è pronto ad osare la grande avventura della ricerca del Grande Arcano – in diritto di chiedere di essere risparmiato dai sermoni su questo argomento che ammansisce con la sua monotonia? Non è chiedergli troppo se lo si invita a rinunciare alla magnificenza del quaternario magico – “osare, volere, tacere e sapere” – per un piagnucoloso Kyrie eleison?

Non vi è nulla di più banale del sorgere del sole che si ripete giorno dopo giorno da innumerevoli milioni di anni. Ma è grazie a questo banale fenomeno che i nostri occhi – organi per la luce del sole – vedono tutte le cose che la vita reca con sé. Proprio come la luce del sole ci permette di vedere le cose del mondo fisico, così la luce del sole spirituale – la grazia – ci permette di vedere ciò che è apportato dal mondo spirituale. La luce è necessaria per essere in grado di vedere là come qui.

Allo stesso modo, l’aria è necessaria per respirare e per vivere. Non è l’aria che ci circonda una perfetta analogia per la gratia gratis data – per la grazia gratuitamente conferita? Perché vivere nello spirito, nello spirito vivificante, è l’aria della respirazione spirituale.

Si può produrre artificialmente l’ispirazione intellettuale, morale o artistica? Possono i polmoni produrre l’aria di cui necessitano per la respirazione?

Ora, il principio della grazia è alla base della vita terrena quanto della vita spirituale. È integralmente – in alto e in basso – governata dalle leggi dell’obbedienza, della povertà e della castità. I polmoni sanno che è necessario respirare – ed essi obbediscono. I polmoni sanno di averne bisogno – ed essi inspirano. Amano la purezza – ed espirano. Lo stesso processo della respirazione ci insegna le leggi dell’obbedienza, della povertà e della castità, ovvero è una lezione (per analogia) nella grazia. L’inspirazione consapevole della realtà della grazia è lo haṭha-yoga cristiano. L’ haṭha-yoga cristiano è il respiro verticale della preghiera e della benedizione – o, in altre parole – ci si apre alla grazia e la si riceve.

Per quanto riguarda il magnifico quaternario della magia tradizionale: “osare, volere, tacere e sapere”, esso è formulato – mutatis mutandis [1] – dal Maestro nel modo seguente:

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova; e sarà aperto a chi bussa.

matteo 7:7-8

Si tratta di avere il coraggio di chiedere, della volontà di cercare, di tacere quando si bussa e di sapere quando è aperto. Perché la conoscenza non è data automaticamente; è ciò che viene rivelato quando la porta è aperta.

Questa è la formula della sintesi di impegno e grazia, del principio del lavoro e della ricettività e, infine, del merito e del dono. La sintesi enuncia la legge assoluta di tutto il progresso spirituale e, di conseguenza, di tutta la disciplina spirituale, che sia praticata da un ermetista cristiano solitario o da una comunità in un monastero o in un convento, o da un ordine mistico o religioso, o da una fratellanza ermetica cristiana. È la legge a cui ogni discepolo cristiano, di qualunque scuola spirituale, obbedisce. E l’ermetismo cristiano, cioè l’insieme di misticismo tradizionale, gnosi, filosofia occulta e magia, che ha attraversato il battesimo e la trasfigurazione del fuoco, luce e vita della cristianità, non fa in alcun modo eccezione. L’ermetismo senza grazia è solo uno sterile ed erudito storicismo; l’ermetismo senza sforzo è solo un estetismo sentimentale superficiale. Vi è certamente AZIONE nell’ermetismo, e questa azione è figlia della grazia e dello sforzo.


Caro Amico Sconosciuto, se conosci la teologia, riconoscerai qui la dottrina pura e semplice della Chiesa cattolica in merito alla relazione tra azione e grazia. Troverai qui di nuovo il rifiuto del Pelagianismo, secondo il quale solo l’azione (o lo sforzo) contano [2], ed anche del protestantesimo luterano, secondo il quale conta solo la grazia. Qui si trova anche implicata la dottrina della Chiesa cattolica – natura vulnerata, non deleta – cioè che la Natura non è interamente corrotta in conseguenza della Caduta, ma che essa preserva un elemento virgineo e che di conseguenza vi è anche un elemento nella natura umana che è capace di sforzo e che ha il suo peso.

L’ermetismo cristiano prende quindi semplicemente a prestito i principi fondamentali del suo insegnamento ermetico-filosofico dalla teologia cattolica?

Non si dovrebbe dimenticare che l’ermetismo cristiano non è una religione a sé stante, né una chiesa a sé stante, e neppure una scienza a parte, che potrebbe competere con la religione, con la Chiesa o con la scienza. È il tessuto connettivo (il trattino) tra il misticismo, la gnosi e la magia, espresso attraverso il simbolismo – simbolismo che è lo strumento espressivo delle dimensioni di altezza e profondità (e quindi dell’enstasi e dell’estasi), di tutto ciò che è universale (che corrisponde alla dimensione della larghezza) e di tutto ciò che è tradizionale (corrispondente alla dimensione della lunghezza). Essendo cristiano, l’ermetismo accetta la croce dell’universalità, la tradizione, la profondità e l’altezza della cristianità, nel senso espresso dall’apostolo Paolo quando dice:

Affinché, essendo radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser pieni di tutta la pienezza di Dio.

efesini 3:18-19

Questa è la formula completa dell’iniziazione.

Ora, aspirando alla conoscenza e all’esperienza della profondità e dell’altezza della cristianità universale – cattolica e tradizionale, vale a dire della Chiesa – l’ermetismo non prende a prestito e non può prendere a prestito nulla dalla Chiesa, poiché esso non è altro, e non è in grado di essere di essere altro, che un aspetto della Chiesa stessa, ossia l’aspetto della sua dimensione di altezza e profondità. È quindi carne della sua carne e sangue del suo sangue; non prende a prestito dalla Chiesa, perché è parte di essa. È l’aspetto invisibile dell’universalità (nello spazio) e della tradizione (nel tempo), che diventano entrambi visibili nella Chiesa. Perché la Chiesa non è solo universale e tradizionale, ma è anche profonda e sublime. Ora, l’ermetismo cristiano è solo l’aspetto verticale, cioè quello di altezza e profondità, della Chiesa. Non vuole assolutamente dire che l’ermetista sarà in possesso di tutto ciò che è profondo e sublime (ovvero di tutto l’esoterismo) della Chiesa; significa solamente dire che si è nell’ermetismo cristiano nella misura in cui si ha consapevolezza dell’altezza e della profondità della tradizione universale della cristianità e che chiunque abbia questa esperienza e consapevolezza rappresenta l’ermetismo cristiano. Quindi, tutti i dottori della Chiesa che insegnano la via dell’esperienza spirituale al di là della teologia teoretica, e tutti i santi e mistici della Chiesa che hanno avuto questa esperienza, sono allo stesso tempo ermetisti? Sì, lo sono nella misura in cui sono testimoni e rappresentanti del profondo e del sublime nella cristianità. Hanno tutti molto da dire agli ermetisti contemporanei, che hanno molto da imparare da loro. Prendiamo ad esempio il De Triplici Via di San Bonaventura; leggerete:

Notate, infine, che la Verità dev’essere:
1. Nella prima Gerarchia: evocata dall’espressione della preghiera, opera degli Angeli; udita nello studio e nella lettura, opera degli Arcangeli; annunciata attraverso l’esempio e la predica, opera dei Principati.
2. Nella seconda Gerarchia: partecipata come rifugio e luogo di indulgenza, opera delle Potestà; appresa attraverso lo zelo e l’emulazione, opera delle Virtù; unita all’autocritica e alla mortificazione, opera delle Dominazioni.
3. Nella terza Gerarchia: venerata attraverso il sacrificio e la lode, opera dei Troni; ammirata attraverso l’estasi (uscire da se stessi) e la contemplazione, opera dei Cherubini; abbracciata con baci e dilezione [3] (amplectanda per osculum et dilectionem), opera dei Serafini [4]

Osservate con diligenza quello che qui ho detto, perché questa è la fonte della vita. 

San Bonaventura – De Triplici Via, III, 14

È solo un breve frammento che fornisce materiale per anni di meditazione! Come si può, in quanto ermetisti, ignorare tali testimonianze (e ve ne sono centinaia) del mondo spirituale e della sua esperienza autentica? Fabre d’Olivet, Éliphas Lévi, Saint-Yves d’Alveydre, Guaita, Papus e Péladan meritano certamente di essere studiati – proprio come fanno nei movimenti ermetici e occulti – ma solo studiarli non è sufficiente. Sono loro i soli testimoni autentici e le loro opere sono fonti di prima mano del mondo spirituale e dell’esperienza che ne deriva? Prestiamo dunque attenzione a tutti coloro che sanno attraverso l’esperienza, e cerchiamo in primo luogo l’autenticità dell’esperienza in luogo dell’erudizione e della speculazione teorica.


Ma ritorniamo al tema della tentazione. È triplice, come abbiamo visto, e siamo in grado quindi di parlare delle tre tentazioni fondamentali correlate alle tre condizioni fondamentali dello stato di grazia del paradiso, o dei tre voti che formano la base di tutta la cultura spirituale a seguito della Caduta: obbedienza, povertà e castità. Questo è il significato pratico dell’esagramma o sigillo di Salomone:

Questo sigillo è quello della memoria del paradiso e della Caduta, è in relazione cioè alla Legge (Torah). Perché la Legge è figlia del paradiso e della tentazione.

La Nuova Alleanza [5] è il compimento della Vecchia, e l’opera di redenzione iniziò con la ripetizione delle tre tentazioni primordiali: Ma questa volta fu il Figlio dell’Uomo [6] ad essere tentato, e la tentazione prese forma non nel giardino dell’Eden ma piuttosto in un deserto terrestre. E questa volta non fu il serpente, “il più astuto di tutti gli animali dei campi” (Genesi 3:1) a tentarlo, bensì il “principe di questo mondo”, cioè “l’uomo nuovo”, il “superuomo” o l’altro “figlio dell’uomo” – che, se incarnato, sarebbe la realizzazione della promessa di libertà fatta dal serpente.

L’Anticristo, l’ideale storico e biologico di evoluzione senza grazia, non è un’individualità o entità creata da Dio, ma piuttosto un egregoro o fantasma generato attraverso l’evoluzione storica e biologica dischiusa dal serpente, che è l’autore e il maestro dell’evoluzione storica e biologica che la scienza studia e insegna. L’anticristo è il prodotto finale di questa evoluzione senza grazia e non un’entità creata da Dio – essendo l’atto della creazione divina sempre, senza eccezioni, un atto di grazia. Egli è quindi un egregoro, un essere artificiale che deve la sua esistenza a una produzione collettiva dal basso.

Riflettiamo, quindi, sulla nozione di “egregoro” allo scopo di capire meglio cos’è l’anticristo – questa figura importante ed enigmatica dell’esoterismo e dell’ermetismo cristiano, che è allo stesso tempo la fonte della tentazione nel deserto.

Per iniziare, questo è quanto dice Robert Ambelain ne La Kabbale Pratique:

Si dà il nome di egregoro a una forza generata da una potente corrente spirituale e quindi nutrita a intervalli regolari, secondo un ritmo in armonia con la vita cosmica universale, o a un’unione di entità unite da una comune natura caratteristica.

Robert Ambelain – La Kabbale Pratique – Paris 1951, p. 175

Questa è una definizione che non ha nulla da eccepire. Ma sfortunatamente essa è confusa dal paragrafo che segue:

Nell’invisibile, oltre la percezione fisica dell’uomo, esistono esseri artificiali – generati dalla devozione, dalla passione e dal fanatismo – chiamati egregori. Sono le anime delle grandi correnti spirituali, nel bene e nel male. La Chiesa Mistica, la Gerusalemme Celeste, il Corpo di Cristo e tutti questi nomi sinonimici sono gli epiteti assegnati comunemente all’egregoro del Cattolicesimo. La Framassoneria, il Protestantesimo, l’Islam, il Buddismo sono egregori. Le grandi ideologie politiche sono altri egregori.

ibid., p. 175

Qui c’è una singolare mescolanza di verità e falsità. Ciò che è vero è che esistono esseri invisibili artificiali generati collettivamente, cioè gli egregori sono reali; ma ciò che è falso è la confusione tra cose che sono di natura completamente differente (il “Corpo di Cristo” e le “ideologie politiche”!) senza distinguere la sostanza. Se si classificano la Chiesa Mistica, il Corpo di Cristo, la Framassoneria e il Buddhismo come egregori, cioè come “esseri artificiali generati dalla devozione, dalla passione e dal fanatismo”, perché non considerare anche Dio come un egregoro? No, ci sono entità spirituali superumane che non sono generate artificialmente, che si manifestano e si rivelano da se stesse. La confusione tra ciò che discende dall’alto e ciò che è generato dal basso è, in aggiunta, molto diffusa tra gli scienziati materialisti e pure tra gli occultisti. Per cui, molti biologi considerano l’unità della coscienza – o l’anima umana – come fenomeno unitario o sommatoria di milioni di punti di consapevolezza che appartengono alle cellule del sistema nervoso dell’organismo. Per loro, l’”anima” è solo un egregoro generato collettivamente da milioni di cellule individuali. Ma non è così. L’egregoro delle cellule sicuramente esiste – è il fantasma, di natura elettromagnetica, che resiste alla decomposizione dopo la morte per qualche tempo è che può manifestarsi nelle “case infestate”, ecc. Ma questo fantasma non ha nulla a che fare né con l’anima né con i corpi sottili (corpo eterico o vitale, corpo astrale o animico) di cui l’anima si veste in aggiunta al corpo fisico.

Ora, dire che la Chiesa Mistica o il Corpo di Cristo, per esempio, sono un egregoro significa avanzare la tesi che essi sono fantasmi generati da milioni di credenti, proprio come i fantasmi dei morti sono generati da milioni di cellule. La confusione tra anima e fantasma è un errore piuttosto serio.  Né meno seria è la confusione tra rivelazioni e invenzioni – di esseri spirituali che si rivelano dall’alto, ed egregori generati artificialmente dal basso. Perché gli egregori, per quanto potenti possano essere, hanno solamente un’esistenza effimera, la cui durata dipende interamente dal nutrimento galvanizzante fornito dai loro creatori. Comunque, sono le anime e gli spiriti dall’alto – che formano, ispirano e dirigono le comunità umane – a nutrire e vivificare le anime umane: per esempio, gli Arcangeli (che sono gli spiriti delle nazioni); i Principati (Archai o “spiriti del tempo”); le entità spirituali del buddhismo tibetano; per non parlare del Cristo, la cui Carne e Sangue vivificano quotidianamente ed unificano la Chiesa (il Corpo Mistico di Cristo). Gli egregori sono dunque nutriti dagli uomini, mentre questi ultimi sono nutriti dalle anime e dagli spiriti dall’alto.

Nondimeno, per quanto Dio, Cristo e la Santa Vergine, le gerarchie spirituali, i santi, la Chiesa (o il Corpo Mistico di Cristo) siano entità reali, esiste anche il fantasma o egregoro della Chiesa, che è il suo “doppio”, proprio come ogni uomo, ogni nazione, ogni religione, ecc. hanno il loro “doppio”. Ma proprio come chi vede in Russia, ad esempio, solo l’orso, in Francia solo il gallo e in Germania solo il lupo è ingiusto verso la nazione del Cuore, la nazione dell’Intelligenza e la nazione dell’Iniziativa – così si è ingiusti verso la Chiesa Cattolica quando si vede, invece del Corpo Mistico di Cristo, solo il suo fantasma storico, la volpe [7]. Per osservare correttamente bisogna guardare correttamente. E guardare correttamente significa sforzarsi di vedere attraverso le nebbie dei fantasmi delle cose. Questo è uno dei principali precetti pratici dell’ermetismo cristiano. È grazie allo sforzo di vedere attraverso i fantasmi che si giunge alla conoscenza delle profondità e delle altezze – vera essenza dell’ermetismo – di cui parla l’apostolo Paolo.

In merito all’anticristo, esso è il fantasma dell’intera umanità, l’essere generato dall’evoluzione storica totale dell’umanità. È il “superuomo” che infesta la coscienza di tutti quelli che cercano di elevarsi attraverso i propri sforzi, senza la grazia. Apparve a Friedrich Nietzsche mostrandogli “in un istante tutti i regni del mondo” che sono esistiti, esistono ed esisteranno, nel cerchio dell’eterno ritorno (die ewige Wiederkehr), invitandolo a salpare verso i lidi che sono al di là del bene e del male (Jenseits von Gut und Bose) e ad abbracciare e annunciare il vangelo dell’evoluzione, il vangelo della volontà di potenza (Wille zur Macht). Questo, e solo questo (“Gott ist tot …”, “Dio è morto), trasforma la pietra (materia inorganica) in pane (materia organica), e la materia organica in animale, e l’animale in uomo, e l’uomo in superuomo (Übermensch), che è al di là del bene e del male e che obbedisce solo alla sua volontà (“O mein Wille, meine Notwendigkeit, du bist mein Gesetz …”) [8].

Egli apparve a Karl Marx è gli mostrò “in un istante tutti i regni del mondo”, dove tutti gli schiavi del passato sono trasformati in signori sovrani che non obbediscono più neppure a Dio, avendolo detronizzato, o alla Natura, avendola soggiogata, e che mangiano il loro pane che devono unicamente alla loro conoscenza e allo sforzo di trasformare la pietra in pane.

E il fantasma dell’umanità è apparso a molti altri. Apparve anche al Figlio dell’Uomo nel deserto. Questo era l’incontro della Legge divina fatta carne con la legge del serpente – evoluzione storica e biologica – fatta anima.

La Legge divina è la grazia; è l’attività che discende dalla Santa Trinità che fu rivelata quaranta giorni prima della tentazione nel deserto, quando il battesimo di Gesù nel Giordano fu portato a termine da Giovanni Battista. La legge del serpente è l’azione della volontà che brancola, serpeggiando tra le epoche e i livelli dell’evoluzione biologica, passando da una forma all’altra; è la triade della volontà di potenza, del “provare a tentoni” e della trasformazione dal grossolano al sottile.

La grazia trinitaria verticale e lo spirito triadico orizzontale si incontrano dunque nella coscienza del Figlio dell’Uomo quaranta giorni dopo il battesimo nel Giordano. Poi hanno luogo le tre tentazioni del Figlio dell’Uomo. E proprio come il battesimo nel Giordano è il prototipo del Santo Sacramento del Battesimo, così l’incontro di grazia (ricevuta all’atto del battesimo nel Giordano) e di quintessenza dell’impulso evolutivo a seguito della Caduta è il prototipo del Santo Sacramento della Cresima. Perché è allora che la grazia dall’alto si fonda stabilmente a protezione della legge dal basso. È allora che l’evoluzione cede alla grazia.

Le tre tentazioni del Figlio dell’Uomo nel deserto erano la sua esperienza degli impulsi direttivi dell’evoluzione, vale a dire della volontà di potenza, del “provare a tentoni” e della trasformazione dal grossolano al sottile. Significano allo stesso tempo la prova dei tre voti – i voti di obbedienza, castità e povertà.

È con quest’ultima prova che Matteo inizia il suo resoconto della tentazione di Gesù Cristo. Perché la pienezza celeste (pleroma) discesa al tempo del battesimo nel Giordano recò con sé il vuoto terrestre corrispondente (kenoma), espresso nel resoconto del Vangelo come solitudine, desolazione e digiuno.

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito su nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Matteo 4:1-2

La fame dello spirito, dell’anima e del corpo è l’esperienza del vuoto o povertà. È quindi il voto di povertà che viene messo alla prova quando “il tentatore, accostatosi, gli disse: se tu sei Figliuol di Dio, di’ che queste pietre divengan pani” (Matteo 4:3). “Di’ che queste pietre divengan pani” – questa è proprio l’essenza dell’aspirazione umana nell’epoca scientifica, cioè la vittoria sulla povertà. Resine sintetiche, gomma sintetica, fibra sintetica, vitamine sintetiche, proteine sintetiche e … infine pane sintetico! – Quando? Presto, forse. Chi lo sa?  

Di’ che queste pietre divengan pani” – questa è la formula dell’evoluzione nel senso del “trasformismo” tipico della mentalità di certi accademici, che insegnano che il regno vegetale (ovvero il “pane”) è solo una trasformazione del regno minerale (cioè di “queste pietre”), e che di conseguenza la materia organica (“pane”) è solo il risultato del riposizionamento chimico-fisico di piccole molecole in molecole giganti (“macromolecole”) nel processo di “polimerizzazione”. La polimerizzazione è quindi considerata al giorno d’oggi da un certo numero di scienziati come il possibile – se non probabile – equivalente dell’operazione proposta dal tentatore nel deserto, cioè la trasformazione delle pietre in pane.

L’operazione proposta dal tentatore è allo stesso tempo il motivo dominante delle dottrine che invadono il mondo odierno in relazione alla vita economica considerata come primaria e alla vita spirituale come suo epifenomeno o come una “superstruttura ideologica” sovrastante la base economica. Ciò che è in basso è primario e ciò che è in alto secondario, poiché è la materia che genera lo spirito – tale è il dogma sottostante l’”economicismo” e il “trasformismo”, oltre che l’affermazione fatta dal tentatore al Figlio dell’Uomo. E questa fu la replica a questo dogma: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4).

Riflettiamo su questa formula.

Essa esprime, in primo luogo, l’essenza del voto di povertà. Perché il voto di povertà è vivere tanto della parola che viene dalla bocca di Dio quanto del pane che entra nella bocca dell’uomo. Poi essa aggiunge alla legge del nutrimento biologico, dove i regni più in basso dell’uomo gli procurano il cibo, la nuova legge della grazia, che è il regno più in alto dell’uomo, il regno dei cieli, che lo nutre. Ciò vuole dire che non solo lo spirito e l’anima dell’uomo ma anche il suo corpo è in grado di vivere, cioè di ricevere impulsi, forze e sostanze dall’alto. L’effetto spirituale vivificante della magia divina o della grazia nei riguardi della vita psichica e spirituale è esperienza comune vecchia di millenni per il sincero cristiano, ma è meno noto che ci furono – e ci sono – casi in cui il corpo sopravvive senza cibo per un lasso di tempo sufficiente a causarne la morte per inedia. Così, Theresa Neumann visse per decenni ai nostri giorni a Konnarsreuth (Baviera) esclusivamente con le ostie della Santa Comunione; Santa Caterina da Siena [9] visse nove anni con solo la Santa Comunione; Santa Lidwina di Schiedam (vicino a Rotterdam, in Olanda) visse allo stesso modo per molti anni esclusivamente con la Santa Comunione – per citare solo i casi ben verificati.

Questo è il significato delle parole: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio.” E questa è la sua principale implicazione: poiché la legge dell’evoluzione, la legge del serpente, include la lotta per l’esistenza e siccome il “pane” o cibo è il fattore principale in questa sfida, l’ingresso della grazia nella storia umana da Gesù Cristo in avanti rappresenta allo stesso tempo la possibilità di abolire gradualmente la lotta per l’esistenza. È quindi il voto di povertà che l’abolirà.

Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra”. Gesù gli disse: È altresì scritto: “Non tentare il Signore Iddio tuo”.

Matteo 4:5-7

Questa volta è il “procedere a tentoni”, a cui l’evoluzione naturale deve molto, che parla. È il metodo della cosiddetta evoluzione naturale che ha rimpiazzato sin dalla Caduta il mondo creato da Dio (cioè il “paradiso”). Perché l’evoluzione procede a tentativi da forma a forma, provando e scartando, poi provando ancora … Il mondo dell’evoluzione dai protozoi ai vertebrati e dai vertebrati ai mammiferi e poi alle scimmie e al pithecantropus non è né il risultato della saggezza assoluta né della virtù assoluta. È piuttosto l’opera di un’intelligenza davvero immensa e di una volontà risoluta che persegue uno scopo ben definito e determinato dal metodo dei “tentativi ed errori”. Si potrebbe dire che ciò che si rivela nell’evoluzione naturale è più questione di un grande intelletto scientifico e della volontà di uno sperimentatore (la cui esistenza nessuno può più negare) – piuttosto che dalla saggezza e dalla virtù divine. Il quadro evolutivo che le scienze naturali – soprattutto la biologia – hanno infine ottenuto come risultato di un lavoro straordinario ci rivela senza alcun dubbio l’opera di un intelletto molto sottile ma imperfetto, e di una volontà determinata ma imperfetta. È quindi il serpente, “il più astuto animale dei campi”, che il mondo dell’evoluzione biologica ci rivela, e non Dio. È il serpente che è il “principe del mondo”, autore e regista dell’evoluzione esclusivamente biologica che segue la Caduta. Leggete Le Phénomène Humain di Pierre Teilhard de Chardin [10], che offre il miglior sommario interpretativo a mia conoscenza sull’evoluzione naturale; studiate il libro e non potrete che giungere alla conclusione che il mondo dell’evoluzione è opera del serpente del paradiso, e che è solo con l’avvento delle religioni profetiche (e ce ne sono molte) e della cristianità che esiste una “buona novella” (vangelo) diversa da quella del serpente.

Il tentatore propose al Figlio dell’Uomo il metodo a cui egli deve la sua esistenza: la prova. “Gettati giù e vedremo se è vero che tu sei il Figlio di Dio e che non sei come me, figlio dell’evoluzione, figlio del serpente.” Questa fu la tentazione della castità. Perché, come abbiamo evidenziato sopra, lo spirito della castità esclude tutte le prove. La prova è la vera essenza di ciò che la Bibbia designa come “fornicazione”. La fornicazione – come, in aggiunta, ogni altro vizio e virtù – è triplice: spirituale, psichica e carnale. La sua radice è spirituale; il luogo del suo sviluppo e crescita è quello dell’anima; e la carne è semplicemente il dominio dove fruttifica. Quindi quell’errore spirituale diventa vizio e il vizio diventa malattia.

Per questa ragione i profeti di Israele stigmatizzavano la fornicazione dei popoli della Vecchia Alleanza ogni volta che si lasciavano sedurre dai culti degli “dèi stranieri” – Bel [11], Moloch e Astarte. Questi dèi erano solo egregori – creature dell’immaginazione collettiva e della volontà umane – mentre il Santo Uno di Israele era il Dio rivelato, inimmaginabile, non avendo altra relazione con la volontà umana che quella della Legge che le è imposta. Questo è il motivo per cui gli “dèi stranieri” esercitavano un’attrazione singolare per gli israeliti, essendo gli dèi di “questo mondo” e non il Dio trascendente della rivelazione. Essi erano sempre tentati di gettarsi dalle altezze e dall’isolamento del pinnacolo del tempio verso i piani in basso dell’istinto collettivo, e di vedere se ci fossero stati “Angeli che ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra”, cioè cercando di trovare negli strati densi e prossimi alle forze dell’evoluzione naturale le forze direttrici e protettive, con meno sforzo che nell’aria rarefatta delle altezze che circonda il pinnacolo del tempio del Dio rivelato. Il principio spirituale della fornicazione è, quindi, la preferenza accordata al subconscio rispetto al conscio e al superconscio, l’istinto rispetto alla Legge, e il mondo del serpente rispetto al mondo del VERBO.

Proprio come le prime due tentazioni sono dirette ai voti della santa povertà e della santa castità, così la terza tentazione (secondo il Vangelo di Matteo) è diretta al voto della santa obbedienza. Questa volta riguarda la volontà di potenza, la Wille zur Macht di Nietzsche.

Di nuovo il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo, e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: Tutte queste cose io te le darò se, prostrandoti, tu mi adori. Allora Gesù gli disse: Va’, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo servi il culto”.

Matteo 4:8-10

Prendiamo nota degli elementi di questa tentazione: la montagna altissima, tutti i regni del mondo e la loro gloria, la venerazione per colui che ha la forza di salire in cima alla montagna e da lì concedere il possesso di ogni cosa nel regno del suo mondo.

È questione, quindi, di accettare l’ideale del superuomo (“prostrati e adorami”), che è il vertice dell’evoluzione (“lo menò seco sopra un monte altissimo”) e che, essendo passato attraverso i regni minerale, vegetale, animale e umano, soggiogandoli al suo volere, signoreggia su di essi, ovvero è la loro causa finale, il loro scopo e ideale, il loro rappresentante o la loro volontà collettiva concentrata, ed è il loro maestro, che ha messo la loro evoluzione futura nelle sue mani. Ora, la scelta qui è tra l’ideale del superuomo, che è “come Dio”, e Dio stesso.

La santa obbedienza è dunque la fedeltà al Dio vivente; la rivolta o la disobbedienza  sono decisioni prese in favore del superuomo, che personifica la volontà di potenza.


Il sesto Arcano del Tarocco, “Gli Amanti”, sebbene metta in rilievo solo la tentazione della castità, evoca l’intero spettro di idee delle tre tentazioni e dei tre voti – essendo le tre tentazioni in paradiso e quelle nel deserto in realtà inseparabili – proprio come lo sono i tre voti. Perché non si può essere “casti” senza essere “poveri” e “obbedienti”, proprio come non si può rinunciare all’ideale divino in favore dell’ideale del superuomo senza allo stesso tempo cadere nell’ambito della prova (sperimentazione), dove non vi è certezza immediata, e nella regione della legge del serpente formulata come segue: “Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita” (Genesi 3:14), cioè la regione priva di grazia.

Ma qual è la conseguenza immediata del resistere alla tentazione? Il resoconto del Vangelo ci dà qui la risposta:

Allora il diavolo lo lascio; ed ecco degli angeli vennero a lui e lo servivano.

Matteo 4:11

Questa risposta appartiene al novero delle idee e dei fatti del settimo Arcano del Tarocco, “Il Carro”, la cui carta rappresenta un uomo in piedi su un carro trionfale condotto da due cavalli.


Rispondi