Arcani, Sephirot e lettere dell'alfabeto ebraico 

Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


Analisi delle 16 figure delle carte

Bastoni

  1. Il Re riceve il titolo di Padre; quindi, egli è il leader gerarchico, il punto di partenza della manifestazione della Potenza.
  2. La Regina è la moglie del Padre, indispensabile per dare alla luce il Cavaliere.
  3. Il Cavaliere è l’agente attivo che trasmette la potenza e opera attraverso il Fante.
  4. Il Fante (o Paggio) è il servitore della Potenza.

Coppe

  1. La Regina è la carta principale di questo Seme, poiché rappresenta il principio di attrazione.
  2. Il Re è solo il marito della Dama, indispensabile per far nascere il cavaliere.
  3. Il Cavaliere è l’intermediario che richiama al lavoro gli elementi esterni. Opera con l’aiuto della buona sorte.
  4. Il Fante rappresenta il servitore dotato di costanza.

Spade

  1. Il Cavaliere è la carta principale di questo seme; è l’agente che trasmette la vita in modo attivo.
  2. Il Re è solo il Padre del Cavaliere.
  3. La Regina è solo la Madre del Cavaliere.
  4. Il Fante è colui che serve la trasmissione della Vita.

Denari

  1. Il Fante o “Servitore dei Figli” è la carta principale di questo seme. Non dimentichiamo che il conseguimento si valuta in base ai risultati che porta.
  2. Il Re, nel suo ruolo di responsabile, e
  3. la Regina, o “Benefattrice dei Figli”, assieme danno nascita al Cavaliere.
  4. Il Cavaliere, un agente attivo, unifica gli individui che formano un organismo complesso. Queste ultime tre figure rimangono sullo sfondo, dando la precedenza al Fante, il “tuttofare”.

Analisi delle carte numerate

Bastoni

  1. L’AssoKether del seme di Bastoni – è la sintesi metafisica dell’Amore attivo, che si irradia verso il basso. L’idea può essere illustrata dalla Ruota del Tarocco, che non si mette in moto senza il Primo Impulso dell’Amore Attivo. Senza questo non vi sarebbe Universo, non vi sarebbe il Tarocco o, più esattamente, la Ruota dell’Arcano esisterebbe solo in potenza, senza azione alcuna, e nulla ne sarebbe toccato.
  2. Il DueChokmah del seme di Bastoni – corrisponde alla Saggezza del Primo Impulso e alla sua espansione, come riflesso nella Sephira delle Anime Umane. Secondo Éliphas Lévi, rappresenta “l’aiuto del Salvatore”. Egli si riferisce, senza alcun dubbio, al grande cliché יהשוה  (Yod-He-Shin-Vau-He) di cui abbiamo già parlato.
  3. Il TreBinah del seme di Bastoni – è la Ragione delle Cose, limitando la saggezza del Primo Impulso. In altre parole, è quanto ci aspettiamo da יהשוה , il cliché del Redentore, ovvero la Reintegrazione 1.
  4. Il QuattroChesed del seme di Bastoni – corrisponde alla Grazia (Misericordia) del Primo Impulso. È il riflesso del cliché יהשוה  nel campo dell’etica, nel campo degli Egregori e delle finalità astrali. E l’influenza di יהשוה , come centro dell’Egregoro, si esprime nel Padre della Chiesa.
  5. Il CinquePachad 2 del seme di Bastoni – è l’aspetto Severità che, in obbedienza alla Legge, limita misericordia del Primo Impulso. Potremmo chiederci che cosa limita, se l’espansione mistica, il salvatore di una Chiesa o di una comunità di credenti. Le ragioni sono forse di carattere etico, oppure dovute al desiderio di rafforzare l’Egregoro, forse nel tentativo di rafforzare il livello morale dei suoi membri.
  6. Il SeiTipheret del seme di Bastoni – è l’Armonia, la Bellezza del Primo Impulso, è il figlio nato dalla totalità unificata dei credenti che edificano una Chiesa con un valore etico. Ciò si esprime come il supporto e il benessere che un Egregoro provvede ai suoi sostenitori. Se prendiamo come esempio la Chiesa cristiana, in molti ammirevoli episodi vediamo espressa la sua bellezza e le prove dell’armonia che regna nel cuore dei suoi martiri e degli altruisti al seguito. Questi episodi conducono a un numero di conversioni di molto superiore a quello della metafisica, perché l’uomo è più attratto dal Tipheret  che dal Kether di un Egregoro.
  7. Il SetteNetzach del seme di Bastoni – è la Vittoria del Primo Impulso, cioè la vittoria della Legge Gerarchica, l’introduzione della gerarchia ovunque e in ogni cosa, ovvero il riconoscimento di ciò che è rilevante.
  8. L’OttoHod del seme di Bastoni – la Pace. La Gloria del Primo Impulso corrisponde allo stato di pacificazione dopo il consolidamento del principio gerarchico. Realizzare la pace equivale ad ammettere il ruolo del vertice del triangolo mistico di Fabre d’Olivet, cioè ammettere la presenza della Provvidenza nell’Universo. La Provvidenza, in ogni essere umano, si esprime attraverso la voce della coscienza. Se ammettiamo la forza gerarchica, dobbiamo seguire la voce della coscienza; non possiamo ignorarla.
  9. Il NoveYesod del seme di Bastoni – è la Forma del Primo Impulso, il risultato della coesione tra l’ammissione della Gerarchia e la Pace, data dalla consapevolezza. Yesod si manifesta attraverso l’Orientamento che acquisiamo in vita, quando siamo presenti alla voce della coscienza, considerandola come una direzione divina che ci guida nella comunicazione con esseri sui diversi gradi della scala gerarchica.
  10. Il DieciMalkuth del seme di Bastoni – è la concretizzazione del Primo Impulso, l’incarnazione della sintesi degli elementi contenuti in tutte le Sephirot; la sintesi che ci consente di elevarci dal mondo denso all’Idea del Primo Impulso.

Coppe

  1. L’AssoKether del seme di Coppe – è la sintesi metafisica di tutto ciò che introduce la Vita Trascendentale nella Sephira Chokmah della Seconda Famiglia 3; è la Vitalità che attrae e cattura il Primo Impulso.
  2. Il DueChokmah del seme di Coppe – è la Saggezza dell’Amore Attrattivo, attraverso la Vitalità e l’Influsso Superno o, in altre parole, il desiderio di salvare.
  3. Il TreBinah del seme di Coppe – limita questa aspirazione e la Bontà Divina espressa dagli elementi della Salvezza, data a noi attraverso di Lui 4.
  4. Il Quattro – il Chesed del seme di Coppe – è il riflesso del desiderio di essere salvati. Questo riflesso è espansivo e si esprime come desiderio di fare del bene.
  5. Il CinquePachad del seme di Coppe – limita l’espansione precedente; assicura la continuità negli atti di bontà senza, tuttavia, incrementarli; fornisce la nozione di dovere, che ci porta a non abbandonare i beneficiari di chi ha ricevuto del bene. Valuta accuratamente i nostri affetti, e sa con esattezza a chi o a cosa sacrificheremmo noi stessi in caso di necessità.
  6. Il SeiTipheret del seme di Coppe – è la pazienza dimostrata negli atti altruistici che, a sua volta, è frutto dell’unione delle due Sephirot precedenti.
  7. Il SetteNetzach del seme di Coppe – è la Vittoria nel campo dell’altruismo, del sottile sul denso e dell’idealismo in amore.
  8. L’OttoHod del seme di Coppe – è la fermezza e la costanza dell’idealismo in amore.
  9. Il NoveYesod del seme di Coppe – è la Forma, già configurata, dell’Amore Attrattivo.
  10. Il DieciMalkuth del seme di Coppe – è la sintesi concreta di tutte le Sephirot di questo seme; è il compimento dell’azione attrattiva.

Spade

  1. L’AssoKether del seme di Spade – è il punto di partenza del processo di Trasmissione della Vita, della fertilizzazione con gli elementi vitali ricevuti.
  2. Il DueChokmah del seme di Spade – è la piena consapevolezza degli scopi con cui si trasmette la vita.
  3. Il TreBinah del seme di Spade – è la chiara conoscenza dei sistemi chiusi (della macina) con cui si trasmette la vita 5.
  4. Il QuattroChesed del seme di Spade – è l’equanimità nelle manifestazioni della trasmissione della Vita. Questa equanimità è il riflesso della consapevolezza dello scopo di questa trasmissione.
  5. Il CinquePachad del seme di Spade – è la pianificazione degli effetti della Vita; questo è il riflesso della chiara conoscenza dei sistemi chiusi ai quali è trasmessa la Vita.
  6. Il SeiTipheret del seme di Spade – è la bellezza della Vita trasmessa.
  7. Il SetteNetzach del seme di Spade – è la vittoria dell’impulso della Vita sull’inerzia dell’ambiente in cui è impiantato.
  8. L’OttoHod del seme di Spade – è l’adattamento della vittoria come risultato delle caratteristiche ambientali.
  9. Il NoveYesod del seme di Spade – sono le forme dello sviluppo della Vita che è stata trasmessa.
  10. Il DieciMalkuth del seme di Spade – è l’incarnazione della Vita che è stata trasmessa.

Denari

  1. L’AssoKether del seme di Denari –  è il punto d’incontro per la realizzazione, nonché la Materia Primordiale (in campo alchemico) e l’Astrosoma Primordiale (nel campo dell’Ermetismo Etico).
  2. Il DueChokmah del seme di Denari – è la polarizzazione della materia (in campo alchemico) e il grande binario di Destino e Volontà (nel campo dell’Ermetismo Etico).
  3. Il TreBinah del seme di Denari – è il principio di neutralizzazione dei poli (in campo alchemico) e il triangolo di Fabre d’Olivet (nel campo dell’Ermetismo Etico).
  4. Il QuattroChesed del seme di Denari – è la condensazione secondo le leggi della Dinamica (in alchimia) e il Quaternario Ermetico simboleggiato dalla Croce (nel campo dell’Ermetismo Etico).
  5. Il CinquePachad del seme di Denari – è la predominanza del principio energetico (la quintessenza) nei quattro elementi (in alchimia)  e la nascita del Pentagramma (nell’Ermetismo Etico).
  6. Il SeiTipheret del seme di Denari – è lo stabilirsi di due correnti: quella evolutiva e quella involutiva (in alchimia); nell’Ermetismo Etico è il problema delle due vie.
  7. Il SetteNetzach del seme di Denari – è la penetrazione del sottile nel denso (in alchimia); nell’Ermetismo Etico è la vittoria del Tre sul Quattro, cioè dello Spirito sulla Forma.
  8. L’OttoHod del seme di Denari – è lo stabilirsi di un periodo di formazione, ovvero delle fasi dell’Apparizione della Pietra Filosofale (in alchimia). Nell’Ermetismo Etico è la legge del Karma.
  9. Il NoveYesod del seme di Denari – è lo schema generale dell’evoluzione della materia (in alchimia) che si rivela durante il processo chiamato sublimazione. Nell’Ermetismo Etico è lo schema generale dell’Iniziazione, rivelato attraverso la trasmissione successiva dell’Influsso Superno.
  10. Il DieciMalkuth del seme di Denari – è la trasmutazione reale della materia (in alchimia), cioè l’uso della Polvere Rossa 6, già preparata, per la trasmutazione di una lega metallica. Nell’Ermetismo Etico è il ritorno dell’Iniziato al mondo che dedica se stesso alla trasmutazione etica della società umana.

Avrete tutti certamente realizzato che i valori numerici dei seme di Denari assomigliano molto, dato il loro titolo, ai primi dieci Arcani Maggiori del Tarocco, che abbiamo già studiato. La spiegazione è che il seme di Denari è il riflesso del Fante della Prima Famiglia 7 e “organo” creatore degli Arcani Maggiori, così come degli Arcani Minori.

Si può dire che gli Arcani Minori del seme di Denari corrispondono allo schema del mondo prima della caduta dell’Umanità, mentre i primi dieci Arcani Maggiori corrispondono alla comprensione delle nostre verità da parte dell’Umanità già caduta.

Se potessimo mondare i primi dieci Arcani Maggiori scartandone l’involucro che vi si è formato, otterremmo i valori numerici del seme di Denari nella loro successione naturale.


Torniamo, ancora una volta, agli Arcani Maggiori, enumerandoli secondo l’ordine naturale delle lettere dell’alfabeto ebraico e indicando, allo stesso tempo, il valore numerico e il geroglifo che fu loro attribuito dalle prime Scuole di Iniziazione. Questi geroglifi ci consentiranno, anche se in modo conciso e incompleto, di spiegare il sistema di titoli degli Arcani, che non sono ancora stati studiati in seno al Ternario Teosofico. I titoli sono indispensabili per comprendere la struttura generale della speculazione cabalistica. Daremo anche alcuni esempi di tale speculazione. I titoli dei primi dieci Arcani Maggiori sono già stati dati. Cercheremo quindi di capire i significati dei geroglifi rimanenti, così da dedurne i titoli corrispondenti:

L’Arcano XI ha, come geroglifo, il palmo di una mano che stringe qualcosa con forza. È una chiara indicazione della Forza. Questa forza, nel campo del Ternario Teosofico, prende i titoli di “Vis Divina”, “Vis Humana” e “Vis Naturalis”.

L’Arcano XII ha per geroglifo una mano aperta che, assieme al braccio leggermente piegato, è simile alla lettera Lamed, ed esprime il desiderio di espansione, forse anche a spese della persona che estende la mano. Questo fa sorgere in noi l’idea di sacrificio, dell’offerta di qualcosa che è anche contrario ai nostri interessi, della rinuncia alla nostra forza vitale. Il sacrificio dell’Archetipo ci dà il titolo di “Messia”; il sacrificio umano è espresso attraverso la carità – “Caritas”; il sacrificio della Natura dall’energia che ci è offerta dal sole, da cui il titolo: “Zodiacus”.

Il geroglifo dell’Arcano XIII – la donna – evoca, per associazione, l’idea di morte e Rinascita. La donna è il mezzo in cui si attua la vita uterina del bambino, che morendo alla vita uterina rinasce nella vita atmosferica. L’idea di morte e Rinascita, sul piano archetipale, ci dà il titolo “Immortalites” o “Permanentia in Essentia”. Sul piano dell’Uomo, dà vita all’immagine “Mors et Reincarnatio”. Sul piano della Natura che, attraverso il potere dell’energia e le sue multiple trasformazioni si rinnova eternamente nelle forme, il titolo sarà “Trasmutatio Virum” (o “l’Uomo Trasformato”, utilizzando la terminologia di Helmholtz 8)

L’Arcano XIV ha come geroglifo un frutto, o ciò che è ottenuto attraverso la donna e con il suo aiuto, e che è il risultato dell’Arcano XIII. L’immutabilità delle tesi metafisiche di base reca in sé la possibilità di stabilire dei sistemi deduttivi; da cui il titolo “Deductio”. Il frutto della sequenza di incarnazioni dell’essere umano è la realizzazione dei modelli delle anime, cioè la loro armonizzazione, reso, sul piano umano, dal titolo “Harmonia Mixtorum”. Le leggi di trasformazione e condensazione dell’energia in Natura sono strettamente collegate alla questione della reversibilità dei processi; da cui il titolo “Reversibilitas”.

Nell’Arcano XV, il suo logo geroglifico – una freccia che si muove in circolo – evoca l’idea che ogni volta che cerchiamo di superare questo circolo, troviamo inesorabilmente la freccia. Tali frecce, per un essere umano, sono inevitabili sui tre piani del Ternario Teosofico. L’Archetipo non vuole che lasciamo il cerchio incantato della logica metafisica del nostro sistema; da cui il titolo “Logica”. L’astrosoma umano contiene tendenze passionali, su cui esso stesso incespica nello sforzo di espandersi e sottilizzarsi. Questo cerchio incantato è il serpente biblico “Nahash” (il secondo titolo della carta), il tentatore per eccellenza. La Natura ci circonda con un anello di manifestazioni predestinate che talvolta formano degli impedimenti insormontabili nel corso di un’intera incarnazione. È il “Fato” – il terzo titolo del nostro Arcano.

Notiamo che l’Arcano XV risulta naturalmente dall’Arcano XIV: la logica è basata sulla deduzione; l’Ermetismo Etico non può ignorare la tecnica di combattere le passioni; le leggi che governano la reversibilità sono strettamente collegate alle manifestazioni del fato.

Il geroglifo dell’Arcano XVI è una connessione materiale o anche, utilizzando il linguaggio della meccanica, un legame in stato di tensione, caratterizzato dall’esistenza in esso di un certo tipo di reazione. L’Arcano precedente aveva, come suo fine principale, la realizzazione di tali collegamenti. Andiamo ora alla spiegazione dei titoli. Per ragionamento logico, possiamo eliminare definitivamente certe ipotesi; questo è “Logica Eliminatio”; la formazione di vortici particolari richiede che un astrosoma specifico si manifesti in una forma già fissata; cioè, “Constrictio Astralis”, la base di tutta la Magia Cerimoniale. Una fatalità inarrestabile può distruggere i lavori più solidi del mondo materiale; questa è “Destructio Fisica”, il terzo titolo.

Il geroglifo dell’Arcano XVII è una bocca con la lingua, una bocca che parla; e dobbiamo imparare ad ascoltare ciò che dice. Conosciamo bene il linguaggio dell’Archetipo, che giunge a noi in forma di speranza – “Spes” (primo titolo) – anche quando attorno a noi tutto tace o pronostica sfortuna. Ascoltiamo anche la voce dell’intuizione umana, che previene, protegge e salva; da cui il secondo titolo, “Intuitio”. La gente dei tempi passati, conducendo una vita semplice e a contatto con la Natura, ne comprendeva meglio il linguaggio e, per interpretarlo, non necessitava dei metodi complessi che noi oggi chiamiamo astrologia, fisiognomica, cartomanzia, frenologia, ecc. Da cui, il terzo titolo, “Divinatio Naturalis”. L’Arcano XVII è il complemento passivo e naturale dell’Arcano XVI. Non è sufficiente possedere la logica, o credere in qualcosa; spesso è necessaria anche la Speranza. L’Astrale non ha forza sufficiente. Si devono anche avere il tatto e l’intuizione per sapere se un’azione è utile o per capire cosa deve essere fatto. Non è abbastanza sapere che una fatalità è ineluttabile sul piano fisico; devo anche essere in grado di determinare, attraverso i metodi divinatori, in quale forma essa si manifesterà.

Il geroglifo dell’Arcano XVIII è nuovamente (come nell’Arcano IX) un tetto, non più inteso come simbolo di protezione ma come qualcosa che limita, opprime, schiaccia e impedisce la visione del mondo. Possiamo vedere che gli Arcani, diventando progressivamente sempre più densi e concreti, hanno raggiunto un grado in cui la compressione è sentita come un puro peso materiale. Abbiamo già studiato, negli Arcani precedenti, il linguaggio del Ternario Teosofico, e sappiamo che in questo Ternario ci sono elementi che ci limitano. Abbiamo la libertà di sperare, ma dovremmo capire che “aspettarsi qualcosa” è privilegio di chi è ad un grado avanzato della scala gerarchica; da cui il titolo “Ordo Occulta”. L’intuizione ci fornisce grandi servigi, ma ci fa anche capire che abbiamo dei nemici nascosti – “Hostis Occulti”. La divinazione che, talvolta, ci offre chiare indicazioni di un pericolo specifico, o spesso ci mette in allerta avvisandoci di qualche pericolo, ci porta al titolo di “Pericula Occulta”.

L’Arcano XIX, attraverso il simbolo dell’ascia, ci dà la possibilità di aprire un varco consentendo il passaggio alla luce, ovvero ci mostra la possibilità di perfezionarci e di reintegrarci nel mondo degli Arcani Minori. Che cosa simboleggia l’ascia? È la legge gerarchica che ci consente di risolvere l’impedimento dialettico e rinascere alla Luce della fertile Verità, “Veritas Fecunda”. Il desiderio di non avere nemici ci farà dono di tutte le sfaccettature dell’altruismo che così possono riflettere perfettamente ciò che è chiamata “Humana Virtus”. Il pericolo di sprecare la materia nobile in nostro possesso, il pericolo di una distruzione prematura del  corpo, ecc., ci costringe a pensare alla Pietra Filosofale e all’Elisir di lunga vita. Quindi, il terzo titolo dell’Arcano sarà “Aurum Philosophale”.

L’Arcano XX ha per geroglifo una testa umana, una testa che deve appropriarsi della Luce che giunge dall’apertura del soffitto, fatta dall’ascia dell’Arcano precedente. L’influenza dell’Archetipo, attraverso il suo potere attrattivo, ci esorta ad evolverci; da cui il primo titolo “Attractio Divina”. Attraverso i nostri sforzi ermetici raggiungiamo la rinascita astrale che ci consente di usare al meglio i nostri doni umani. Questa rinascita o trasformazione interiore è chiamata “Transformatio Astralis”. La Natura che, secondo la Legge, accompagna i nostri sforzi interiori, causando cambiamenti sul piano fisico, ci aiuta a migliorare, il che spiega il terzo titolo: “Mutationes in Tempore”.

L’Arcano XXI è chiamato, da molti, l’”Arcano Zero” a causa del suo contenuto eccezionale e perché è completamente diverso dagli altri. Ha come geroglifo una freccia che va verso una certa direzione, ma con moto oscillante. Gli Arcani ci hanno dimostrato di avere la potenzialità di elevarci verso la Luce. Tuttavia, quando siamo circondati da una parete e coperti da un tetto, non è abbastanza sapere che possiamo essere liberi. Dovremmo anche sapere come praticare un’apertura nel tetto così da non essere schiacciati dalle macerie che cadono e lasciare intatte le parti che non devono essere demolite. A tal fine, dovremmo conoscere i segreti per la costruzione del tetto. In altre parole, conoscere i misteri di azione e protezione. La fase dell’evoluzione umana presentata dall’Arcano XXI non è così pericolosa come quella di un anello chiuso, come nell’Arcano XV. È un campo in cui presto o tardi cammineremo. Le “frecce” qui si muovono in entrambe le direzioni. Felice è colui che sa come trarre vantaggio dai movimenti della freccia che si allontana; amara sarà l’esperienza di chi si trova sulla traiettoria di una freccia che si avvicina.

L’Arcano  ש (Shin) appartiene ai misteri primordiali, ed ha la sua origine nell’emanazione, attraverso l’Archetipo, del mondo Olam Atziluth; quindi, il primo titolo dell’Arcano sarà “Radiatio” (in relazione al Fante della Prima Famiglia). Nel campo dell’Uomo, l’Arcano ש è realizzato quando l’astrosoma umano si collega a un segno, generato egregoricamente da una catena di pentagrammi e, quindi, in possesso di un potere realizzativo. Quindi, il secondo titolo sarà “Signum”, nel senso di un simbolo astrale stabile. L’Arcano ש non è estraneo all’attività della Natura; esso si realizza quando “materializza le forme”. Il terzo titolo dell’Arcano sarà quindi “Materia”.

L’Arcano XXII presenta la sintesi dei risultati dell’applicazione della conoscenza dell’Arcano precedente. È l’Arcano della “Grande Opera” che consente il passaggio agli Arcani Minori. Il suo geroglifo è il petto (seno), nel senso di qualcosa che tutto abbraccia. Il suo significato è talmente chiaro che non vi è bisogno di commentare. Notiamo solamente che il passaggio dagli Arcani Minori a quelli Maggiori si realizza attraverso il seme di Quadri 9. Il passaggio dagli Arcani Maggiori a quelli Minori si realizza attraverso gli ultimi quattro Arcani Maggiori che rappresentano i frutti della saggezza della vita. I titoli dell’Arcano XXII, su tutti e tre i piani, sono facili da comprendere. Nel mondo degli Archetipi, l’Arcano corrisponde al triangolo superiore nello schema del Grande Arcano, cioè il Misticismo Assoluto – “Absolutum”. Nel mondo dell’Uomo, corrisponde all’esagramma mediano, sempre dello stesso schema, che rappresenta l’azione bipolare sull’astrale, ovvero quello che si potrebbe chiamare l’applicazione della Grande Opera all’astrale, o “Adaptatio Operis magni”. Nel mondo della Natura, l’Arcano esprime l’onnipotenza naturale della Via degli Elementi – “Omnipotentia Naturalis”.

Vogliamo ancora enfatizzare il fatto che parecchi Arcani hanno geroglifi simili. Per rendere succinto il nostro studio ci limitiamo ad esaminare solo 16 Arcani. Questa limitazione non è l’ideale per un lavoro iniziatico, ma è piuttosto illuminante dal punto di vista filologico. Gli Arcani corrispondenti ai segni dell’alfabeto la cui pronuncia è:

  • “b” o “ph” hanno la bocca come geroglifo
  • “g” o “kh” hanno il palmo della mano come geroglifo
  • “d” o “th” hanno il petto (seno) come geroglifo
  • “z” o “s” hanno una freccia come geroglifo
  • “t” o “tz” hanno un tetto come geroglifo

Questa similitudine tra i geroglifi degli Arcani suggerisce che ci fu un tempo in cui il geroglifo “bocca” corrispondeva a due suoni labiali simili; il geroglifo “palmo della mano” a due suoni gutturali; i geroglifi “petto” (seno) e “tetto” a due tipi di suoni dentali. La “freccia” fu sempre il simbolo preferito per indicare i suoni del sussurro e del sibilo.


La Cabala divide i caratteri dell’alfabeto ebraico in tre gruppi essenziali: le tre lettere madri, le sette lettere doppie e le dodici lettere semplici. Le lettere madri א מ ש (Alef, Mem, Shin) – simboleggiano l’aspetto fondamentale e metafisico del Ternario.

א (Alef) corrisponde al termine neutro; מ (Mem) al polo negativo (-); ש (Shin) al polo positivo (+).

Figura 1 – Triangolo del Grande Arcano

Qualunque combinazione di queste tre lettere può essere interpretata in termini di Ternario. Se assegniamo a queste lettere delle corrispondenze nel campo degli elementi e scriviamo: מ ש א (Mem, Shin, Alef), א significa in subordine “Aria”, ש “Fuoco” e מ “Acqua”. Otteniamo quindi questa frase:

L’Acqua, messa sul fuoco, evapora, assumendo uno stato gassoso simile all’Aria.

Usando gli stessi termini ermetici ma in senso metafisico, la stessa combinazione di lettere può essere letta come:

Se nello spazio (מ) osserviamo dei fenomeni, cioè modificazioni dell’energia (ש), noteremo anche il passaggio del tempo (א).

Nell’interpretazione mistica, la combinazione מ ש א può essere letta come:

L’elemento inerte, cioè il profano (מ), incoraggiato dall’energia (ש) elaborata in lui o trasferita a lui – diventa un mago o un essere androgino (א).


Il secondo gruppo è composto dalle sette lettere doppie  ת ר פ כ ד ג ב  (Tav, Resh, Pe, Kaf, Dalet, Gimel, Bet), che corrispondono simbolicamente alle sette Cause Secondarie. Se possiamo definire le lettere madri come metafisiche, possiamo chiamare le sette lettere doppie come planetarie o astrali. Le loro corrispondenze sono le seguenti:

Queste lettere furono chiamate “doppie” per le ragioni seguenti:

  • Da un punto di vista etimologico, esse avevano all’inizio due modi di pronuncia: B e BH, G e GH, D e DH, K e KH, P e PH, R morbida e R dura, TH e S 10.
  • Da un punto di vista esoterico, sappiamo che ciascuna influenza planetaria ha un lato sia buono che cattivo. I buoni aspetti di Giove, ad esempio, esprimono affabilità, capacità di gestione dei contatti personali, ecc., mentre negli aspetti negativi prevale l’orgoglio gioviano, ecc.

Le dodici lettere semplici – ק צ ע ם נ ל י ט ח ז ן ה (Qof, Tsadi, Ayin, Samekh, Nun, Lamed, Yod, Tet, Chet, Zayin, Vav, He) – corrispondono astrologicamente ai dodici segni zodiacali:

Come sapete, i dodici segni zodiacali, sul piano della Natura, simboleggiano le dodici fasi di un ciclo solare completo, cioè il ciclo del sacrificio fatto dal Sole nel nostro sistema planetario a favore della Terra, con l’invio dei fluidi astrali.

In campo etico, l’Arcano XII – ל   (Lamed) – simboleggia il sacrificio dell’uomo all’uomo, alla Natura o al Divino. Il sacrificio può essere fatto solo da un pentagramma incarnato. Sul piano dell’Archetipo, il dodicesimo Arcano è l’Arcano del Messia. Ciò solleva nuovamente l’idea di incarnazione, quindi del piano fisico, che assume le sembianze del piano di sacrificio. Possiamo anche, invertendo i termini, guardare al sacrificio come a un qualcosa strettamente correlato al piano fisico.


  1. Si intende che l’espansione rappresentata dal numero Due è reintegrata in un’individualità; quindi, il Primo Impulso viene limitato dovendosi manifestare in una singola anima. ↩︎
  2. Pachad (Paura) è un appellativo della Sephira Geburah. ↩︎
  3. Per un riferimento alle Famiglie come inteso da Mebes, vedi La Ruota di Fortuna parte I. ↩︎
  4. Vale la stessa argomentazione data per il Due di Bastoni. ↩︎
  5. Qui Mebes si riferisce al sistema chiuso rappresentato dalla Ruota di Fortuna, considerato come “Macina del Mondo” che tutto modifica grazie ai suoi processi di trasformazione interna. Si veda La Ruota di Fortuna parte I. ↩︎
  6. La “Polvere Rossa” equivale all’Opera al Rosso della tradizione alchemica, cioè lo stato dove la manifestazione fisica viene riconosciuta come l’aspetto denso dello spirito (v. L’Opera Alchemica). ↩︎
  7. Cioè, della vita trascendente espressa da Ain-Soph. ↩︎
  8. Hermann von Helmholtz (1821-1894) fu un fisico e un medico che diede contributi significativi anche in altre scienze, come la fisiologia, la psicologia, l’estetica, la teoria della visione e la termodinamica; a lui va accreditato il merito di aver formulato i principi generali di conservazione dell’energia che hanno condotto agli enunciati sulla prima legge della termodinamica. Come filosofo della scienza, propose una relazione tra le leggi della percezione e le leggi di natura. Le sue idee sul rigetto di un uso esclusivo della geometria euclidea lo condussero a formulare nuovi concetti sulla scienza a priori dello spazio come formulata da Kant, che diede luogo il seguito al movimento neokantiano. La sua filosofia della scienza oscilla tra l’empirismo e il trascendentalismo. ↩︎
  9. Il seme di Quadri dei mazzi cosiddetti “francesi” corrisponde al seme di Denari o Pentacoli degli Arcani Minori del Tarocco. ↩︎
  10. Alcune di queste doppie pronunce sono presenti ancora oggi, ad esempio nell’ebraico yemenita e sefardita. ↩︎