Preparazione all’interazione passiva con altri esseri

Spiegare in poche parole il significato e la finalità di quella che Bardon descrive come “comunicazione passiva” non è possibile; le implicazioni della pratica sono molto profonde, anche se alcuni potrebbero erroneamente paragonare questo tipo di comunicazione a un’esperienza medianica di tipo spiritistico.
Partiamo da quelli che Bardon chiama “esseri invisibili”. Nello specifico, la pratica mira a stabilire un contatto e un dialogo con la sorgente interiore di ispirazione comunemente nota nella cultura occidentale come “angelo custode”. L’angelo custode è il testimone silente della nostra esistenza che si rivela solo in particolari momenti attraverso immagini e suggestioni, sogni premonitori, lampi di consapevolezza, periodi di forte stress emotivo, oppure quando è coscientemente invitato, come in questo caso, attraverso le pratiche di comunicazione passiva.
L’angelo custode esiste come entità a sé stante, se pure su un piano diverso da quello umano? La risposta è indeterminata. La nostra coscienza si esprime in una forma individuale, e in quanto portatori di questa “singolarità” dobbiamo ammettere la realtà di altre singolarità oggettivandole, riconoscendole come esistenti al di fuori dei confini della nostra monade personale. Ma quando esprimiamo un concetto universale come, ad esempio, la “fratellanza”, ampliamo i nostri gradi di libertà per accettare un’esperienza che travalica le barriere individuali e ci accomuna ai nostri simili; così facendo, cediamo parte della nostra specificità in favore di un allargamento del campo della coscienza.
Possiamo quindi considerare che il passaggio dal nostro io limitato al sé di una consapevolezza amplificata riduce la distanza che ci separa dal nostro angelo custode, portatore di una comprensione spirituale dell’esistenza, consigliere e monitore nei momenti in cui la nostra coscienza naviga a vista nel mondo della necessità. Ma a gradi più elevati di integrazione, la distanza scompare, e noi diventiamo a tutti gli effetti uno con la nostra guida superiore, proprio come un organismo che, se pur composto da singole cellule, coopera come un’entità. Da quel momento in poi, non abbiamo più bisogno di “comunicare”, perché diventiamo consapevoli del nostro compito nella giostra dell’esistenza terrena.
Ora, le tecniche di comunicazione passiva non mirano a obiettivi così elevati. La loro finalità consiste nel renderci consci e convinti dell’esistenza di altri mondi, dei piani astrale e mentale che sono la base dinamica e causale della realtà materiale, e degli esseri che lì si manifestano. Il passo successivo consiste nel realizzare fattivamente una comunicazione con tali esseri, che a questo livello consiste in un rapporto che potremmo definire “epistolare”, dove a domanda segue risposta. Non abbiamo quindi alcun controllo sulla situazione, se non quello fornitaci dalla pratica che appronta gli strumenti mentali, astrali e fisici che facilitano la comunicazione.
Questo tipo di approccio lascia spazio a un dubbio, quello di credere di esercitare una comunicazione reale quando invece si tratta di un pensiero auto-indotto, di un inganno perpetrato dall’inconscio che simula un incontro spirituale. Ciò non si può affatto escludere, anzi è probabile che all’inizio della pratica tale situazione tenda a dominare. L’unico modo per uscire dall’impasse consiste nel dimorare nel punto di profondità, nel centro del nostro essere, o quantomeno di essere in una fase abbastanza avanzata della pratica mentale del Livello V.
Probabilmente Bardon ha voluto portare sullo stesso piano gli insegnamenti mentali e fisici di questo Livello per abituare gli studenti all’uso degli strumenti di comunicazione passiva e per sviluppare in loro la convinzione che un contatto con gli stati sottili dell’essere è realmente possibile. In un certo senso, il lavoro con il punto di profondità offre una visione diretta dei livelli di coscienza più elevati, mentre qui si adotta una tecnica che necessita di un canale di comunicazione indiretto, ovvero “passivo”. La distinzione è solo apparente, sempre che si sappiano coniugare i due aspetti di conoscenza e metodo di realizzazione.

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