Estratti dall’opera: The Tarot, a Key to the Wisdom of the Ages, New York 1947 – Trad. dall’inglese e note di Daniele Duretto

La Papessa è la sostanza divina della creazione, il riflesso dello spirito che si rivela come potenziale di manifestazione.

Gimel, la terza lettera dell’alfabeto ebraico, è un lettera doppia [1]. Il suo nome significa “cammello”. Poiché i cammelli sono usati per il trasporto, per portare merci da un posto all’altro, la lettera-nome suggerisce viaggi, comunicazione, commerci e idee simili. Poiché i mercanti e i pellegrini utilizzano i cammelli per viaggiare insieme, Gimel suggerisce associazione, combinazione, coesistenza, cooperazione e simili. Poiché un cammello ha la possibilità di caricarsi di una riserva supplementare d’acqua, esso simboleggia l’umidità. Infine, il cammello è la “nave del deserto” e le sue gobbe assomigliano a una falce di luna.

Gimel è rappresentata in italiano dalla lettera “G”, anch’essa con una pronuncia dura e una morbida. Dura come in “gola”. Morbida come in “geranio”. Il valore numerale di Gimel è 3.

La Luna è il corpo celeste assegnato a Gimel. In primo luogo perché la Luna è il satellite che accompagna la Terra. Secondariamente perché la Luna cresce e cala, proprio come una carovana è vista prima come una sottile nuvola di polvere sul bordo del deserto, che poi s’ingrandisce sempre più sino a fermarsi per qualche tempo in qualche oasi, e che quindi rimpicciolisce sempre più appena riprende il viaggio verso la destinazione successiva. In terzo luogo perché la falce lunare assomiglia alle gobbe di un cammello, ed anche perché, essendo il cammello la “nave del deserto”, la Luna è come la “nave dei cieli”. Infine, la natura astrologica della Luna è fredda e umida. La Luna è il simbolo astrologico della personalità [2], e delle memorie portate da un’incarnazione all’altra attraverso la mente subconscia. Nella nostra scala dei colori, il colore assegnato alla Luna è il blu, che corrisponde nella scala musicale al Sol diesis, o al La bemolle.

Come lettera doppia, Gimel designa le coppie di opposti, Conflitto e Pace. Perché, così come nel mondo guerra e pace sono principalmente dettate dalle condizioni commerciali, di comunicazione e dei trasporti, allo stesso modo, nella personalità umana, gli adattamenti e i disadattamenti sono in gran parte determinati dalle risposte subconsce a cose e persone con cui siamo in contatto.

Intelligenza Unitiva è il modo di coscienza attribuito a Gimel. Come il mezzo di trasporto (cammello e carovana) avvicina i luoghi lontani, così fa il subconscio che, come mezzo di collegamento tra le personalità umane, ci unisce gli uni agli altri – nonostante le distanze. Il subconscio è l’agente della comunicazione telepatica.

La direzione attribuita a Gimel è sotto. Ciò che sta sotto è secondario, subordinato, dipendente, sotto controllo, soggetto al comando, obbediente. Tutte queste idee sono chiaramente correlate all’idea di “cammello” in quanto obbediente bestia da soma. Esse mettono in relazione la coscienza all’elemento subordinato della consapevolezza personale, sempre propensa a controllare attraverso le suggestioni che si originano dalle attività mentali simboleggiate nel Tarocco dal Mago, che rappresenta l’autocoscienza.

Il titolo, Suprema Sacerdotessa, significa letteralmente “venerabile anziana [3]”, o aspetto ricettivo primario della Vita-Energia. Nella filosofia induista è Prākṛti, la sostanza-radice precosmica che è il substrato che sottostà a tutti i piani dell’esistenza oggettiva. Quindi la donna della Chiave 2 è in un certo senso identica alla Madre Primordiale, o Prima Materia degli alchimisti che spesso chiamano così loro vergine Diana.

Diana è la dea della luna crescente. È anche la Grande Ecate della filosofia occulta greca. Ecate, spesso confusa nell’antica mitologia con Luna [4], si pensava avesse al suo comando tutti i poteri segreti della natura.

In realtà, la Papessa corrisponde a tutte le dee vergini dell’antichità – ad Artemide, guardiana e assistente al parto, a Maia, madre di Ermete, a Bona Dea [5], che “per modestia mai lasciava la sua pergola o si faceva vedere da un uomo”, e a Cibele [6], i cui santuari erano le grotte. Il dott. Waite dice: “è la Sposa e Madre spirituale, la figlia delle stelle … la regina della luce ispirata, la luce di tutto [7]”. Pertanto rappresenta anche Eva prima della sua unione con Adamo.

Il suo numero, 2, è già stato spiegato. Come simbolo di duplicazione, riflessione, imitazione, trascrizione, riproduzione e così via, è chiaramente in rapporto con la memoria, la funzione basilare del subconscio. Il numero 2 suggerisce pure le idee di doppiezza, inganno, falsità, illusione, errore e chimera. Ciò è corretto, perché il subconscio ripete ed elabora i risultati erronei delle osservazioni difettose, superficiali ed eccessivamente disinvolte. Essendo sempre acriticamente soggetto alla suggestione, e allo stesso tempo veicolo di comunicazione telepatica, il subconscio è all’origine della maggior parte delle nozioni insensate che causano il nostro disadattamento. Qualcosa di simile si trova nell’allegoria biblica di Eva come strumento della tentazione e caduta di Adamo.

Diversamente dal Mago, in piedi in un giardino, la Papessa è seduta nel perimetro di un tempio. Le pareti dell’edificio sono blu, così come le vesti di questa sacerdotessa vergine. Il blu, colore assegnato alla Luna e all’elemento Acqua, rappresenta la prima sostanza-radice, la matrice mentale cosmica [8], elemento attribuito in particolare al Mondo della Creazione [9]. La stessa Papessa è un simbolo di questa sostanza-radice.

Le due colonne tra cui siede sono quelle di Salomone e di Ermete. Di colore opposto ma simili nella forma, rappresentano l’affermazione (colonna bianca con la lettera Yod, iniziale della parola Jakin) e la negazione (colonna nera con la lettera Bet, iniziale della parola Boaz). Perché la forza (Boaz) è radicata nella resistenza o inerzia, che è la

negazione dell’attività che è principio fondante (Jakin) di tutte le cose [10]. La Papessa siede tra le colonne perché è il potere equilibratore tra il “Sì” e il “No”, l’iniziativa e la resistenza, la luce e l’oscurità.

Simili nella forma, l’una vicina all’altra, dai colori opposti, le colonne rappresentano le tre leggi di associazione delle idee e della memoria. Associamo le cose simili, le cose in vicinanza di spazio e di tempo e le cose fortemente in contrasto.

Le basi delle colonne sono cubiche. Quindi esse riprendono il simbolismo del seggio della Papessa, che è una pietra cubica. Ciò sarà spiegato in un paragrafo successivo. I capitelli delle colonne, prestati dall’architettura egizia, sono in forma di germogli di loto. Sono boccioli, non fiori aperti. In questo dettaglio differiscono dai capitelli della versione Rider [11] della Papessa, ma seguono il disegno del Tarocco esoterico non ancora pubblicato. Il morivo per cui capitelli sono boccioli sta nel fatto che la Papessa, come simbolo di verginità è, in qualche misura, un tipo di energia latente o non ancora sviluppata. Nello stato di subcoscienza qui simboleggiato, le forze del subconscio non sono ancora completamente sviluppate.

Il velo tra le colonne suggerisce che la Papessa è virgo intacta. È un simbolo fallico di verginità, ma è ricamato con palme (maschio) e femmina (melograno), a suggerire l’unione di forze positive e negative. Il subconscio è riproduttivo solo in potenza, nella posizione rappresentata dalla chiave 2. È, per così dire, coperto da un velo. Solo quando il velo è lacerato o penetrato dagli impulsi concentrati che si originano dal livello dell’autocoscienza le attività creative del subconscio sono rilasciate e attualizzate. Comparate la disposizione delle palme e dei melograni sul velo con il diagramma dell’Albero della Vita alla fine del libro, e vedrete che la posizione della Papessa corrisponde al sentiero di Gimel, che discende da Kether, la Corona, in cima al diagramma, a Tiphereth, Bellezza, al centro [12]. Notate anche che in numero di Tiphereth, il 6, corrisponde ai sei lati del cubo su cui siede la Papessa.

La Papessa indossa una corona argentata, ricordandoci che l’argento è il metallo della Luna. La corona mette in mostra le falci della Luna crescente e calante, con in mezzo il disco pieno. È il diadema con le corna dell’Iside egizia, una delle divinità femminili personificanti la materia-radice di tutte le cose.

Ella siede su una pietra cubica, simbolo del sale, che cristallizza in cubi perfetti, promemoria della salinità di quel mare mistico associato alla Vergine Maria. Inoltre, dai tempi di Pitagora, si è insegnato apertamente che il cubo è il solido regolare che rappresenta la “terra” o la reale manifestazione materiale.

Quindi la Papessa siede su un cubo perché la base di tutta l’attività mentale subconscia è quello che accade nella realtà, che esiste realmente. Questa Realtà di base è quella che in ebraico è designata con il nome IHVH (Geova), e le cifre fanno riferimento a questa parola per definire le proporzioni di un cubo. Ogni cubo ha 6 facce, 8 vertici o angoli e 12 lati o bordi. I numeri richiesti per esprimere i limiti caratteristici di un cubo sono 6, 8 e 12; la loro somma è 26, e questa è la somma dei valori delle lettere ebraiche Yod-He-Vau-He, o IHVH. Quello che esiste nella realtà, ciò che veramente è, quello che i materialisti e parimenti gli idealisti fraintendono e interpretano male, è la vera presenza di Colui che era, che è e che sarà. Questa presenza autentica è la base di tutta l’attività subcosciente.

La Papessa indossa una tonaca bianco-blu, che suggerisce freddezza e umidità, le proprietà astrologiche della Luna e le caratteristiche dell’elemento Acqua. Le pieghe della tonaca mostrano una radiosità scintillante, come quella della luce lunare sull’acqua e, sotto la colonna bianca, l’indumento sembra fuoriuscire dalla figura, come un ruscello. Esso simbolizza il “fiume della coscienza” noto agli studenti di psicologia. Nel Tarocco, la tonaca della Papessa è la sorgente del fiume e degli stagni che appaiono in molti degli Arcani Maggiori successivi.

Il rotolo sul grembo della donna è quello della memoria. In alcune versioni di questa chiave è un libro, semiaperto. È la registrazione degli eventi passati, di tutti gli stati fisici e mentali, indelebilmente impressi nel subcosciente. Il subconscio è sia universale che personale. Quindi l’archivio mnemonico include gli eventi passati della storia razziale, gli eventi passati della storia planetaria, e gli eventi passati dell’intero ciclo della manifestazione cosmica. Per cui il rotolo reca inscritta la parola “TORA”, che è l’equivalente fonetico dell’ebraico “Torah”, o “Legge”. E ancora la parola è in relazione al latino ROTA, da cui deriva proprio il nome TAROT. La legge naturale è l’archivio del subconscio cosmico di ogni evento negli innumerevoli cicli e sotto-cicli dell’autoespressione dell’energia vitale.

Nel mazzo Rider c’è una falce di luna gialla ai piedi della Papessa. È un valido simbolismo lunare, ma confonde le gli aspetti simbolici del quadro. Sarà più comprensibile dopo aver letto le precisazioni relative all’Imperatrice nel capitolo successivo.

La croce solare a braccia uguali sul petto della Papessa, mostra l’unione di positivo (verticale) e negativo (orizzontale), maschio e femmina, attivo e passivo, elementi originali e duplicati [13]. Presagisce anche il compimento dell’intero ciclo rappresentato dalle ventidue chiavi del Tarocco, perché la croce a bracci uguali è la forma originale della lettera ebraica Tav, la lettera finale dell’alfabeto ebraico. E ancora, la medesima croce sta per Ecate che, tra le altre cose, era protettrice di tutti gli incroci, secondo la mitologia greca. Infine, le braccia della croce sono in relazione al numero 4, o quadrato di 2, come sono i lati quadrati del cubo.


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