Plutone sintetizza il nostro timore di ricadere nel caos primigenio, di abbandonare le barriere dell’ego faticosamente costruite. Ma superate le paure ci attende un mondo di creatività

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Lo status di Plutone come ultimo pianeta del sistema solare (o almeno in quanto considerato tale), ne fa il simbolo di quanto vi è di più distante dalla luce ordinatrice della coscienza, ovvero del principio impersonale che può essere visto come caos o come potenziale creativo, una volta raggiunto dal potere coagulante dell’Io.

Il caos (dal greco χάος, ‘apertura’, lacuna nella continuità delle cose) in quanto opposto all’ordinamento del κόσμος, il cosmo, etimologicamente il sistema ordinato, fa di Plutone il reggente del “fato”, il destino apparentemente ineluttabile e imperscrutabile a cui nessuno si può sottrarre, ignoto perché manca il riconoscimento delle energie catartiche di profondità. Poiché l’io convenzionale maschera il significato di rinnovamento insito nel suo simbolismo, esso costringe il pianeta a mostrarsi secondo modalità che nella loro realtà sono visibili soltanto alle personalità integrate; mentre per la maggior parte degli individui esso viene vissuto come impulso cieco che inconsapevolmente dirige verso azioni e situazioni che danno modo all’energia di rivelarsi, se pure in modo distorto. L’energia così manifestata si scontra con gli schemi abitudinari faticosamente messi a punto nel corso dell’esistenza. Il tentativo di adattare tale impatto energetico ad una struttura preesistente può originare manifestazioni psicologiche distorte nel tentativo di mantenere insieme un io fittizio, quando non vere e proprie rotture negli schemi comportamentali.

Nel caso di un Plutone che risente di aspetti negativi nel tema, si oppone un respingimento alle circostanze che manifestano i nostri errori e le nostre resistenze; non volendo riconoscerle per egoismo, si ricorre al diniego e alla violenza nel tentativo di cancellarle e preservare così la nostra presunta integrità. Quale risultato si ottiene dal rifiuto al cambiamento? La manifestazione dell’energia plutoniana, in sé neutrale, origina tanto più danno e distruzione quanto più la struttura dell’ego si irrigidisce di fronte alle sue sollecitazioni alla trasformazione. La risultante si concretizza in una serie di eventi distruttivi per il vecchio io, la necessità di confrontarsi con schemi falsamente vissuti, l’angoscia derivante dalla perdita di sostegno.

Le modalità della trasformazione plutoniana possono assumere una veste radicale, produrre un cambiamento subitaneo che improvvisamente rivela il mondo nuovo che sorge in seguito alla distruzione del vecchio simulacro dell’io; oppure lavorare sulla lunga distanza, creare piccole o medie deviazioni rispetto al percorso ordinario che poco alla volta orientano verso una nuova meta. In entrambi i casi si tratta di un percorso faticoso e doloroso, fatto di continue rinunce alle illusioni e di sprazzi di comprensione sul vero significato di avvenimenti che potevano apparire come sfortunate casualità, ma che improvvisamente rivelano il loro significato catartico e l’imporsi di necessità, come percorsi di liberazione non consapevolmente scelti.

Per quale motivo Plutone, rappresentante della dimensione impersonale, viene rinchiuso nelle espressioni della sfera egoica, di per sé circoscritta a interessi individuali? In effetti non viene rinchiuso bensì le sue espressioni, vincolate dai ristretti orizzonti della brama personale, divengono un disvalore; questo perché il processo creativo, per sua natura universale, è costretto ad agire tramite un coacervo di nodi psichici che ne ritornano un’immagine distorta, portatrice di atteggiamenti sociali e affettivi complessi e discutibili che nulla hanno a che fare con l’impulso creativo originario. Questa forse è una risultante del fatto che il principio dell’Io, che è unità nella molteplicità, diviene ego, e dunque applica le categorizzazioni della realtà a esclusivo vantaggio dell’individuo. Facendo riferimento solo a se stessi, si diviene incapaci di accettare l’altro se non possedendolo, facendolo diventare parte della propria visione ipertrofica. L’aspetto distruttivo di Plutone si riferisce esclusivamente all’incapacità umana di integrare potenziali di cambiamento di per se stessi impersonali, ma che nella visione individuale tendono a divenire veicolo delle distorsioni egoistiche.

Con Plutone assistiamo al tentativo di unire la coscienza al suo riflesso, o almeno all’inizio di un processo che, traendo dall’archetipo la sua ragione di essere, conduce a un indebolimento del senso dell’ego e delle ossessioni ad esso legate. È il fine che tutte le vere tradizioni, sia orientali che occidentali, si prefiggono: la conoscenza diretta, ricercata attraverso strumenti che si manifestano dialetticamente con le chiavi offerte da una specifica cultura, dal linguaggio, financo dai cammini individuali. La coscienza dell’infinita ricchezza della manifestazione si avvicina all’origine, perde lungo il cammino gli attaccamenti egoistici, e ritorna alla manifestazione libera dalla presunzione di una vita a sé stante, enucleata dal contesto.

Purtroppo, accade che tali insegnamenti divengano una “distrazione”, ovvero che finiscano per ottenere l’effetto esattamente opposto a quello desiderato, una forma perfetta di contro-iniziazione, un passare il tempo in attesa che il periodo concessoci giunga al termine. Pare quasi che l’energia di trasformazione venga inconsapevolmente diretta verso obiettivi che, pur assumendo una veste di elevazione, mimano la conoscenza spirituale ponendola al servizio dell’ego, del desiderio di acquisire soddisfazione per sé, in quello che viene definito l’avvento del materialismo spirituale.

Se riflettiamo sul fatto che, in base alle leggi dell’analogia, è l’individuo che va incontro all’evento che simbolicamente lo rappresenta all’esterno, ci troviamo a intendere il Plutone individuale come il latore di situazioni di trasformazione. Tali situazioni assumono la veste di un impulso che fa sì che, tra le strade che possiamo scegliere in ogni momento per esprimere noi stessi nel mondo, scegliamo quella che in tempi più o meno brevi ci conduce ad eventi che richiedono una totale rivisitazione degli elementi in gioco, pena il permanere di uno stato che ci può portare, nel caso di posizioni astrologiche avverse, alla distruzione o all’ossessione. Anche il sottofondo ambientale (cultura, situazione materiale, ecc.) è esso stesso parte integrante del problema. Non in quanto tale, ma perché evidentemente si stabilisce che lo divenga, non facendo nulla per indebolirne il peso; in tal modo l’impegno richiesto per affrontare il cambiamento viene vieppiù gravato da ostacoli che assumono una solidità apparentemente inscalfibile.

Non sempre però il sacrificio richiesto per il mutamento è accettato. L’angoscia che deriva dall’abbandono di schemi esistenziali obsoleti e dannosi, ma pur tuttavia di sostegno, è come una ferita che minaccia l’integrità della sfera personale, esponendo l’individuo al mondo esterno senza difese. Tuttavia, il vedere se stessi negli altri permette di accedere alle risorse di autoguarigione, di far rifiorire – per usare le immagini dell’epica cavalleresca – la Terra Desolata (la Terre Gaste di arturiana memoria, l’individuo non integrato e quindi solo), di scoprire nel prossimo virtù taumaturgiche, che altro non sono che il riconoscimento del nostro vero volto (il Cavaliere del Graal), libero finalmente dalle proiezioni autoindotte. Tutto questo naturalmente presuppone il sacrificio dei nostri attaccamenti ossessivi.

La lettura di quanto accade nel momento in cui l’individuo inizia il suo percorso di trasformazione interiore, richiede la comprensione del linguaggio utilizzato, perché da esso dipenderà la qualità del risultato. L’autoanalisi psicologica può avere un suo significato preparatorio, ma nel momento in cui occorre effettuare un salto di visione, dall’individuale all’universale, è richiesto un coraggio non indifferente, tanto che in alcuni ambienti occultistici si parla dell’incontro con il “Guardiano della Soglia”. Il “Piccolo Guardiano della Soglia”, secondo Steiner, fondatore dell’antroposofia, è un’entità che si viene manifestando quando l’individuo inizia la sua opera di trasformazione in senso spirituale. Essa si personifica in una figura mostruosa e spettrale, specchio delle impurità di cui ci si sta liberando e che impediscono il proseguimento verso un destino superiore. Quando ciò avviene, e l’individuo riconosce la propria parte deteriore, si aprono le porte dell’esperienza spirituale, che può portare verso l’incontro con il “Grande Guardiano della Soglia”. Questa volta si viene resi consapevoli del proprio ruolo in seno alla famiglia, al popolo, all’etnia, a tutti coloro con cui condividiamo la nostra esperienza karmica; una sorta di ruolo-guida che implica il manifestare verso l’esterno il nostro destino, e che liberandoci dai nessi karmici ci rende autonomi e ci impone di continuare da soli, senza più il supporto degli spiriti-guida.

Ampliando il paragone al simbolismo astrologico, Saturno e Plutone verrebbero a rappresentare rispettivamente il “Piccolo” e il “Grande” Guardiano della Soglia. Saturno è l’ultimo dei pianeti classici, a significare il compiersi integrale della figura umana; sulla base dell’analogia della Tavola di Smeraldo già citata nei riguardi di Plutone, Saturno, in quanto ultimo dei pianeti formativi, presiede all’opera di definizione individuale attraverso la pelle, che ci separa e ci costituisce come entità biologica compiuta in sé, e le ossa, elemento organico che ci avvicina al regno della mineralità, ovvero allo stato più denso della materia. È come dire che oltre, dal punto di vista individuale, non si può più andare, e che di qui in avanti è necessario un balzo transpersonale che ci proietti in una visione collettiva e universale garantita dall’apparizione, nel novero degli astri erranti, dai pianeti transaturniani. In tempi meno recenti la visione transaturniana non era ancora necessaria, perché la capacità di penetrazione e di scissione della materia non era così avanzata come al giorno d’oggi; la visione dell’esistenza conservava ancora un certo grado di interezza, di integrità, che non richiedeva un’indagine puntuale dei meccanismi alla base del funzionamento degli esseri viventi o dell’inanimato. Semplicemente, il mondo era meno “meccanico” e più intriso della spiritualità originaria. A questo proposito è interessante notare il ruolo bifronte dei pianeti transaturniani, che se da un lato manifestano l’espansione tecnologica e sociale alla base della rivoluzione industriale (vedi ad es. l’associazione del simbolismo plutoniano alla scissione atomica), dall’altro rimangono depositari dei vettori di superamento, espansione e trasformazione (Urano-Nettuno-Plutone) che la coscienza umana attuale deve utilizzare per attivarsi in senso universale. Ancora una volta è rispettato il detto “come in alto così in basso”: alla sempre maggiore caduta in un mondo materiato di sostanza finita fa da contrappeso l’apertura, questa volta cosciente, verso l’unità di tutte le cose.


Bibiliografia

  • Haydn Paul – Plutone – Milano 1996

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