Il primo esercizio di comunicazione passiva

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Con questa sezione iniziamo a mettere in pratica la preparazione acquisita con gli esercizi precedenti di levitazione ed esteriorizzazione della mano spirituale volti a favorire la comunicazione passiva con altri esseri.

Prima di procedere, sarà bene ribadire alcuni punti chiave che aiutano a comprendere i contorni, il significato e i limiti di questa pratica e di quelle successive:

  • Non si tratta di divinazione. Lo scopo degli esercizi consiste nel prendere confidenza con stati dell’essere diversi da quelli abituali e con le entità che risiedono sul piano astrale e mentale, approntando degli strumenti “passivi”, quali il pendolo, sui quali non abbiamo alcun controllo.
  • Non abbiamo a che fare con esperienze medianiche. La finalità è quella di avere un contatto o un dialogo con la sorgente di ispirazione interiore che nella cultura occidentale è nota come “angelo custode”.
  • Non dobbiamo escludere che i risultati raggiunti siano un autoinganno perpetrato dalla nostra mente inconscia; questo è quasi sempre vero nelle fasi iniziali della pratica. Per liberarsi dal dubbio è necessario proseguire nelle pratiche del punto di profondità.
  • È inutile iniziare se non si è raggiunto qualche risultato con gli esercizi preparatori.

La pratica

Se non disponete di un pendolo da divinazione, potete utilizzare un anello o un qualche altro oggetto metallico dello stesso peso legato a un filo di seta, arrotolando un capo del filo attorno al dito indice per parecchie volte. Bardon nomina il pendolo siderale, che è un pendolo di forma conica, in ottone, con la parte superiore svitabile per inserire all’interno dei piccoli oggetti. Ma lo strumento che utilizzerete non è rilevante; l’importante è che si possa utilizzare allo scopo.

Sedete di fronte a un tavolo su cui avrete posato un bicchiere di vetro, un vasetto metallico o qualcosa di simile che possa tintinnare al contatto con il pendolo. Posate entrambe le mani e gli avambracci sul tavolo. Accumulate l’Elemento Aria nella mano e nell’avambraccio sino a renderli senza peso, sollevandoli di quanto necessario per portare il pendolo alla distanza di circa un paio centimetri dal ripiano del tavolo e a qualche centimetro di distanza dal bicchiere; se siete mancini, utilizzate la mano e l’avambraccio sinistri.

Ora esteriorizzate la mano mentale assieme all’avambraccio, mantenendola a qualche distanza dalla controparte fisica. Quindi, a occhi chiusi, immergetevi in uno stato di meditazione che vi porti a trasferire la coscienza nel punto di profondità del plesso solare; con l’affinamento della pratica mentale, il processo non richiede che qualche minuto. A questo punto, la mano fisica è “vuota” o, come dice Bardon, nella “quarta dimensione”, al di fuori della condizione spaziotemporale, a disposizione dell’essere con cui si vuole instaurare una comunicazione. Quest’essere è un  “guida” che, in determinate circostanze dell’esistenza, si manifesta come voce interiore della coscienza, o come un lampo improvviso di intuizione; in questo caso, utilizziamo il pendolo per veicolare il contatto.

Con la consapevolezza spostata nel plesso solare, chiamate mentalmente l’entità protettrice, il Genio Guardiano o l’Angelo Custode. Le etichette non sono realmente necessarie, ma servono a dare l’idea che il contatto avviene con un’entità discreta, oggettiva, espressione di uno stato del Sé che non è parte della nostra individualità. Il desiderio così espresso è in grado di attrarre l’essere, consentendogli di servirsi della mano vuota per prendere contatto. A questo punto, comunicate ancora mentalmente all’entità di indicare con un colpo del pendolo sul bicchiere un “no”, con due colpi “forse” e con tre colpi “sì” la risposta alle vostre domande.

Aprite gli occhi e ponete delle domande che riguardano la guida stessa, se è disposta a comunicare e simili, e se è ammissibile porre delle domande che ci riguardano direttamente. Potete esprimere le domande sia mentalmente che a voce, ma porle a voce enfatizza il fatto che la comunicazione avviene realmente con un’entità oggettiva.

Terminata la seduta di pratica, ritornate allo stato di coscienza abituale, reintegrate la mano e l’avambraccio astrali e mentali con l’involucro fisico e disperdete l’elemento Aria accumulato. Questa tecnica non garantisce che all’inizio non si abbia a che fare con delle proiezioni psichiche soggettive. Tuttavia, praticando costantemente, giunge un momento in cui sorge la percezione di un contatto diretto con un’entità separata da se stessi.


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