La carta rappresenta la forma più spirituale di Iside, la Vergine Eterna, l’Artemide dei greci.

Estratti dall’opera: The Book of Toth, York Beach, Maine 1969 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


Questa carta si riferisce alla lettera Gimel, che significa cammello. (Il simbolismo del cammello è spiegato in seguito)

La carta è in relazione alla Luna. La Luna (essendo un simbolo generale per il femminino, un simbolo del secondo ordine in relazione al Sole così come la Yoni col Lingam [1]) è universale, estendendosi sia in alto che in basso. È un simbolo che ricorre frequentemente in questi geroglifici. Ma nei primi Trionfi esso è riferito alla Natura sopra l’Abisso; la Papessa è la

prima carta a connettere la Triade Superna con l’Esade; e il suo sentiero, come illustrato nel diagramma, crea una connessione diretta tra il Padre nel suo aspetto più elevato e il Figlio nella sua manifestazione perfetta. Questo sentiero è in equilibrio perfetto nel pilastro centrale. C’è qui, di conseguenza, il concetto più puro ed esaltato della Luna [2].

La carta rappresenta la forma più spirituale di Iside, la Vergine Eterna, l’Artemide dei greci. È vestita solamente di un velo luminoso. Per l’iniziazione superiore, è importante considerare la Luce non come manifestazione perfetta dello Spirito Eterno, ma piuttosto come un velo che nasconde quello Spirito. Lo fa in modo tanto più efficace grazie alla sua incomparabile brillantezza. Quindi lei è luce e corpo di luce. È la verità dietro il velo di luce. È l’anima della luce. Sulle ginocchia ha l’arco di Artemide, che è anche uno strumento musicale, perchè lei è cacciatrice, e caccia attraverso l’incantesimo.

Ora, considerate quest’idea come da dietro il Velo di Luce, il terzo velo del Nulla originale [3]. Questa luce è il mestruo della manifestazione, la dea Nuith [4], la possibilità della Forma. Questa prima e più spirituale manifestazione del femminino si riconduce a un correlativo maschile, formulando in sé ogni punto geometrico da cui contemplare la possibilità. Questa dea virginale è quindi in potenza la dea della fertilità. È l’idea dietro tutte le forme; non appena l’influsso della triade discende sotto l’Abisso, si ha il compimento concreto dell’idea.

Il capitolo seguente tratto dal Libro delle Menzogne [5] (così chiamato a torto), può assistere lo studente nella comprensione della dottrina per mezzo della meditazione:

VORTICI DI SABBIA [6]

Nel Vento della mente sorge la turbolenza chiamata Io. Si frantuma; e precipita pensieri sterili. La vita soffoca. Questo deserto è l’Abisso in cui si trova l’Universo. Le stelle non sono che spine in questa desolazione. Eppure questo deserto non è che un luogo maledetto in un mondo di beatitudine. Di tanto in tanto i viaggiatori attraversano il deserto; vengono dal Grande Mare, e al Grande Mare ritornano. E mentre vanno versano acqua; un giorno irrigheranno il deserto, finché non fiorirà. Guarda! Cinque impronte di un Cammello! V.V.V.V.V.

Al fondo della carta, di conseguenza, si vedono le forme nascenti, le volute, i cristalli; semi, baccelli, che simboleggiano l’inizio della vita. Nel mezzo sta il Cammello menzionato in precedenza. In questa carta è l’unico collegamento tra il mondo archetipico e quello formativo.

Fino a qui riguardo questa via, considerata come uscita verso il basso dalla Corona [7]; ma per l’aspirante, cioè per l’adepto che è già in Tiphereth, per colui che ha conseguito la Conoscenza e il Dialogo con il Santo Angelo Custode, questa è la via che conduce in alto; e questa carta, chiamata anche la Sacerdotessa della Stella d’Argento, simboleggia il pensiero (o piuttosto la radianza intelligibile) dell’Angelo. È, in breve, un simbolo dell’alta iniziazione. Ora, è una condizione per l’iniziazione che le sue chiavi siano comunicate, da coloro che le posseggono, a tutti i veri aspiranti. Questa carta è quindi in modo molto peculiare un glifo del lavoro dell’A∴A∴. Qualche idea è data in questo altro capitolo del Libro delle Menzogne:

L’OSTRICA

I Fratelli dell’A∴A∴ sono uno con la Madre del Bambino. Il Molteplice è adorabile per l’Uno come l’Uno lo è per il Molteplice. Questo è l’Amore di Questi; creazione-parto è la benedizione dell’Uno; coito-dissoluzione è la benedizione del Molteplice. Il Tutto, intrecciato quindi di Questi, è Beatitudine. Il Nulla è oltre la Beatitudine. L’Uomo ama unirsi con la Donna; la Donna separarsi dal Bambino. I Fratelli dell’A∴A∴ sono Donne; gli Aspiranti dell’A∴A∴ sono Uomini.

È importante riflettere sul fatto che questa carta è interamente femminile, totalmente virginale, perché rappresenta in sé l’influenza e i mezzi della manifestazione (o, dal basso, del conseguimento). Rappresenta la possibilità nel suo secondo stadio senza alcun inizio di compimento.

Si osservi in particolare che le tre lettere consecutive Gimel, Dalet, He (Trionfi II, III, XVI), mostrano il simbolo femminile (Yin) nelle tre forme che compongono la Dea Trina. Questa Trinità è subito seguita dai tre Padri complementari e corrispondenti, Vau, Tzaddi, Yod (Trionfi IV, V, IX). I Trionfi 0 e I sono ermafroditi. I quattordici Trionfi rimanenti rappresentano le Quintessenze Primordiali dell’Essere in congiunzione, funzione o manifestazione.


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