Il Destino nel nome

Introduzione
L’Astrologia Esoterica Onomantica è una branca dell’astrologia che utilizza uno schema eminentemente numerologico e simbolico per procedere alla stesura di un tema natale o previsionale basato su direzioni primarie, secondarie e solari.
L’elemento focale impiegato allo scopo, oltre ai consueti dati di nascita, è il nome, o meglio l’insieme di nome e cognome e di eventuali titoli e soprannomi quando questi assumono un significato dal punto di vista individuale. Il tutto viene poi elaborato e traslato numericamente in modo di ottenere un’associazione tra i dati di partenza, i significatori astrologici corrispondenti (segni zodiacali, pianeti, case, decani, termini, gradi zodiacali e aspetti) e i 78 Arcani del Tarocco.
Nei testi di riferimento l’interpretazione utilizza i riferimenti analogici propri dell’astrologia classica, ma con un tono spesso aforistico, specie per quanto riguarda la spiegazione che viene assegnata a quegli strumenti scarsamente utilizzati nell’astrologia attuale (gradi zodiacali, parti arabe, ecc.). Gli Arcani, poi, si sovrappongono all’interpretazione astrologica, offrendo un quadro divinatorio piuttosto stringente, fatto di affermazioni a volte nette sul destino individuale. Le posizioni dei pianeti nello Zodiaco e nelle Case non sono assegnate in base alla loro effettiva collocazione topocentrica e astronomica ma seguono un criterio strettamente simbolico.
L’utilizzo della trasposizione numerica delle lettere a scopo divinatorio è ampiamente documentato in molte tradizioni esoteriche orientali e occidentali (si pensi ad esempio alla gematria in ambito cabalistico); nello specifico l’onomanzia, la predizione basata sul nome di un individuo, è fatta risalire in occidente ai testi pitagorici. Alcuni passi del Secretum Secretorum, un trattato pseudo-aristotelico scritto in arabo e risalente al decimo secolo, contiene riferimenti onomantici; le successive traduzioni del testo in latino ed in altri linguaggi ne hanno favorito l’ampia diffusione nell’Europa tardo medievale, promuovendo la conoscenza di quest’arte divinatoria.
L’origine dell’associazione tra onomanzia, astrologia e Tarocco è tutt’altro che chiara. Gli aspetti leggendari si mescolano con i riferimenti a personalità storiche dell’occultismo e dell’astrologia come Louis Claude de Saint-Martin, Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, Morin de Villefranche 1, ed altri semi-mitici come Christian Rosenkreutz, presunto e forse allegorico fondatore dell’Ordine della Rosacroce. Una personalità centrale nella genesi dell’astrologia onomantica occidentale è Padre Bonaventura Guyon, un misterioso personaggio vissuto a Parigi verso la fine del ‘700 che predisse le sorti e le sventure finali a Napoleone Bonaparte attraverso una tecnica astro-onomantica ereditata, si dice, dai fratelli della Rosacroce. Dopo aver perso i favori del Primo Console, di lui non si seppe più nulla. Ma leggenda vuole che il suo nome venisse associato all’Uomo Rosso delle Tuileries, un individuo avvolto in un rosso mantello che, nel corso dei secoli, veniva avvistato inesplicabilmente nei giardini del palazzo all’avvicinarsi delle tragedie che colpivano il potere francese, per poi scomparire senza lasciare traccia.
Questa è la cornice “storica” che inquadra le due opere che andremo a esaminare, e dalle quali tenteremo di estrarre gli aspetti tecnici e interpretativi. Non sarà un’operazione semplice, perché le parti sono complesse, presentate (volutamente?) in modo disomogeneo se non caotico; alcuni aspetti vanno approfonditi e rielaborati per scongiurare il pericolo di sviste e di errori tipografici (che ci sono). Il fatto non è secondario perché i capitoli contengono numerose tabelle che, se male interpretate, vanificano il lavoro svolto.
Il primo libro porta il titolo di “Astrologia Esoterica Onomantica”, l’autore è Alfonso Del Bello. Gli elementi utilizzati nella stesura dell’oroscopo onomantico sono, come citati dall’Autore:
- I 12 segni dello Zodiaco.
- I 360 gradi del calendario Tebaico.
- I sette pianeti classici.
- Le 12 case astrologiche.
- Gli aspetti planetari.
- I maestri dei giorni.
- I maestri delle ore.
- I maestri dei decani.
- I maestri dei cicli.
- I maestri degli anni.
- Il calendario perpetuo.
- L’alfabeto magico.
- I sette cicli della Rosa Croce.
- Il Tarocco.
- Le stelle fisse.
Oltre alla stesura dell’oroscopo natale, sono presentate alcune tecniche previsionali riadattate in chiave esoterica: direzioni primarie, direzioni secondarie, direzioni profezionali (un segno zodiacale = un anno), congiunzioni annuali, Maestri dei cicli, direzioni solari (una casa = un anno), punto solare (anno della svolta esistenziale decisiva), direzioni mensili, rivoluzioni mensili, oroscopo giornaliero, oroscopo orario. Il libro contiene anche 800 aforismi per l’interpretazione e una parte dedicata all’interpretazione del Tarocco assieme alle tecniche utilizzate.
La seconda opera, L’Homme Rouge des Tuileries, pubblicata da Pierre Christian nel 1863, è suddivisa in due volumi che hanno per titolo rispettivamente “L’Oroscopo Segreto” e “La Chiave Ermetica”. L’Oroscopo Segreto è la storia romanzata dell’incontro tra l’Autore, bibliotecario del Ministero della Pubblica Istruzione, e l’ex benedettino padre Bonaventura Guyon. Christian nella finzione si retrodata alla fine del Settecento per incontrare Bonaventura, e lasciarsi immergere in un “romanzo dei destini” che mescola le sorti di tre personaggi della storia francese ed europea (Luigi XVI, Napoleone I e Napoleone III), gli insegnamenti segreti di Shimon bar Yoḥai, il presunto autore dello Zohar, e le rivelazioni del medico astrologo Auger Ferrier, protégé di Caterina de’ Medici, che ebbe accesso alle Sette Chiavi del mistero dei Rosacroce. In questo primo volume, fortemente intriso di quel “sensazionalismo occulto” particolarmente in voga nella Francia di quel secolo, Bonaventura spiega in dettaglio al suo ospite come compitare l’oroscopo onomantico; il secondo volume, “La Chiave Ermetica”, contiene tutte le tavole, gli aforismi e le note esplicative necessarie per il calcolo e l’interpretazione dell’oroscopo stesso.
Nei loro tratti generali, i sistemi proposti dai suoi autori seguono le stesse linee guida; di fatto, Del Bello ripropone le tecniche presenti nell’opera di Christian, specie per quanto riguarda l’utilizzo dei sette Cicli o Sigilli planetari della Rosacroce. Vi sono anche molte differenze: Christian fa a meno delle previsioni basate su direzioni o altro, ma in compenso abbonda nell’impiego di quadrati magici di vario tipo, a differenza di Del Bello. La comparazione finale di un’interpretazione basata sui due sistemi potrebbe dare risultati molto dissimili.
Ed ora veniamo alla questione più controversa, l’impiego del nome come sistema prognostico. Christian adduce per questo utilizzo un motivo di fondo che ha un suo perché, ovvero la necessità di “leggere” il simbolismo offerto dalle configurazioni dell’oroscopo natale nel contesto del mondo naturale in cui il destino del nascituro troverà completa espressione: famiglia, genetica, temperamento ricevuto, rango sociale dei genitori e il nome. Citando l’autore, “… nell’ora in cui nasce questo bambino, qualcosa lo ha già preceduto nella vita; e questo qualcosa è il nome: onde il nome deve completarne la generazione [2]”. Della necessità di combinare l’aspetto celeste e terrestre nell’esame astrologico si è già detto trattando dei gemelli astrologici.
L’autore prosegue con una disamina sul nome individuale, il nome di famiglia o cognome, gli eventuali titoli e il soprannome, che è un titolo accidentale che in casi particolari può entrare nei calcoli. Sempre secondo l’autore, il nome individuale avrebbe subito nel tempo un imbarbarimento dovuto agli idiomi locali, causando una variabilità rispetto all’originalità di significato dei nomi latini corrispondenti; da qui la necessità di latinizzare il nome che è stato assegnato alla nascita. Nel caso di nomi non di origine latina, ma sassone o germanica, si deve ricorrere all’agiografia cristiana per ricavare dagli atti ecclesiastici i nomi di quei santi che da barbari divennero cristiani. Il sistema è alquanto arbitrario, tanto da far dire a Christian che “queste regole sono spesso difficili da applicare, ed è per questo che non si deve operare in astrologia che sub condicione, cioè sempre che sia esatto l’enunciato, l’ordine e l’etimologia dei segni dell’individualità che si vuole studiare [3]”.
Del Bello, nell’esposizione sulla stesura dei temi di nascita, si mantiene aderente all’ortografia invariata del nome, aggiungendo come postilla che, qualora vi siano più nomi, si opera su ciascuno isolatamente tenendo conto della loro progressione d’importanza prima di inserirli nei calcoli. Tuttavia, egli aggiunge, a parziale supporto della tesi di Christian, che “… alcuni astrologi li riducono in latino, adducendo il pretesto di presagi più occulti … ma noi siamo convinti, per esperienza, del valore del sistema latino qualora si voglia indagare la psiche e il destino karmico, mentre per i normali presagi, è sufficiente la semplice trasposizione in italiano [4]”.
Nei secoli e nei periodi più recenti sempre vi furono e vi sono astrologi schierati a favore o contro le tecniche onomantiche. Il problema della loro credibilità è intrinseco nella scelta del nome come chiave per dare alla luce il percorso destinico dell’individuo attraverso tutta una serie di strumenti simbolici per alcuni dei quali è difficile risalire all’origine e al significato. Come sempre, la pratica ha valore probatorio; nei post successivi, metteremo alla prova gli assunti dell’astrologia onomantica con l’oroscopo di un famoso personaggio storico e di una biografia ben documentata.
[2] P. Christian – L’Oroscopo Segreto – Milano 1982, p. 86.
[3] ibid., p. 88.
[4] Alfonso del Bello – Astrologia esoterica onomantica – Milano 1976, p. 131.
- Jean Baptiste Morin de Villefranche (1583.1656), conosciuto anche con il nome latinizzato di Morinus, fu un matematico, astrologo e astronomo francese. La sua opera astrologica più famosa è Astrologia Gallica, 26 volumi in latino dove tratta, con un linguaggio tecnico e complesso, di astrologia natale, giudiziaria, elettiva e metereologica. Le sue tecniche previsionali erano prevalentemente basate sui ritorni solari, lunari e sulle direzioni, mentre riteneva i transiti una tecnica sussidiaria utile solo per la datazione di alcuni avvenimenti. ↩︎

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