La Via all'autoiniziazione

Estratti dall’opera: Tarot Majors – London 2020. Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


Nell’iniziazione astrale, l’Iniziato al Pentagramma ha il diritto non solo di volere, ma anche di pretendere l’Iniziazione, proprio come un rombo ha il diritto di vedersi attribuito lo stato di parallelogramma attraverso l’accesso a tale definizione. Qui, la volontà dell’Iniziatore deve sottomettersi alla logica dell’Iniziato.

Il ciclo fisico è un’altra questione. In questo caso, la conoscenza da parte dell’Insegnante del grado di sviluppo dello studente è complicata dalla laboriosità dei processi di divinazione e dalla dipendenza dell’insegnante dalla sua intuizione nel momento in cui opera e dal grado di interesse che lo porta a meditare su oggetti che sono al di fuori della questione dell’Iniziazione di questa persona.

Qui, la familiarità con lo studente subentra gradualmente, non attraverso un processo ordinato, ed è importante che l’invito all’Iniziazione venga dall’Insegnante. Il consenso o il disaccordo dello studente serve da apparato di controllo dell’intuizione del Maestro. Quando questi è in errore e rischia di danneggiare l’Iniziazione, lo studente spesso si libera dal pericolo con il rifiuto, e il Maestro evita un danno karmico, ma ripeto ancora, è possibile e desiderabile iniziarsi senza un Maestro, il cui ruolo è principalmente quello di attestare l’avvenuta Iniziazione.

Dirò ancora poche parole sul significato del ciclo fisico di Iniziazione. Naturalmente l’Iniziazione astrale è più importante di quella fisica, perché la sua coltivazione prepara al processo di Reintegrazione. Ma è possibile immaginare un periodo di tempo, anche un’intera era, durante la quale, a causa dell’impopolarità  degli insegnamenti occulti o per la presenza di caratteristiche mondane che impediscono, per così dire, la creazione di santuari dedicati all’insegnamento, nessuno sarà in grado di conseguire virtù ermetiche nemmeno ai gradi astrali più bassi.

Voi direte: non importa! Quell’era passerà, e gli Iniziati riappariranno.

È così, gli Iniziati riappariranno, ma l’abbandono dell’Occultismo per un’intera era, l’oblio dei simboli e dei metodi di preparazione iniziali complicheranno enormemente l’influenza di questi Iniziati nella loro società moderna e, al meglio, essi saranno forzati a sviluppare nuovamente dei metodi per preparare lo studente, dei simbolismi che consentano loro di approntare tecniche elementari di interpretazioni multistadio di addestramento, dei meccanismi applicativi per la disciplina iniziatoria, ecc.

Se, al contrario, la “Grande Catena Tradizionale” non si spezza, continuando ad esistere, anche solo entro il ciclo fisico di Iniziazione, vi sarà sempre un gruppo di “Guardiani della Tradizione”, per così dire di sentinelle degli archivi e di cronisti fedeli della storia dell’Esoterismo che non sempre saranno profondamente versati nell’occultismo, ma che osserveranno continuamente il sistema di connessioni tra le manifestazioni massoniche esteriori e quelle profondamente esoteriche dell’umanità.

È per questa ragione che tutti gli storici e i sostenitori dell’esoterismo hanno sempre dato grande valore al ciclo fisico dell’Iniziazione, alle caratteristiche specifiche dei suoi rispettivi gradi e al sistema di trasmissione dell’Iniziazione attraverso la successione.


Nella seconda metà del XVIII secolo (1760) sorse una corrente che, per il nome del suo fondatore Martines de Pasqually (o Pasqualis), dovrebbe chiamarsi Martinezismo, ma è meglio conosciuta con il nome di Martinismo, grazie ai lavori del filosofo-teurgo Louis Claude de Saint-Martin. La scuola di Martines de Pasqually si presentava sotto forma di potente catena magica di un Rosacrucianesimo in qualche modo modernizzato; quindi, ne darò una spiegazione più dettagliata quando ci occuperemo dell’undicesimo Arcano. Per quanto riguarda Louis Claude de Saint-Martin, egli acconsentì all’allora inusuale (e in qualche modo contraria agli intendimenti del suo Insegnante Pasqually) istituzione di una “libera iniziazione”, che rende possibile trasmettere con continuità i tre elementi (mentale, astrale, fisico) del ciclo fisico dell’Iniziazione, indipendentemente dall’esistenza di sorellanze, fratellanze, circoli e altri tipi di confraternite massoniche.

Nell’Iniziazione di Louis Claude de Saint-Martin vi era un solo grado: S ::: I (Superiore Incognito), conferito a un individuo evoluto e prominente dal punto di vista intellettuale detto “Uomo di Desiderio”. Le due innovazioni più tarde dell’Ordine Martinista, il grado A ::: (Associato) e I ::: (Iniziato) erano solo sotto-gradi preparatori, sotto-gradi del discepolato, che facilitavano una scelta attenta e considerata dei futuri Superiori. Louis Claude de Saint-Martin divise l’umanità in quattro categorie:

  1. Gli Uomini della Corrente, coloro che possiedono una volontà debole, le persone mediocri che seguono le mode del momento e lo spirito dell’era attuale, che ha tormentato con la sua stessa esistenza ogni pensatore-filosofo e ogni figura progressista.
  2. Gli Uomini di Desiderio, ovvero quelli che cercano la Verità Assoluta e operano coscientemente e con perseveranza per il perfezionamento di se stessi, attraverso la contemplazione della Natura, l’ascolto profondo del loro cuore e lo studio delle fonti della Tradizione.
  3. Gli Uomini Nuovi, coloro che, avendo raggiunto un certo grado di sviluppo astrale, non sono più soggetti agli stessi errori dell’Uomo di Desiderio, e che quindi non giudicano più se stessi o il prossimo.
  4. Gli Uomini Spirito, coloro che sono andati completamente al di là dell’attrazione per il piano fisico e che sono liberati, con questo, dalla schiavitù della sfera animica, raggiungendo la piena consapevolezza della sua origine nella Sfera delle Emanazioni.

È facile vedere che l’Uomo di Desiderio corrisponde, nella nostra terminologia, all’iniziato del grado del ciclo fisico, perché egli già sa da dove è venuto e dove va, ha cioè la consapevolezza della Caduta e della Reintegrazione Umana.

L’Uomo Nuovo, conoscendo già l’astrale, entra nel secondo grado dello stesso ciclo fisico, e l’Uomo Spirito, che ha subito la trasformazione ermetica elementare, nel terzo.


Torniamo ora alla decostruzione aritmetica del nostro Arcano e analizziamo un’altra formula:

9 = 3 + 2 + 4.

Non è difficile leggerla: L’Iniziazione (9) conduce al Grande Arcano, cioè alla sua parte mentale (3), astrale (2) ed elementare (4). È interessante notare che un piccolo cambiamento in questa distribuzione fornisce il metodo generale di addestramento al processo di auto-iniziazione.

Scriviamo ancora

9 = 2 + 3 + 4,

mettendo le cifre che compongono l’equazione nel loro ordine di magnitudine. Il numero 2 è il numero della polarità; l’idea di polarità è strettamente collegata all’idea di attrazione, magnetismo e così via. In esso abbiamo la prima soluzione attraverso l’ispirazione di un potente Uomo di Desiderio, perché la sua ardente preghiera magnetizza l’ambiente, e da questo egli attrarrà in se stesso gli elementi individualizzati che possono facilitare la sua iniziazione.

Tra gli elementi così attratti, quelli superiori si faranno suoi protettori, e gli inferiori saranno accessibili al suo vampirismo, cioè potranno essere da lui assimilati. Il numero 3, che simbolizza il ternario bilanciato, androgino nella sua essenza, ma che si può manifestare sia in campo attivo che passivo, indica il bisogno di condensazione, in noi, di tutto ciò che è già stato attratto e assimilato. Questo processo è portato a termine incrementando e decrementano, in alternativa e a seconda dei casi, il potenziale di attività e passività del soggetto, o piuttosto del suo astrosoma, al fine di stabilire uno stato che sarà il terzo elemento nel binario già citato delle potenzialità.

In ultimo viene il numero 4. Questo è il simbolo della ROTA elementare, il simbolo dell’applicazione sul piano denso. È il contorno del ruolo costruttivo dell’adepto che sa come evolversi sufficientemente attraverso il processo di approfondimento in se stesso e dell’addestramento della sua personalità. Corrisponde a quello che i massoni, nel rituale del grado di maestro, chiamano appropriatamente il “cammino che diffonde la Luce”, il maestro come il sole che sorge, culmina, tramonta e continua nascosto il suo viaggio sino al giorno successivo, in un nuovo ciclo, una nuova quadrupla fase del Percorso giornaliero quotidiano. Questo “4” è un’allusione alla fase di emanazione dello sviluppo magico del futuro Istruttore.


Torniamo alla carta del nostro Arcano, per meditare sui suoi elementi. La lanterna del vecchio è chiamata normalmente la Luce di Ermete Trismegisto. Ermete è la personificazione del sistema armonioso che unisce la saggezza metafisica, la conoscenza dell’astrale e la scienza del piano fisico, un sistema che fiorì nei santuari dell’antico Egitto. Questa lanterna è indispensabile all’iniziato, ed essa esprime la tesi: “Non disprezzare il mondo fisico profano, studia con assiduità il piano astrale, ed elevati attraverso il mentale al piano trascendente. Tu sei un triplice piano, studia tutti e tre i piani.”

Il mantello che isola il vecchio è chiamato il mantello di Apollonio di Tiana, il famoso Insegnante della Scuola di Alessandria (fig. 1).

È il simbolo dell’autodeterminazione della Monade sul piano mentale, dell’autoconoscenza sul piano astrale e della solitudine sul piano fisico. Stabilirsi sul piano mentale significa diventare chiaramente consapevoli del proprio ruolo come cellula dell’organismo mentale dell’Uomo Collettivo Universale, e di tutte le variopinte sfumature di quel piano. L’autoconoscenza astrale – il tipico percorso dello sviluppo di Apollonio – consiste nell’addentrarsi nell’astrosoma stesso, analizzarlo, classificarne scrupolosamente le risorse, riorientandone, se così possiamo dire, il magnetismo molecolare e, infine, portarne a termine la sintesi così come l’assimilazione. I biografi di Apollonio lo presentano come un grande Mago, avvolto in un mantello di lana, concentrato nella contemplazione del proprio ombelico.

Consideriamo il significato della solitudine. Cosa significa essere soli? È la capacità di lavorare, di meditare senza consentire l’intrusione di influenze energetiche di altri pentagrammi. Si può essere soli nel mezzo di una folla. Tuttavia, nei primi stadi di sviluppo, molti hanno bisogno di una vita da anacoreti, di un isolamento effettivo, sul piano fisico. Questa procedura ha i suoi aspetti buoni e cattivi. Il lato benefico di una vita da eremita è il seguente: sul piano mentale, la preghiera è più facile; sul piano astrale, c’è la possibilità di purificarsi grazie al silenzio prolungato, una delle raccomandazioni della Scuola Pitagorica; sul piano fisico, non c’è perdita di tempo a causa delle preoccupazioni della vita quotidiana.

Gli aspetti negativi della vita da eremita sono i seguenti: sul piano mentale, l’incapacità di osservare i progressi dei propri compagni in campo metafisico; sul piano astrale, una certa mancanza di supporto da parte della catena di individui uniti dallo stesso cammino evolutivo. Ciò aumenta il pericolo, nei momenti di passività, di cadere temporaneamente sotto l’influenza del basso astrale. Questa influsso prende spesso la forma, sul piano fisico, di manifestazioni sessuali, chiamate incubi e succubi. Gli Elementari, ed anche le esteriorizzazioni magiche, grazie a un prestito medianico dall’eremita o dal regno organico che lo circonda, possono materializzarsi in uno stato sufficientemente condensato da inscenare un “coito” con l’eremita (i succubi e gli incubi delle entità astrali). Gli incubi e i succubi causano naturalmente un gran danno per l’indebolimento fisico che causano nelle loro vittime, ed anche perché preparano le condizioni che, in futuro, possono facilitare la creazione da parte dell’eremita, di sua propria volontà e con vari pretesti, di ogni tipo di larve.

C’è un’alternativa che, rimuovendo gli aspetti negativi della vita di un eremita, preserva gli aspetti positivi. In altre parole, un’alternativa che cerca di neutralizzare il binario vita da eremita-vita sociale. Sono stati fatti tentativi anche in termini di coesistenza monastica. Il successo del lavoro in queste istituzioni varia e dipende dalla stagione, dall’ambiente, dai membri e dai conduttori delle comunità, dalla disciplina e da altre condizioni.

Il bastone dell’anziano, come simbolo di prudenza, quasi non necessita di commento; l’essenziale è già stato detto in precedenza.


Concludendo l’analisi sull’Arcano IX, delineeremo un breve programma di lavori che facilitano l’auto-iniziazione e preparano all’iniziazione stessa. Elencheremo nove fasi di questi lavori, annotando il fatto che essi sono normalmente eseguiti in parallelo e non consecutivamente.

  1. Dominare la codardia fisica.
  2. Dominare l’indecisione fisica.
  3. Dominare i rimpianti per ciò che è stato fatto e che non può essere cambiato.
  4. Combattere il più possibile le superstizioni.
  5. Combattere il più possibile i pregiudizi.
  6. Combattere al massimo le condizioni sfavorevoli.
  7. Mantenere una buona salute e il proprio ambiente in ordine.
  8. Realizzare l’ordine astrale, sia in se stessi (armonia dell’anima) che al di fuori di sé; acquisire la conoscenza empirica delle entità del piano astrale e delle loro manifestazioni, classificandole propriamente.
  9. Realizzare l’ordine mentale, cioè conseguire la purezza, la chiarezza e la certezza della propria visione del mondo, ma anche la piena consapevolezza delle sue emanazioni dall’Archetipo.

Il pentacolo del nono Arcano si realizza in accordo con lo schema

9 = 3 + 6,

che si riduce alla raffigurazione delle due parti superiori di quello che chiamiamo il Grande Arcano.

Vi sono, tuttavia, dei tentativi di introdurre un’altra configurazione – un insieme di nove punti (fig. 2), di cui i primi tre sono individuati come i vertici di un triangolo evolutivo che origina due riflessi di tipo involutivo (ovvero altri sei punti).

Note sul nono Arcano

Nella Lettera IX, l’Eremita, Tomberg presenta un epilogo magistrale della chiave ermetica di neutralizzazione del binario/risoluzione delle antinomie che – come illustrato nel presente volume – costituisce per Mebes l’esercizio e il compito più rilevante della Grande Opera che ha inizio con il Mago.

Per quanto riguarda le sottili divergenze tra gli insegnamenti di Éliphas Lévi, Mebes e Tomberg, siamo d’accordo sul fatto che il diavolo, come si dice, è nei dettagli. Uno di questi dettagli si può trovare nella meditazione sul nono Arcano di Tomberg, dove egli richiama il fatto che Éliphas Lévi credeva che il Tetragrammaton invertito HVHI fosse di grande importanza nei rituali e nelle evocazioni di magia nera. Dove Éliphas Lévi vedeva caos e irrazionalità nell’inversione del nome, Tomberg lo presenta come essenza della scienza empirica, che pone il principio della materia sopra e oltre tutti gli altri principi. Piuttosto che formula dell’irrazionalità, era vista come “formula dell’astuzia” (stratagemma), cioè dell’intelligenza riflessa, che è quella del serpente di Genesi:

Ma è proprio il Tetragrammaton invertito ad essere l’arcano della scienza empirica. Perché la scienza empirica considera in primo luogo il principio passivo della sostanza o materia come “principio” par excellence, laddove il principio neutrale (la mente umana) lo segue e il principio attivo (il metodo) conclude la serie. Infatti, nel nome IOD-HE-VAU-HE (ה‎ ו‎ ה‎ י‎), se IOD è il principio attivo (causa efficiente), la prima HE è il principio passivo (causa materiale), VAU è il principio neutrale (la mente umana) e la seconda HE è l’intero fenomeno che ne risulta, allora il nome inverso HE-VAU-HE-IOD (הוהי) sarebbe la serie: “principio passivo – principio neutrale – principio passivo – principio attivo” o “materia, ragione, evoluzione, metodo scientifico”. La serie HVHI sta a significare che nulla precede la materia; che nulla la muove; che si muove da sé; che la mente è figlia della materia; che l’evoluzione è la materia che genera la mente; e che, infine, la mente, una volta nata, è l’attività della materia in evoluzione, che diventa conscia di se stessa e prende l’evoluzione nelle sue mani.

— Valentin Tomberg – Tetragrammaton invertito

Ed è in questo Arcano del Tarocco di Tomberg che apprendiamo che l’iniziazione può essere conferita solo dallo Spirito Santo, non da esseri umani gli uni contro gli altri.