Un viaggio di quasi quattro millenni nella storia dell’umanità, partendo da una mitica preistoria in cui le divinità vivevano insieme agli uomini

Heliopolis, la Città del Sole, ben conosciuta dagli antichi Greci e Romani, era un importante centro religioso dell’Antico Egitto, abitato sin da tempi preistorici. Oggi giace per la maggior parte distrutta e sepolta nella zona nord del Cairo, ma nel Periodo Predinastico, più di 5000 anni fa, Heliopolis appariva come detentrice di un culto solare – quello di Atum/Ra – che ha segnato lo sviluppo della ricca e complessa cosmogonia egizia, diffusasi nei millenni sotto varie forme e denominazioni e fonte di una sapienza a cui hanno attinto altre civiltà vicine alla nostra.

Simone Pariani ci guida, in questa sua opera, in un viaggio che è non solo un’attenta ricostruzione storica di Heliopolis e dei suoi riti. È anche e soprattutto lo svelarsi del senso sacro e metafisico celato dietro i simboli e le personificazioni divine, del tempo mitico dove i semidèi governavano il mondo, dell’eterna rinascita che seguiva le leggi del susseguirsi ciclico alla base della rappresentazione astrologica del mondo. In un linguaggio che ha l’accuratezza di un saggio ma il sapore di un’avventura, l’autore spazia tra concetti estremamente diversificati il cui nucleo risiede, ora e sempre, nella genesi primordiale dell’atto creativo scaturito – come evidenzia questo paragrafo tratto dal libro – dal mare infinito del caos.


All’origine di tutte le cose, le potenze universali, positive e negative, erano immerse nella distesa infinita del caos liquido, dove non brillavano luci e dove nulla esisteva ancora, se non ciò che si doveva ancora esprimere nel divino.

Il primordiale mare del Nun imperava nella sua vastità e nessun ordine era scandito in esso, fuso nel caos insieme alla sua ancestrale compagna, la sua parte femminile Nunet.

In un momento che gli uomini non potranno mai conoscere, milioni di anni prima dell’avvento dell’umanità, queste due entità primordiali risvegliarono la loro coscienza e proferirono in sé stessi la propria potenza divina, riunendo insieme la sostanza di un nuovo essere. Essi risvegliarono dalle acque un dio Demiurgo nominato Atum (in egizio “itm”) il Sole, assimilato a Ra in periodi successivi.

Questa divinità neonata espresse la sua infinita potenza elevandosi al di sopra del mare primordiale, nella luce che irradiava da sé stesso e illuminando la vastissima distesa delle acque del Nun.  

Così facendo, il liquido che lambiva Atum si solidificò, formando il “Monte della Creazione” o “Collina Primordiale”.  

Questo primo lembo di terra costituì il centro del mondo, il punto di partenza, il nucleo intorno al quale creò la Terra.

Nel momento del sorgere del primo sole al di sopra del monte, un uccello mitico, la Fenice (in egizio Benu/Bennu), emise il suo grido acuto, che risuonò sul mare infinito dando inizio allo scorrere del tempo come lo conosciamo.

Atum è la divinità primigenia della religione di Heliopolis, sempre raffigurato in forma antropomorfa, con la doppia corona, con occhi verdi, perché in origine fu un serpente.

Il suo nome può essere identificato come un’astrazione, interpretata come “Il dio che all’inizio era tutto” oppure “Colui che è la totalità”, ma allo stesso tempo era “Il non esistente”, poiché l’esistere diventa possibile solo da un suo atto creativo.

L’antico verbo egizio “tm”, del quale il nome è una particolare formazione participiale, può significare “non essere” o anche “essere completo”, “essere unico”.

Nella concezione teologica di Heliopolis era il padre per eccellenza e dio supremo, ciò che era venuto prima di tutto e ogni cosa era venuta all’esistenza per mezzo di lui, responsabile della creazione e della venuta dell’uomo.

Questa mitologia originale nel tempo si differenzia nelle tradizioni locali delle diverse zone dell’Egitto, proponendo evoluzioni e sincretismi, ma ogni interpretazione è concorde nell’affermare che la “collina dei primordi” fosse un luogo carico di energia vitale, in cui si stabilì un rapporto tra la Terra e il Creatore, il luogo divino da cui si dipanano tutte le redini che trattengono gli elementi del cosmo.

All’interno del grande Tempio di Heliopolis, nella parte più sacra e interna di questo antichissimo edificio di culto, esisteva un sacello sacro menzionato nei testi come “la collina di sabbia”, a sua volta identificata con il monte apparso nel mito.

Probabilmente qui era conservata la reliquia BenBen, ossia il primo frammento di sostanza solida creato dal Demiurgo splendente.

“Tu che sorgi, come il BenBen, nella Dimora del Bennu in Heliopolis”

Testi delle Piramidi, linea 600

La prima alba di Atum risplendeva nella luce, e il Creatore emanò in quella stessa luce tutte le leggi che governano l’universo (Maat), irradiandole sul mondo. Così l’ordine avrebbe regnato sullo spazio completo in cui si era imposto solo il caos, illuminandolo ora con la legge di Atum, che aleggiava sul mare dei primordi sotto forma di luce solare.

La divinità sorta dal monte della creazione era nel pieno della sua gloria quando incominciò a sentirsi sola in questo mare infinito e illuminato, senza una controparte femminile che potesse cooperare alla sua riproduzione. Produsse quindi da sé stesso degli esseri simili a lui tramite la masturbazione e lo sputo, facendo colare i liquidi dal suo essere, dando così la vita alle prime divinità di Heliopolis.