Il Male Oscuro
L’emozione più antica e profonda dell’umanità è la paura, e il tipo più antico e profondo di paura è la paura dell’ignoto.
H. P. Lovecraft
Questo articolo era originariamente concepito per una rivista di medicina psicosomatica; l’astrologia vi appare in una veste di correlazione interdisciplinare. Non è, beninteso, un tentativo volto a realizzare un sincretismo tra le due discipline, ma piuttosto un considerare come l’astrologia possa procedere con sistemi propri verso una finalità comune a entrambe le metodologie.
L’argomento è la preservazione dell’identità personale attraverso il meccanismo difensivo della paura. La tesi sostenuta, che ho ampliato e riveduto dal punto di vista della prassi astrologica, consente parecchi spunti di riflessione, soprattutto sul ruolo dell’astrologo nell’interpretazione del tema. Se si accetta l’idea che osservatore e fenomeno, mente e oggetto della percezione, pur conservando una separazione, sono manifestazioni di un’unica natura, allora lo stato di paura diviene un elemento catartico molto potente, in grado di renderci consapevoli dei nodi critici della configurazione di nascita che vanno a fortificare la struttura dell’ego. È auspicabile che l’aspetto integrativo dell’astrologia possa, in futuro, trovare una via espressiva che sia di beneficio all’esperienza umana.
Nel soggetto equilibrato la paura mira a suscitare il senso e l’opinione di un male imminente di fronte alla percezione di un pericolo reale; essa è quindi la misura della solidità dell’essere di fronte a situazioni oggettive, nel riconoscimento di uno spazio interno – confinato in un corpo – che si preserva reattivamente nei confronti di una minaccia esterna. Le modalità di difesa attiva o passiva nei confronti di circostanze che possono arrecare un danno fisico o psicologico sono interpretate astrologicamente attraverso l’Ascendente e gli aspetti planetari correlati.
Il pensiero freudiano esprime tale relazione nel concetto evolutivo che dal principio del piacere 1 giunge al principio di realtà 2, in un continuo dispiegarsi che, se ininterrotto, va
… dall’avvolgente sensazione cenestesica dell’infanzia all’evoluzione della coscienza e dell’attenzione volte a modificare l’ambiente in modo attivo.
— Sigmund Freud – Ansia e Nevrastenia – Roma 1974, p. 24
Per Freud, il principio di realtà è una specie di adeguamento oggettivo del mondo autistico e allucinatorio della psiche infantile. Attraverso la scarica motoria successivamente rivolta all’esterno e lo sviluppo della corteccia cerebrale, viene a fondarsi l’ego, il veicolo della ricerca dell’oggetto; e l’istinto sessuale, dopo le soddisfazioni autoerotiche, accede al reale tramite l’eterosessualità. L’impossibilità di padroneggiare il processo di oggettivazione è dunque alla base delle paure patologiche causate dal mancato riconoscimento del proprio essere nel mondo.
Riferendoci a questa disamina classica, potremmo concludere che qualsiasi terapia volta a risolvere gli stati di paura immotivati debba ricostituire il filo continuo tra soddisfazione allucinatoria e soddisfazione reale là dove è stato spezzato. Ma a monte di questa impostazione, tutto sommato caratteristica dell’epoca in cui viviamo, l’astrologo olistico deve chiedersi: se la paura normale, fisiologica, ha la sua ragione d’essere nella conservazione del dualismo interno-esterno, soggetto-oggetto, principio del piacere-principio di realtà, qual è il senso di incentivare una risposta che per sua natura propria tende a soddisfare il principio dell’ego? E al contrario, quanto vi è di realmente abnorme nella paura immotivata e considerata patologica in grado, se pure problematicamente, di sviluppare una presa di coscienza del gioco dualistico?
L’astrologia è una concezione del mondo che si basa sull’esperienza di una realtà indivisibile dall’osservatore. Il cosmo è il significante perché l’essere umano, il lettore, è in grado di decifrarne il linguaggio in quanto egli stesso ne è parte integrante. Nella visione astrologica, non esiste un “io” contrapposto agli oggetti della percezione, ma solamente l’espressione di un individuo che è il riflesso della manifestazione macrocosmica al momento della nascita.
Secondo tale prospettiva, la sussistenza di un principio dell’ego è un fenomeno innescato dal processo di sviluppo dell’autoconoscenza. L’essere si specchia attraverso le sue percezioni, ma nel fare questo crea una sorta di dipendenza. Egli tenta di afferrare le sue visioni, si cristallizza nel concetto di un sé che, per conservare la sua identità, amplia lo spazio delle sue rappresentazioni, di fatto separandosene. Anziché essere una cosa sola con la proiezione, la proiezione prende il sopravvento.
A questo punto inizia lo smarrimento, che racchiude l’essere nel guscio protettivo di un ego apparentemente dotato di esistenza propria. Nascono la passione e l’attaccamento, veicoli che perpetuano l’idea e la dipendenza del sé dall’altro; sensazioni, percezioni e organizzazione della coscienza si stratificano e completano l’illusione separativa. La psicologia buddhista descrive accuratamente i meccanismi di creazione di tali costituenti e aggregati.
Alle soglie di questo processo, la paura è la paura del ritorno allo stato cenobitico; è il meccanismo che scatta quando la propria sussistenza è minacciata dal vuoto, dalla presa di coscienza della “trasparenza” dell’ego. Nell’idea di Freud, l’ego è il punto di incontro e intermediazione tra realtà separate dove si tenta di elaborare la presa oggettiva al fine di soddisfare gli impulsi primari dell’individuo. Vi è implicito un senso di controllo che dilaziona nel tempo la scarica vitale, assoggettandola all’architettura cerebrale astratta.
Nella visione astrologica, non esistendo una reale separazione dualistica, si può accedere nella pratica al livello trasformativo; se con le procedure ortodosse si mira a fortificare l’ego onde elevare la soglia della paura, un’azione di tipo astrologico dovrebbe al contrario sfruttare la paura in senso catartico, eliminando i sostegni illusori.
Naturalmente, ogni individuo ha la sua paura. L’astrologia, applicata alla diagnostica psicologica, ha elaborato un quadro associativo tra i fattori elementali dell’oroscopo e le manifestazioni fisiche e psicologiche della paura. In base alla preponderanza di un elemento, ogni individuo tende ad avere una reazione specifica, latente o conclamata, nel momento in cui la paura prende il sopravvento: 3
- Fuoco. La prevalenza di segni di Fuoco induce alle psicosi paranoidi e agli stati paranoici, con una gamma di rappresentazioni che va dalla diffidenza alle idee di persecuzione.
- Terra. L’elemento Terra fa propendere per le nevrosi depressive e per gli stati melanconici: sentimenti penosi ed espiativi, tristezza, senso di solitudine, pessimismo generalizzato.
- Aria. I segni d’Aria sono preferenzialmente ciclotimici, suscitando reazioni alternate di depressione e isteria non attinenti alle situazioni obiettive.
- Acqua. I segni d’Acqua esprimono in forma tipica le nevrosi: diffusa ansietà, palpitazioni, fobie e paure irrefrenabili, intensa sofferenza mentale, senso di irrealtà ed estraniamento da se stessi.
In merito al modo di esprimere la paura, una segnalazione a livello di analisi del tema natale è evidenziabile nella relazione tra i fattori reattivi di un oroscopo (Ascendente, Marte, Ariete) e la controparte contemplativa o di distacco (dodicesima Casa, Nettuno, Pesci), che può leggersi come una contrapposizione tra la resistenza e l’attacco oppure la permeabilità e il cedere di fronte al pericolo.
Il ruolo specifico di Marte e dell’elemento Fuoco, che nel sentimento di paura immotivata si autolimitano in senso difensivo, è espresso mitologicamente nell’antico culto romano di Pavor e Pallor, Paura e Pallore, divinità marziane la cui venerazione pare sia stata istituita da Tullio Ostilio durante un’epidemia di peste o come protezione nei momenti critici di una battaglia. È caratteristico che il pallore fisiologico sia originato da un deflusso del sangue-emozione che, di fronte alla percezione di un pericolo, si ritrae all’interno degli organi vitali, proprio come in una cittadella assediata le difese si concentrano nei punti nevralgici.
Il Sole, come espressione della coscienza che illumina gli oggetti della percezione, è il deus, o protettore, della mistica unione dell’uomo con la natura, come asserisce Spinoza. Ma la Luna, il satellite visibile grazie alla luce solare, inserisce nel quadro astrologico il tema della luce riflessa, indiretta, cerebrale, che elabora gli oggetti della percezione al fine di adeguarli alle necessità dell’esistenza individuale; la Luna ci permette di percepire interiormente le impronte della realtà, che sono la materia della vita emotiva, immaginativa e onirica.
La dialettica Sole-Luna manifesta la possibilità di un armonioso sviluppo all’insegna dell’integrazione tra il mondo “al di fuori” e la sensibilità interiore; dovendo fare i conti con gli aspetti solidi e concreti dell’esistenza, la Luna ci fornisce i potenziali di adattamento indispensabili per allineare le nostre aspettative alla realtà.
Tuttavia, se la costellazione astrologica individuale presenta per altri versi delle criticità, le cose si complicano. Aspetti sfavorevoli verso il Sole causano frustrazione, crisi di adattamento, attivismo eccessivo e in certi casi derive autoritarie; se la struttura dell’io cede di fronte agli eventi si attua una forma di timore esistenziale, la paura di vivere più che quella di morire. Aspetti sfavorevoli verso la Luna predispongono a una difficoltà nella gestione ed espressione dei sentimenti, a un rifugiarsi quasi infantile nella vita onirica, al sogno di futuri possibili in realtà irrealizzabili, alle fobie, con effetti simili a quelli generati da uno squilibrio dell’elemento Acqua.
In ogni modo, la resa alla vita e alla paura, per quanto fonte di sofferenza anche estrema, contiene in sé il germe di un riscatto accessibile quando ci si arrende alle proprie debolezze; non in modo passivo, ma come apertura a una visione che reagisce alle restrizioni di ciò che apparentemente è il mondo chiuso della monade individuale. È il paradosso finale, la capitolazione incondizionata al timore esistenziale, l’unica via che apre le porte dell’integrazione tra l’io e l’altro. Lao Tzu ce lo fa intendere con queste belle parole:
Se si vuole rafforzare, bisogna indebolire. Se si vuole far perire, bisogna far fiorire. Questo è ciò che si chiama visione sottile: il molle e il debole vincono il duro e il forte.
— Tao Te Ching, a cura di J. J. L. Duyvendak – Milano 1983, stanza XXXVI
Note finali
Scrissi questo articolo molto tempo fa; oggi mi sento di aggiungere alcune precisazioni. Tutto il discorso della paura interiore, del timore reverenziale di perdere la propria identità, poggia sul tentativo di conservare l’individualità come monade, o sistema chiuso. Uno dei corollari che ne derivano è l’isolamento, certamente attenuato dagli interventi terapeutici o dalle dinamiche di socializzazione, che però raramente giungono a scalfire il vero significato dell’essere nel mondo, unica cura risolutiva. Se poi si apre una falla nella corazza individuale faticosamente edificata nel tempo, il pericolo di rimanere senza appigli in una realtà divenuta priva di referenti e significati, perché mancante di un principio-guida, è reale.
Le fasi di questo “lasciarsi andare alla deriva” riecheggiano in qualche misura i rischi che si affrontano durante i tre stadi principali del lavoro alchemico, che nel loro complesso formano quella che viene definita come la Grande Opera. Nel primo stadio, l’Opera al Nero, è necessario svincolare la coscienza dagli oggetti della percezione, in uno stato in cui domina il buio, similmente al sonno profondo. Se l’ego reagisce in modo abnorme nel tentativo di preservare la sua integrità, la psiche si ritrova dissociata dalla guida cosciente. L’Opera al Bianco si realizza quando la coscienza permane anche nel sonno profondo; ma in mancanza di un equilibrio dei principi denso e sottile (la materia e l’anima), lo stato corporeo viene sentito come una prigione o, al contrario, la corporeità non è in grado di sopportare la trasformazione animica. Nell’Opera al Rosso, la fase finale, il corpo e lo spirito divengono una cosa sola o, meglio, la materia viene riconosciuta come lo stato denso dello spirito. Qui, il pericolo è significativo: se non si accetta la dissoluzione dell’ego, legato alla forma, in favore del sorgente principio del sé – la propria guida spirituale – l’iniziato è posto nudo, inerme, di fronte all’indifferenziato, fulminato dalla rivelazione.
Ritroviamo il dialogo tra il sé e l’altro nella dialettica dell’opposizione astrologica. Pianeti e segni, quando opposti di 180° sul cerchio zodiacale, simboleggiano la distanza esistente tra simbolismi apparentemente separati al massimo grado; ma è proprio l’essere posti di fronte all’altro a garantire il massimo riconoscimento. Non vi sono zone d’ombra, tutto si svolge alla luce del sole; il nemico è ben visibile, e possiamo scegliere di soccombere all’alterità, oppure ammettere che l’avversario è l’immagine di quello che non accettiamo di essere. Se allentiamo le nostre difese, trasformiamo l’opposizione in integrazione: il nemico non è esterno a noi, ma siamo noi stessi. In alchimia ci si riferisce a tale dinamica come a un processo di solve e coagula: il composto (lo psicosoma umano) è indebolito e reso aereo, per poi essere ricostituito (coagulato) come androgine, l’unione del maschile e del femminile, dove sé e l’altro da sé non sono più contrapposti ma armonicamente ricongiunti.
L‘asse Leone-Aquario ben si presta a chiarire la dinamica. Il segno del Leone rappresenta il massimo potere solare, che sul piano umano si manifesta come principio dell’ego, il riconoscersi in una forma corporea che esclude a priori ciò che sta all’esterno. L’Aquario è il segno della collettività, del cosmo inteso come armonia che regola l’universo in contrapposizione alla materia caotica. Tuttavia, l’ego e il cosmo sono due facce di un’unica realtà. L’ego è l’aspetto individuale del cosmo; nel suo processo di reintegrazione non viene distrutto; la sua integrità è preservata perché esso è il testimone, l’immagine sul piano umano, della collettività universale. Senza giungere alle vette dell’Opera al Rosso, in cui l’individuo appare come tale ma ha ormai trasceso il piano della forma, le implicazioni “terapeutiche” offerte dall’astrologia per risolvere i conflitti causati dal “male oscuro”, dalla difficoltà di riconoscersi nel mondo, sono degne di interesse.
A volte l’ispirazione giunge in modo inaspettato, da fonti tutt’altro che canoniche. Ma uno spirito aperto è sempre d’aiuto nel cogliere suggestioni che hanno il sentore d’una rivelazione. Mi riferisco all’ascolto di un brano della band Metallica, che nel 1988 pubblicò un album tra i cui brani si trova ‘One’; le parole della canzone riecheggiano il testo di un romanzo intitolato ‘Johnny Got His Gun’, sulle mostruosità della guerra e il suo impatto sullo spirito umano. Il protagonista, al seguito dello scoppio di una mina, finisce orrendamente mutilato, privo di arti, sordo, cieco e muto. È isolato, ma cosciente e prigioniero nel suo corpo martoriato; vuole morire, ma non può uccidersi. Le macchine lo tengono in vita, e per un ottuso regolamento militare gli è negato il conforto di un gesto liberatorio che ponga fine all’orrore.
Ora che il mondo è andato, io sono Uno. Oh Dio, aiutami! Trattengo il respiro mentre desidero la morte.
Questo è l’esempio estremo e scioccante di un uomo che vive l’inferno in terra. Ma, chiediamoci, non accade la stessa cosa quando il nostro ego non è più in grado di interpretare il mondo perché siamo diventati “Uno”, incapaci di riconoscere la pienezza dell’universalità nell’unità? Possediamo ancora, per nostra fortuna, gli arti per agire e gli organi di senso per percepire; eppure, non siamo in grado di intendere che tutto questo ci è dato per uno scopo: partecipare alla creazione, il gioco dell’essere libero dai vincoli dell’individualismo assoluto.
- Secondo la psicanalisi freudiana, il principio del piacere (Lustprinzip) consiste nella ricerca istintiva del piacere e nella fuga dalle esperienze dolorose allo scopo di soddisfare i bisogni biologici e psicologici. È alla base della forza che anima l’id, la sorgente inconscia degli impulsi aggressivi e sessuali. ↩︎
- Il principio di realtà (Realitätsprinzip) è la capacità cosciente di valutare la realtà esterna e di agire in accordo ad essa, in opposizione al principio del piacere. ↩︎
- Massimo Frisari – Astrologia medica e diagnostica – Bologna 1981 ↩︎

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