Trasformare il Nemico in Amico
Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey Into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
La via dell’ermetismo, così intima e solitaria, include esperienze autentiche da cui si evince che la Chiesa Cattolica Romana è, di fatto, la depositaria della verità spirituale cristiana, e più si avanza sulla strada della libera ricerca di questa verità, più ci si avvicina alla Chiesa. Prima o poi si sperimenta inevitabilmente che la realtà spirituale corrisponde – con sorprendente precisione – a ciò che insegna la Chiesa: che ci sono gli Angeli custodi; che ci sono santi che partecipano attivamente alle nostre vite; che la Beata Vergine è reale, e che ella è quasi esattamente simile a come viene compresa, venerata e ritratta dalla Chiesa; che i sacramenti sono efficaci, e che ve ne sono sette – e non due, tre o persino otto; che i tre voti sacri – di obbedienza, castità e povertà – costituiscono di fatto l’essenza propria di tutta la spiritualità autentica; che la preghiera è un potente strumento di carità, sia nell’aldilà che in questo mondo; che la gerarchia ecclesiastica riflette l’ordine gerarchico celeste; che la Santa Sede e il papato rappresentano il mistero della magia divina; che l’inferno, il purgatorio e il paradiso sono realtà; che, infine, lo stesso Maestro – per quanto ami tutti, i cristiani di tutte le confessioni così come i non cristiani – viva con la sua Chiesa, dove è sempre presente, facendo visita ai fedeli ed istruendo i discepoli. Là lo si può trovare e incontrare.
Torniamo all’Arcano della Forza.
È detto che “l’unione fa la forza”, e si interpreta questa alleanza di volontà individuali come un modo per conseguire uno scopo comune. È la formula dell’incremento quantitativo della forza. Riguardo alla forza qualitativa, sarebbe appropriato dire che “l’unità è forza”, perché si è forti solo nella misura in cui c’è unità di spirito, anima e corpo, cioè finché vi è verginità. Sono i conflitti interiori a renderci deboli: il fatto che noi serviamo due o anche tre maestri alla volta.
La Tavola di Smeraldo di Ermete afferma non solo il principio dell’analogia universale, ma anche quello della forza universale: “per compiere il miracolo della cosa unica”. Essa insegna riguardo alla
forza più possente di tutte le forze, perché supera ogni cosa sottile e penetra tutte le sostanze solide.
— Tabula Smaragdina – Nuremberg edition 1451, 9
La forza della Tavola di Smeraldo è l’unità in azione di paradiso e inferno, perché il Thelema 1 (la volontà fondamentale)
ascende dalla terra al cielo, poi ridiscende sulla terra e riceve il potere di coloro che sono in alto e in basso.
— Ibid., 8
Esaminiamo i due aspetti della Forza di cui parla la Tavola di Smeraldo, ossia che essa “supera ogni cosa sottile” e “penetra tutte le sostanze solide”.
“Supera ogni cosa sottile”
Il significato profondo – mistico, gnostico, magico ed ermetico – del “superamento” consiste nel trasformare il nemico in amico. Renderlo solo impotente non è ancora una vittoria. Perciò la Germania del 1914 fu sicuramente resa impotente nel 1918, ma non fu sopraffatta – come dimostra il 1939. Ma dopo la sconfitta del 1945, la Germania fu certamente sopraffatta – in quanto si alleò con sincerità ai suoi vecchi avversari. Lo stesso si può dire del Giappone come stato.
Su di un altro piano, è altrettanto vero che il diavolo sarà sopraffatto solo nel momento in cui la sua voce – che sia rauca o carezzevole – sarà udita in coro con i cori delle gerarchie celesti che lodano Dio.
Saulo di Tarso fu davvero l’anima della persecuzione dei cristiani, l’apostolo Paolo fu veramente l’anima dell’opera di conquista del cosiddetto mondo “pagano” a favore della cristianità 2. Questo è il caso di una vittoria autentica nel vero senso della parola.
Ed è vittoria autentica per cui si deve sperare e attendere quella del conflitto che la tradizione rappresenta tra l’Archistratega Michele e il drago. Il giorno in cui sarà conseguita sarà il giorno di una nuova festa – la festa dell’incoronazione della Vergine sulla terra. Perché il principio di opposizione sarà rimpiazzato sulla terra da quello della collaborazione. Sarà il trionfo della vita sull’elettricità. E l’intelletto cerebrale si inchinerà allora di fronte alla Saggezza (SOPHIA) unendosi a lei.
“Superare ogni cosa sottile” è quindi equivalente a cambiare le forze di opposizione – mentali, psichiche ed elettriche – in forze amichevoli e alleate. Le “cose sottili” da superare sono le forze intellettuali della tentazione basate sul dubbio, le forze psichiche della tentazione basate sul godimento sterile, e le forze elettriche della tentazione basate sul potere.
In ultima analisi, le “cose sottili” qui rappresentate sono dunque equivalenti alle tentazioni. Comunque, ogni tentazione è simile a un flusso di traffico bidirezionale. Perché, quando il male tenta il bene, esso è allo stesso tempo “tentato” da quest’ultimo. La tentazione implica contatto, e quindi uno scambio di influenze. Ogni bella tentatrice, quando tenta un santo, finisce come nella parabola della peccatrice perdonata dal fariseo che,
piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi, e li asciugava coi capelli del suo capo; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio.
— Luca 7:38
Non abbiamo qui prefigurato la vittoria sulla “grande prostituta di Babilonia”? Non abbiamo riscoperto la radice e il nucleo della celebre “caduta di Babilonia”, descritta nei capitoli 17 e 18 dell’Apocalisse?
Dubbio, godimento sterile, potere – assieme costituiscono la “tecnologia” della tentazione.
Prima di tutto, il dubbio … è il principio di divisione e opposizione, e quindi di malattia. Perché proprio come il dubbio intellettuale divide l’intelletto mettendolo di fronte a due prospettive, riducendolo all’impotenza dell’indecisione, così la malattia fisica è il “dubbio” dell’organismo, cioè due tendenze, opposte l’una all’altra, che lo riducono all’impotenza costringendolo a letto.
Il dubbio sta alla fede come la vista di occhi sofferenti di astigmatismo sta alla vista normale. Proprio come gli occhi sani o non vedono o vedono assieme, così vede la fede – se bene o meno bene non ha importanza, con “l’occhio superiore” e “l’occhio inferiore” insieme. Perché la certezza è data dalla visione coordinata del Sé superiore o trascendente – questo è “l’occhio superiore” – e il sé inferiore o empirico, che è “l’occhio inferiore”. Il dubbio appare quando “l’occhio superiore” e “l’occhio inferiore” non vedono assieme. Vi è quindi un astigmatismo spirituale, una mancanza di coordinazione tra i due “veggenti” nell’uomo. Il dubbio è una bestia con due corna.
Comunque, il dubbio ammaestrato, sotto il controllo della volontà e posto al nostro servizio, si rivela straordinariamente utile, come dimostra l’intera storia della scienza. Là il dubbio è utilizzato come strumento della fede scientifica; là si dubita nei limiti precisi del metodo scientifico, guidati dagli interessi della fede scientifica e all’interno dei suoi ambiti. Se Pasteur 3 non avesse dubitato da una parte della generazione spontanea, e se dall’altra non avesse avuto fede nell’osservazione e nella sperimentazione, non avremmo beneficiato dei frutti della “rivoluzione pasteuriana” in biologia e medicina.
Per quanto sia produttivo nel dominio scientifico, il dubbio comporta comunque uno scotto da pagare. In pratica, anche se usato solo come metodo, esso risulta in una parziale cecità; ci rende monocoli. Perché il fatto di rinunciare regolarmente all’”occhio superiore”, al suo messaggio e alla sua testimonianza, a beneficio dell’”occhio inferiore” (i cinque sensi più l’intelletto cerebrale) non può mancare, prima o poi, di avere i suoi effetti, cioè di rendere monocolo chi si impratichisce con l’uso di un occhio al posto di due.
E così come i luminari della teologia, della metafisica e del misticismo medievali si sono rivelati infecondi in fatto di medicina, biologia, fisica, fisiologia e di altre scienze – il cui supporto salva, nella sola Francia, 69.000 vite umane ogni anno dai tormenti della tubercolosi, ed ha ridotto la mortalità da febbre tifoide di più del 97 percento, la mortalità da difterite anche del 97 per cento, e da scarlattina del 98 percento, ecc. (cf. Etienne May – La Médecine son Passé, son Présent, son Avenir – Paris 1957, pp. 336-337) – allo stesso modo lo sono i dottori delle scienze del nostro tempo, sterili nei confronti dei bisogni vitali spirituali dell’umanità. I primi guardano solo allo spirituale; i secondi solo ai bisogni temporali.
È necessario essere monocoli per produrre qualcosa di valore – in campo scientifico o spirituale? No. Esempi individuali, incluso l’esempio recente dell’autore de Le Phénomène Humain e Le Milieu Divin, ne sono prova. L’ermetismo esoterico, cioè l’ermetismo coltivato nella tribuna interiore della coscienza, è chiamato a giocare un ruolo – che sia visibile o invisibile poco importa – di collegamento con la tribuna interiore della coscienza individuale, tra ciò che è dato attraverso i due “occhi”. Esso può certamente essere un agente di stabilizzazione nel coordinamento dei due “occhi” tra cultura e civilizzazione, tra spiritualità e progresso, tra religione e scienza. Può agire come un agente di guarigione nella singolare malattia contemporanea (che è una specie di schizofrenia) della dissociazione tra spiritualità e intelletto – ma può farlo solo nella tribuna interiore di ciascun individuo, al fine di proteggere dalle arroganti funzioni dei significati generici che appartengono equamente alla Chiesa e all’Accademia. In breve, il ruolo che è chiamato ad esercitare è anonimo e interiore, privo dell’arsenale collettivo, come gli opuscoli, la stampa, la radio, la televisione e i congressi, dove si fa un gran chiasso. La magia del lavoro costante di servizio fatto in silenzio – questo è ciò che conta.
Un segreto, allora? Per nulla, perché una cosa privata non è una cosa segreta. La vita privata non è vita segreta. Il silenzio come condizione essenziale per il lavoro interiore non è in alcun modo equivalente a un segreto protetto e gelosamente custodito. Come i monaci trappisti 4 mantengono il silenzio senza che nessuno li sospetti di voler mantenere un segreto, così la comunità degli ermetisti sparsi nel mondo ha il diritto di rimanere in silenzio, allo scopo di mantenere un atmosfera privata essenziale per il suo lavoro, senza che sia sospettata di segreti oscuri. La vita spirituale autentica richiede il santuario inviolabile della vita privata – che non ha nulla in comune con i “segreti iniziatici” o le “società segrete”, i cui segreti, tra l’altro, diventano inevitabilmente “segreti aperti”.
Consideriamo ora il godimento sterile. Il ruolo che certe scuole filosofiche e psicologiche assegnano al piacere come causa finale di tutta l’attività umana – inclusa l’attività morale – è ben noto 5. Secondo queste, l’uomo non avrebbe alcun desiderio di agire se non avesse la promessa di un piacere reale o immaginario.
Cos’è il piacere? È il costituente più basso della scala: piacere – gioia – felicità – beatitudine. Esso è solo il segnale psicofisico che annuncia l’accordo tra ciò che si desidera e ciò che si consegue. Essendo solo un segnale, non ha in sé un valore morale; è il desiderio, di cui il piacere segnala il soddisfacimento, che cade sotto la qualificazione morale di bene e di male. È il motivo per cui al piacere può seguire gioia o disgusto, in base alle circostanze. Il piacere è quindi una reazione – alla superficie della psiche umana – ad eventi oggettivi. In altre parole, una vita dedicata solamente al conseguimento del piacere sarebbe per un essere umano la vita più superficiale immaginabile.
La gioia è più profonda del piacere. È ancora un indicatore, ma ciò che indica va più in profondità della relazione tra desiderio ed evento in via di soddisfazione. La gioia è lo stato dell’anima che partecipa al massimo grado di intensità alla vita e la sperimenta apprezzandone il suo valore. La gioia è il diffondersi dell’anima oltre i limiti della consapevolezza cosciente. Rappresenta un accrescimento dello slancio vitale animico.
La felicità è lo stato dell’essere dove spirito, anima e corpo sono uniti in un ritmo onnicomprensivo. È il ritmo della vita spirituale, psichica e fisica che risuona in armonia.
Infine, la beatitudine trascende la felicità nella misura in cui lo stato che implica è più elevato di quello in cui il ritmo di spirito, anima e corpo umani sono dominanti; è lo stato della ver presenza del “Quarto” – di Dio. È quindi lo stato della visio beatifica della tradizione cristiana.
Il piacere è quindi l’esperienza più periferica e superficiale della scala. Eppure, nelle tecniche di tentazione, interpreta lo stesso ruolo riguardo all’anima del dubbio riguardo allo spirito. Perché proprio come il dubbio riduce lo spirito all’impotenza, così il piacere (o il godimento sterile) riducono l’anima all’impotenza, in uno stato di passività. Il piacere la riduce in schiavitù e la cambia da soggetto ad oggetto dell’azione.
Infine, il potere … qui di nuovo le scuole filosofiche e psicologiche hanno eretto la “volontà di potenza” come principio supremo dell’attività umana. Secondo loro l’uomo aspira solo al potere; e religione, scienza ed arte sono solo i mezzi a questo fine.
Ora, è vero che nessuno desidera l’impotenza in quanto tale. E se noi veneriamo il Crocifisso, simbolo della completa impotenza esteriore, lo facciamo perché è allo stesso tempo simbolo della suprema potenza interiore. Perché c’è potere e Potere. Perché l’uno riduce in schiavitù e l’altro libera. L’uno vincola; l’altro ispira.
Il vero potere appare sempre come impotente. Perché è sempre causa di una forma di crocifissione. Il falso potere, tuttavia, crocifigge gli altri. Questo perché non conosce altra crescita se non quella a spese degli altri. Un autocrate è potente solo quando ha ridotto all’impotenza tutti gli altri candidati – tutti gli elementi indipendenti della sua nazione; un ipnotista è potente nella misura in cui il numero di persone che resistono alla sua ipnosi è ridotto al minimo; un sistema filosofico è potente nella misura in cui costringe le menti ad accettarlo attraverso il peso della totalità dei suoi argomenti (Fichte tentò di obbligare il lettore a comprendere – Ein Versuch, die Leser zum Verstehen zu zwingen 6; infine, una macchina è potente finché è in grado di rendere impotenti gli ostacoli che ne prevengono il funzionamento.
Ora, la tecnica della tentazione nel dominio del potere consiste nel sostituire il vero potere con il falso – nella sostituzione della libertà di ispirazione e guarigione o “vita” (Zóé) con il potere di compulsione o “elettricità”.
La magia sacra non ha nulla in comune con il potere che costringe. Essa opera solamente con le correnti della “vita” o Zóé – spirituale, psichica e fisica. Anche il suo “arsenale” – come le “spade” dell’Arcangelo Michele e dei Sacri Cherubini a guardia del cancello dell’Eden – sono sprazzi di luce della “vita” la cui intensità è tale da respingere o allontanare chiunque si oppone alla “vita”, o che non può sopportarne l’intensità, e dall’altro lato essa attrae e vivifica chiunque aspira alla “vita” è può sopportarne l’intensità. Chi sa quante persone altrimenti malate o disperate debbono il recupero della loro salute fisica o psichica alla “spada” dell’Arcangelo Michele? Non vi sono statistiche di questo tipo, ma se ci fossero, si sarebbe stupiti dal numero di “vittime” della spada fiammeggiante!
Come che sia, le “spade” in questione sono le armi potenti del vero potere. Sono il frutto dell’impotenza esteriore, ovvero, sono forze dovute alla crocifissione. Perché il guardiano della libertà è, proprio per questo, vittima della libertà; egli deve anche sopportare il solito vecchio abuso della libertà che è tenuto a proteggere. È l’annosa impotenza verso l’abuso della libertà – quindi la crocifissione millenaria – ad essere la fonte del potere concentrato nella “spada” dell’Archistratega Michele.
È lo stesso con la “spada fiammeggiante” dei Cherubini “ad oriente del giardino dell’Eden 7”. Qui, di nuovo, è la divina impotenza in relazione alla libertà umana, che scelse la via della Caduta – impotenza che alimentò e concentrò la “spada”.
Dunque, qui sta la scelta che ciascuno di noi è chiamato a fare: la scelta tra il potere della crocifissione e quello della compulsione. Pregare o comandare: quale preferiremmo?
L’”elettricità” nella sua triplice forma – fisica, psichica e mentale – è uno strumento che si presta prodigiosamente al servizio della volontà di potenza, cioè al desiderio di comandare e di soggiogare. Per questo motivo è una tentazione per l’umanità. L’umanità è posta di fronte alla scelta tra potere della magia sacra e meccanismo – una scelta che, in ultima analisi, equivale a quella tra vita (Zóé) ed elettricità.
Questi sono quindi i tre principi delle “cose sottili” sopraffatti dalla Forza o verginità.
“Penetra tutte le sostanze solide”
La solidità è l’esperienza di un ostacolo alla nostra libertà di movimento. L’aria non lo è sicuramente, mentre lo è sicuramente un muro di pietra. Similmente, la diffidenza verso di voi può erigere un’autentica parete psichica che è un ostacolo insormontabile ai vostri movimenti che mirano a un contatto o alla comunicazione di idee. Allo stesso modo, ancora, un sistema intellettuale rigido e ben definito può instupidire la persona tenuta sotto il suo potere. Sarebbe impossibile, ad esempio, raggiungere l’organo di consapevolezza interiore di un marxista ortodosso o di uno psicanalista freudiano parlando loro di un’autentica esperienza mistica. Il primo sentirebbe solo ciò che si presta a un’interpretazione del concetto di “oppio dei popoli”, rimanendo abbastanza sordo al resto, e l’altro presterebbe orecchio solo a ciò che si presta a un’interpretazione del concetto di “sublimazione della libido”, ovvero riducendo il tutto al gioco della sessualità. Quindi, anche qui c’è un muro.
Ora, c’è una “solidità” fisica, psichica e mentale. Tutte e tre le forme di solidità hanno in comune il fatto di essere sperimentate come ostacoli ai nostri movimenti. Sono sperimentate come impenetrabili. Ciononostante, la Tavola di Smeraldo afferma che “ogni sostanza solida”, ovvero l’ostacolo fisico, psichico e mentale, è sicuramente penetrabile dalla Forza o verginità.
Come?
Attraverso l’azione opposta a quella di un’esplosione, cioè per azione ammorbidente. In riferimento a un ostacolo mentale che si presenta attraverso un sistema intellettuale rigido, la Forza non si preoccuperà di rispondere con un’altra formazione mentale, ma lascerà entrare il suo respiro nel cuore della persona in questione. Avendo il cuore assaggiato la vita (Zóé), il movimento creativo della vita stessa passerà il suo respiro alla testa e infonderà movimento nella formazione mentale. Quest’ultima, messa in azione – non dal dubbio, ma piuttosto dallo slancio creativo – perderà la sua rigidità e diventerà fluida. È così che avviene la liquefazione delle formazioni mentali cristallizzate.
Riguardo agli ostacoli psichici, è di nuovo l’azione ammorbidente ad effettuare la trasformazione di un complesso psichico dalla rigidità alla sensibilità. Qui di nuovo è il respiro della vita che dissolve il complesso attraverso la via del cuore, cosicché la diffidenza, la paura o l’odio concentrati nel complesso si disperdono e l’anima è resa libera dall’influsso cieco del complesso psichico.
Infine, per la Forza, cioè per l’irradiazione vitale, gli ostacoli fisici esistono solamente nella misura in cui essi sono dovuti ai processi patologici di cristallizzazione negli organismi viventi. Per assegnargli un nome onnicomprensivo, è la “sclerosi”; in generale è questa a costituire un ostacolo. La sclerosi è il processo di graduale alienazione del corpo dall’anima e dallo spirito. Un cadavere ne è il limite e la fine, perché il cadavere è un corpo completamente alienato dall’anima e dallo spirito.
Questo è ciò che Etienne May dice facendo una valutazione dal punto di vista della medicina moderna:
L’arteriosclerosi è in una certa misura una modificazione naturale delle arterie con l’età. E quindi, portando questo fatto a un estremo assurdo, si potrebbe quasi dire che, eliminando tutte le altre malattie, la sclerosi delle arterie – a lungo andare obbligatoria – ci impedirebbe da sola di diventare immortali.
— Etienne May – La Médecine son Passé, son Présent, son Avenir – Paris 1957, p. 341
La sclerosi è quindi la morte stessa, che opera in vita modificando, poco per volta, il corpo in un cadavere. Almeno sembra così, alla luce della medicina e biologia moderne.
Vi sono, cionondimeno, due modi diversi di morire. Il primo è dove il corpo si rifiuta di servire come strumento dell’anima – che è il caso della sclerosi. L’altro è quello dove il principio che vivifica e anima il corpo si ritira e scompare dal corpo; è allora l’anima che lascia il corpo.
Nel primo caso, è il corpo che espelle l’anima; nel secondo caso, è l’anima che si rifiuta di utilizzare ancora il corpo. Si muore, quindi, perché il corpo diventa inservibile alla vita o, diversamente, perché la vita stessa si ritira dal corpo. In quest’ultimo caso si registra, da un punto di vista clinico, una carenza generalmente crescente delle funzioni biologiche, che avanza sino al punto in cui l’attività respiratoria e cardiaca si arrestano, cioè quando avviene la morte clinica. Ciò può accadere durante il sonno profondo, nelle ore in cui la vitalità è normalmente ridotta al minimo – tra le due e le quattro del mattino. Allora si dice che la morte è dovuta semplicemente all’età – senza che alcun malanno specifico, inclusa la sclerosi, ne sia la causa. In merito all’indurimento delle arterie o arteriosclerosi, il processo è stato a lungo considerato come una conseguenza inevitabile dell’età avanzata.
Ma oggi si è a conoscenza dell’esistenza di arteriosclerosi nelle persone giovani e che ci sono anziani le cui arterie (per non parlare del cervello e del sistema nervoso) rimangono flessibili.
— Op.cit., p. 346
Si può quindi morire con le arterie flessibili, senza cancro e senza essere vittime di virus patologici. Si può morire completamente, proprio come si muore parzialmente quando ci si addormenta.
Ora, ci sono parecchi modi di dormire. C’è sonno e Sonno. Si può credere o meno alla testimonianza della Cabala, che descrive ciò che accade durante il sonno del giusto, durante il sonno di gente ordinaria, e durante il sonno dei peccatori (è scritto di come alla mezzanotte l’Antico dei Giorni si avvicina alla terra e giunge ai cancelli dell’Eden, dove si incontra con le anime dei giusti, ecc.). Tuttavia, nessuno sa con certezza cosa accada durante il sonno notturno, in diversi stati non solo di salute ma anche dell’anima. Le intense attività quotidiane possono mutarsi nel sonno in cose di importanza secondaria apparendo pure insignificanti, mentre le cose insignificanti, scorse quasi impercettibilmente sullo schermo della memoria prima del sonno, acquisiscono nel sogno un’importanza singolare per nulla ipotizzabile durante il giorno. Quanti modi diversi di svegliarsi! Come cambiano gli umori, gli stati mentali, i desideri, le condizioni dell’anima quando ci si sveglia, ad esempio, dopo la notte di Natale o di Pasqua, o a novembre o febbraio … Se i modi di risvegliarsi sono diversi come il bianco lo è dal nero, è perché ci sono diverse modalità di sonno.
Proprio come ci sono diverse modalità di sonno, così ci sono diversi modi di morire. E ancora la Cabala a farne menzione, descrivendo un’intera gamma di modi di morire, al cui apice si pone la morte dovuta al bacio dell’Eterno. Secondo la Cabala, l’estasi conscia o inconscia è quindi la causa più sublime di morte.
Il rapimento deve necessariamente essere improvviso o può essere anche lento e graduale? Consideriamo il processo di morte dove non è il corpo che si rifiuta di servire l’anima, ma piuttosto è l’anima che abbandona gradualmente il corpo – non potrebbe questa essere la manifestazione visibile dell’estasi invisibile, dell’attrazione crescente del Divino che opera nelle profondità insondabili dell’anima? Non sarebbe sufficiente la nostalgia crescente a spiegare il distacco graduale dello slancio vitale come si evidenzia nei casi di declino che terminano con la morte?
Ad ogni modo, non solo la Cabala ma anche l’ermetismo cristiano insegna questo. L’insegnamento ermetico è il seguente:
Durante il periodo di preparazione della cosiddetta morte “naturale” – cioè, non causata dall’inservibilità dell’organismo, né da violente interferenze esterne, né da avvelenamento – subentra un processo ben definito nel “corpo vitale” (il “corpo eterico 8” o nephesh secondo la Cabala). Le forze vitali si concentrano poco per volta nella regione del loto a otto petali, che è il centro coronale. Nella misura in cui ha luogo questa concentrazione nella regione coronale della testa (di fatto, anche sopra la testa, se si concepisce la “testa” solo come cervello fisico 9), l’attività vitale diminuisce – all’inizio nella parte bassa dell’organismo, cioè nei genitali e nella regione intestinale, poi nella regione dello stomaco e infine nella regione centrale intorno al cuore. Nel momento in cui le concentrazione della vitalità nel centro coronale è completa, il cuore e i sistemi circolatorio e respiratorio cessano la loro attività – questo è il momento della morte.

Ora, il processo corrisponde qui all’estasi a cui si aspira nella pratica yogica. Perché lo stato di samādhi, o estasi yogica, si realizza, nei termini della psicurgia 10 fisiologica esoterica, attraverso la concentrazione di energia – che sorge dalla parte inferiore del corpo – nella regione coronale del “loto dai mille petali” (sahasrāra). Il loto a otto petali è designato in India come dai “mille petali” per via del suo intenso scintillio, che dà l’impressione di una moltitudine (“migliaia”) di petali. Una volta che l’energia è concentrata nella regione coronale, il corpo è ridotto in uno stato di stupore, e la consapevolezza di sé si allontana per unirsi alla consapevolezza del Sé trascendente – che è lo stato di samādhi o estasi. Samādhi o estasi yogica è una morte temporanea o artificiale.
Sebbene l’estasi cristiana del sursum corda (“in alto i cuori”) differisca fondamentalmente dal samādhi, non vi è ragione di negare la realtà dell’estasi yogica o il fatto che sia un’estasi autentica, sebbene non sia la sola possibile.
È quindi tutto sommato giustificabile dire che la cosiddetta morte “naturale” è fondamentalmente un’estasi naturale – segnatamente un samādhi naturale, dove il Sé trascendente si unisce al sé personale, allontanandosi dal corpo e unendosi ad esso. Quando si muore di morte naturale con le arterie ancora flessibili e un sistema nervoso nella norma à di nuovo il caso della Forza che “penetra la sostanza solida”. È poi la Forza (Zóé) a mantenere flessibili i vasi sanguigni attraverso la sua azione ammorbidente, rendendo possibile la morte naturale come risultato di una “estasi naturale” o della concentrazione ed elevazione delle forze vitali.
Questi, dunque, sono alcuni dei fatti e dei pensieri che possono contribuire alla comprensione dell’affermazione della Tabula Smaragdina:
Penetra tutte le sostanze solide.
Il concetto di Forza è quello di un intermediario tra la pura coscienza e la manifestazione. È il collegamento tra l’idea e il fenomeno.
La Forza ha due aspetti – quello dell’elettricità e quello della vita (o sforzo da una parte e cooperazione dall’altra). Questi due aspetti corrispondono al serpente (nahash) e alla Vergine. Gli occultisti della scuola di Éliphas Lévi consideravano il serpente come il “grande agente magico” par excellence e non si occupavano molto della Vergine, che è il principio della magia sacra. Essi si interessavano soprattutto all’aspetto psichico e mentale del principio dell’elettricità, che chiamavano “fluido astrale”, desiderando quindi estendere il dominio della scienza – che si occupa solamente dell’aspetto fisico dell’elettricità – ai regni psichico e mentale. Volevano conquistare alla scienza, cioè a quella comprensione che si avvale del metodo dell’osservazione e della sperimentazione, l’intero dominio dell’elettricità – fisico, psichico e mentale.
La loro preoccupazione dominante era quindi di dimostrare che la tradizione della magia antica e medievale contiene molte verità – dovute all’osservazione e alla sperimentazione – ignorate dalla scienza, e che il “grande agente magico” può certamente essere messo al servizio dell’intelligenza e della volontà umane proprio come l’energia dell’elettricità e del magnetismo. Il fatto è che essi avvolsero il loro messaggio essenziale in una nuvola di romanticismo verbale evocando i leggeri brividi che accompagnano le allusioni alle “iniziazioni segrete”, ai “misteri” di antiche fratellanze segrete di adepti che ottengono tutto ciò che vale la pena di conoscere e di raggiungere, alle misteriose comunità di saggi e maghi che possiedono, da tempi immemori, la conoscenza e il potere per governare occultamente il mondo, tessendo segretamente i destini dell’umanità. Questo romanticismo – peraltro del tutto comprensibile e scusabile – non impedisce affatto di comprendere il vero compito che essi perseguivano nello stabilire i fatti e nel vagliare leggi e principi dalla totalità delle tradizioni e delle esperienze occulte. Quello che facevano in realtà – tralasciando il romanticismo – era elaborare una scienza moderna dal materiale grezzo di esperienze e tradizioni occulte.
Che infine tacciano i sussurratori – tutti quelli che diffondono dicerie sul lavoro di questi occultisti, sospettandoli di “satanismo” e di “pratiche nere”! Non sono né più né meno “satanisti” di quelli che, per esempio, trattano i pazienti mentali con l’elettroshock, anzi sono angeli innocenti se messi a confronto con i fisici che hanno scoperto l’energia nucleare mettendola al servizio della distruzione!
È ora, una volta per tutte, che si ponga fine alle accuse folli e spiacevoli – riguardo ai dottori dell’occultismo contemporaneo – di “satanismo” o “magia nera”. Essi sono, per male che vada, romantici infatuati dell’ideale di una scienza assoluta del glorioso passato e, quando fanno del loro meglio, pionieri di una scienza negletta e ignorata nel dominio della magia, cioè di una scienza delle relazioni dinamiche esistenti tra la coscienza soggettiva e i fenomeni oggettivi.
Ma, mentre rigetto totalmente e con indignazione tutti i sospetti e le accuse di “satanismo” rivolte agli autori classici dell’occultismo contemporaneo, mi rammarico nondimeno che essi preferiscano la scienza all’ermetismo, e di conseguenza dedichino preferibilmente i loro sforzi allo studio del principio del serpente, dell’elettricità psichica e mentale, invece di votarsi all’opera di rendersi capaci di partecipare consciamente al principio della Vergine, alla vita psichica e mentale. Se avessero scelto l’ermetismo – cioè, la vita spirituale che comprende l’insieme di misticismo, gnosi, magia e filosofia perenne – avrebbero potuto “scrivere” collettivamente un moderno Zohar cristiano (o “Libro dello Splendore”), e avrebbero riversato nel mondo un flusso di saggezza e vita spirituale in grado di generare un vero rinascimento spirituale nel mondo occidentale. Satis scientiae, sapientiae parum (“buona conoscenza, ma poca saggezza”) – è ciò che dev’essere detto ai rappresentanti della scienza occulta dei nostri tempi. Non sono gli studiosi e gli sperimentatori a dover essere chiamati alla realizzazione della primavera spirituale del mondo occidentale, ma piuttosto quelli che partecipano alla fonte autentica della vita profonda – gli abissi della vita del pensare, del sentire e del volere. Perché questo accada, il pensiero deve diventare meditativo, sensibile, contemplativo, e la volontà ascetica. Perché, al fine di conquistare la fonte autentica della vita profonda, si deve cercare il pensiero profondo – che è meditazione; si deve cercare il sentimento profondo – che è contemplazione; e si deve cercare la volontà primordiale (oltre i desideri e le brame) – che è ascetismo. È così che si guadagna la partecipazione cosciente all’autentica vita spirituale, ed è così che si aprono le sorgenti della vita.
- Traslitterazione del greco θέλημα, volontà. ↩︎
- Saulo di Tarso (c. 5 a.C. – c. 65 d.C.), nato nella città omonima allora nella provincia romana della Cilicia (oggi Turchia), fu uno zelota fariseo studioso della legge e della tradizione giudaica. Partecipò attivamente alla persecuzione dei primi cristiani sino alla sua conversione sulla via di Damasco, dove si stava recando per arrestare alcuni seguaci di Gesù. Sperimentando visioni di luci e sentendo la voce di Gesù che gli chiedeva conto delle persecuzioni nei suoi confronti, venne folgorato dalla rivelazione che Gesù era il vero Messia. Dopo il battesimo, prese il nome di Paolo e si imbarcò in un viaggio missionario attraverso l’Impero Romano, diffondendo il messaggio cristiano sia agli ebrei che ai gentili. Fondò numerose chiese e scrisse 14 dei 27 libri del Nuovo testamento. ↩︎
- Louis Pasteur (1822-1895) fu il chimico e microbiologo francese noto per le sue scoperte decisive nel campo della microbiologia e delle vaccinazioni. È conosciuto soprattutto per lo sviluppo della teoria sull’origine microbica delle malattie, che stabilisce come i microrganismi siano all’origine di molte patologie. Egli creò anche i vaccini contro l’antrace e la rabbia. ↩︎
- I trappisti sono monaci e monache dell’Ordine Cistercense di Stretta Osservanza (OCSO), fondato in Francia nel 1664. Essi seguono la regola di San Benedetto, che prevede una vita di preghiera, contemplazione e vita comunitaria. Sono anche conosciuti per la produzione della birra trappista, preparata nei monasteri secondo formule molto rigide per assicurarne la qualità. ↩︎
- Tomberg si riferisce evidentemente al principio del piacere così come espresso dalla psicologia freudiana. ↩︎
- “Un tentativo di costringere i lettori a capire”. ↩︎
- Genesi 3:24: “Così egli scaccio l’uomo; e pose ad oriente del giardino dell’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.” ↩︎
- Il corpo eterico, che non va considerato di natura corporale e neppure sottile, è da intendersi come principio architetturale e formativo del corpo fisico. L’uomo ha in comune con il mondo vegetale il corpo eterico, come quello fisico col minerale. Tutto ciò che vive ha un corpo eterico. ↩︎
- Il centro coronale è posto alla sommità del capo. ↩︎
- Il termine “psicurgia” fu introdotto da Elmer Gates (1859-1923), uno scienziato e inventore americano che si occupò anche di studi psicologici. Applicando le sue conoscenze di chimica e fisiologia e conducendo esperimenti su animali per accertare gli effetti degli stimoli sensori sul cervello, Gates esaminò i processi attraverso cui la mente scopre nuove conoscenze. Questo gli permise di integrare una gerarchia delle discriminazioni sensoriali richieste per creare una rappresentazione mentale incisiva di parti del mondo fisico. In sostanza, la psicurgia di Gates è l’arte di utilizzare la mente per generare idee efficaci. ↩︎

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