Estratti dall’opera: Meditation on the Tarot: A Journey Into Christian Hermeticism, London 1982 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto

La Papessa rappresenta la Gnosi, ovvero l’atto spirituale che diviene conscio di se stesso, l’essenza che si riflette nella sostanza

Prima di completare le nostre riflessioni sul problema del numero due, il problema della duplicità legittima e illegittima, dovrei rendere un tributo a Saint-Yves d’Alveydre, che mise in moto la questione con il suo fervente intelletto. Nella sua opera Mission des Juifs (Paris 1956), egli si concentrò sul confronto tra il nome divino completo (YOD-HE-VAU-HE) e quello incompleto (HE-VAU-HE). Nel primo caso YOD, essenza, è considerato essere il principio gerarchico supremo; nel secondo caso è ad HE, sostanza, che è attribuita la priorità. È in questo modo che ebbero origine lo spiritualismo e il naturalismo – con tutti gli esiti che ne conseguirono, nella sfera religiosa, filosofica, scientifica e sociale. Il problema – come una formula – è quindi impostato con un’esattezza e una precisione ammirevoli, ed è su questo che voglio attirare l’attenzione. Ma sono allo stesso tempo obbligato a dire che per quanto sia esatto e preciso, il contenuto materiale che Saint-Yves gli dà lascia molto a desiderare. In particolare egli afferma che il principio del puro intelletto è YOD, e ad HE-VAU-HE come contenuto materiale attribuisce il principio dell’amore e dell’anima, o “principio passionale”. Quindi, nell’attribuire priorità all’intelletto come principio maschile e spirituale, egli vi subordina l’amore in quanto principio femminile e psichico. Ora, il Maestro ci ha detto sul Padre, che è amore. L’intelletto come riflesso – o luce – del principio igneo dell’amore, può essere solo un principio femminile, la Sophia o Saggezza, che assiste il Creatore nell’opera della creazione, secondo l’Antico Testamento. Anche la tradizione gnostica considera Sophia come principio femminile. Il puro intelletto è quello che riflette; l’amore è quello che agisce.

Il fatto che l’uomo sia di solito più intellettuale della donna non significa che l’intelletto è un principio maschile. Piuttosto è il contrario: l’uomo, essendo fisicamente maschile, è femminile dal punto di vista psichico, mentre la donna, essendo fisicamente femminile, è maschile (attiva) nell’anima. Ora, l’intelletto è il lato femminile dell’anima, mentre l’immaginazione feconda è il principio maschile. L’intelletto che non è fecondato dall’immaginazione guidata dal cuore è sterile. Esso dipende dagli impulsi che riceve dalla partecipazione del cuore mediante l’immaginazione.

In merito al terzo principio, lo Spirito, esso non è né intelletto né immaginazione, ma Amore-Saggezza. Di norma dovrebbe essere androgino, ma in pratica non è sempre così.

Questo, pertanto, è tutto ciò che mi sembra necessario dire sul soggetto del problema del due e del suo significato – la risoluzione del problema essendo la chiave del secondo Arcano, la Papessa. Perché questo è l’Arcano della duplicità che sottostà alla coscienza – l’attività spontanea e il suo riflesso; è l’Arcano della trasformazione del puro atto in rappresentazione, della rappresentazione in immagini mnemoniche, delle immagini mnemoniche in parole, e delle parole in caratteri scritti o il libro.

La Papessa indossa una tiara a tre livelli e ha tra le mani un libro aperto. La tiara è tempestata di pietre preziose, il che suggerisce l’idea che è per mezzo di tre fasi che la cristallizzazione del puro atto discende attraverso i tre piani superiori invisibili prima di giungere alla quarta fase – il libro. I problemi che il simbolo implica sono: riflesso, memoria, parola e scritto; o, in altri termini – rivelazione e tradizione, parlata e scritta; o, per dirlo in una parola – GNOSI (che è anche il titolo dato da Éliphas Lévi al secondo capitolo del suo Dogma e Rituale dell’Alta Magia.

Esso ha a che fare con la gnosi e non con la scienza, poiché la gnosi è esattamente quello che la carta della Papessa esprime sia nella sua interezza che nei dettagli, vale a dire la discesa della rivelazione (il puro atto dell’essenza riflesso dalla sostanza) sino al

suo stadio finale – o “libro”. La scienza, al contrario, inizia coi fatti (i “caratteri” del libro della Natura) e ascende dai fatti alle leggi e dalle leggi ai principi. La gnosi è il riflesso di ciò che sta sopra; la scienza, per contrasto, è l’interpretazione di ciò che sta sotto. L’ultimo grado della gnosi è il mondo dei fatti, dove essa stessa diviene fatto, cioè diviene “libro”; il primo grado della scienza è il mondo dei fatti che essa “legge”, al fine di giungere alle leggi ed ai principi.

Siccome la carta simboleggia la gnosi (ossia il misticismo che diviene conscio di se stesso), essa non propone l’immagine di uno scienziato o di un dottore, ma al contrario quella di una sacerdotessa, la Papessa – il sacro guardiano del Libro della Rivelazione. Poiché la Papessa rappresenta la fase della discesa della rivelazione, dal piccolo cerchio in cima alla tiara sino al libro aperto sulle ginocchia la sua posizione si accorda alla fase – è seduta. Perché l’essere seduti rappresenta la relazione tra il verticale e l’orizzontale che corrisponde all’attività di proiezione verso l’esterno (orizzontale, libro) della rivelazione discendente (verticale, tiara). La posizione indica il metodo pratico della gnosi, proprio come il Mago in posizione eretta indica il metodo pratico del misticismo. Il Mago osa – per tale ragione è in piedi. La Papessa conosce – questo è il motivo per cui è seduta. La trasformazione dall’osare al conoscere consiste nel cambio di postura da quella del Mago a quella della Papessa.

L’essenza del puro misticismo è l’attività creativa. Si diventa mistici quando si osa l’elevazione – ossia “ci si alza in piedi”, poi sempre più eretti, e ancora più eretti – oltre tutti gli esseri creati sino all’essenza dell’Essere, il fuoco creativo e divino. La “concentrazione senza sforzo” è come un fuoco senza fumo e crepitio. Da parte dell’essere umano è l’atto dell’osare per aspirare alla Realtà suprema, e tale atto è vero ed efficace solo quando l’anima è serena e il corpo completamente rilassato – un fuoco senza fumo e crepitio.

L’essenza della pura gnosi è riflessa nel misticismo. Gnosi significa che ciò che ha luogo nel misticismo è divenuto conoscenza superiore. Ovvero, la gnosi è misticismo divenuto autocosciente. È l’esperienza mistica trasformata in conoscenza superiore.

Ora, la trasformazione dell’esperienza mistica in conoscenza avviene per gradi. Il primo grado è il puro riflesso o un tipo di ripetizione immaginativa dell’esperienza. Il secondo grado è il suo ingresso nella memoria. Il terzo grado è la sua assimilazione nei pensieri e nei sentimenti, di modo che essa divenga un “messaggio” o una parola interiore. Il quarto grado, infine, è raggiunto quando diviene un simbolo comunicabile o una “scrittura”, o un “libro” – cioè quando è formulata.

Il puro riflesso dell’esperienza mistica è senza immagini e senza parole. È puro movimento. Qui la coscienza è mossa dal contatto immediato con ciò che la trascende, con il trans-soggettivo. Questa esperienza ha la certezza di un esperienza tattile del mondo fisico ed è, allo stesso tempo, priva di forma, colore e suono come il senso del tatto. Per tale ragione la si può paragonare con tale senso e designarla come “tocco spirituale” o “intuizione”.

La definizione non è veramente adeguata, ma almeno ha il merito di esprimere la caratteristica di contatto immediato, peculiare al primo stadio di riflessione dell’atto mistico. Qui, l’esperienza mistica e la gnosi sono ancora inseparabili e sono come una cosa sola.

Se vogliamo stabilire la relazione tra, da una parte questo stato di coscienza e i tre stati che ne conseguono, e dall’altra il nome sacro YOD-HE-VAU-HE (abbreviato IHVH), che è la sommatoria della gnosi ebraica e dell’intera Cabala, non possiamo fare altrimenti che attribuirla alla prima lettera , YOD. La lettera YOD è un punto che si orienta come indicato: ●>. Ciò corrisponde mirabilmente all’esperienza del tocco spirituale, che altro non è che un punto che ha in sé il significato germinale di un mondo di potenzialità.

Il tocco spirituale (o intuizione) è ciò che consente il contatto tra la nostra coscienza e il mondo della pura esperienza mistica. È per tale virtù che esiste nel mondo e nella storia dell’umanità una relazione tra l’anima vivente e il Dio vivente – la vera religione. Il misticismo è la radice e la sorgente di tutte le religioni. Senza di esso la religione e l’intera vita spirituale dell’umanità sarebbero solo una raccolta di leggi che regolano il pensiero e l’azione umana. Se Dio è per l’uomo qualcosa in più che una nozione astratta è grazie al tocco spirituale o misticismo. È il seme della vita religiosa – con la sua teologia, i suoi rituali e le sue pratiche. Il misticismo è anche il seme della gnosi, che è teologia esoterica, proprio come la magia è arte esoterica e l’occultismo o l’emetismo filosofia esoterica. Ora, il misticismo è lo YOD del Tetragrammaton, così come la gnosi è la prima HE. La magia è il VAU – o la “figlia” del misticismo e della gnosi – e la filosofia ermetica è la seconda HE (finale), ovvero la sommatoria di ciò che è rivelato. L’ultima HE o filosofia ermetica è il “libro” che la Papessa tiene sulle ginocchia, laddove i tre strati della tiara rappresentano le fasi di discesa della rivelazione dal piano mistico a quello gnostico, e poi dal piano gnostico a quello magico e, infine dal piano magico a quello filosofico – al piano del “libro” o della “dottrina”.

Proprio come il tocco spirituale è il senso mistico, così c’è un “senso gnostico”, un “senso magico” e uno speciale “senso ermetico-filosofico”. La totale consapevolezza del nome sacro IHVH può essere conseguita solamente attraverso l’esperienza unificata di questi quattro sensi e dalla pratica di quattro diversi metodi. Perché la tesi fondamentale dell’epistemologia (o “gnoseologia”) ermetica è che “ciascun oggetto della conoscenza richiede un metodo di conoscenza appropriato”. Questa tesi o regola significa che non si dovrebbe mai applicare lo stesso metodo di conoscenza su piani diversi, ma solo su oggetti diversi che appartengono allo stesso piano. Un esempio lampante di ignoranza verso questa legge è la “psicologia cibernetica”, che vuole spiegare l’uomo e la sua vita psichica attraverso le leggi della materia e della meccanica.

Ogni modello di esperienza e conoscenza spinto ai suoi limiti diviene un senso o origina un senso specifico. Chi osa aspirare all’esperienza dell’unica essenza dell’Essere svilupperà il senso mistico o il tocco spirituale. Chi vuole non solo vivere ma anche imparare a comprendere ciò che sperimenta svilupperà il senso gnostico. E chi vuole mettere in pratica ciò che ha compreso dell’esperienza mistica svilupperà il senso magico. Se, infine, chi vuole che tutto ciò che ha sperimentato, compreso e praticato non sia limitato a se stesso e al suo tempo, ma sia comunicato ad altri e trasmesso alle generazioni future, dovrà sviluppare il senso ermetico-filosofico, e con la pratica “scriverà il suo libro”.

Tale è la legge che YOD-HE-VAU-HE esprime in merito al processo di trasformazione dell’esperienza mistica in tradizione; è la legge della nascita della tradizione. La sua fonte è l’esperienza mistica: si può essere gnostici o maghi o filosofi ermetici (o occultisti) senza essere mistici. Ma la tradizione è vivente solo quando costituisce un organismo completo, quando risulta dall’unione di misticismo, gnosi, magia e filosofia ermetica. Se così non è, decade e muore. E la morte della tradizione si manifesta nella degenerazione degli elementi costitutivi, che si separano. Allora, la filosofia ermetica separata dalla magia, dalla gnosi e dal misticismo diviene un sistema parassitario di pensiero autonomo che è, invero, un genuino complesso patologico, perché ammalia e rende schiava la coscienza umana privandola della sua libertà. La persona che ha avuto la sventura di cadere vittima dell’incantesimo di un sistema filosofico (e gli incantesimi dei maghi sono sciocchezze paragonate agli effetti disastrosi dell’incantesimo di un sistema filosofico!) non può più vedere il mondo, o la gente o gli eventi storici nel modo in cui sono realmente; essa vede ogni cosa attraverso le lenti distorte della sua possessione. Quindi, un marxista di oggi è incapace di vedere nient’altro nella storia dell’umanità che la “lotta di classe”.

Ciò che dico in merito al misticismo, la gnosi, la magia e la filosofia sarebbe da questi considerato solo uno stratagemma della classe borghese per “controllare con la mistica e l’idealismo” lo sfruttamento del proletariato da parte della borghesia … nonostante io non abbia ereditato nulla dai miei genitori e non sia stato un singolo giorno senza dovermi guadagnare da vivere per mezzo di un lavoro riconosciuto come “legittimo” dai marxisti!

Un altro esempio contemporaneo di possessione attraverso un sistema è la psicanalisi freudiana. Un uomo posseduto da questo sistema vedrà in tutto quello che ho scritto solo l’espressione di una “libido repressa”, che cerca e trova sollievo in questo modo. Sarebbe quindi la carenza di soddisfacimento sessuale ad avermi condotto al Tarocco e a scriverne!

C’è bisogno di altri esempi? È ancora necessario citare gli hegeliani con la loro distorsione della storia dell’umanità, gli scolastici “realisti” del medioevo con l’Inquisizione, i razionalisti del diciottesimo secolo accecati dalla luce del loro ragionamento autonomo?

Sì, i sistemi filosofici autonomi separati dal corpo vivente della tradizione sono strutture parassitarie, che afferrano il pensiero, i sentimenti e infine la volontà degli esseri umani. In effetti, essi rivestono un ruolo comparabile ai complessi psicopatologici delle nevrosi e di altre malattie psichiche ossessive. Il loro analogo fisico è il cancro.

Per quanto riguarda la magia autonoma, ovvero la magia senza mistica e senza gnosi, essa degenera necessariamente in stregoneria o, come minimo, in un’estetica romantico-patologica. Non c’è “magia nera”, ma piuttosto stregoni che brancolano nel buio. Brancolano nel buio perché manca loro la luce della gnosi e del misticismo.

La gnosi senza esperienza mistica è in se stessa sterile. È solo uno spettro religioso, senza vita o movimento. È il cadavere della religione, animato intellettualmente dagli scarti caduti dalla tavola della storia passata dell’umanità. Una “Chiesa Gnostica Universale [1]”! Buon Dio! Che si può dire, cosa può essere detto, quando uno ha una conoscenza, seppur limitata, delle leggi della vita spirituale che governano tutta la tradizione?!

Passando al misticismo che non ha incorporato la gnosi, la magia e la filosofia ermetica – tale misticismo deve, prima o poi, degenerare necessariamente in “godimento” o “intossicazione spirituale”. Il mistico che vuole solo l’esperienza degli stati mistici senza comprenderli, senza trarne conclusioni pratiche per la propria esistenza, e senza voler essere utili agli altri, che dimentica tutto e tutti per godere dell’esperienza mistica, può essere solo paragonato a un ubriacone.

Così la tradizione può solo vivere – come per tutti gli altri organismi viventi – quando si completa organicamente con il misticismo, la gnosi e la magia operativa, manifestandosi esternamente come filosofia ermetica. Ciò significa semplicemente dire che una tradizione non può vivere a meno che l’essere umano nella sua interezza viva con essa, in essa e per essa. Perché l’essere umano integrale è allo stesso tempo un mistico, uno gnostico, un mago e un filosofo, ovvero è religioso, contemplativo, artistico e intellettuale. Ognuno crede in qualcosa, comprende qualcosa, è in grado di fare qualcosa e di pensare qualcosa. È la natura umana a determinare se una tradizione vive o muore. Ed è ancora la natura umana che è in grado di far nascere a una tradizione completa e a mantenerla viva. Perché i quattro “sensi” – mistico, gnostico, magico e filosofico – esistono, sia in potenza che in atto, in ciascun essere umano.

Ora, l’insegnamento pratico del secondo Arcano, la Papessa, è in relazione allo sviluppo del senso gnostico. Cos’è il senso gnostico? È il senso contemplativo. La contemplazione, che deriva dalla concentrazione e dalla meditazione – inizia nel preciso momento in cui il pensiero logico e discorsivo è sospeso. Il pensiero discorsivo viene soddisfatto quando giunge a una conclusione ben fondata. Ora, la conclusione è il punto di partenza della contemplazione. Essa sonda la profondità della conclusione a cui giunge il pensiero discorsivo. La contemplazione svela un mondo entro quello che il pensiero discorsivo verifica essere “vero”. Il senso gnostico inizia ad operare quando è qualcosa che riguarda una nuova dimensione nell’atto della conoscenza, vale a dire quella della profondità. Diventa attivo quando l’argomento è più profondo della domanda: è vero o falso? Esso coglie più del significato della verità scoperta attraverso il pensiero discorsivo ed anche il “perché questa verità è vera in se stessa, ovvero raggiunge la fonte mistica o essenziale di questa verità”. Come vi giunge? Ascoltando in silenzio. È come se qualcuno volesse ricordarsi di qualcosa che si è dimenticato. La coscienza “ascolta” in silenzio, come chi “ascolta” dentro di sé per richiamare alla memoria dalla notte della smemoratezza qualcosa di conosciuto in precedenza. Ma c’è una differenza essenziale tra l’”ascolto del silenzio” della contemplazione e il silenzio che sorge dallo sforzo di ricordare. In questa seconda situazione, è il tempo orizzontale – passato e presente – che entra in gioco, mentre l’”ascolto del silenzio” della contemplazione si rifà a quello verticale – a ciò che sta sopra e a ciò che sta sotto. Nell’atto del ricordo, ci si crea uno specchio interiore per riflettere il passato: quando si “ascolta in silenzio” nello stato della contemplazione, si è ancora nella consapevolezza dello specchio, ma lo specchio ha il compito di riflettere ciò che sta sopra. È l’atto del ricordo in verticale.

Vi sono, infatti, due tipi di memoria: la “memoria orizzontale”, che traduce il passato in presente, e la “memoria verticale” che traduce quello che è sopra come ciò che è sotto o – in base alla nostra distinzione tra le due categorie simboliche definite nella prima Lettera – la “memoria mitica” e la “memoria tipologica”. Henry Bergson [2] ha perfettamente ragione quando scrive di memoria orizzontale o mitologica:

La verità è che la memoria non consiste in una regressione dal presente al passato, ma al contrario in una progressione dal passato al presente [3].

e ancora:

… la pura memoria è manifestazione spirituale. Con la memoria siamo in verità nel dominio dello spirito [4].

È quindi il passato che viene a noi attraverso la rievocazione e questo è il motivo per cui l’atto del ricordo è preceduto da uno stato di vuoto silenzio che esercita il ruolo di uno specchio, dove il passato può essere riflesso o, secondo Bergson, dove

lo stato del cervello continua la rievocazione; offre ad essa una presa sul presente attraverso la materialità che esso (agendo come uno specchio) gli conferisce [5].

È nuovamente lo stesso per la memoria verticale o tipologica. Anche Platone ha perfettamente ragione quando parla della memoria del Sé trascendente che conferisce la reminiscenza al sé empirico:

Vedendo che l’anima è immortale e che è nata molte volte, e che ha scorto tutte le cose in questo mondo e nei regni inferi, essa ha acquisito conoscenza di tutto e di ogni cosa … (quindi) sembrerebbe che la ricerca e l’apprendimento siano interamente una memoria [6] .

Qui, analogamente, ciò che è sopra, nel dominio del Sé trascendente, discende al piano del sé empirico, quando si crea in se stessi il vuoto silenzio che serve a rispecchiare la rivelazione superna.

Cosa necessita, quindi, al fine di ottenere qui, nel reame dello stato di coscienza di veglia, il riflesso di ciò che sta sopra nel dominio mistico?

È necessario “essere seduti”, ovvero stabilire uno stato di coscienza attivo-passivo, o stato dell’anima che ascolta attentamente in silenzio. È necessario essere “donna”, cioè essere in uno stato di silenziosa aspettativa e non in quello di attività “parlante”. È necessario “coprire con un velo” i piani intermedi tra il piano di cui si attende il riflesso e il piano dello stato di coscienza di veglia dove il riflesso si attualizza. È necessario “coprire la testa con la tiara a tre strati”, cioè applicarsi a un problema o a una questione di rilevante gravità sui tre mondi e su ciò che sta sopra. Infine, è necessario “gettare uno sguardo attento verso il libro aperto sulle ginocchia”, cioè portare a termine una completa operazione psicurgica al fine di oggettivare il proprio risultato, allo scopo di “continuare il libro della tradizione” aggiungendovi qualcosa.

Ora, la carta, la Papessa, indica chiaramente tutte queste pratiche regole gnostiche. Qui c’è una donna, seduta; indossa una tiara a tre strati; sopra la sua testa è sospeso un velo a coprire i piani intermedi che non vuole percepire; e guarda il libro aperto sulle sue ginocchia.

Il senso gnostico è quindi l’ascolto spirituale, proprio come il senso mistico è il tocco spirituale. Questo non significa dire che il senso gnostico percepisce i suoni, ma solo che le sue percezioni sono dovute a una consapevolezza analoga a quella presente nell’attitudine all’aspettativa e all’attenzione quando uno ascolta, e che il contatto tra il percipiente e il percepito non è così immediato come nel tocco spirituale o nell’esperienza mistica.

Rimangono ancora da caratterizzare gli altri due sensi menzionati, vale a dire il senso magico e il senso ermetico-filosofico.

Il senso magico è quello di proiezione, mentre il senso ermetico-filosofico è quello di sintesi. Per “proiezione” si intende porre all’esterno, distaccare da se stessi i contenuti della vita interiore – un’operazione simile a quella che è prodotta sul piano psichico nella creazione artistica e sul piano fisico nel partorire.

Il talento dell’artista consiste in questo: rendere oggettive – o proiettare – le sue idee e i suoi sentimenti così da ottenere un effetto sugli altri più profondo dell’espressione di idee e sentimenti di una persona che non è un artista. Un lavoro artistico è sostenuto dalla propria vita. Quando una donna dà alla luce un bambino, dà alla luce un essere dotato di vita propria, che si separa dal suo organismo per iniziare un’esistenza indipendente. Il senso magico consiste allo stesso modo nella facoltà di proiettare all’esterno i contenuti della vita interiore, che rimangono dotati di una propria vita. Magia, arte e dare alla luce sono sostanzialmente analoghi e appartengono alla stessa categoria di proiezione o esteriorizzazione della vita interiore. Il dogma della chiesa sulla creazione del mondo ex nihilo, cioè la proiezione dal “nulla” di forme e materia a cui viene data vita propria, rappresenta il coronamento cosmico e divino di queste serie analogiche. La dottrina della creazione ex nihilo è l’apoteosi della magia. L’affermazione che ne consegue è, di fatto, che il mondo è un atto magico.

Di contrasto, le dottrine panteistiche, emanazioniste e demiurgiche privano la creazione del suo senso magico. Il panteismo nega l’esistenza indipendente delle creature; esse vivono solo come parti della vita divina e il mondo è solo il corpo di Dio. L’emanazionismo attribuisce solo un’esistenza transitoria, e quindi effimera, alle creature e al mondo. Il demiurgismo dichiara che ex nihilo nihil (“dal nulla viene il nulla”) e insegna che deve esistere una sostanza coeterna a Dio, che Dio utilizza come materiale per la sua opera maestra. Dio è quindi non l’autore magico del mondo, ma solo il suo artigiano – egli dà solo forma, cioè raggruppa e ricombina, gli elementi materiali che gli sono dati.

Qui non si tratta di considerare la creazione ex nihilo come la sola spiegazione del mondo attorno a noi, in noi e sopra di noi. Poiché il mondo è vasto e grande, c’è spazio e ci sono livelli di esistenza per tutti i modi di attività costruttiva che, nel loro complesso, spiegano il mondo della nostra esperienza quale è. Di cosa parliamo? Si tratta di affermare il più chiaramente possibile la tesi che la dottrina della creazione ex nihilo è la più elevata delle espressioni magiche, vale a dire è magia cosmica e divina.

Ma se tu mi chiedi, caro Amico Sconosciuto, se io credo che la creazione del mondo sia solo un atto magico, senza qualcosa che la preceda e senza qualcosa che segua, io rispondo: no, non lo credo. Un atto mistico e gnostico “precedono” nell’eternità l’atto della creazione come atto magico; quest’ultimo è seguito dall’attività formativa del demiurgo, o dalle sue gerarchie, che intraprendono il lavoro di costruzione che fa capo all’intelletto esecutivo o ermetico-filosofico.

La Cabala classica ci dà un meraviglioso esempio della possibile pacificazione tra dottrine apparentemente rivali. La dottrina dei Sephiroth ci parla per prima cosa del mistero del misticismo eterno – AIN-SOPH, l’Illimitato. Poi espone la dottrina gnostica dell’emanazione eterna dal grembo divino che precede – in ordine cognoscendi [7] – l’atto della creazione. Sono le idee di Dio in Dio stesso che precedono la creazione – quest’ultima essendo un atto conscio e non impulsivo o istintivo. Poi essa parla della pura creazione o creazione ex nihilo – l’atto della proiezione magica delle idee del piano della creazione, ovvero i Sephiroth. L’atto magico e creativo è seguito sempre – in ordine cognoscendi – dall’attività di formazione a cui partecipano gli esseri delle gerarchie spirituali, uomo incluso. È in questo modo che, secondo la Cabala, il mondo viene all’esistenza, che il mondo dei fatti e degli atti che noi conosciamo attraverso l’esperienza diviene quello che è.

Ora, Olahm Ha-Asiah, il mondo dei fatti, è preceduto da Olahm Ha-Yetzirah, il mondo della formazione o mondo demiurgico; questi è il prodotto di Olahm Ha-Briah, il mondo della creazione o mondo magico che, a sua volta, è la realizzazione di Olahm Ha-Atziloth, il mondo delle emanazioni o mondo gnostico, inseparato e inseparabile da Dio, che nella sua vera essenza è il mistero del misticismo supremo – AIN-SOPH, l’Illimitato.

È quindi possibile – e per noi non vi è alcun dubbio su ciò – riconciliare le differenti dottrine sulla creazione; è solo necessario mettere ciascuna di loro nel luogo appropriato, o assegnarle al piano che gli è proprio. La Cabala, attraverso la dottrina dei Sephiroth, fornisce una splendida prova di questo fatto.

Il Panteismo è vero per il “mondo delle emanazioni” (Olahm Ha-Atziloth), dove ci sono solo idee – in Dio e da lui inseparabili; ma il teismo è vero quando si lascia il dominio dell’eternità increata per passare alla creazione, intendendo la creazione degli antenati degli archetipi dei fenomeni che conosciamo attraverso l’esperienza. E il demiurgismo è vero quando contempliamo il mondo o piano della formazione, o l’evoluzione degli esseri allo scopo di agire in conformità con i loro prototipi creati.

Se tralasciamo i mondi o piani della formazione, creazione, emanazione e essenza mistico-divina, possiamo concentrarci esclusivamente sul piano dei fatti. Allora il naturalismo diventa vero – entro i limiti di questo piano, considerato separatamente.

Lo stabilirsi di un ordine gerarchico di queste dottrine riguardanti la creazione, e che appaiono essere rivali, ci ha condotto nel dominio di attività del senso ermetico-filosofico – il senso della sintesi. Questo senso, che corrisponde alla seconda HE del nome divino IHVH, è essenzialmente quello di un sommario conclusivo o la visione della totalità. Differisce dal senso gnostico – che corrisponde alla prima HE del nome divino – in quanto esso riassume o fornisce la sintesi della totalità differenziata, mentre il senso gnostico dà il riflesso della totalità nel suo stato germinale. Il senso gnostico produce la prima sintesi o la sintesi prima dell’analisi. Il senso ermetico-filosofico. al contrario, produce la seconda sintesi o la sintesi dopo l’analisi. Il lavoro compiuto da questo senso non è interamente creativo. Piuttosto, è “demiurgico”, un lavoro di maestria, dove si porta a termine la composizione di un dato materiale al fine di dargli la forma della sua manifestazione finale.

Poiché nella Tavola di Smeraldo si trovano le formule che riassumono “le tre parti della filosofia del mondo intero” (tres partes philosophiae totius mundi), e poiché esse riprendono allo stesso tempo i mondi dell’esperienza magica, la rivelazione gnostica e quella mistica, abbiamo dato a questo senso il nome di “ermetico-filosofico”, cioè il senso di una sintesi dei tre mondi o piani superiori in un quarto mondo o piano. È il senso di sintesi che opera sulla verticale dei piani sovrapposti, ovvero è “ermetico”. Perché l’ermetismo è essenzialmente la filosofia, basata sulla magia, la gnosi e il misticismo, che aspira alla sintesi dei diversi piani micro-macrocosmici. Quando si riassumono dei fatti su un singolo livello – per esempio quello biologico – si utilizza il senso scientifico e non quello ermetico-filosofico. Il senso scientifico – che è generalmente conosciuto e riconosciuto – somma i fatti dell’esperienza su un singolo piano, quello orizzontale. L’ermetismo non è una scienza e mai lo sarà. Può certamente fare uso delle scienze e dei loro risultati, ma anche così facendo non diventa una scienza.

La filosofia contemporanea non ermetica riunisce le scienze particolari al fine di soddisfare la funzione di una “scienza delle scienze” – e ciò la accomuna all’ermetismo. Ma, in se stessa, differisce dall’ermetismo, che aspira ad accomunare le esperienze di tutti i piani, variandole in base al piano dove ha luogo l’esperienza. È il motivo per cui abbiamo scelto il termine ermetico-filosofico per designare il quarto senso, quello di sintesi.

Va da sé che la caratterizzazione dei quattro sensi – la cui collaborazione è necessaria affinché la tradizione viva e non degeneri – è qui abbozzata in modo molto incompleto. Ma i due Arcani successivi – l’Imperatrice e l’Imperatore – sono di natura tale da fornire una maggiore profondità e un contenuto concreto a ciò che abbiamo esposto, specie in merito al senso magico e a quello ermetico-filosofico. Perché il terzo Arcano del Tarocco, l’Imperatrice, è l’Arcano della magia e il quarto Arcano, l’Imperatore, è quello della filosofia ermetica.


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