Al centro dell'essere

Negli esercizi della serie mentale del quinto Livello ci siamo avvicinati alla comprensione del Punto di Profondità inteso come “luogo”, non strettamente fisico, in cui si realizza l’aspetto causale della forma, sia essa animata o inanimata, spaziando dallo stato minerale, vegetale e animale per giungere all’essere umano. Bardon associa il Punto di Profondità a quello che definisce il “significato essenziale” della forma, cioè la sua ragione d’essere nell’universo, il motivo inerente alla sua manifestazione, il nucleo che racchiude il potenziale della sua esistenza che si attuerà in una struttura spaziotemporale finita adeguata a esprimerne il significato. Un approfondimento su questi concetti è contenuto nel primo post della serie mentale di questo Livello.
Abbiamo detto che il Punto di Profondità non ha una collocazione fisica. Il fatto che in tutte le tradizioni si parli del “cuore” come luogo privilegiato in cui si cela il mistero dell’essere non deve trarre in inganno. Il concetto di un nucleo centrale, o “centro di gravità di una forma” come lo definisce Bardon, è la rappresentazione simbolica di uno spazio interiore da cui tutto si diparte. Questo spazio è “vuoto” per definizione, perché lì il potenziale della forma giace inespresso; ma è anche la forma stessa spogliata del suo aspetto manifesto, è la forma prima che le architetture dello spazio e del tempo creino le condizioni adatte al suo sorgere. Da ciò si comprende come l’esperienza del Punto di Profondità sia uno dei capisaldi della pratica, il raggiungimento di uno stato dell’essere in cui si è congiunti alla fonte spirituale della vita.
Bardon situa questo spazio in quello che è il centro di gravità del corpo umano, all’incirca a metà altezza tra l’ombelico e lo sterno, in un punto congruente con il plesso solare o celiaco tra la colonna vertebrale e la bocca dello stomaco (epigastrio). Nella tradizione tantrica, il riferimento a livello eterico del plesso solare è il Maṇipūra cakra, la “città della gemma”, sede del senso del sé e centro collettore delle energie solari e spirituali. Nella Cabala ebraica la Sephira Tipheret, posta al centro dell’Albero della Vita, rappresenta il punto di incontro tra il noumenico e il fenomenico, la manifestazione dell’Io superiore nel campo della consapevolezza umana. Questo ci dà l’idea di come il Punto di Profondità sia il luogo sottile dove avviene il processo di trasmutazione che innalza la personalità oltre l’orizzonte transitorio, sino a giungere alla comprensione del nostro vero essere su stati di coscienza sempre più elevati.
La pratica
La pratica può essere divisa in due fasi. Nella prima parte, seduti nella posizione che ci è più consona, si trasferisce la coscienza al centro del proprio corpo; la coscienza è come un punto luminoso molto piccolo, e il corpo viene percepito come se il nostro punto di osservazione fosse situato proprio lì dove abbiamo trasferito la coscienza. Cerchiamo di mantenere questa consapevolezza per almeno cinque minuti.
Ora, il punto che è la nostra coscienza diventa sempre più piccolo, e di conseguenza il nostro corpo si distanzia dal centro cosciente; a mano a mano che il punto si rimpicciolisce, il corpo si espande sino a che, raggiunto lo stato in cui la coscienza è come un punto matematico, cioè infinitamente finita, il corpo diviene come un universo, con la nostra consapevolezza al centro di esso.
Bardon istruisce ora il praticante a meditare la seguente affermazione: “Sono il centro del mio corpo; lì sta la mia vera forza!”. La frase sta a significare che, giunti a questo stadio della pratica, siamo in grado di cogliere, dallo stato di vuoto fenomenico del Punto di Profondità, il significato essenziale suggeritoci dall’ispirazione, e con questo attivare la voce dell’autoconsapevolezza, che è essenzialmente il Sé individuale, o l’Angelo Custode della tradizione cristiana. La finalità a cui si deve giungere, a seguito di una pratica costante, consiste nell’unificare questo stato ispirato con la nostra manifestazione sui tre piani – fisico, emotivo e mentale – in modo da rendere la nostra esistenza espressione della nostra natura più profonda; in questo modo, i nostri atti e pensieri acquistano una finalità, rivelano il vero motivo per cui siamo venuti al mondo.
Le implicazioni che sorgono da questa pratica sono molteplici. Intanto, dimorare nel Punto di Profondità, in questo stato di consapevolezza, dovrebbe diventare una condizione attuabile istantaneamente, quando se ne presenta la necessità, senza dover passare dal processo meditativo descritto; la pratica ripetuta e la sperimentazione effettiva di questa condizione sono tuttavia fattori essenziali per giungere a tanto. Vivere nella prospettiva del significato essenziale significa che qualunque interazione con gli altri e con gli oggetti della nostra esperienza diventa diretta, non filtrata dalle abitudini, dai processi mentali o da emozioni conflittuali, quindi in grado di restituire il vero significato delle cose. Ancora, le pratiche dei Livelli precedenti si arricchiscono di una nuova dimensione, e vengono dischiuse le porte per quelle che seguono, difficilmente realizzabili senza essere vicini a questo conseguimento.
Bardon invita ancora a non confondere l’esperienza del Punto di Profondità con la trance medianica. La nostra pratica mira, infatti, a realizzare un vuoto “attivo”, pienamente cosciente, mentre gli stati di trance sono caratterizzati dalla passività, dalla resa inconsapevole della coscienza che lascia così spazio a enti di natura inferiore come gli Elementari, o a residui psichici che si legano al corpo fisico e astrale risultando in una specie di possessione.

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