Potrebbe essere a miglia di distanza dalla luna, o proprio lì dove ti trovi. Mantieni solo una mente aperta, e poi all’improvviso, troverai l’Isola che non c’è.
Peter Pan musical – original cast recording

Il riaccendersi dell’interesse, presso la comunità astronomica, per un ipotetico pianeta situato nella Fascia di Kuiper, oltre l’orbita nettuniana, è una notizia degna di nota anche per l’astrologo, che coglie l’analogia tra questa possibile scoperta e il sorgere di nuovi stati di consapevolezza e potenziali espressivi nell’umanità, come è successo con gli altri pianeti transaturniani.
La situazione, tuttavia, è complicata dal fatto che esistono più oggetti trans-nettuniani la cui scoperta risale agli anni recenti e che – assieme al riclassificato Plutone – sono stati riuniti nel gruppo dei pianeti nani (dwarf planets) dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU). Il cosiddetto Pianeta X, o Planet Nine, costituisce comunque un caso a parte; ma prima di addentrarci nei dettagli, dobbiamo tracciare un breve resoconto sugli avvenimenti che hanno portato alla scoperta dei pianeti trans-nettuniani.
La fascia di Kuiper
La fascia di Kuiper (dal nome dell’astronomo olandese Gerard Kuiper, che per primo ne congetturò l’esistenza nel 1951) è un anello costituito dai residui della formazione del Sistema Solare; essa si estende dall’orbita di Nettuno, a circa 30 unità astronomiche (UA) dal Sole, sino ad approssimativamente 50 UA. È simile alla fascia degli asteroidi, ma 20 volte più grande.
Risale al 1992 la scoperta di Albione, il primo oggetto della fascia se si esclude Plutone. Da allora, sono stati identificati centinaia di planetesimi 1 e altri pianeti nani; qui elenchiamo i più importanti in ordine di dimensione crescente (il numero tra parentesi indica il diametro approssimativo in chilometri):
- Sedna (900)
- Orcus (960)
- Quaoar (1090)
- Gonggong (1230)
- Makemake (1430)
- Haumea (1600)
- Eris (2320)
- Plutone (2370)
Alcuni di questi pianeti hanno orbite piuttosto eccentriche, un’inclinazione accentuata rispetto al piano dell’eclittica e un periodo orbitale che va dai 245 anni di Orcus agli oltre 11.400 anni di Sedna.
Eris merita una menzione a parte; ha un diametro di poco inferiore a quello di Plutone ma una massa maggiore, ed è dotato di un satellite, Dysnomia. Nella mitologia greca, Eris o Eride è la dea del conflitto e della discordia, figlia della notte primordiale (Nyx); Dysnomia, anarchia e illegalità, è una delle sue numerose figlie, tutte personificazioni delle peggiori inclinazioni umane. Nell’interpretazione astro-psicologica, Eris indicherebbe il potenziale di invidia nei confronti di chi possiede più di noi, il sentirsi oltraggiati e il desiderio di vendicarsi da ingiustizie vere o presunte, le recriminazioni e la rabbia suscitata dalle prevaricazioni altrui. In positivo denota al contrario le reazioni competitive nei confronti di circostanze avverse quando non ci si lascia trascinare da sentimenti ostili 2.
Citeremo ancora Sedna perché, a dispetto delle sue modeste dimensioni, del suo lungo periodo orbitale, della sua elevata eccentricità (0.85) e della sua distanza dal Sole all’afelio (937 UA, oltre 140 miliardi di chilometri), per alcuni astrologi esso sarebbe il testimone di un nuovo livello di coscienza che l’umanità si appresta ad abbracciare dal momento della sua scoperta, nel 2003; in particolare, con il transito di Sedna nel segno dei Gemelli, dal 2024 al 2068, si assisterebbe al sorgere e al predominio nel tempo dell’intelligenza artificiale e delle reti neurali 3. Nella mitologia Inuit, Sedna è la dea degli abissi marini e degli animali che li abitano.
La lunga storia del Pianeta X
Nel 1902 l’astronomo, matematico e uomo d’affari americano Percival Lowell (1855-1916) propose, nel corso di una conferenza al MIT, l’idea che potesse esistere un nuovo pianeta oltre l’orbita di Nettuno, e che questo fosse la causa di alcune irregolarità nell’orbita di Urano; egli chiamò questo ipotetico oggetto celeste “Pianeta X”. Nonostante la profusione di mezzi impiegati e la strenua volontà applicata alla scoperta del pianeta, Lowell morì prima di veder realizzato il suo sogno.
Fu solo nel 1930, nell’osservatorio fondato dallo stesso Lowell in Arizona, che l’astronomo Clyde Tombaugh, attraverso l’esame di alcune lastre fotografiche in successione, fu in grado di stabilire l’esistenza di un ottavo pianeta, all’epoca ritenuto delle stesse dimensioni della Terra. Alcune testate giornalistiche lanciarono un sondaggio, sulla scia dell’enorme interesse suscitato dalla scoperta, per assegnare un nome al pianeta X. Il sondaggio vide riconosciuta l’indicazione di una ragazzina britannica appassionata di mitologia classica, Venetia Burney, che suggerì il nome “Pluto” (Plutone).
L’impatto sulla cultura popolare fu tale che persino il nome del compagno di Mickey Mouse, che all’epoca era “Rover”, fu cambiato in “Pluto 4”.
Come sappiamo, la massa iniziale di Plutone, inizialmente stimata simile a quella terrestre, fu grandemente ridimensionata dalle osservazioni successive. Nel 2006 giunse infine la decisione, da parte dell’Unione Astronomica Internazionale, di riclassificare Plutone come “pianeta nano” assieme agli altri corpi maggiori della fascia di Kuiper. La risoluzione dell’UAI non è, a dire il vero, universalmente accettata da tutti gli astronomi; né tantomeno preoccupa l’astrologo, per il quale l’associazione tra il simbolo e la realtà dell’oggetto astronomico è ormai parte integrante della costellazione psichica umana.
La seconda incarnazione del Pianeta X
Per quanto ampia parte della comunità astronomica sia dell’idea che un pianeta oltre l’orbita di Plutone non esista, almeno con le caratteristiche di massa e dimensione prospettate, alcuni astronomi la pensano diversamente. La convinzione ha a che fare con uno degli elementi orbitali collegato ai pianeti orbitanti, espresso con il termine piuttosto arcano di “argomento del perielio”; in altre parole, l’argomento del perielio è l’angolo tra il nodo ascendente del pianeta e il perielio dell’orbita.
Ora accade che una dozzina di pianeti facenti parte della fascia di Kuiper, tra cui Sedna, abbiano lo stesso argomento di perielio, cioè, attraversino il piano dell’eclittica in prossimità del perielio nella stessa regione dello spazio. Questo viene ritenuto statisticamente improbabile, a meno di non ipotizzare un pianeta massiccio – una cosiddetta super Terra – che forzi questi oggetti a sincronizzare le loro orbite grazie ai suoi effetti gravitazionali. Questo oggetto celeste, se esiste, dovrebbe orbitare attorno al Sole a una distanza di circa dieci volte superiore a quella di Nettuno, rendendolo di fatto invisibile alla maggior parte dei telescopi.
Esistono migliaia di oggetti nella fascia di Kuiper che non seguono questo allineamento, ma anche così il fatto rimane singolare. In mancanza di un riscontro basato dai fatti, il mondo scientifico rimane tuttavia diviso tra chi aspira a veder validate le sue teorie e chi ritiene queste configurazioni planetarie frutto di una logica perfettamente spiegabile tramite la letteratura scientifica esistente.
A tutt’oggi, lo studio di simulazione matematica più citato volto a sostenere l’evidenza dell’ipotetico pianeta è quello di due ricercatori del Caltech, Konstantin Batygin e Michael E. Brown, il cui lavoro prevede un pianeta con massa di circa 10 volte quella della Terra e un periodo orbitale che va dai 10.000 ai 20.000 anni 5. Una speranza per la sua scoperta può forse giungere dall’Osservatorio Vera C Rubin in Cile, dotato di strumenti evoluti e la cui messa in funzione è prevista per il mese di maggio 2025.
Lo strano caso di Venkatesh Ketakar
Nel 1911, l’astronomo indiano Venkatesh P. Ketakar congetturò sull’esistenza di due pianeti trans nettuniani, da lui chiamati con il nome delle divinità induiste Brahma e Viṣṇu. Le sue affermazioni derivavano dall’applicazione delle leggi di risonanza di Laplace 6 a Urano e Nettuno e agli ipotetici pianeti bloccati con essi in un rapporto di risonanza 2:1. I suoi calcoli risultarono parzialmente errati; tuttavia, 19 anni dopo, la scoperta di Plutone confermò i valori che Ketakar aveva assegnato a Brahma 7. Il suo secondo pianeta, Viṣṇu, non è mai stato localizzato nell’ambito dei parametri da lui attribuitigli; alcuni presumono che possa trattarsi del per ora ipotetico pianeta X.
Nibiru / X
La storia di Nibiru, questo presunto pianeta in rotta di collisione – o di avvicinamento – alla Terra, ha una genesi duplice, che in qualche modo si intreccia con le vicende del nostro pianeta X.
Nel 1995 una donna del Wisconsin, Nancy Lieder, dichiarò di essere stata rapita da degli extraterrestri simili a omini grigi, gli Zetani, provenienti dalla costellazione di Zeta Reticuli visibile nell’emisfero australe. Secondo il suo resoconto, il chip impiantatole nel cervello a seguito del rapimento le permise di ricevere delle comunicazioni da parte degli Zetani, tra cui quella dell’arrivo imminente di un pianeta quattro volte le dimensioni della Terra – denominato pianeta X – che avrebbe generato situazioni apocalittiche al suo passaggio. Questo nel 2003, ma fortunatamente siamo ancora qui a parlarne.
Nancy Lieder asserì sul suo sito che Nibiru e il pianeta X erano il medesimo pianeta. L’esistenza di Nibiru venne proposta da Zecharia Sitchin, autore di numerosi libri che sostengono l’origine dell’essere umano da parte di un’antica razza aliena. Questa razza, a cui l’autore attribuisce la creazione della cultura sumera, è quella degli Annunaki, originari di un pianeta oltre l’orbita di Nettuno chiamato Nibiru. A detta dell’autore, ogni 3600 anni il pianeta passa vicino alla Terra, consentendo ai suoi abitanti di interagire con l’umanità.
Sitchin morì nel 2010, e nei suoi libri, che vendettero milioni di copie, negò costantemente l’esistenza di una coincidenza tra il pianeta X e Nibiru. In un suo libro 8 profetizzò il ritorno degli Annunaki intorno al 2900 d.C., al compimento dell’orbita di Nibiru; tuttavia, egli credeva che avrebbero anticipato il loro ritorno per mezzo di un’astronave in coincidenza con l’avvento dell’Era dell’Aquario, in un lasso di tempo variabile tra il 2100 e il 2370.
Negli anni successivi ci furono numerosi tentativi indipendenti di dimostrare l’esistenza e l’incontro di Nibiru/X con la Terra basati ad esempio sull’interpretazione dei cicli del calendario Maya, sui codici numerologici presenti nella Bibbia, sulla geometria delle piramidi egizie, e ancora sulle profezie presenti nell’Apocalisse giovannea, con particolare riferimento alla donna rivestita del sole del capitolo 12; anche le previsioni catastrofiche mai verificatesi non si contano.
Da un punto di vista strettamente scientifico e astronomico, la presenza di un pianeta sconosciuto nel sistema solare con gli effetti così come descritti dai fautori di queste teorie – e con le conseguenze che avrebbe avuto al tempo dei Sumeri sulla Terra – è incompatibile con le leggi della meccanica celeste e con le leggi fisiche che governano il momento angolare dei corpi in orbita e in rotazione 9.
X e Y
Nel tentativo di trovare una logica ad alcune presunte incongruenze dell’impianto astrologico tolemaico attraverso una decodificazione razionale e geometrica dello zodiaco, Lisa Morpurgo 10 propose l’aggiunta di due ulteriori pianeti transplutoniani, da lei chiamati X e Y, a completamento delle domiciliazioni e delle esaltazioni planetarie. Riportare i ragionamenti che hanno condotto l’autrice a una scelta così apparentemente poco in linea con il milieu astrologico tradizionale esula dai nostri scopi, per cui rimandiamo il lettore interessato alla sua opera di riferimento 11.
X-Proserpina, come denominato da Morpurgo, nella classificazione dell’autrice è domiciliato nei segni della Bilancia e del Toro. Esso rappresenta l’utero, o il potenziale di fecondità in grado di ospitare la forza generativa maschile. In questo senso completa Venere, che nell’anatomia femminile rappresenta le ovaie. Dal punto di vista psicologico, X-Proserpina assume i toni dell’oralità dominante e dei tratti avvolgenti del carattere, in sintonia con i segni in cui ha il domicilio.
Secondo gli eredi del pensiero morpurghiano, il pianeta nano Eris è un possibile candidato al ruolo di X-Proserpina 12; la sua inclinazione elevata rispetto al piano dell’eclittica (44°) si riconnette inoltre all’ipotesi, sempre formulata da Morpurgo, di utilizzare il concetto di sfera zodiacale piuttosto che di fascia zodiacale, estendendone l’utilizzo agli oggetti planetari ad elevata inclinazione ed eccentricità.
Eris è considerato un simbolo di discordia e di invidia nella maggior parte delle interpretazioni; l’astrologia morpurghiana risolve l’apparente conflitto con le attribuzioni più morbide di X-Proserpina asserendo che il mito di Eris, sorella di Marte, sia stato soffocato, suscitando sentimenti di invidia, e messo in disparte da Venere, che rappresenta la vittoria della femminilità e della bellezza in quest’era di dominio del patriarcato.
Y-Eolo, il supposto pianeta transplutoniano più distante, domiciliato in Vergine e Gemelli, è legato alla formazione dell’atmosfera e alla respirazione, e per analogia alla capacità di immergersi psicologicamente nell’ambiente circostante. Morpurgo lo collega ai polmoni, allo scorrere lento e ritmico delle ere, in contrapposizione ai bronchi e al tempo rapido relativi a Mercurio. Gabriele Silvagni, uno studioso della scuola di Morpurgo, lo associa a un corpo planetario la cui designazione scientifica è 145451 2005 RM43, un oggetto trans-nettuniano situato oltre la fascia di Kuiper, di circa 600 chilometri di diametro e con un periodo orbitale di 848 anni 13.
Uno sguardo sul futuro
Una costante si rivela nell’affermarsi dei pianeti transaturniani nella funzione di “innesco” di simbolismi che prima della loro scoperta giacevano inespressi: una sorta di aspettativa che attende con ansia il suggello astronomico, la coincidenza tra il mondo oggettivo, il fenomeno, e la coscienza dell’osservatore pronta a manifestarsi secondo le modalità dei nuovi tempi.
Con Urano, si esterna la necessità di affrontare il mondo secondo i dettami della Rivoluzione Industriale e delle scoperte scientifiche e tecnologiche; Nettuno è l’elemento propulsore delle nuove fantasie e ideologie; Plutone è il potenziale di trasformazione vissuto spesso come impulso cieco e distruttivo, il mondo faticosamente controllato della fissione atomica.
Negli ultimi decenni, lo svelarsi di nuovi oggetti transplutoniani ha dato impulso ad altri collegamenti simbolici, alcuni dei quali di un certo interesse; si pensi, ad esempio, all’associazione proposta da tra Sedna e le reti neurali. Tuttavia, è presente un sentimento di attesa che non trova soddisfazione nelle nuove scoperte astronomiche, che ancora stenta a collegarsi intimamente agli strati profondi della psiche; sentiamo più che mai l’esigenza di un Pianeta X. Lasciamoci allora andare a un gioco dell’immaginazione, creiamo in anticipo i significati e l’ambientazione mitologica e simbolica di un pianeta che ancora non è.
Con Plutone siamo giunti a quello che pensiamo possa essere il fondo dell’esperienza interiore, il fattore impersonale fonte delle forze di distruzione e rinascita, lo scatenarsi delle energie sessuali alla base della generazione, ma pure il disgregarsi delle forme individuali che rientrano nel ciclo della natura per ridestarsi a nuova vita. Ade, il Plutone dei greci, è il dio dell’oltretomba, cioè di tutti quei fattori inconsci non ancora sottoposti all’ordinamento dell’io, spesso vissuti in modo caotico o fonte di esperienze classificate come “fato” o destino ineluttabile perché manca il riconoscimento del loro valore di rinnovamento. Un pianeta oltre l’orbita plutoniana dovrebbe quindi rappresentare qualcosa di ancora più profondo, oppure uno stato di coscienza che supera i vincoli formali imposti dalla nostra visione dualistica, come proposto per Sedna.
I pochi parametri suggeriti per questo ipotetico pianeta indicano che dovrebbe avere una massa da cinque a dieci volte superiore a quella terrestre, probabilmente un pianeta gassoso con un nucleo solido; l’inclinazione orbitale rispetto al piano dell’eclittica, alla pari della maggioranza degli oggetti della fascia di Kuiper, si stima intorno ai 20-25 gradi; il periodo orbitale, come già accennato, si attesterebbe in una fascia temporale variabile dai 10.000 ai 20.000 anni.
Assumendo questi valori come un indizio, possiamo avventurarci in una serie di speculazioni che non hanno alcun valore probatorio, riferite come sono a un pianeta che (sino ad ora) non è mai stato osservato. Ma prima di tentare una qualche associazione simbolica, ci addentreremo nel vasto territorio del mito, alla ricerca di un collegamento che dia un volto – e un significato – al nostro misterioso oggetto planetario. Per convenzione, a pianeti e satelliti (con qualche eccezione) è assegnato un nome che si richiama alla nomenclatura del pantheon greco-romano.
Gli dèi primordiali
Io invoco il Protogono dalle due nature, grande e libero nell’etere; nato dall’uovo, splendido nelle sue ali dorate, genitore degli dèi benedetti e dei mortali, che muggisce come un toro. Da sempre in moto vorticoso, disperdi la nebbia oscura … sbattendo le ali, volteggi in questo mondo portando pura luce. Per questo ti chiamo Phanes, sì, ti chiamo il Signore Priapo, ti chiamo colui che brilla con occhi luminosi.
— The Orphic Hymns (trad. Apostolos Athanassakis) – Baltimore 2013, pp. 8-9 14
Gli Inni Orfici sono una collezione di inni attribuiti al mitico poeta Orfeo. Composti probabilmente tra il terzo e secondo secolo d.C. in Asia Minore, essi constano di 87 versi che si rivolgono agli dèi per attirare la loro attenzione nel corso delle invocazioni rituali. La maggior parte delle divinità fanno parte della corrente mitologica greca a noi più familiare, con l’eccezione di Phanes, il Protogono (primo nato). Phanes (gr. Φάνης) secondo l’etimologia della parola è colui che porta la luce, o colui che rivela (attraverso la luce). Egli nasce dall’uovo cosmico generato da Chronos 15 e Ananke, rispettivamente le personificazioni del Tempo e del Fato, della Necessità.
Come spesso accade, la narrazione del mito varia in base agli autori di riferimento.

Nella mitologia orfica, Ananke è un essere auto-creato dalla forma di serpente che, assieme al compagno Chronos, circonda l’uovo cosmico sino a romperlo; alla sua schiusa nasce Phanes, la prima divinità, il creatore dell’universo e il governatore di tutti gli altri dèi.
Francesco de’ Rossi (1510-1563) – Phanes
Egli è ermafrodito, ma manifesta anche tratti maschili nelle vesti di Priapo, dio della fertilità, e da alcuni viene equiparato a Mitra, “che muggisce come un toro”. Sempre la letteratura orfica vede Phanes creare la luce del giorno e la moglie Nyx l’oscurità della notte. In seguito, Phanes passa lo scettro a Nyx, che a sua volta lo cede al figlio Urano; Crono-Saturno lo ruba al padre Urano e infine Giove, figlio di Crono-Saturno e di Rea, la Grande Madre, se ne impossessa.
Aristofane, nella sua commedia “Gli Uccelli” 16, cita Phanes nella sua veste di Eros (Amore e Sessualità): all’inizio vi era solo il Caos, l’oscuro Erebus, divinità dell’Ombra, e l’Abisso del Tartaro. Nyx, la Notte, pone un uovo non fecondato nelle infinite profondità di Erebus e da questo, dopo molti eoni, nasce Eros alato, che prima ancora di creare gli elementi e gli dèi immortali dà vita all’Uomo, inteso come essere che manifesta l’autocoscienza.
Indipendentemente dalle variazioni subite dal mito, ciò che appare è l’intenzione di narrare il sorgere della luce cosciente, delle facoltà discriminatorie che nascono dall’apposizione delle categorie dualistiche in contrasto con un’era in cui il Caos si accompagnava all’Oscurità. È interessante notare che Phanes è una divinità totipotente, che combina il maschile e il femminile o, per usare una terminologia cara agli junghiani, che integra Anima e Animus. Tuttavia, allo scopo di iniziare l’opera della creazione, manifesta il suo potenziale attivo nella veste di Priapo ed Eros, spezza l’equilibrio della sua condizione unitaria per autofecondarsi e creare l’universo.
Molto interessanti sono poi alcuni elementi sincretistici che, soprattutto nell’Impero Romano, identificano Mitra con Phanes. In un mithraeum (il tempio dedicati al culto di Mitra) una base statuaria mostra la scritta “Al Dio Sole Mitra Phanes”; inoltre, sono state trovate altre iscrizioni dedicate a “Elios-Mitra-Phanes”. Il legame Sole-Mitra è ben attestato nella latinizzazione del culto. Il culto mitriaco mira a integrare il Sole interiore, l’ego individuale, il microcosmo, con la sua manifestazione macrocosmica, in cui l’astro centrale diventa l’immagine visibile dell’avvenuta ricongiunzione. Con l’aggiunta di Phanes l’attenzione si sposta sul Sole spirituale, quello che si cela dietro l’apparenza delle sue manifestazioni, la causa del Sole fisico 17.
L’Uomo Cosmico
Se intendiamo figurare simbolicamente gli sviluppi futuri dell’umanità, ci troviamo di fronte allo stesso dilemma incontrato dal personaggio del sesto Arcano del Tarocco, il giovane alle prese con la scelta tra il Vizio – il predominio delle manifestazioni istintive – e la Virtù – il percorso evolutivo intellettuale e spirituale. Raggiungere un efficace equilibrio gli aspetti innati e quelli evolutivi della nostra natura è un compito arduo, specie in tempi – come quelli attuali – in cui il predominio delle considerazioni emotive e dell’impulso ad agire in modo indiscriminato mina alla radice il giudizio su quanto è bene fare o non fare il merito all’evoluzione dell’umanità tutta.
Con l’ingresso definitivo di Plutone nel segno dell’Aquario, nel novembre del 2024, si delinea una situazione geopolitica piuttosto chiara. La combinazione rappresenta, da questo punto di vista, il diluirsi del concetto di nazione inteso come una monade a sé stante in favore di un organismo mondiale sempre più interlacciato, in cui le conseguenze delle azioni di singoli stati hanno ripercussioni globali. Se questo, da un punto di vista ideale, rappresenta una svolta positiva nell’evoluzione delle individualità nazionali, considerato nella prospettiva attuale disegna un Plutone che si manifesta come elemento disgregatore di una situazione globale piuttosto fragile che richiede azioni forti per tamponare un equilibrio precario.
E qui torniamo al nostro Pianeta X – Pianeta Nove. Proporre per esso un simbolismo ancora più oscuro e impersonale di quello plutoniano pare ridondante. Plutone è situato al confine tra la fascia di Kuiper e il sistema solare, una posizione che ben manifesta il simbolo di uno stato di coscienza non definito – la fascia con le sue migliaia di oggetti – che affiora come pulsione creativa spesso incontrollata, ai margini della consapevolezza diurna – la distanza di Plutone dal Sole.
Il Pianeta X, come già detto, dovrebbe avere una massa di molto superiore a quella terrestre, un periodo orbitale di 10.000 anni o più ed esercitare un’influenza gravitazionale di coordinamento su un certo numero di oggetti della fascia di Kuiper. Tutto questo, assieme alla sua elevata inclinazione rispetto al piano dell’eclittica, ne farebbe simbolicamente il perfetto guardiano del nostro sistema planetario, un demiurgo dallo sguardo prospettico che veglia sul mantenimento dell’ordine planetario.
Nei miti della creazione orientali e occidentali l’Uomo Cosmico, di cui Phanes è una rappresentazione, è la figura archetipica che emerge dal caos o dalle acque primordiali per dare origine all’ordine del cosmo e alla vita stessa. È l’Adam Kadmon della Cabala ebraica, l’Uomo Primordiale, o ancora Atum, il dio auto-creato da cui, secondo la mitologia egizia, tutto è sorto.
È interessante ancora notare che Viṣṇu, una divinità della trimurti indiana che l’astronomo Ketakar assegna a uno dei suoi ipotetici pianeti, è nominato il Protettore o il Conservatore, colui che crea e protegge l’universo; nel suo aspetto benevolo, egli si mostra come un essere onnisciente che dimora tra le spire del serpente Śeṣa (il tempo), mentre fluttua nell’Oceano di Latte con la sua consorte Lakṣmī. Nella sua forma di avatara (discesa in una incarnazione come uomo-dio) si manifesta quando è necessario restaurare l’ordine cosmico.
La scoperta del Pianeta X potrebbe dunque rappresentare la “necessità”, giunti a questo punto della storia umana, di ricucire il rapporto tra l’essere umano e la sua finalità nell’opera della creazione, ristabilendo un certo assetto etico, intellettuale e spirituale attraverso il riconoscimento di uno scopo che va ben al di là del puro controllo sul piano materiale.
La prospettiva astrologica
La comunità astronomica assegna per convenzione i nomi dei pianeti e dei satelliti (con alcune eccezioni) agli dèi del pantheon greco-romano; per rimanere fedeli a questa prassi, scegliamo di battezzare Phanes il nostro ipotetico – per ora – pianeta. Considerando le sue attribuzioni mitiche e astronomiche la sua scoperta dovrebbe rappresentare il sorgere, nell’umanità, dell’archetipo della riconciliazione con le potenze celesti, ovvero il riconoscimento delle cause sottili di cui la materia rappresenta l’aspetto denso o, per usare una metafora cara agli alchimisti, il prendere coscienza della materia come spirito impietrato.
Non si tratta, sia chiaro, di un percorso di fede o religioso, e nemmeno della sua negazione; piuttosto, è un riappropriarsi del ricordo nel senso etimologico del termine, di un intimo ricollegarsi a uno stato precedente alla nostra completa individuazione, che è un avvicinarsi alla sorgente della vita.
Nella prospettiva del rapporto segno-pianeta non potremmo certo assegnare a Phanes un influsso generazionale; piuttosto, si tratterebbe di una lettura che riguarda le civiltà, avendo come riferimento un lasso temporale di 1000-1500 anni per segno, il che lo affianca alla funzione rappresentata dalla precessione degli equinozi. Nella sua relazione con le Case, si può ipotizzare che Phanes contrassegni il settore dell’esperienza per il cui tramite l’individuo scopre il suo fato, cioè il percorso da seguire per integrarsi con le cause della sua esistenza e di conseguenza realizzarne le finalità. Ad esempio, Phanes in sesta Casa manifesta il compimento destinico facendo della propria vita quotidiana un esempio da seguire; in quinta Casa, si adempie al proprio destino educando gli altri ed animandone lo spirito vitale, e così via.
Negli aspetti con gli altri pianeti del un tema Phanes andrebbe a descrivere il coinvolgimento delle funzioni psichiche rappresentate dai pianeti nel processo evolutivo extra-individuale.
Con aspetti positivi, il pianeta “bersaglio” diventerebbe il viatico di un’azione volta a trasmutare il nodo psichico nella sua ottava superiore; ad esempio, una congiunzione Phanes-Marte mette in risalto l’aspetto attivo di Phanes creando atti e situazioni estremamente vitali in senso sottile e spirituale; con Venere e Mercurio, prevarrebbe l’aspetto androgino che mira ad equilibrare idee e rapporti secondo una visione armonica e universalistica.
Nel caso di aspetti critici, il pericolo è quello di inflazionare l’ego tentando di racchiudere in se stessi una visione che per sua natura è priva di barriere.
In merito alla questione dei domicili, la teoria vorrebbe Phanes risiedere nei segni della Bilancia e del Toro, seguendo la regola classica della doppia domiciliazione che situa Plutone, l’ultimo dei pianeti transaturniani, in Scorpione e Ariete. Se tale inquadramento soddisfa, con la Bilancia, l’aspetto equilibratore di Phanes, e con il Toro la dimora “uterina” della sua nascita – l’uovo cosmico – esso lascerebbe al di fuori il lato creativo-attivo del suo simbolismo, il potere fecondante di Priapo che in concorso con l’aspetto femminino di Phanes dà vita al cosmo.
A meno che non si considerino significative da questo punto di vista le personificazioni di Venere, governatore diurno nel segno maschile della Bilancia, come l’accadica Ishtar, la semitica Astarte e la sumerica Inanna, dee che non solo attraverso l’amore, ma anche con l’aspetto attivo simboleggiato dal loro dominio sulle guerre, partecipano all’opera di creazione, di ordinamento e ricostruzione sociale.
Phanes è il dio che ordina il Caos, fornendo il potenziale generativo che da lì in poi si esplica attraverso l’unione sessuale del maschile e del femminile, come ci insegna il mito di Afrodite. Da questo punto di vista, la sua associazione con Priapo non sarebbe propriamente un’attribuzione diretta, ma piuttosto una conseguenza del suo atto primordiale che origina la separazione dei sessi, che gli dèi da lui creati si occuperanno di gestire.
In conclusione, se pure la presenza di Phanes nell’oroscopo è materia opinabile, le sue attribuzioni ci svelano quelle che dovrebbero essere le priorità nella sua interpretazione astrologica a partire dalla sua scoperta: valutare, attraverso la posizione per Case e gli aspetti con gli altri pianeti del tema, il punto di ingresso della vita universale nella struttura individuale, i potenziali latenti che possiamo sviluppare per diventare parte di una cittadinanza cosmica. Certamente non sarà un’attitudine generalizzata, ma sono i piccoli semi che fanno la foresta.
- I planetesimi sono ammassi e aggregazioni di rocce da cui si sarebbero formati i pianeti del sistema solare. ↩︎
- Alison Chester-Lambert – The Astrological Journal, Sep/Oct 2009 – The Astrological Association of Great Britain. ↩︎
- Alan Clay – Sedna Consciousness: The Soul’s Path of Destiny – Auckland 2018 ↩︎
- https://collectionslowellobservatory.omeka.net/exhibits/show/pluto/the-story-of-pluto ↩︎
- https://iopscience.iop.org/article/10.3847/0004-6256/151/2/22# ↩︎
- La risonanza di Laplace, dal nome del famoso astronomo che per primo spiegò il fenomeno, si manifesta quando i periodi orbitali dei corpi celesti sono collegati da un fattore numerico intero; ad esempio, un fattore di risonanza 2:1 significa che, mentre un pianeta compie due giri su un’orbita interna, il pianeta su un’orbita esterna ne compie uno. Le risonanze orbitali incrementano la mutua influenza gravitazionale sui corpi. ↩︎
- https://web.archive.org/web/20090225135119/http://www.new.dli.ernet.in/rawdataupload/upload/insa/INSA_1/20005abd_18.pdf ↩︎
- Zecharia Sitchin – The End of Days. Armageddon and Prophesies of the Return – London 2007 ↩︎
- Il momento angolare è la quantità di rotazione di un corpo, ovvero il prodotto del suo momento di inerzia (che in un moto lineare è rappresentato dalla massa del corpo) per la sua velocità angolare; se non agisce una forza esterna, la quantità si conserva. Una delle affermazioni di Lieder, che il pianeta Nibiru avrebbe arrestato la rotazione della Terra che poi sarebbe ripresa, viola la legge di conservazione angolare, perché non spiega quale forza avrebbe potuto agire in tal senso. ↩︎
- Lisa Morpurgo Dordoni (1923-1998) è stata una scrittrice ed astrologa, conosciuta per aver proposto, attraverso le sue numerose opere sul tema, una rivisitazione dei dogmi dell’astrologia tradizionale. ↩︎
- Lisa Morpurgo – Il Convitato di Pietra – Milano 1979 ↩︎
- https://lnx.astrologiamorpurghiana.it/2020/03/20/nuovi-spunti-di-riflessione-sullattribuzione-eris-x/ ↩︎
- https://it.wikipedia.org/wiki/X-Proserpina ↩︎
- La traduzione in italiano e l’adattamento sono miei. ↩︎
- Che non va confuso con Crono-Saturno, il più giovane della prima generazione di Titani discendenti di Gaia e Urano, la Terra e il Cielo. La somiglianza dei nomi ha portato spesso a una loro identificazione, anche nelle attribuzioni. ↩︎
- Aristofane – Gli Uccelli – parabasis I, 731-741 ↩︎
- Per approfondimenti sul concetto di sole spirituale si veda “Il Sole” su questo sito. ↩︎

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