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La storia

Nel 1851 una spedizione archeologica britannica, capitanata dall’assiriologo e viaggiatore Sir Austen Henry Layard 1, rinvenne nella pianura del Tigri e dell’Eufrate (nell’attuale Iraq), una parte essenziale della biblioteca del re Assurbanipal (c. 685 a.C. – 631 a.C.), una collezione di più di 30.000 tavole e frammenti di argilla contenenti testi di vari argomenti in scrittura cuneiforme,  datati a partire dal settimo secolo a.C. Molte di queste tavole contenevano aforismi di soggetto divinatorio e astrologico. Si trattava del primo ritrovamento di questo tipo, ma del resto la mantica babilonese era già conosciuta attraverso riporti di autori greci e latini del periodo classico.

A partire dal secondo secolo a.C., grazie soprattutto alla conquista di Babilonia – allora parte del regno persiano – da parte di Alessandro il Grande nel 331 a.C., l’astrologia iniziò a catalizzare l’interesse degli autori greci. Con la fondazione di Alessandria d’Egitto, sempre da parte di Alessandro, la futura capitale del regno tolemaico divenne il crocevia di interessi culturali che innescarono la sinergia tra l’astrologia babilonese e quella egizia; i greci integrarono le due fonti con le loro conoscenze astronomiche e matematiche, ponendo le basi di un sincretismo che è all’origine dell’astrologia occidentale come la conosciamo oggi.

La cosmogonia babilonese

Marduk sconfigge Tiamat – The British Museum, London

Nell’epos cosmogonico al dio Marduk (c. 1400 a.C.) si narra della creazione dell’universo. All’inizio primeggiano le forze del Caos, Apsu e Tiamat, rispettivamente le acque dolci e le acque salate; esse procreano Anu e suo figlio Ea, che Apsu vuole annichilire. Ea riesce però a fronteggiare e ad uccidere Apsu, e sul suo cadavere erige un palazzo in cui nascerà il figlio prodigio Marduk, destinato a superare tutti gli dèi più anziani. Questi ultimi incitano allora Tiamat a combattere Marduk, ma Tiamat viene sconfitto. Marduk  spacca in due Tiamat, creando con le due metà il Cielo e la Terra; egli prescrive ancora le orbite alla luna e alle stelle, è nominato re degli dèi e crea gli uomini per alleviare il lavoro delle generazioni celesti.

L’Enuma Elish (cuneiforme 𒂊𒉡𒈠𒂊𒇺, “Quando in Alto”) è il poema epico di riferimento da cui è tratto il mito della creazione secondo la tradizione babilonese. Esso ha delle similitudini, come è logico che sia, con la vasta serie di miti che le culture umane hanno elaborato nel corso dei millenni riguardo alla creazione del mondo, come nei testi biblici o vedici; il tema che ricorre invariabilmente è la lotta tra le forze del caos e del creato, tra le tenebre e la luce. Il fatto interessante è che il caos non è interpretato univocamente come il lato oscuro della creazione. Gli dèi Apsu e Tiamat sono rispettivamente maschio e femmina, e dalla loro unione nascono tutta usa serie di esseri teriomorfi, parte umani e parte animali, principalmente androgini. Pare quindi che il caos non sia un vuoto informe, ma un potenziale riccodi manifestazioni in forma di prototipo, un inconscio collettivo in attesa di essere attualizzato.

Cosa accade allora? I figli delle generazioni successive del Caos, Anu ed Ea, tentano di mettere ordine nella creazione, e per questo devono essere eliminati: i vecchi dèi non desiderano l’avvento della luce. Ma la storia va diversamente, e con Marduk, figlio di Ea, signore delle tempeste e patrono di Babilonia, cessa il dominio degli dèi primordiali e si inaugura l’era della civiltà umana.


I racconti esiodei tracciano un quadro analogo. Qui troviamo il Titano Crono-Saturno, figlio della madre terra Gea e di Urano, il cielo stellato, evirare il padre istigato dalla madre perché Urano, dio impietoso, seppellisce nelle viscere della terra i figli avuti con lei. Ma Saturno non è da meno: sposa la sorella Rea, e nel timore di subire la stessa sorte del padre, divora i suoi figli nati dall’unione. Solo Zeus-Giove scampa al triste destino dei suoi fratelli, e in seguito detronizza Saturno confinandolo nel Tartaro, segnando l’inizio di una nuova era capace di regolare il mondo secondo la ragione. La similitudine tra il ruolo di Marduk e quello di Zeus-Giove pare piuttosto evidente; entrambi desiderano porre fine al caos di una materia informe attraverso della luce ordinatrice del logos, il principio supremo immanente alla realtà.

Lo storico Berosso 2, nel suo Babyloniaca, ci tramandò gli elementi sostanziali della mitologia babilonese che furono poi confermati dai successivi ritrovamenti archeologici. In essi si narra, tra le altre cose, di un saggio chiamato Oannes, un ibrido uomo-pesce che apparve dal mare per insegnare agli uomini i primi rudimenti della conoscenza, inclusi la scrittura, la legislazione, l’arte delle costruzioni, la matematica e l’agricoltura. Nell’epica vedica è presente uno scenario simile. Qui Matsyāvatāra, il dio Viṣṇu sotto le spoglie di un uomo-pesce, recupera dal fondo dell’oceano i Vedā, la somma delle conoscenze sacre, per darle ai Ṛṣi, i sette veggenti che hanno il compito di preparare l’umanità a un nuovo ciclo di esistenza. In entrambe queste leggende, l’ibrido uomo-pesce simboleggia il sorgere della conoscenza dall’oceano dell’indifferenziato, lo stesso significato presente nel glifo del segno zodiacale del Capricorno.

L’astrologia babilonese

Tavola astrologica con costellazioni e pianeti – Vorderasiatisches Museum, Berlin

L’astrologia babilonese più antica, a partire dal sedicesimo secolo a.C., segue dei metodi diversi  da quelli con cui abbiamo dimestichezza oggi. In essa prevale il concetto di religione astrale, di interazione con le essenze spirituali rappresentate dai pianeti il cui interesse non è rivolto al singolo ma principalmente al re, al sovrano, centro del mondo temporale e responsabile del destino della nazione; è quindi un’astrologia prevalentemente mondana, sebbene i presagi possano, all’occorrenza, riguardare anche i singoli individui. Inoltre, in mancanza degli strumenti necessari per la previsione a lungo termine dei cicli planetari, i pronostici erano basati sull’osservazione quotidiana o a breve termine dei fenomeni celesti.  

La caratteristica più saliente è l’intreccio e la complessità degli elementi presi in considerazione nella stesura dei presagi, a causa della fitta rete di interscambi tra simbolismi planetari e zodiacali e gli eventi tellurici e atmosferici, come i terremoti e i tuoni. In pratica, si stabiliva una relazione tra i fenomeni celesti e quelli terrestri sulla base di una coincidenza temporale, così che, al ripresentarsi di una medesima configurazione, si potesse predire l’evento terreno corrispondente. Ma si può fare una predizione partendo solamente da eventi tellurici. Quello che segue è un esempio di predizione fondata su un terremoto:

Se la terra continua [a tremare]: attacco [di un nemico]. Se la terra trema di notte: preoccupazioni per il paese [variante: abbandono del paese].

— Hermann Hunger – Astrological Reports to Assyrian Kings – Helsinki 1992, vol. 8, p.8

Come si nota, i presagi sono stilati in forma semplice e asciutta, costruiti spesso sulla formula: una condizione | un risultato.


La nomenclatura di segni e pianeti è rimasta pressoché costante nei secoli, influenzando nei passaggi successivi la formazione di un’astrologia mediterranea. Il testo di riferimento che ci ha permesso di conoscere i dettami dell’astrologia babilonese è l’Enuma Anu Enlil (cuneiforme 𒌓𒀭𒈾𒀭𒂗𒆤𒇲, “Quando [gli dèi] Enuma ed Enlil […]”), una collezione di circa 70 tavolette contenenti una vasta collezione di 7000 aruspici.

È solo dal quarto secolo a.C., con il progredire dei metodi matematici utilizzati dagli astrologi babilonesi, che le posizioni planetarie future vengono calcolate in modo sufficientemente accurato, tanto da portare alla compilazione di effemeridi.

I pianeti

I pianeti acquisiscono nomi diversi secondo le fasi e le retrogradazioni da cui sono animati, oppure vengono designati con il nome delle località geografiche da cui sorgono.

Nomi delle divinità associate ai pianeti

Luna

La Luna è considerato il pianeta più importante, ed è di natura maschile 3. Si traggono presagi dalle sue fasi, dalla lunghezza dei corni, dagli aloni, dalla luminosità, dalle eclissi, dalla sezione del cielo in cui appare, dal contorno di stelle che la circondano, nonché dal tipo di nuvola che l’avvicina.

Il paragrafo che segue, tratto dai resoconti che gli scribi fornivano al re basandosi sui testi dell’ Enuma Anu Enlil,è un esempio di predizione fondata sulla prima apparizione della Luna nel primo giorno del mese:

Se la Luna diventa visibile nel primo giorno: discorsi attendibili; il paese sarà felice. Se il giorno raggiunge la sua lunghezza abituale: un regno duraturo. Se la Luna alla sua apparizione indossa una corona: il re raggiungerà il suo rango più elevato.

ibid., p. 72

Sole

Il Sole può essere sia maschile che femminile, in base alle associazioni con altri pianeti, stelle e costellazioni. I presagi del Sole sono interpretati sia considerando le variazioni del punto ortivo 4 nel corso dell’anno, sia le variazioni di luminosità al suo sorgere e gli eventuali aloni e oscuramenti (probabilmente causati dalle macchie solari).

Predizione sull’alone solare:

Se nel mese di Nisann il sole è circondato al mattino da un alone: in questo mese verrà un’inondazione [variante: pioverà].

ibid., p. 41

Venere

Venere, di cui si conosce il suo aspetto diurno e notturno, è concepita come bisessuata o, meglio, di sesso maschile come stella del mattino e femminile come stella della sera.

Predizione sul sorgere di Venere:

Se Venere staziona a lungo nella sua posizione: i giorni del re si allungheranno. Se il sorgere [di Venere] è visto in anticipo: il re estenderà la vita del paese.

ibid., p. 16

Giove

A Giove viene annessa importanza riguardo alla sua levata nei diversi mesi, in particolare nel primo giorno del mese e all’ultimo giorno dell’anno, alla sua posizione rispetto ad equatore ed eclittica, al grado di luminosità.

Predizione sulla prima levata mattutina di Giove in Leone:

Se Giove [diventa visibile] in [Ab]: il paese sperimenterà gioia. Se Giove [sorge] sul percorso delle stelle [di Enlil]: il re di Akkad diventerà forte e sconfiggerà i nemici di tutte le altre terre in battaglia.

ibid., p. 32

Saturno

Saturno è osservato a scopi astrologici soprattutto nei suoi aspetti con la Luna; il pianeta “rappresenta” il Sole quando questi tramonta, in un caratteristico scambio di funzioni che vede interessate anche determinate costellazioni, in ragione della simpatia di colore tra stella e pianeta.

Predizione su Saturno nell’alone della Luna in un giorno di Luna piena:

Se la Luna è circondata da un alone e il Sole è nell’alone della Luna: si dirà la verità in tutta la nazione; il figlio dirà la verità al padre; pace universale.

ibid., p. 99

Mercurio

Da Mercurio si traggono auspici e conclusioni sul futuro tramite gli aspetti con Venere e Saturno e la posizione rispetto alla costellazioni.

Predizione sul sorgere serale di Mercurio in Leone:

Se il pianeta sorge in Tammuz: vi saranno morti. Se il Leone è nero: il paese diverrà infelice.

ibid., p. 99

Marte

Di Marte si seguono levate, tramonti, scomparse e ricomparse in cielo dopo 7, 14 e 21 giorni, oltre ai rapporti con altri pianeti e costellazioni e al grado di luminosità.

Predizione su Marte stazionario in Leone:

Se Marte entra in Leone e si ferma [lì]: [vi sarà una] morìa di bestiame.

ibid., p. 48

Lo Zodiaco e le Costellazioni

Planisfero babilonese – The British Museum, London

Il testo di riferimento di cui disponiamo per la conoscenza delle costellazioni zodiacali secondo gli astrologi e astronomi babilonesi è il cosiddetto MUL.APIN (cuneiforme 𒀯𒀳, “Stelle dell’Aratro”), compilato intorno al 1000 a.C. La lista comprende le costellazioni che seguono le 17 (o 18) stazioni lunari. Più tardi, verso il quinto secolo a.C., i testi astronomici babilonesi iniziarono a posizionare pianeti e luminari nei termini di 12 segni fissi di 30 gradi ciascuno per un totale di 360 gradi, sistema che è alla base dello zodiaco tropico odierno.

Lista delle Costellazioni zodiacali

Nota

La lista delle costellazioni inizia con le Pleiadi in Toro perché nella media Età del Bronzo il Sole all’equinozio vernale era prossimo alle Pleiadi e non ancora in Ariete.

Le costellazioni della “Coda” e la “Grande Rondine” (righe 15 e 16) sono anche state interpretate e riunite nella “Coda della Rondine” (Pesci). È il motivo per cui vi è incertezza sul numero effettivo di costellazioni.

Il Calendario

Calendario babilonese raffigurante il dio Shamash (il Sole) – The British Museum, London

Il calendario babilonese era a base lunisolare. L’anno era formato da 12 mesi lunari, e iniziava con l’apparizione della prima luna crescente dell’anno visibile all’orizzonte occidentale al tramonto. Un mese intercalare era inserito ogni due o tre anni circa, dapprima per decreto ma in seguito, a partire dal quinto secolo a.C. con l’affinamento delle conoscenze astronomiche, basandosi sulla previsione dei cicli lunari 7.

In realtà, i calendari utilizzati erano due. Al calendario civile lunisolare si accompagnava il cosiddetto calendario amministrativo, che constava di 12 mesi della durata di 30 giorni ciascuno, per un totale di 360 giorni annuali; le discrepanze dovute alla diversa durata dell’anno solare venivano corrette con le osservazioni astronomiche. Il calendario amministrativo era utilizzato per le transazioni commerciali, il calcolo delle tasse e le osservazioni astronomiche.

Ritroviamo i nomi accadici per i mesi, con poche modifiche, nel calendario ebraico ancora usato oggi, così come in Iraq, in Siria e nei paesi del Levante, anche se essi non si riferiscono ai mesi lunari.

Calendario civile


  1. Austen Henry Layard (1817-1894) fu un assiriologo, storico dell’arte, collezionista, politico e diplomatico inglese. Nato a Parigi e educato in Italia, è principalmente conosciuto per gli scavi archeologici che condusse a Nimrud e a Ninive, dove scoprì nei resti di un palazzo la libreria del re Assurbanipal. I libri sui resoconti dei suoi scavi gli permisero di accumulare una notevole fortuna. La maggior parte dei suoi ritrovamenti sono ora al British Museum. ↩︎
  2. Berosso (c. 340 a.C.) fu un sacerdote babilonese, storico e astronomo, che scrisse tre libri sulla storia e la cultura babilonesi, noto come Babyloniaca, in greco della koinè. Della sua opera rimangono solo alcuni frammenti; tuttavia, grazie all’opera di Eusebio di Cesarea, uno storico cristiano del terzo secolo d.C. e di autori latini come Gerolamo di Stridone, parte dei suoi lavori ci è nota. ↩︎
  3. I motivi di questa “inversione” di genere rispetto ai tradizionali modelli simbolici mediterranei sono di natura essenzialmente prospettica. La prevalenza di una cultura agricola rispetto a quella nomadica privilegia il ruolo “fertilizzante” della Luna nella regolazione dei tempi della semina; lo stesso accade in una cultura come quella giapponese, dove il dio lunare Tsukuyomi rappresenta l’ordine e la ritualità. Pare quindi che i motivi della ripetizione e dell’armonia che ne consegue costituiscano i tratti distintivi per associare un genere, in questo caso maschile, alla divinità lunare. Il satellite era anche considerato amico dei viandanti, perché con la sua luce facilitava gli spostamenti notturni. ↩︎
  4. Il punto ortivo (lat. ortivus, “di nascita”) è il punto in cui l’astro sorge all’orizzonte. ↩︎
  5. Pabilsaĝ è un dio-guerriero mesopotamico, dotato di arco e frecce, nonché giudice e ufficiale divino che governa i beni catastali. È rappresentato dalla costellazione del Sagittario. ↩︎
  6. La dea Anunitu, o Annunitum, è la divinità mesopotamica della guerra e della fertilità, e dea tutelare della città di Akkad. Inizialmente il nome era un epiteto della dea Ishtar, ma in seguito assunse il ruolo di una divinità distinta. ↩︎
  7. I babilonesi utilizzavano, per i loro calcoli sui cicli lunari, quello che in seguito fu noto come ciclo metonico; Metone di Atene fu il matematico greco che per primo lo calcolò. Il ciclo è un periodo di circa 19 anni, o 6940 giorni, dopo i quali le fasi lunari ricorrono nello stesso periodo dell’anno. ↩︎