Le diverse declinazioni dell'amicizia
Pierre-Auguste Renoir – Le Déjeuner des canotiers – The Phillips Collection, Washington D.C.

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Nella nomenclatura astrologica il concetto di amicizia è assegnato ai significati dell’undicesima Casa, la quale traspone analogicamente, sul piano dell’esperienza umana, il simbolismo macrocosmico dell’undicesimo segno zodiacale, l’Aquario.

Quando ci si avvicina allo studio dell’astrologia è facile – e anche conveniente dal punto di vista mnemonico – creare delle etichette che mettano in correlazione uno specifico settore dell’esperienza umana con i simboli astrologici corrispondenti; nel nostro esempio, il segno che ospita la cuspide dell’undicesima Casa, i pianeti presenti nella Casa, i loro rapporti con il segno ospitante e gli aspetti che formano con altri pianeti nel tema danno indicazioni sufficienti a delineare il quadro della situazione.

Nell’interpretazione quotidiana di un tema astrologico questo tipo di approccio è ampiamente utilizzato, perché offre la possibilità di tradurre in un linguaggio immediatamente fruibile da parte del consultante la varietà delle sue esperienze umane. Tuttavia, vi sono livelli interpretativi che fanno luce non solo sulle singole manifestazioni del simbolismo astrologico, ma che cercano di indagare le cause che sono all’origine delle manifestazioni stesse, integrando gli aspetti particolari dell’esistenza con l’insieme organico e strutturale dell’oroscopo. La scelta dell’amicizia come argomento di queste riflessioni è un fatto solo all’apparenza casuale; è un’ispirazione sorta spontaneamente, probabilmente connessa all’idea stessa espressa dalla parola, un esempio del livello di integrazione e di comprensione della realtà che si può raggiungere quando lasciamo cadere le barriere dell’ovvio e dei particolarismi.

L’amicizia nel pensiero filosofico e religioso

Nella filosofia greca classica il concetto di amicizia (φιλία, philia) è variamente trattato. Empedocle, nel suo scritto Della Natura, vede gli elementi eterni e immutabili della natura (fuoco, acqua, aria, terra) come sottoposti alle forze antitetiche dell’Amicizia e del Dissidio o Conflitto (νεῖκος, neîkos); questi due principi agiscono nel corso di periodi cosmici in cui vi è il dominio dell’uno o dell’altro 1. Sempre secondo il filosofo, vi è una sorta di affiliazione tra l’essenza dell’elemento e la sua controparte terrena, cioè il nostro fuoco, la nostra acqua, ecc., che si manifestano nella varietà del mondo naturale e delle funzioni dello psicosoma umano. È interessante notare che Platone, nel Liside, un’opera sull’amicizia redatta in forma di dialogo tra vari personaggi, tra cui Socrate, assegna alla φιλία un significato molto più ampio, che si avvicina a quello di ἔρως (eros), l’amore che è anche desiderio passionale.

Aristotele, nei libri VIII e IX della sua Ethica Nichomachea, tratta estesamente dell’amicizia, giungendo a suddividerla in tre tipologie: l’amicizia dell’utile, fondata sull’interscambio, sul piacere che si può fare a una persona ricevendone qualcosa in cambio; l’amicizia del piacere, ovvero la condivisione di appagamenti, piaceri ed emozioni fuggevoli; e infine l’amicizia della virtù, la più elevata, basata sul riconoscimento tra eguali, sulla comunanza di ideali e di vita e sulla reciproca influenza positiva che scaturisce da una tale relazione. È questa la forma più durevole di amicizia, la più appagante, che è sì una forma di amore (ἔρως), fondata però più sul dare che sul ricevere. Il discorso di Aristotele si estende in seguito a quelle che potremmo definire amicizie, ovvero tutti quei rapporti che si attuano in seno alle varie tipologie relazionali, come tra padre e figlio, tra i consanguinei o tra i coniugi; e ancora negli ordinamenti della polis, che creano il collante sociale attraverso i vari modelli costituzionali. Il concetto di φιλία per Aristotele sembra quindi travalicare quello che intendiamo oggi per amicizia come affinità di sentimenti, affetto e stima tra due o più persone.


Il cristianesimo ha assunto il pensiero aristotelico a fondamento dell’idea di amicizia nella sua accezione di  ἀγάπη, agape, che è l’amore di Dio per gli esseri umani e degli esseri umani per Dio. Nella letteratura greca antica il termine, peraltro scarsamente presente, ha il significato di affetto, come nell’affetto per la famiglia, i figli o il coniuge, in contrasto con eros che ha anche connotati passionali e sessuali. In alcuni passi delle Epistole di S. Paolo ai Corinzi la parola ἀγάπη è tradotta generalmente con carità:

Anche se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità (ἀγάπη), divento un rame risonante o uno squillante cembalo. E quando avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità, non son nulla.

— 1 Corinzi 13:1-2

Qui si evidenzia il significato oblativo del termine, l’amore per l’umanità in generale, la volontà di contraccambiare a costo del sacrificio, l’altruismo rivolto al benessere del prossimo; infatti, l’agape è, per i primi cristiani, l’immolarsi del Cristo sulla croce. Molti passi biblici riecheggiano l’idea di agape come rapporto fraterno che abolisce le distanze tra gli individui, uno per tutti Levitico 19:18, dove Dio, dettando le sue leggi morali, dice: “… amerai il prossimo tuo come te stesso”, che sono le stesse parole del secondo comandamento di Gesù riportate nel Vangelo da Matteo, Marco e Luca. Nel Sermone della Montagna abbiamo poi un’estensione del concetto di agape:

Voi avete udito che fu detto, “Ama (agapēseis) il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: Amate (agapāte) i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano … Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?

— Matteo 5:43-46

È la summa dell’amore incondizionato, quello che concepisce il male come assenza di bene; ed è dovere del cristiano ripristinare l’equilibrio effondendo una luce amorevole su quelle manifestazioni dell’animo umano che ancora giacciono nelle tenebre. In sostanza, l’agape viene qui intesa come un’opera che restituisce il senso vitale alla creazione, che riunifica lo psichico allo pneumatico, la creatura al suo creatore; è la forma più alta di amicizia, di natura essenzialmente divina.

L’agape come convivio fraterno è ancora oggi praticato da alcune confessioni cristiane, così come nella massoneria. Un corollario della religione del Thelema tratto dal Libro della Legge di Aleister Crowley è la frase “Love is the law, law under will” (L’amore è la legge, la legge sotto la volontà). Sebbene la volontà sia centrale nella dottrina del Thelema, essa rappresenta l’anelito al legame col divino presente in ciascun individuo, e tale aspirazione si può ottenere solo con l’amore (agape), che unisce inestricabilmente la creatura al suo creatore o, secondo la visione telemica, alla propria Natura interiore e agli altri esseri, senza esercitare alcuna forma di coercizione.


Nella storia della filosofia e delle religioni l’amicizia, per quanto abbia assunto denominazioni diverse e sia stata associata a svariati tipi di influenza reciproca umana e sociale, rimane pur sempre un anelito alla ri-unione, all’affratellamento tra simili e dissimili, come ci dimostra il concetto aristotelico di amicizia dell’utile, o l’ammonimento di Gesù sulla necessità di amare il proprio nemico. Anzi, secondo Empedocle si tratta di una vera e propria legge di natura, un’affiliazione che nasce dall’inevitabile interazione dei quattro elementi primordiali con la creazione sottostante.

Sul piano umano, l’amicizia nasce innanzitutto come riconoscimento di un “altro da sé”, di una presenza che in prima istanza è una “alterità”, ma che allo stesso tempo è lo specchio che ci permette di confrontarci con ciò che appare e di sviluppare un’autocoscienza in grado di interagire col mondo. Per colmare questo regime di separazione tra il “sé” e “l’altro da sé” dobbiamo apprendere l’arte della relazione e della comunicazione, ed è questo che forma tutte le tipologie di legame che ci permettono di superare la distanza venutasi a creare con la realtà “di fuori”. Ciò comprende sia le strutture di relazione utilitaristica che l’anelito al superamento delle umane contingenze. Così, l’amicizia appare come un tentativo delle coscienze – nei diversi stadi evolutivi – di ritrovare l’unione perduta, di riconoscersi in ciò che è specchiato nell’interiorità per avvicinarsi all’immagine del mondo.

L’amicizia nel simbolismo astrologico

La prima relazione che va osservata per comprendere l’amicizia nei termini del simbolismo astrologico è quella di opposizione tra segni zodiacali o tra le Case dell’oroscopo, queste ultime manifestazioni, sul piano umano e contingente, delle energie espresse dai segni zodiacali. Intanto notiamo che i segni zodiacali in opposizione possiedono la stessa polarità, maschile o femminile. Ciò ha una sua logica, in quanto l’aspetto rappresenta un confronto a distanza tra forze apparentemente non conciliabili, proprio come due calamite si respingono se tentiamo di avvicinarle dal lato della medesima polarità. L’unico modo per risolvere l’equazione, ovvero, riportare i due termini a un valore di uguaglianza, è di considerare le forze coinvolte come espressioni complementari dell’energia in gioco.

Fuoco e Aria sono gli elementi che sottostanno ai simbolismi della coppia Leone-Aquario. Il Fuoco nel suo aspetto sottile, secondo la dottrina induista del Sāṁhkya, è l’essenza della visione, il potenziale che consente la percezione delle forme e dei colori. Nella sua manifestazione grossolana il fuoco è il principio di espansione, che genera l’agitazione molecolare da noi avvertita come sensazione di calore. L’elemento Aria, sempre per il Sāṁhkya, è il potenziale tattile il cui analogo nella manifestazione sono la pelle e le mani (che toccano il mondo); nell’esoterismo occidentale l’elemento è trattato tout court come principio di comunicazione, che si esprime ad esempio nell’interscambio gassoso che avviene durante il processo ritmico della respirazione. In essenza, le due descrizioni coincidono, perché si tratta sempre di mettere in comunicazione l’interno con l’esterno, di creare un ponte tra entità distinte.

I due elementi interagiscono l’un l’altro come in una reazione combustibile-comburente; ad esempio, quando il legno prende fuoco produce energia sotto forma di luce e calore grazie alla presenza dell’ossigeno atmosferico, che innesca un fenomeno di ossidoriduzione (l’ossigeno acquista elettroni e il legno si ossida, cioè, perde elettroni). Questo ci dà un’idea di come Fuoco e Aria nel loro aspetto essenziale possano confrontarsi in una relazione di dare-ricevere senza contraddire il principio di separazione indotto dal comune segno positivo. A livello sottile, infatti, l’elemento Fuoco offre il potenziale della luce e del calore, mentre l’Elemento Aria rappresenta la controparte che predispone il manifestarsi delle prerogative ignee. In altre parole, l’essenza degli elementi non necessita di uno scambio causale come avviene nel caso degli elementi manifesti, perché il loro principio non risiede nel tempo; considerati nel loro stato sottile, Fuoco e Aria rappresentano insieme l’emergere del potere creativo.


L’esame dei segni opposti di Leone e Aquario ci permette di delineare con più precisione quelle che sono le risultanti delle energie ignee e aeree sul piano zodiacale che, come sappiamo, è una figurazione simbolica dei mutamenti stagionali. Il segno del Leone delinea l’apice della stagione estiva, dove l’espressione del calore solare è al suo massimo e i prodotti della natura giungono a maturazione. Di contrasto, il segno dell’Aquario è il rigore invernale, la riduzione al minimo dell’espansione estiva della natura; tuttavia, il seme, sepolto nella gelida terra, inizia il processo di osmosi biochimica con il fertile humus. Il fuoco creativo è sì presente, ma interiorizzato, in embrione, pronto a iniziare il percorso trasformativo che lo condurrà nuovamente a manifestarsi in tutta la sua pienezza. Sul piano umano, la natura egocentrica del Leone si confronta con l’apertura universalistica del segno opposto, il regno della compartecipazione; perché è da lì che nasce la possibilità stessa del concetto di individuo, che per esistere come tale deve confrontarsi con la moltitudine, la quale a sua volta gli restituirà il senso della propria individualità, che è condivisione. Come il fuoco non divampa senza ossigeno, così noi esseri umani dobbiamo rompere il guscio dell’ego per manifestarci nel mondo.

Con le Case quinta e undicesima giungiamo alla rappresentazione di questi valori in senso vissuto. La quinta Casa è associata alla creatività, che è la libera espressione del sé in senso biologico (i figli), in campo artistico o intellettuale. Il gioco e le attività ludiche sono una manifestazione ulteriore di come l’individuo vive la sua unicità, che è libertà di esprimere la sua indole esclusiva, in accordo con la natura egoica del cosignificante segno del Leone. L’undicesima Casa, all’opposto, rivela alla quinta Casa il suo alter-ego, l’elemento necessitante che giustifica l’esistenza dell’ego in una forma distinta: il trans-individuale, ovvero l’espressione della coscienza non più limitata dai contorni di una singolarità ma aperta alla collettività, all’universalità. È l’amicizia, la nemesi di tutti i particolarismi, l’accettazione delle differenze che espande il senso di sé sino a comprendere coloro con cui condividiamo un comune sentire o, nei casi più ispirati, ad esprimere un sentimento di fratellanza verso l’umanità intera. Agape ed Eros, l’affetto universale e il desiderio passionale, l’amor sacro e l’amor profano, sono le rappresentazioni mitiche di questo contraltare.

La genesi dei segni d’Aria

Non tutte le espressioni dell’amicizia si somigliano, come ci fa notare Aristotele. E l’esame della triplicità dei segni d’Aria ci aiuta a capire come l’amicizia possa assumere valenze differenti in base alle circostanze e al grado di maturazione individuale.

Il segno dei Gemelli, il primo della triplicità, rappresenta l’elemento Aria nella sua accezione di scambio e di comunicazione. È la prima forma di rapporto tra entità distinte, che in natura si rivela nella funzione clorofilliana del regno vegetale e nell’interscambio gassoso tra l’ossigeno dell’aria e gli organi respiratori del regno animale. La terza Casa, cosignificante del segno, esprime questo rapporto di prossimità nell’attribuzione a fratelli e sorelle, in quanto più vicini nella linea di sangue, e a seguire cognati, cugini e vicini; anche gli spostamenti a breve raggio, gli scambi verbali o epistolari e il piccolo commercio rientrano nelle assegnazioni. In altre parole, la Casa è associata a ciò che implica contiguità ma non necessariamente approfondimento. In questo, si rivela affine al concetto aristotelico di philia nella sua accezione di amicizia dell’utile, una forma di scambio che avviene quasi in automatico, che non implica uno slancio altruistico bensì l’accettazione delle circostanze: fratelli e sorelle sono comunque uniti nella parentela, indipendentemente dai loro sentimenti reciproci; il commerciante comunica con i clienti perché è il suo lavoro, anche se può intrattenersi amichevolmente con loro.

L’elemento Aria del segno della Bilancia mostra l’evolversi della prima forma di comunicazione e di scambio con la realtà esterna in un modello che potremmo definire di riconoscimento. La distanza che ci separa dall’altro da noi non è più d’ostacolo a un’integrazione armoniosa, perché prendiamo coscienza di una realtà oggettiva che è il completamento della nostra vita interiore, lo specchio della nostra individualità. Il concetto diventa più chiaro se facciamo riferimento alla settima Casa, che tradizionalmente è associata alle unioni e al matrimonio o ai rapporti paritetici tra individuo e collettività attraverso la mediazione delle leggi e dei giudizi. Trovandoci con l’Aria della Bilancia in una simbolica terra di mezzo, l’attribuzione di un’unica tipologia aristotelica di amicizia non sembra funzionare. Vi è un po’ di philia, intesa come integrazione attraverso la struttura legislativa e affinità tra individui; ma anche di eros, che è comunque una forma di unione attraverso l’amore, se pur “contaminato” dal desiderio; e infine, di agape nel suo manifestarsi come affetto filiale e coniugale, non ancora elevatosi al piano universale.

Dopo l’Aria di scambio dei Gemelli e l’Aria di mediazione della Bilancia, giungiamo infine all’Aria più sottile e raffinata del segno dell’Aquario e dell’undicesima Casa, dove le diversità altrui sono vissute con spirito di partecipazione e di fratellanza. È l’amicizia nelle sue varie declinazioni, da quella che si dimostra nei confronti degli affini sino a giungere alla caduta delle distinzioni tra amico e nemico, come ci ricorda il Sermone della Montagna. E ancora oltre, attraverso l’ispirazione che dal divino giunge all’umano nella figura del Portatore di Acqua, l’immagine iconografica del segno che mescola le acque celesti con quelle terrestri. L’agape segna il completamento di un percorso che è un ritorno all’unità originaria, vissuta non in modo caotico e inconsapevole ma per mezzo di un’individualità che vede in se stessa un riflesso dell’universo.


Rabindranath Tagore, poeta bengalese chiamato il “signore della lingua”, così espresse in una raccolta di mirabili versi, di cui riportiamo un brano, la sua partecipazione al senso cosmico e divino dell’amicizia, l’amore ricambiato di Dio per gli esseri umani, la forma più alta di agape:

Questo fragile vaso continuamente tu vuoti, continuamente lo riempi di vita sempre nuova. Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline, attraverso esso hai soffiato melodie eternamente nuove. Su queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti. Passano le età, e tu continui a versare, e ancora c’è spazio da riempire… Ebbro della felicità del mio canto dimentico me stesso e chiamo amico te, che sei il mio signore.

— Rabindranath Tagore – Poesie (Gitanjali e Il Giardiniere) – Roma 1971, p. 39.