L'infinito nel finito

Nell’esercizio precedente della serie mentale (V.M2) abbiamo “distratto” la nostra attenzione dall’idea che il punto di profondità di un oggetto sia il centro geometrico dell’oggetto stesso, quando invece ne rappresenta il significato essenziale, o “Principio Akashico” come lo definisce Bardon.
In questo terzo esercizio mentale approfondiamo il significato di “centro” mettendolo in relazione alla periferia dell’oggetto da una prospettiva interna, come se osservassimo i contorni dell’oggetto stesso dal punto di profondità in cui situiamo la nostra coscienza.
L’esecuzione dell’esercizio non differisce sostanzialmente da quello precedente. In questo caso, tuttavia, immaginiamo di poter osservare le pareti e la periferia dell’oggetto che, dalla prospettiva del punto di profondità in cui situiamo la nostra coscienza, si allontanano sempre più a mano a mano che il punto di profondità, e con esso la nostra coscienza, si rimpicciolisce.
Questa pratica ha un profondo significato esperienziale, che si renderà ancora più evidente quando sarà utilizzata con gli esseri viventi e gli esseri umani, noi compresi. Nel momento in cui il punto di profondità diviene un punto matematico con estensione nulla, l’oggetto e la sua essenza, il suo significato, coincidono. L’oggetto diviene infinito; a tutti gli effetti è un uni-verso, la manifestazione spaziotemporale dell’essenza che lo ha generato. Il paradosso di un oggetto finito che diviene infinito è solo apparente. L’essenza, o significato essenziale, appartiene infatti al regno delle cause, non suscettibile di una definizione spaziale e temporale; ogni punto all’interno di una forma eredita questa “infinitezza”, questo contenere in sé il significato dell’intera forma, e di conseguenza ogni punto diventa il punto centrale di quella stessa forma, il suo essere infinito in un insieme apparentemente finito. “Infinito” è qui un termine di comodo per esprimere quello che alla nostra consapevolezza di praticanti appare come la realtà a-spaziale e a-temporale dell’oggetto.
L’apertura verso questo stato di coscienza apre alla possibilità di conoscere l’intima natura e significato delle cose. È un percorso molto lungo, inizialmente fondato su sensazioni difficili da esprimere a parole, che si affinano e prendono la forma di intuizioni a mano a mano che l’ego cede il passo a una visione più ampia della realtà. Per il momento, è sufficiente riuscire a mantenere la consapevolezza del punto di profondità per almeno cinque minuti, passando a praticare con vari oggetti, sia simmetrici che asimmetrici.

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