La protezione della stella che brilla nella lanterna
Estratti dall’opera: The Pictorial Key to the Tarot, London 1922 – Trad. dall’inglese, adattamento e note di Daniele Duretto
Descrizione tradizionale
L’Eremita, come è denominato nel linguaggio comune, è anche il Cappuccino [1] e, in un linguaggio più filosofico, il Saggio. È detto essere alla ricerca di quella Verità situata ben oltre nella sequenza delle carte, e della giustizia che lo precede. Ma questa è una carta di conseguimento, come vedremo in seguito, piuttosto che una carta di ricerca. È detto anche che la sua lanterna contiene la Luce della Scienza Occulte che il suo bastone è una bacchetta magica. Queste interpretazioni sono comparabili sotto ogni punto di vista ai significati divinatori e cartomantici di cui dovrò a mia volta occuparmi. La cosa diabolica di entrambe è che esse, a modo loro, sono vere, ma mancano dei significati superiori pertinenti agli Arcani Maggiori. È come se un uomo, che sa in cuor suo che tutte le strade portano all’elevazione, e che Dio è in cima a tutte le altezze, dovesse scegliere la via della perdizione o della follia come percorsi per il suo conseguimento.
Éliphas Lévi ha assegnato questa carta alla Prudenza, ma ha avuto lo stimolo ad agire così nella speranza di riempire il vuoto presente altrimenti nel simbolismo. Le quattro virtù cardinali [2] sono necessarie in una sequenza ideale come quella degli Arcani Maggiori, ma non devono essere considerate solo nel senso esistente ad uso e consolazione di chi, in questi tempi di giornalismo d’accatto [3], è detto uomo della strada. Nel loro vero significato esse sono i correlativi dei consigli verso la perfezione quando questi sono stati similmente espressi ex-novo, e che si leggono nel modo seguente: (a) Giustizia Trascendentale, il contro-equilibrio della bilancia quando questa ha superato il peso consentito, così che un piatto attinga in modo preponderante al lato divino. Il consiglio corrispondente è di usare dadi truccati quando la posta in gioco con il Diabolus è alta. L’assioma è Aut Deus, aut nihil [4]. (b) Estasi Divina, un contrappeso a qualcosa che viene detto Temperanza, il cui segno è, credo, lo spegnimento delle luci nella taverna. Il consiglio corrispondente è di bere solamente il vino nuovo del Regno del Padre, perché Dio è tutto in tutto. L’assioma è che l’uomo, essendo un essere ragionevole, deve intossicarsi di Dio; l’esempio tipico ascrittovi è Spinoza. (c) La condizione della Forza Regale, che è la condizione della Torre d’Avorio e della Dimora Dorata, ma è Dio e non l’uomo a diventare Turris fortitudinis a facie inimici [5], e il nemico è stato espulso da quella Dimora. Il consiglio corrispondente è che l’uomo non deve risparmiarsi nemmeno in presenza della morte, ma deve essere certo che il suo sacrificio sarà – fra tutti – il migliore in grado di garantire la sua fine. L’assioma è che la forza che è sorta a un tal grado che l’uomo osa perdere se stesso, gli annuncerà come si trova Dio, e quanto a tale rifugio: osa, e quindi impara. (d) La Prudenza è l’economia che segue la linea di minor resistenza, affinché l’anima ritorni donde è venuta. È la dottrina della parsimonia divina e della conservazione dell’energia, a causa dello stress, del terrore e delle manifeste impertinenze di questa vita. Il consiglio corrispondente è che la vera prudenza riguarda l’unica cosa necessaria, e l’assioma è: Non sprecare, non volere.
La conclusione di tutta la questione è una proposizione d’affari fondata sulla legge dello scambio: Non puoi ottenere quello che cerchi riguardo alle cose che sono divine; è la legge della domanda e dell’offerta. Ho menzionato a questo punto questi pochi aspetti per due semplici ragioni: (a) perché, proporzionalmente all’imparzialità della mente, sembra talvolta più difficile determinare se è il vizio o la volgarità a devastare così impietosamente il mondo attuale; (b) perché, al fine di rimediare alle imperfezione delle vecchie nozioni, è altamente necessario, all’occorrenza, svuotare i termini e le frasi del loro senso accettato, affinché possano ricevere significati nuovi e più adeguati.
L’Arcano

La variazione in questa carta rispetto ai modelli convenzionali è solo che la lampada non è parzialmente avvolta nel mantello del portatore, il che assimila l’idea dell’Antico dei Giorni a quella della Luce del Mondo [6]. È la stella che brilla nella lanterna.
Ho detto che questa è una carta di conseguimento, e per estendere questo significato la figura tiene alto il suo faro su di un’altura. Quindi l’Eremita non è, come ha spiegato Court de Gébelin, un uomo saggio in cerca di verità e giustizia; né, come proposto da un’ulteriore spiegazione, un esempio tipico dell’esperienza. Il suo faro lascia intendere che “dove io sono, anche tu puoi essere.”
È ancora una carta interpretata in modo del tutto errato quando è collegata all’idea di isolamento occulto, come protezione del magnetismo personale contro le mescolanze. Questa è una delle frivole interpretazioni che dobbiamo a Éliphas Lévi. Essa è stata adottata dall’Ordine Martinista francese, e alcuni di noi hanno sentito parlare molto della Filosofia Silente e Sconosciuta, che il mantello limita alla conoscenza del profano. Nel vero Martinismo, il significato del termine Filosofo sconosciuto era un’altra cosa. Essa non si riferiva all’occultamento intenzionale dei Misteri Istituiti, ancor meno dei loro sostituti, ma – come la carta stessa – alla verità che i Misteri Divini assicurano la loro protezione da coloro che sono impreparati.
Significati divinatori
Prudenza, circospezione; anche e specialmente tradimento, dissimulazione, furfanteria, corruzione. Rovesciato: Occultamento, travestimento, politica, paura, cautela esagerata.
[1] Cioè il frate francescano.
[2] Secondo la teologia cristiana le quattro virtù cardinali sono: la Prudenza, la Giustizia, la Forza o Coraggio e la Temperanza.
[3] Il testo originale è “Halfpenny journalism”. Il penny è un centesimo di sterlina, quindi mezzo penny rappresenta un valore risibile.
[4] È una parafrasi del detto latino “Aut Caesar aut nihil”, il cui senso è “o tutto o niente”. In questo contesto indica la volontà di approcciare il divino a tutti i costi.
[5] Una torre di forza di fronte al nemico.
[6] Cioè del Padre e del Figlio nell’accezione cristiana.

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