All’inizio e alla fine della manifestazione

Estratti dall’opera: The Tarot, a Key to the Wisdom of the Ages, New York 1947 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto


Chiave 9: YOD

Yod (I, J, Y, valore 10, IPA jod) significa la mano dell’uomo.

È la mano aperta, in contrapposizione a Kaf, la mano chiusa, la lettera successiva nell’alfabeto. Yod indica potere, mezzi, direzione, abilità, destrezza; ma è un segno di tendenza, attitudine, inclinazione, predisposizione o potenziale piuttosto che di vera attività. Nel simbolismo religioso del mondo la mano aperta è ovunque ed è sempre un segno beneficente e di libertà dello Spirito Supremo.

Nella Cabala, questa lettera ha un’importanza speciale perché è la lettera iniziale del Tetragrammaton, IHVH, ed è anche la lettera iniziale della parola IChIDH, Yekhidah, il termine usato nel sapere ebraico per designare l’UNO INDIVISIBILE, il SÉ Supremo, che dimora o siede in Kether, la Corona, in cima all’Albero della Vita. Inoltre, i Cabalisti dicono che il dente superiore della lettera si riferisce a Kether, la Volontà Primeva, mentre il corpo della lettera rappresenta la seconda Sephira, Chokmah o Saggezza.

A Yod è attribuito il senso del Tatto, e la stessa lettera, nella Cabala, corrisponde alla funzione della Coitio [1] , in cui il senso del tocco è particolarmente attivo. Esotericamente, la lettera Yod corrisponde all’esperienza dell’unione con il SÉ Supremo, il vero IO SONO del cosmo. Questa esperienza, intensamente beatifica, è spesso comparata dagli autori di occultismo, sia antichi che moderni, all’intensa estasi fisica dell’abbraccio sessuale. I puritani potrebbero essere in disaccordo con questo paragone. Facciamogli leggere il Cantico dei Cantici, la mistica poetica dei Sufi persiani, o alcune narrazioni dell’esperienza mistica cristiana, ed essi impareranno che alcune delle menti migliori a cui l’umanità ha dato i natali non si sono mai fatte scrupoli ad impiegare delle intense immagini erotiche nei loro sforzi per descrivere la beatitudine dell’unione con l’UNO.

La direzione attribuita dai Cabalisti a Yod è Nord-Sotto. Nel Cubo dello Spazio è il bordo più basso del lato a nord, e il bordo a nord del lato basso. Esso unisce le parti in basso delle linee verticali Nord-Est (L’Imperatore) e Nord-Ovest (La Giustizia). Uno dei motivi di questa attribuzione è che la distruzione dell’errore simboleggiata dalla Chiave 16 (Nord) è uno degli elementi dell’esperienza mistica. Tra l’altro, questa esperienza dipende da certe trasformazioni della forza marziana nel corpo fisico, e queste trasformazioni sono attuate dal subconscio (Sotto). E ancora, l’esperienza mistica è l’espressione suprema dei processi subconsci della memoria e delle sue associazioni (La Papessa, Sotto). Quando emerge interamente la memoria di noi stessi sperimentiamo l’unione beatifica della coscienza personale con l’universale.

La lettera Yod è attribuita a Virgo, la Vergine, segno mobile di terra. È governata da Mercurio (Chiave 1, Il Mago), ed è anche il segno in cui Mercurio è esaltato. La Vergine è quindi dominata dall’iniziativa autocosciente, e rappresenta lo stato in cui si sperimenta la più alta manifestazione dell’autocoscienza.

Questo stato è ciò che la Bibbia chiama “paradiso”. Perciò Gesù disse che in paradiso non vi è matrimonio né si dà moglie [2], perché nello stato di gioia dell’unione non c’è un senso di “alterità” o separazione. Ciò corrisponde all’idea della verginità connessa al segno. Nello stato di consapevolezza di cui trattiamo, tutte le distinzioni che nascono da personalità separate e, di conseguenza, tutte le distinzioni di sesso, sono totalmente assenti.

Gli astrologi dicono che la Vergine governa l’intestino, dove si completa la digestione, e dove avviene la selezione finale tra la materia assimilabile e i prodotti di scarto. In certe forme di pratica occulta, celata dai veli alchemici, viene straordinariamente incrementata nell’intestino tenue l’assimilazione dell’energia solare dal cibo attraverso i lattali [3]. A questa pratica possiamo collegare i passi alchemici relativi alla Materia Prima come “latte della vergine”, preparato sotto il regime di Mercurio; al processo di putrefazione simboleggiato da un drago nero (le convoluzioni intestinali nel buio della cavità addominale); e al fatto che, nel suo aspetto visibile, la Materia Prima è un qualcosa che tutti considerano la cosa più ripugnante sulla terra.

Il modo di coscienza attribuito alla lettera Yod è Intelligenza della Volontà. Di essa i Cabalisti dicono: “Essa prepara tutti gli esseri creati, ciascuno individualmente, alla dimostrazione dell’esistenza della gloria primordiale.” Questa dimostrazione è l’esperienza descritta finora. La gloria primordiale è quella del SÉ Supremo.

La parola tradotta sopra come “Volontà” significa prima di tutto “gioia” ed ha, quali significati supplementari, “piacere, intento, scopo, determinazione”. Quindi troviamo che tutte le descrizioni dell’esperienza mistica concordano che si tratta della conoscenza diretta di una gloria ineffabile, di una beatitudine indicibile, e di una conoscenza totalmente certa e definita, sebbene incomunicabile, del significato e dell’orientamento del processo di vita cosmico. In questa esperienza, una volta per tutte, è posta la domanda,  “Che cosa è questo?” E ancora, la conoscenza che non vi può essere che una Libera Volontà nell’universo, di cui sono espressione personale tutte le cose e le creature, è una conoscenza fondata per l’eternità.

La Carta

L’Eremita  è un titolo che si riferisce a un passaggio della Cabala che dice: “Yod è sopra tutto (simboleggiando il Padre), e nessun altro è associato a Lui”. Un eremita vive solitario, isolato. La carta lo raffigura solo, in cima a una montagna innevata, molto al di sopra dei viaggiatori in arrampicata per i quali tiene alta la sua lanterna come un faro.  

La sua barba bianca mostra che egli è  l’”Antico dei Santi”, identificato con la Volontà Primeva. Il suo saio grigio suggerisce un ulteriore titolo cabalistico per l’UNO: “Occulto degli Occulti”. Egli è la sorgente di tutto, e ancora è l’obiettivo di ogni sforzo. Ogni pratica dell’addestramento occulto mira all’unione della coscienza personale con la Volontà Cosmica che è la Causa Incausata di tutte le manifestazioni particolari.

All’inizio può stupire che una lettera assegnata alla direzione Nord-Sotto debba essere simboleggiata da un uomo che sta su una cima. Ricordatevi l’assioma, “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso [4]”. Ricordatevi anche che parole come causa, sorgente, origine, ecc., sono in relazione a ciò che è basico, fondamentale, e quindi al fondo delle cose.

E ancora 9, il numero di questa Chiave, è un numero di compimento, come spiegato nel capitolo 2 [5]; ma nello stesso capitolo vi è stato detto che questo compimento è inseparabile e identico all’Idea primaria all’inizio del processo di manifestazione. Il significato dovrebbe essere ancora più chiaro dopo che avrete considerato  le analogie tra il 9, il numero dell’Eremita, e lo zero, il numero del Matto.

Il numero che precede tutta la manifestazione è zero, e il 9, cifra finale della serie numerica, denota il compimento, la perfezione, la realizzazione. L’unico Essere perfetto dev’essere l’Assoluto, e l’Assoluto non è solo non-coseità (Il Matto) ma è anche Colui che è in totale solitudine (L’Eremita). La perfezione precede, ed è alla base, di tutta la manifestazione, ma è anche oltre e sopra tutte le cose.

Il 9 quindi rappresenta l’Assoluto come Finalità dell’esistenza, mentre lo zero caratterizza lo stesso Assoluto come Sorgente di tutto. Di conseguenza, nel Tarocco lo zero è un giovane che guarda verso l’alto alla luce del mattino; ma il 9 è un anziano barbuto che guarda verso il basso di notte. L’Eremita e il Matto sono i due aspetti del Fondamento (9) di tutta la manifestazione. L’Eremita è l’Antico, sopra tutte le cose, ma che tutto sostiene. Egli precede ogni cosa e, quando considerato sotto questo aspetto, è l’eternamente giovane; eppure, Egli continuerà ad andare avanti quando tutto sarà finito, ed Egli è al fondo di tutte le nostre speranze.

Egli è nell’oscurità, perché ciò che è alla base della nostra personificazione della Realtà Suprema è minacciosamente incomprensibile al nostro intelletto. L’oscurità rappresenta anche il campo nascosto, interiore, subconscio dell’Opera Divina. Il picco su cui sta è innevato perché per noi l’Antico è un’astrazione, fredda e distante dal calore della vita quotidiana. Tuttavia, egli ha con sé la sua luce, e la tiene sollevata a beneficio di coloro che arrancano su per il monte verso di lui. È la luce di una stella dorata a sei raggi, e i suoi triangoli intrecciati sono simbolo di unione. Le sei punte della stella alludono alle Vergine, sesto segno della serie zodiacale.

Sebbene l’Eremita sembri solo, egli è veramente Colui-che-mostra-la-Via, illuminando il percorso delle moltitudini in basso che tentano la scalata. Egli non ha bisogno di scalare, per cui tiene il bastone con la mano sinistra. Il bastone è uno degli strumenti del Mago, e corrisponde al mondo archetipale.  

Quando ci ragioniamo sopra, la Causa Incausata sembra remota – un’astrazione fredda e isolata. In realtà essa è intimamente collegata ad ogni circostanza della nostra esperienza personale quotidiana. È la sostanza, il potere, la consapevolezza che si esprime fin nelle più piccole cose. È la sorgente di tutta la luce e saggezza personali. È il fine di tutte le nostre aspirazioni.

L’Eremita è la Volontà Suprema, la brama cosmica ed eterna verso la libertà. L’unione con questa volontà è il più alto risultato dell’operazione con cui il subconscio risponde alle iniziative e ai suggerimenti della coscienza. Solo attraverso le forze trasformative del lavorio inconscio i nostri corpi possono subire i mutamenti sottili che li preparano all’unione con lo Spirito Supremo.

È il motivo per cui Mercurio, governatore della Vergine, è anche esaltato o sublimato nel segno. Mercurio è il Mago, e l’auto addestramento nella giusta interpretazione delle esperienze, nella concentrazione, nella manipolazione del subconscio, è ciò che porta a maturare finalmente uniti con ciò che qui è raffigurato come l’Eremita. In questa unione il senso del “sé” personale va perduto, e nulla si sa se non l’IO SONO. Per cui gli insegnamenti occulti chiamano spesso questa esperienza “Isolamento”, esattamente ciò che implica il titolo della Chiave 9.

Psicologicamente, questo è lo stato dell’essere coscienti che tutta la volontà è universale, piuttosto che personale. Essa include la conoscenza diretta della legge della libertà eterna del vero SÉ. Ciò porta con sé la percezione che l’idea della volontà “personale”, cioè della volontà originata o ereditata nella personalità, sia un’illusione.

La coscienza, “la dimostrazione dell’esistenza della gloria primordiale”, è alla base del poderoso lavoro degli adepti, il fondamento dei miracoli che sono l’evidenza della santità genuina. Quindi, è anche perché è la consapevolezza della vera base di tutta la manifestazione, l’Eremita ha il numero che l’occultismo ebraico associa con la “Base” o il “Fondamento [6]”.

Si dovrebbe sottolineare che il numero 9 è anche il numero che i Cabalisti ascrivono agli organi riproduttivi di Adam Kadmon, l’Uomo Archetipico. Perché tutti i saggi concordano che sebbene l’Intelligenza della Volontà sembri essere il risultato degli sforzi e delle aspirazioni personali, essa è invero lo stadio finale di un’opera iniziata e portata avanti dalla stessa Forza Vitale. Quest’opera, dicono i saggi, è quella in cui l’Uomo Celeste si riproduce a immagine della terra. Alcuni dei nostri lettori potranno trovare qui un indizio sul significato interiore della dottrina secondo cui il Cristo è “generato, non prodotto [7]”.


[1] Case utilizza il termine coition che non ha un esatto corrispettivo in italiano, ma che deriva dal sostantivo femminile latino coitio – riunione, incontro, accoppiamento – da cui l’italiano coito.

[2] Matteo 22:30: “Perché alla resurrezione né si prende né si dà moglie; ma i risorti son come angeli nei cieli”.

[3] I lattali sono i capillari linfatici presenti nell’intestino tenue preposti all’assorbimento dei grassi alimentari. Questi vengono trasformati in una sostanza lattea, il chilo, che poi finisce nel flusso sanguigno tramite la vena succlavia. Il nome deriva dl latino lac, latte.

[4] Si tratta di un verso della famosa Tabula Smaragdina.

[5] Nel capitolo dedicato al significato occulto dei numeri (op. cit., p. 13), Case spiega che il compimento o conseguimento attinente al 9 come numero alla fine del ciclo decimale non significa la cessazione assoluta del processo creativo, bensì il seme di un nuovo inizio. Quindi il numero 9 rappresenta un modo di consapevolezza che è l’espressione pura e inalterata dell’idea o intenzione all’origine di un processo.

[6] Nella Cabala ebraica la “Base” è la nona sephira dell’Albero della Vita, Yesod.

[7] L’essere umano, nella dottrina dell’Adam Kadmon, nasce come espressione della luce divina primordiale – da quella che Case chiama Forza Vitale – che in sostanza “genera” l’apparenza materiale dello spirito divino limitando la sua potenza. Quindi Adam Kadmon è sia umano che divino. Il paragone con Cristo sembra associarsi in parte alla dottrina ortodossa dell’unione ipostatica, che afferma che Cristo è pienamente Dio e pienamente uomo in una Persona indivisibile. Il concetto di ipostasi si può intendere sicuramente in modo generativo, ovvero di un ordine gerarchico che nasce da una sostanza divina che sta sotto, a fondamento delle apparenze.