Nell'aureo mezzo giace la risoluzione degli opposti

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Nel primo Livello della sezione animica ci si è concentrati sul lavoro di catalogazione degli aspetti positivi e negativi in accordo agli Elementi, ottenendo un quadro del nostro substrato psichico ed emozionale; in questo modo si sono ricavati i due specchi dell’anima, che in modo sommario possiamo definire come un elenco rispettivamente delle qualità e dei difetti. L’ulteriore tripartizione dei fattori elementari ci ha fornito una graduatoria in ordine alla maggiore o minore importanza che i singoli aspetti rivestono nella nostra costituzione animica.

Se abbiamo operato con diligenza, siamo in grado di passare alla fase successiva, che consiste nell’equilibrare le influenze elementari in ogni frangente della nostra esistenza. Si tratta chiaramente, come per molte pratiche dell’IIH, di un esercizio che non esaurisce la sua spinta nell’arco di un Livello; ci si attende un atteggiamento attento nei confronti delle debolezze e dei punti di forza, perché l’ambiente e le circostanze ci mettono continuamente alla prova, mutando le dinamiche interiori e rivelando sempre nuovi nodi emotivi che richiedono la nostra attenzione.

Per capire cosa si intende realmente per equilibrio elementare o animico, che è uno stato di avanzata consapevolezza del sé, prendiamo ad esempio la pratica delle arti marziali. Un praticante di arti marziali raggiunge l’efficacia nelle tecniche quando ha raggiunto il punto fondamentale di equilibrio all’interno del corpo su cui fondare i propri movimenti, di modo che in presenza di una pressione o un colpo esterni sia in grado di cedere e contrattaccare senza perdere il bilanciamento. In modo analogo, se manteniamo una vigile attenzione sulla nostra vera natura, cioè se ci poniamo al ‘centro’ del nostro essere psicofisico, agiamo come un fulcro che non viene più smosso dalle correnti emotive negative ma che al contrario le controlla senza rimanerne scosso e sbilanciato. In altre parole, dobbiamo porre gli elementi subconsci e istintivi sotto il dominio cosciente, di modo che a parlare sia il nostro vero sé e non le manifestazioni negative messe in atto dalle abitudini o altro.

L’oroscopo di nascita offre un quadro piuttosto preciso, o meglio un’immagine per simboli dei nostri potenziali nella loro forma pura e incontaminata. Con la crescita e il conseguente fiorire delle risorse individuali, l’incontro con l’ambito familiare, di rapporto, sociale e culturale si risolve in un compromesso che tende a favorire certi aspetti a scapito di altri; così le energie non propriamente espresse rimangono allo stato latente o inconscio generando risposte inappropriate e disarmoniche. Il lavoro sugli Elementi – o sull’oroscopo individuale – serve proprio a sbloccare queste strutture in primo luogo riconoscendole e, in seguito, trasformandole e integrandole in noi stessi; di riflesso l’armonia interiore si rifletterà anche nelle nostre relazioni col mondo.

È ancora necessario un chiarimento sull’utilizzo dei tratti positivi. In questa fase degli esercizi non è necessario rivolgere l’attenzione sulle nostre qualità, se non come coadiuvante nella risoluzione degli aspetti negativi. Se ad esempio siamo pigri e svogliati nello svolgere i doveri quotidiani, ma entusiasti nel fare progetti per il futuro, una volta compreso il meccanismo che ci fa odiare le attività ripetitive proviamo a esaminare ciò che accade in noi quando siamo pieni di energia per suscitare quel sentimento dove più difetta. Ora passiamo alla pratica.


Allo scopo di ottenere l’equilibrio elementare Bardon suggerisce una serie di metodi, che vanno applicati di volta in volta a ciascun difetto:

  • Autosuggestione. Di questo si è già parlato ampiamente in questa sezione. La cosa importante da ricordare è che l’autosuggestione dev’essere impiegata assieme ad altri metodi perché sia realmente efficace; è consigliabile abbinarla alle pratiche dell’assunzione consapevole del cibo e alla magia dell’acqua, concentrando tutti questi metodi sul superamento di uno specifico difetto.
  • Meditazione. Una volta stabilito l’oggetto da cui iniziare, si inizia il lavoro di meditazione. Si cerchi di rispondere a queste domande: Qual è la radice all’origine del difetto? In che modo posso trasmutarlo in senso positivo? Non è possibile eradicare un tratto negativo, ma è auspicabile vederne un utilizzo che si possa armonizzare con l’insieme della personalità. Se, ad esempio, i nostri rapporti affettivi sono distruttivi, è possibile che si debba abbandonare il simulacro di un Io sempre sulla difensiva, approfittando dell’opportunità che l’Altro ci offre, per accedere infine a una relazione creativa libera dai vincoli dell’egoismo; è il sacrificio di un elemento negativo che si muta in risorsa. Può essere spiacevole all’inizio, ma è altamente produttivo. Meditare sul significato degli Elementi nella costituzione individuale o sul simbolismo dell’oroscopo natale – se si ha una certa competenza sull’argomento – facilita questo tipo di lavoro.
  • Forza di volontà. Questo è il metodo più diretto ma che richiede una volontà soverchiante o quantomeno la ferma decisione di controllare le proprie passioni. È facile, infatti, fare sfoggio di intenzioni drastiche riguardo i propri vizi, per poi scoprire il giorno successivo che il nostro inconscio subdolamente trama per una resa incondizionata alle abitudini di sempre. Per rafforzare la volontà, oltre a meditare sulla radice del problema, ci si può fermamente concentrare sugli aspetti benefici che derivano dal valutare l’alternativa positiva; nel caso ad esempio di un bulimico, la rinuncia al mangiare compulsivo apporterebbe indubbi benefici alla salute complessiva.

Alcune raccomandazioni finali sulla pratica:

  • È opportuno impiegare di concerto tutte e tre le pratiche; in questo modo i tempi di sviluppo si accorciano. Il metodo migliore consiste nell’utilizzarle orientandole verso un unico desiderio.
  • Bardon consiglia alternativamente due metodi per affrontare i propri difetti: partendo dai più impegnativi per poi rivolgersi a quelli di minore entità; oppure, se si ritiene di non essere sufficientemente forti, iniziare ad esercitarsi con le piccole debolezze. Il vantaggio nella precedenza data agli aspetti più astiosi della propria natura è che questi spesso comprendono nodi psichici derivati; partendo dal più grande si ha quindi l’opportunità di reintegrare contestualmente gli aspetti minori.
  • Questa pratica è intesa come un percorso di formazione animica destinato a durare nel tempo, e a adattarsi alle esperienze che nel frattempo si incontrano; non avrebbe quindi senso limitarla a un periodo più o meno breve. L’importante è sforzarsi di risolvere i nodi psichici più salienti, perché un equilibrio di base degli Elementi è essenziale per proseguire nello sviluppo ermetico.

Con questa sezione termina la formazione animica del Livello II.  

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