Il principio attivo che anima tutti gli esseri
Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto

La lettera dell’Arcano X, nell’alfabeto ebraico, è Iod; il suo valore numerico è 10 e la corrispondenza astrologica il segno zodiacale della Vergine. Il geroglifo dell’Arcano è il dito indice di una persona.
L’indice è rappresentativo del gesto imperativo di un essere umano. Se quest’ultimo si indentifica con il Microcosmo considerato come sistema chiuso, il gesto imperativo del dito indice corrisponderà a una manifestazione di questo sistema chiuso dall’interno verso l’esterno.
Il significato dell’Arcano X è caratterizzato ancora più chiaramente dalla forma fallica dello Iod. Il Fallo, ancor più del dito indice, simboleggia la già menzionata manifestazione verso l’esterno del sistema microcosmico chiuso.

La carta dell’Arcano è chiamata Sfinge o Rota Fortunae (Ruota di Fortuna). Nella sua parte superiore mostra l’immagine della Sfinge, armata di spada, che riposa su una piattaforma statica. Un po’ più in basso vediamo l’esagramma di Salomone (il segno del Macrocosmo) che gira con la ruota che lo inscrive nel suo bordo.
La gabbia, su cui è fissato l’asse della ruota, nella sua parte bassa (sotto la ruota) ospita il doppio caduceo. La ruota stessa nella sua parte destra (orientamento speculare) con la sua rotazione eleva (verso la Sfinge) Hermanubis – un essere cinocefalo – con un triplice caduceo nella mano destra 1. Sulla sinistra, la ruota fa discendere un coccodrillo con il corpo di Tifone 2, la testa umana e un tridente (talvolta a due punte) nella mano sinistra, che punta verso il basso 3.
Parlando in generale, cosa significa questa rappresentazione?
Qualche tipo di sistema chiuso, dotato di processi di trasformazione interna. Il sistema è sormontato dal modello dalla Sfinge, invariabile, sempre uniformemente valido, uniformemente produttivo – osare, volere, sapere, tacere – che significa raggiungere l’attività creativa e la perfezione dell’astrosoma.
La macina della vita, dominata dal quadrato di queste quattro linee guida, ruota ininterrottamente, portando in alto alcuni e causando la caduta di altri. Coloro che si elevano (come Hermanubis), portatori del simbolo del Grande Solvente “Azoth” (il Caduceo), mantengono ancora la testa canina, simbolo del loro precedente stato inferiore, traccia di un’impulsività incontrollata e di istinti malvagi.

Coloro che cadono dall’alto, come Tifone, sono ancora schiavi dei binari non neutralizzati 4.
Wenceslaus Hollar (1607-1677) – The Greek Gods. Typhon
Ciò nondimeno, essi tengono traccia della loro grandezza precedente, trovandosi, in modo inaspettato, con una testa umana – reminiscenza di nobiltà, giustizia e fedeltà che coesistono con il declassamento (il corpo di coccodrillo) causato dalla degradazione del principio umano.
La “Macina delle Trasformazioni” ci polverizza e ci guida, tutti noi, implacabilmente; tuttavia, in questo processo generale, vi è una chiara e metodica motivazione che si manifesta dall’alto. Il processo è santificato da qualcosa di Superiore.
Non ha importanza che in questa figura sia delineata la sola regione astrale: la nostra immaginazione la integrerà con le rappresentazioni delle correnti mentali ed elementali (fisiche) della Ruota di Fortuna.
Noi siamo collegati con l’Archetipo e le sue influenze dall’alto attraverso quello che è comunemente chiamato il “Testamento”. Che il primo titolo del nostro Arcano sia quindi Testamentum. I principi mentali fluiscono attraverso lo spazio di questo Testamento.
Nel mezzo, per così dire, della stessa Umanità, nella sfera delle sue manifestazioni, abbiamo la “Grande Ruota del Tarocco”, che ci conduce a quella che la razza umana chiama Qabalah – Cabala, che serve come strumento di verifica per l’edificazione, attraverso di noi, delle forme astrali. La parola Cabala sarà il secondo titolo dell’Arcano.
In termini di Natura, abbiamo a che fare con l’impietosa Ruota di Fortuna, altrimenti detta la “Macina del Mondo”. Questa ruota macina ogni cosa, assimila e regola tutto, elevando uno e portando in basso l’altro e, come ogni Rota, senza lasciar nulla in quiete e in uno stato stazionario, eccetto per il suo asse, il cui nome è: la possibilità dell’esistenza di un’illusione chiamata “Materia”. Vi sia così un terzo titolo – Fortuna.
Questo è il dono che ci dà la Natura nel decimo Arcano.
Nei corsi quotidiani di occultismo, spesso vediamo questo Arcano presentato con altri titoli: Regnum Dei, Ordo, Fortuna. Questi nomi corrispondono pressappoco alle stesse idee ma in una forma meno definita. Il concetto di “Regnum Dei”, qualunque sia il piano della sua manifestazione, rappresenta un periodo di massima beatitudine, armonia e adattamento funzionale. Per un pianeta, il Regno di Dio sarà il tempo della sua più grande prosperità nel senso già menzionato.
Per un essere umano, il Regno di Dio sarà il tempo della più grande armonia ricettiva e attiva. Naturalmente, si deve ricordare che il “Regno di Dio” per l’intero organismo può non coincidere con lo stesso periodo del “Regno” di uno qualunque dei suoi organi particolari. Ad esempio, il momento di questo “Regno” per il sistema solare nel suo insieme può non coincidere con il momento del “Regno” del pianeta Marte.
Sono incline a considerare la fede nel Regno di Dio come riflesso del Testamentum nello specchio della speranza.
Ordo significa ordine. Ma la Cabala è la sintesi più elevata degli ordini di tutte le manifestazioni astrali che ci sono accessibili. Come potete vedere, i nostri titoli non sono diversi da quelli generalmente accettati. Andiamo ora all’analisi aritmetica dell’Arcano.
10 = 1 + 9
Una singola manifestazione non vive per se stessa ma attraverso, per così dire, i suoi nove cliché, riflessi o rifrazioni che ne caratterizzano la totalità. Parlando in modo scolastico: noi percepiamo un oggetto attraverso nove attribuzioni.
10 = 9 + 1
Queste nove attribuzioni si realizzano sinteticamente in una decima manifestazione, che riveste il ruolo di un seme o granello di un oggetto particolare.
Insieme, possiamo esprimere queste due tesi attraverso la formula seguente: l’essenza del soggetto è celata dietro il velo delle sue proprietà, e le proprietà non sono percepite in sé ma come qualcosa di concreto. Svilupperemo questa tesi nello schema che ci è trasmesso attraverso una Tradizione specifica.
Il sistema sefirotico
L’essenza di ciascun oggetto, secondo la Legge di Triplicità, si manifesta in primo luogo attraverso il Ternario del Grande Arcano.
La prima manifestazione, come l’oggetto stesso che noi immaginiamo integrato, ha un carattere neutrale, androgino. Questa conclusione è sufficiente per definire il tipo di triangolo formato dalle tre manifestazioni iniziali. In esso, la seconda manifestazione ha un carattere attivo; la terza, passiva, secondo lo schema .יה (Punto-Iod–He).
Il ternario superiore è riflesso due volte nella forma di un ternario discendente.
L’intero sistema è sintetizzato in forma concreta nella decima manifestazione dell’essenza dell’oggetto menzionato. Secondo la legge della sintesi, la manifestazione sarà intrinsecamente androgina.

Ne consegue che in ciascun oggetto possiamo scoprire dieci manifestazioni o, in altre parole, ogni oggetto ha dieci aspetti visibili. Per illustrarlo, prendiamo l’esempio di una torcia che, avendo dieci facce di vetro di colori diversi, presenta dieci aspetti diversi della stessa luce.
Le dieci Sephirot sono assimilabili a una famiglia, per così dire. In questa famiglia, la Cabala ebraica distingue tra:
- L’Androgino Supremo, o Macroprosopo (termine greco che traduce l’ebraico “Grande Volto”;
- Il Padre ;
- La Madre;
- Il loro Figlio, rappresentato da una combinazione di sei Sephirot (4, 5, 6, 7, 8, 9), che possiede una natura androgina e che porta il nome di Microprosopo (Piccolo Volto). Il centro dell’attività funzionale sarà la sesta Sephira, e la nona il suo organo di attività;
- La sposa o coniuge di Microprosopo, o la decima Sephira.
Ma alla fine, ogni famiglia sarà preceduta, nella catena di causalità, da qualche altra famiglia, ecc., fino alla Fonte Primordiale.
I Cabalisti ebrei ascendono solo alla famiglia del Sistema Sefirotico Primordiale dell’Universo, considerando il sistema stesso come manifestazione di una qualche Essenza Incomprensibile, che noi chiamiamo Ain-Soph (lett. “illimitato”). Essi non consentono l’analisi di Ain-Soph.
I Rosacruciani danno un nome non solo alla prima Sephira dell’Universo, ma anche ai Membri della Famiglia situati tra Ain-Soph e queste Sephirot. Così, nello schema rosacruciano, l’Incomprensibile, Infinitamente Omogeneo, Infinitamente Armonioso, Origine Onnipotente si esprime, per così dire, in modo attivo, vuole manifestarsi attraverso lo Iod, ossia quello che chiameremmo Amore Trascendentale. Nello schema rosacruciano, tale manifestazione è il Padre della Prima Famiglia.
Questo Padre, per suo moto proprio (possedendo il carattere della radianza), determina l’esistenza di una qualche Passività, strettamente proporzionata alla sua attività. La passività sarà la prima He (ה) della Prima Famiglia, quella che noi chiamiamo Vita Trascendentale.
Questo elemento, in contrasto con lo Iod radiante, dovrebbe possedere una natura-ombra. È qualcosa di oscurato, pronto a ricevere l’Influsso Luminoso dell’Inconoscibile. Da cui il suo nome latino – Restrictio – Restrizione-Ombra nell’ambito della Luce Infinita 6.
Così, nella nostra tradizione, l’Amore Trascendentale (Padre Primordiale) feconda la Vita Trascendentale (Madre Primordiale).
Queste Entità Mistiche rosacruciane danno nascita al Logos, la Parola Trascendente, il Grande Architetto dell’Universo, “senza il quale non vi è nulla”.
Il Logos emana la seconda ה della Prima Famiglia, che si manifesta nella la decima Sephira della Seconda Famiglia (figura precedente) per mezzo della prima, cioè Macroprosopo.

La prima Sephira è chiamata la Corona (Kether). Vi sono poi le rimanenti nove Sephirot della Seconda Famiglia nel cosiddetto schema dei Quattro Mondi (figura a fianco) 7.
Fig. 1 – Lo schema sefirotico
Il Mondo delle Emanazioni – Olam ha Atziluth – contiene, come possiamo vedere nella figura, la Sephira della Corona Androgina, Kether (Macroprosopo), che si manifesta, come si addice a una Mente bilanciata, da un lato come la totalità di ciò che aspira alla conoscenza (Sephira della Saggezza – Chokmah), dall’altro come la totalità di Ciò che deve essere conosciuto, che è l’oggetto della conoscenza (Sephira della Mente – Binah, che limita intrinsecamente la Sephira precedente).
Nel Mondo della Creatività – Olam ha Briah – incontriamo la Sephira attiva della Grazia (Chesed), che è il riflesso della sete di conoscenza, cioè la risultante dell’espansione della seconda Sephira (Saggezza), e la Sephira passiva della Severità (Pachad o Geburah), che limita la Grazia a causa della finitezza del campo degli oggetti della conoscenza – la Sephira della Ragione, Binah.
Queste Sephirot sono neutralizzate dalla magnificenza della luminosità della Sephira Tipheret – l’Armonia del Mondo, la Bellezza Universale.
E cosa potrebbe essere più luminoso eticamente del perfetto bilanciamento della Carità con la Severità, della Bontà con il rispetto della Legge? L’eccesso di misericordia non brucia forse insieme al fuoco intollerabile del peccatore, costringendolo a chiedere giustizia? L’eccesso di severità non può forse privare della speranza di salvezza un membro perduto della Famiglia delle Anime?
La misericordia, in commistione con il rigore, risolve qualunque problema etico.
Andiamo ora al Mondo della Formazione: Olam ha Yetzirah.
In esso vediamo la vittoria del Bene sul male, dello Spirituale sul materiale, della Luce sull’oscurità, dell’Attivo sull’inerte – l’attiva settima Sephira Netzach, in cui risiede l’Iniziato che ha scelto senza errori il giusto sentiero dalla sesta Sephira.
Ma l’attivo desiderio di scegliere la giusta via non esclude la necessità di un calmo movimento lungo il percorso già scelto, senza frenesie, per rimanere nella posizione conquistata e vedere i frutti di ciò che si è seminato.
Sì, dovete limitare il potere di questa Sephira attraverso la Sephira passiva della Gloria o Pace (Hod).
Questa Sephira misteriosa ci dà una combinazione all’apparenza paradossale tra la mancanza di movimento e la presenza di vita. Dopo tutto, muoversi significa sperimentare nuove vie, e vivere significa movimento, almeno entro i limiti della nostra comprensione del piano materiale. La Sephira Hod ci pone di fronte alla tesi di una vita senza movimento. Questo è il Grande Mistero, comprensibile solo in uno stato estatico.
Vittoria e Gloria sono neutralizzate dalla Forma androgina della Fondazione (Yesod) di ogni specificità (Fundamentum omnium rerum).
Perché una forma esista, infatti, è necessario individuarla, sceglierla (la Vittoria è la scelta di una via) e fermarsi su di essa (Pace, Gloria).
Ecco il processo di creazione della nona Sephira Yesod, che si proietta nel Mondo delle Realtà (Olam ha Assiah) attraverso la Sephira del Regno (Malkuth), cioè lo stato embrionale del mondo concreto in cui viviamo.
Così, abbiamo la seguente distribuzione dei Membri della Seconda Famiglia Mistica:
- Kether – Macroprosopo – Corona;
- Chokmah – Padre – Saggezza;
- Binah – Madre – Ragione;
- Microprosopo è le Sephiroth di Misericordia, Severità, Bellezza, Vittoria, Gloria e Forma (Chesed, Geburah, Tipheret, Netzach, Hod, Yesod);
- la sposa di Microprosopo è il Regno, Malkuth.
Prestiamo opra attenzione al sistema di proiezioni dei Sephirot sulle tre colonne verticali, che può aiutare la nostra comprensione.
- Nel mezzo, nella colonna neutra (n), il Soffio del Logos – la Grande Corona – è proiettato dal Nome dell’Archetipo al principio della Bellezza. La Bellezza si riflette nella Forma, e la forma nella Concretezza.
- Alla destra, nella colonna maschile (+), la Saggezza insegna alla Misericordia e prepara la Vittoria.
- Alla sinistra, nella colonna femminile (-) la Mente delle cose insegna la Giustizia e dona la Pace.
Ciascuna Sephira della seconda famiglia può considerarsi in se stessa come un sistema chiuso ed avere quindi la sua manifestazione sefirotica; di nuovo, queste manifestazioni si prestano a un’analisi secondo lo schema sefirotico e così via, e quindi possiamo dire che questi schemi ci servono come modelli generali per analizzare gli elementi che sono inclusi nel nostro corso di esoterismo.
Prima di dare un esempio di questi studi, vorrei farvi familiarizzare con quello che i Cabalisti chiamano i “sentieri del sistema sefirotico”, cioè i possibili modi per andare da sephira a sephira. Vi sono 22 sentieri 8 (secondo il numero di caratteri dell’alfabeto ebraico), distribuiti secondo i due schemi seguenti:

Questi sentieri consentono di disegnare opportunamente la mappa dei cosiddetti “processi diabatici” 9, cioè l’operazione della complessa transizione da una Sephira all’altra attraverso una sephira intermedia. I processi diabatici possono essere crescenti o decrescenti. Daremo un esempio di processi di entrambi i tipi.
Processo diabatico discendente, o il processo della creazione del mondo
L’idea di conoscenza (Corona) si scinde naturalmente nella Sephira della sete di conoscenza (Saggezza) e nella Sephira del dominio degli oggetti della conoscenza (per inciso – ciò che è chiuso e limitato per questo universo). Questa è la cosiddetta Mente delle cose. In questa fase, la distanza percorsa è definita dai sentieri 1 e 4.
Ritornando, attraverso il sentiero 4, alla Sephira della Saggezza, ci riflettiamo, attraverso il canale 6, nella forma della Grazia e siamo immediatamente forzati a bilanciarla con la Sephira della Giustizia, usando per questo il sentiero 9.
Poi possiamo dare impulso (sentiero 12) all’Armonia (Bellezza) delle manifestazioni formali; il gusto per la bellezza assoluta ci condurrà facilmente (sul sentiero 14) alle Vittorie permanenti attraverso una scelta accurata delle forme; ci sarà il desiderio (con l’aiuto del sentiero 17) di assaporare la Gloria – il frutto della Vittoria, cioè il semplice placarsi, fermarsi su certe Forme che, per così dire, ci saranno date da un ulteriore spinta all’avanzamento (sul sentiero 20) e che ci condurrà alla Sephira Yesod. Completiamo il processo coinvolgendo le forme, ovvero rendendole materiali, il che corrisponde alla discesa (tramite il sentiero 22) verso la Sephira Malkuth.
Processo diabatico ascendente
Studiando il mondo materiale (il Regno), l’uomo raggiunge la Sephira delle Forme (Yesod), ovvero non ha più bisogno di manipolare la materia densa, in quanto inizia a manipolare, attraverso l’immaginazione, le forme intrinseche. Percorre quindi il sentiero 22.
Tuttavia, egli deve ravvivare queste forme, tenerle in un ambiente elevato, illuminarle con la luce della Gloria. Passa, quindi (per mezzo del sentiero 20), alla Sephira Hod. L’illuminazione di queste forme gli consentirà di distinguere in esse le polarità del bene e del male, della luce e delle tenebre, del sottile e del denso, e così via. Così facendo, egli seguirà il sentiero 17 e preparerà la Vittoria della Sephira Netzach.
La Vittoria, cioè la corretta valutazione delle Forme, delle loro polarità e relazioni, lo condurrà (lungo il sentiero 14) all’aspirazione a creare Armonia (Sephira Tipheret) tra le polarità citate, ovvero a neutralizzare i binari. Una chiara comprensione di ciò dirigerà l’uomo (attraverso il sentiero 12) verso la Sephira della Severità (o Giustizia). La priorità data ai poli positivi, che caratterizzano la Vittoria, consentirà di Bilanciare la Giustizia con la Grazia (sentiero 9). Ciò costringerà a ritornare (sul sentiero 9) alla Giustizia per comprenderla nella sua pienezza, ad avere un rigoroso rispetto della Legge.
Meditando sulla Legge, si scoprirà che l’edificazione degli schemi dell’Universo, ordinati strettamente secondo la Legge stessa, determinano la finitezza delle sfere materiali. Ciò condurrà (sul sentiero 8) alla Sephira della Ragione (Binah). La meditazione su quello che è possibile conoscere indurrà a comparare il mondo soggettivo con quello oggettivo portando, senza che lo si realizzi (sul sentiero 4) alla Sephira Chokmah: la ricerca della conoscenza. Quindi, condotti dalla propria aspirazione alla Saggezza, si entrerà facilmente nel sentiero 1, elevandosi alla Sephira Kether, la Corona del Potere Mentale. A fianco della Corona ci possono essere solo dei tentativi di catturare un raggio della Luce Eterna dalla Prima Famiglia.
La salita lungo il sentiero centrale
Uno scienziato, studiando la materia densa, ascende gradualmente (attraverso il sentiero 22) allo studio delle Forme. La loro completa conoscenza, anche in assenza di elementi di ispirazione, lo porta a capire il principio della Bellezza (Sephira Tipheret). Questo passaggio, difficile ma possibile, diventa il viatico verso la forza astrale. Proseguendo, giunge ad ascendere alla Corona del Mondo delle Idee – Kether – attraverso il sentiero 3, che si potrebbe definire come il ricettacolo da cui fluisce la fonte dell’attività astrale riproduttiva. In questo modo l’uomo, costantemente alle prese con le Leggi, può talvolta afferrare i Principi.
Pensiamo che questi esempi siano sufficienti, così che ognuno può provare a delineare altri mezzi o passaggi attraverso i sentieri. Questo lavoro costituisce un’utile meditazione. I rabbini del Medioevo si consacravano al lavoro sull’Albero con grande assiduità.
- Hermanubis è una divinità composita formata da Anubis, il dio egizio della morte e da Hermes, il dio greco messaggero degli dèi e psicopompo (conduttore di anime nell’Ade). ↩︎
- Figlio di Gea (la Terra) e di Tartaro, la personificazione del mondo sotterraneo, Tifone viene descritto nella mitologia greca come un mostruoso gigante serpentino, relegato negli inferi da Zeus. È anche padre dei venti distruttivi (tifoni). ↩︎
- Nella descrizione della figura di questo Arcano Mebes fa riferimento anche ad altri mazzi del Tarocco, in particolare alla Ruota di Fortuna del Tarocco di Marsiglia, dove si visualizza la struttura della ruota come descritta, ma gli animali o esseri teriomorfi sono diversi. Mebes utilizza il mazzo di Papus che introduce un coccodrillo a guisa di Tifone; il caduceo è sostituito dai due serpenti intrecciati. Da notare l’accento posto sull’orientamento speculare: questa è la rappresentazione macrocosmica della carta, come vista dall’esterno; quando considerata nel suo senso soggettivo o microcosmico, gli orientamenti sono invertiti. ↩︎
- Per una spiegazione sui “binari” vedi Il Mago dello stesso autore. ↩︎
- Il termine “Sephira” (ebr. סְפִירָה) è di genere femminile. In italiano viene reso di solito con “emanazione”. ↩︎
- In questa espressione della restrizione vediamo qualcosa di simile al concetto luranico dello tzimtzum. ↩︎
- Mebes sistematizza lo schema dei Quattro Mondi in modo diverso dall’impostazione tradizionale, come si può vedere nel link che precede la nota. Ciascun Mondo comprende tutte e dieci le Sephirot, ma in una condizione di purezza spirituale che via via discende. Ogni mondo ha però una Sephira o un gruppo di Sephirot dominanti, ciascuno assegnato a una lettera del sacro nome IHVH: Chokmah per Atziluth; Binah per Briah; da Chesed a Yesod per Yetzirah; Malkuth per Assiah. Mebes pare utilizzare un sistema ibrido dove solo Chokmah e Malkuth corrispondono alle Sephirot dominanti. ↩︎
- Nel Sepher Yetzirah, testo di riferimento sulla cosmogonia e formazione dell’Albero della Vita, le Sephirot sono considerate alla pari di sentieri; di conseguenza, la numerazione dei sentieri veri e propri parte da 11 per terminare con 32, e questa modalità è seguita dalla maggior parte degli autori. Il motivo è che il termine “sentiero” è inteso come un simbolo, un’idea o sfera di idee, e viene quindi applicato indifferentemente sia alle Sephirot che ai collegamenti tra di esse. ↩︎
- In termodinamica, un processo diabatico implica un trasferimento di calore, e quindi una variazione di temperatura, da un sistema verso l’ambiente esterno o viceversa. Al contrario, in un processo adiabatico, non vi è trasferimento di calore, e la temperatura cambia solo in seguito a variazioni energetiche interne. ↩︎

Sarebbe interessante un contatto dialogico. Consulti il mio post. Buon lavoro
Il geroglifico corrispondente è la penna.
Mebes, che segue Papus, associa il geroglifo al dito, che in qualche modo potrebbe avere attinenza con una penna, visto che sono entrambi uno strumento di “esternazione” del pensiero a livelli diversi di complessità. Comunque, mi sono limitato a tradurre il testo.
In una visione olistica tradizionale e analogica il microcosmo uomo non è un sistema chiuso. L’uomo è luogo geometrico dell’uomo universale. Significa, in accordo con F. D o. , manifestazione potenziale rotazione dei tempi, fato. Iod non è un simbolo fallico, rappresenta una fiammella. Le consiglio la lettura di “la lingua ebraica restituita” di Fabre d’Olivet
Ritengo che Mebes intenda paragonare l’uomo comune ad un sistema chiuso perché manca della consapevolezza di essere un sistema aperto, immagine del macrocosmo. In questo senso, l’uomo necessita di uno spazio di rappresentazione per “riappropriarsi” di ciò che ha perduto, utilizzando gli strumenti a sua disposizione, il dito che indica o la penna che descrive.
Spazio di rappresentazione? In che senso?
C’è differenza tra dito e penna. È una considerazione chiusa in una logica lineare. Non sono intercambiabili. È tirata male per i capelli. Non dice nulla sto indicare e scrivere così astratto.
Non c’entra con le 22. Il dito da solo fa poco. Esiste la mano con 5 dita la sinistra prende la destra dà. Infatti la mano ha la sua corrispondenza. Lama 4 GIOVE. Fuori da questo schema verificato non ci stanno idee suggestive e pittoresche avulse dal contesto analogico 3d.
Intesa come sistema richiuso in sé sarebbe dovuta essere al posto 15 Samek che invece è giove di sagittario. Ipotalamo bulbo. Anche fisiologicamente la ruota di fortuna è mercurio di vergine , peritoneo ed intestino che sono tutt’altro che sistemi chiusi.
Kabbala significa catena, tradizione come ben esplicitato da Enel nel suo “la trilogia della rota”