Padroneggiare gli Elementi
Questo è l’esercizio finale della serie animica del Quinto Livello, che si pone come obiettivo il perfezionamento e la finalizzazione delle tecniche affrontate in precedenza. All’inizio, ci siamo concentrati sulla condensazione e accumulazione degli Elementi all’interno del corpo e la loro esteriorizzazione attraverso il plesso solare; in seguito, siamo passati alla ricezione diretta degli Elementi dall’universo.
Qui, invece di diffondere gli Elementi nell’ambiente, condensiamo di fronte a noi con l’immaginazione una piccola sfera di 10-20 centimetri o una figura a scelta con l’Elemento che abbiamo richiamato. Questa forma manifesta tutte le caratteristiche dell’Elemento stesso, generando in noi le sensazioni corrispondenti; ad esempio, una forma di Fuoco produrrà un sensibile calore, e una forma d’Aria genererà una sensazione di leggerezza. Si procede con il consueto ordine degli Elementi (Fuoco, Aria, Terra, Acqua). Dopo qualche minuto di fissazione della forma, si termina la pratica dissolvendola nell’universo. In breve, al termine di questo ciclo di pratiche, si dovrebbe imparare a condensare l’Elemento dall’universo e a comprimerlo in qualunque forma desiderata.
Leggendo alcuni passi del capitolo in cui Bardon descrive questo esercizio, si ha l’impressione che il praticante debba conseguire dei risultati piuttosto spettacolari, sino a giungere alla condensazione degli Elementi a un grado di tangibilità fisica. Citiamo alcuni passi tratti dall’edizione Ruggeberg:
I maghi addestrati in questa linea di sviluppo possono condensare un Elemento a un grado tale da materializzarlo. Questo è il motivo per cui si può accendere un fuoco con l’aiuto dell’Elemento Fuoco anche a grande distanza.
— Franz Bardon – Initiation Into Hermetics – Wuppertal 1987, p. 72
Al paragrafo fa seguito la descrizione di una tecnica per accendere una palla di cotone imbevuta di una sostanza infiammabile, come alcol o benzina, condensando l‘Elemento Fuoco sino alle dimensioni di una piccola perla che si pone all’interno del cotone; successivamente si fa lo stesso con l’Elemento Aria. Quando i due elementi si incontrano, l’Aria agisce come comburente e il cotone prende fuoco.
Bardon descrive altri fenomeni altrettanto scenografici ottenuti grazie alla padronanza sugli elementi. Tuttavia, a completamento di tali affermazioni, egli conclude sempre con frasi del tipo “il vero mago non sprecherà comunque il suo tempo gingillandosi con queste cose”, o ancora, “il vero mago … preferirà proseguire ulteriormente nel suo sviluppo perché fermamente convinto di poter ottenere molto di più con il passare del tempo”.
Il significato che si nasconde dietro a queste dichiarazioni apparentemente contrastanti dev’essere valutato attentamente. Infatti, qui ci troviamo a scegliere tra quello che potenzialmente si potrebbe ottenere da questi esercizi e ciò che è realmente possibile a questo stadio dello sviluppo. Bardon pone lo studente di fronte a un bivio: insistere su un obiettivo che richiede uno sforzo dedicato e prolungato nel tempo – e che risulta in una crescita abnorme dell’orgoglio e dell’ego – oppure proseguire nel cammino evolutivo che, di pratica in pratica, conduce alla maturità spirituale e a raggiungimenti molto più significativi.
La situazione è simile a quella sperimentata nella ricerca alchemica della fabbricazione dell’Oro. L’alchimia è una scienza spirituale che fa uso di simbologie metalliche e metallurgiche come rappresentazione dei mezzi che consentono l’integrazione di essenza e sostanza. Gli alchimisti chiamano “soffiatori di carbone” coloro che, attraverso questi strumenti, inseguono la realizzazione dell’oro fisico in luogo di quello sottile e trascendente; l’analogia con la ricerca dell’effetto visibile nelle pratiche ermetiche è piuttosto evidente. L’alchimia, come pratica ermetica, implica un cambiamento di stato dell’essere, e ciò non esclude che si possa ottenere anche la trasmutazione di sostanze metalliche, non certo per profitto o per volontà di potenza, ma a testimonianza dell’avvenuta realizzazione.

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