Proiezione degli Elementi all'esterno del corpo

Gli esercizi per la formazione animica del Livello IV ci hanno insegnato ad attrarre e a condensare gli Elementi a vari gradi di intensità negli organi e nelle parti del corpo; questo ha reso il nostro fisico più elastico e in grado di padroneggiare la pressione esercitata dall’accumulo degli Elementi stessi. Allo stesso tempo, gli esercizi del Livello III sul rilascio dell’energia vitale ci danno un’idea di come rilasciare esteriormente l’energia che abbiamo attratto dall’universo. In possesso di questo bagaglio di esperienze, gli esercizi di esteriorizzazione degli Elementi non dovrebbero presentare delle difficoltà, sempre che si sia giunti a questo punto con un buon livello di preparazione.
Le istruzioni per l’esecuzione della pratica sono abbastanza semplici:
- Sedete nella vostra posizione o āsana preferita.
- Iniziate con l’accumulare l’Elemento Fuoco attraverso i polmoni ed i pori, sempre espirando a vuoto.
- Quando il calore corporeo si fa intenso (segno di un accumulo sufficiente dell’Elemento) rilasciate il calore raccolto nella stanza in cui vi trovate attraverso il plesso solare. Durante l’esecuzione, evitate il più possibile di sforzare i muscoli della parete addominale superiore; non si tratta qui di “spingere” il calore all’esterno, ma piuttosto di farlo fluire con naturalezza durante l’espirazione. Eliminando le tensioni che tendono ad accumularsi a livello psichico e di conseguenza muscolare, l’esercizio diverrà simile a un “transito” dell’Elemento verso l’esterno, sino a sentire che il calore si è riversato completamente nella stanza.
- Ripetete l’operazione per alcune volte, sino a che non percepite distintamente con i sensi fisici l’aumento di calore nella stanza. Si può eseguire l’esercizio anche all’aria aperta; in questo caso, con l’aiuto dell’immaginazione, dovete “limitare” uno spazio che serva a contenere il calore generato.
- L’esercizio va ripetuto, con le stesse modalità, con gli Elementi rimanenti, nella sequenza Aria, Acqua e Terra, percependo rispettivamente la leggerezza, il freddo e la densità o gravità generate con l’esteriorizzazione dell’Elemento corrispondente. La sequenza della pratica può essere gestita a piacere in base agli impegni, ad esempio dedicando un giorno ad ogni Elemento, o se si ha molto tempo a disposizione e la volontà di farlo completando tutto in un’unica seduta.
- Al termine della pratica si deve disporre dell’Elemento accumulato. Bardon suggerisce due metodi: il primo consiste nel disperdere, con l’immaginazione, l’Elemento nell’universo, lasciandolo dissolvere in tutte le direzioni; in alternativa, sempre attraverso l’immaginazione e la forza di volontà, si può confinare l’Elemento nella stanza per un periodo di tempo, preferibilmente limitato. Questo per evitare gli effetti collaterali causati dagli Elementari, gli esseri sottili che operano sugli Elementi.
La scelta del plesso solare come canale di fuoriuscita dell’Elemento non è casuale. Il plesso solare o celiaco è una complessa rete di nervi situata all’altezza dell’addome superiore. Esso è formato principalmente dai gangli celiaci, fasci nervosi che sono parte del sistema nervoso autonomo e che innervano il tratto digestivo e il tessuto dei visceri addominali: sfintere esofageo, stomaco, intestino tenue, fegato e pancreas. Essendo distinti sia dal sistema nervoso centrale che dal controllo intrinseco dell’apparato digestivo, i gangli si sono guadagnati in nome di “piccolo cervello”; essi agiscono come organi di comunicazione tra il cervello e gli organi addominali, trasmettendo impulsi ai visceri e rilasciando informazioni sul loro funzionamento. Questa loro funzione bidirezionale spiega il motivo per cui stati psichici caratterizzati ad esempio dall’ansia e da forti reazioni emotive possono causare nausea o altri disturbi digestivi.

Sul piano eterico il corrispettivo del plesso solare è il Maṇipūra cakra, il Loto a dieci petali, la “città della gemma” come vuole la traduzione dal sanscrito.
Maṇipūra è associato all’Elemento Fuoco e, attraverso i suoi elementi sottili, si collega alla digestione, al metabolismo e alla corteccia surrenale che, con gli ormoni steroidei, regola l’equilibrio degli elettroliti e del glucosio.
Per il tramite dell’Elemento Fuoco e delle funzioni organiche correlate all’Elemento, Maṇipūra trasforma gli alimenti in energia, che viene irradiata per mezzo del prāṇa – la corrente energetica dei petali – nei tre corpi (fisico, eterico e mentale), contribuendo allo stesso tempo alla formazione del senso del sé. Ma il cakra è anche il punto di ingresso delle energie solari e spirituali. Questa doppia funzione, che rispecchia il ruolo di intermediazione del plesso celiaco nell’organismo fisico, fa sì che la coscienza individuale e la coscienza cosmica – quando le condizioni lo consentono – si incontrino, preludendo alla percezione oggettiva del proprio essere e all’abbandono della falsa idea di un ego esistente di per sé.
La pratica di esteriorizzazione suggerita da Bardon svolge quindi un ruolo essenziale per il passaggio che dall’individuale giunge al transpersonale; inspirare ed espirare il principio sottile di un Elemento attraverso il plesso solare significa acquisire un respiro di portata universale che si integra con l’esperienza oggettiva. Ma anche senza giungere a tanto, l’esercizio porta a un maggior grado di sicurezza di sé e a un senso dello scopo della propria vita che contrastano gli effetti avversi di uno sbilanciamento del cakra, fonte di indebolimento che può causare disordini digestivi, aumento di peso, forme diabetiche.

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