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Il titolo di questa introduzione può sembrare inquietante e persino intriso di sensazionalismo “magico”, alla luce di una certa letteratura prodotta sull’argomento; ma nulla di tutto ciò corrisponde alla realtà dei fatti. Questi esseri, a cui Bardon accenna nella formazione fisica del Sesto Livello, giungono all’esistenza quando la nostra coscienza interagisce con determinate forze, provocandone la coagulazione a livello astrale o mentale. Non necessariamente sono visibili; se lo diventano, la loro forma è strettamente simbolica, presa a prestito dalla funzione che rappresentano: ad esempio, un’entità nata dall’ira assumerà una forma spaventosa o terrificante, mentre pensieri d’amore e di comprensione generano immagini benevole e benedicenti. Tutto ciò accade sui piani, livelli o regioni della realtà che la cosmologia esoterica definisce “sottili”.

Il problema dei tre corpi

Un piano è uno stato di realtà che corrisponde a una categoria dell’esperienza dell’essere; quando ci riferiamo all’essere in sé, cioè al portatore dell’esperienza su un determinato piano, parliamo del corpo. Gli insegnamenti religiosi ed esoterici hanno proposto nel tempo una suddivisione principale di questi stati e corpi: fisico, eterico, astrale, mentale, causale, illusorio, spirituale.

I nomi e i numeri di questi corpi variano a seconda degli insegnamenti (nel nostro caso consideriamo i corpi fisico, astrale e mentale), ma il loro significato intrinseco non muta. È importante notare che non si tratta né di una sequenza di corpi né di una loro quantizzazione, come se fossero entità separate; essi agiscono in sovrapposizione o in interpenetrazione tra loro. Quando svolgiamo qualsiasi attività (con il corpo fisico), l’atto necessario per portarla a termine non esaurisce tutte le forze in gioco: sperimentiamo un sentimento positivo o negativo nei confronti di ciò che stiamo facendo (corpo astrale o emozionale), e il corpo mentale dirige l’azione proiettando schemi e pensieri che l’organizzano.

Normalmente non siamo consapevoli di tali distinzioni nel nostro agire e, in un certo senso, è meglio così: un individuo non addestrato sperimenterebbe fenomeni di dissociazione se dovesse esercitare un controllo cosciente su ogni fase separata dei suoi stati grossolani e sottili. Negli insegnamenti mentali del Sesto Livello, Bardon introduce una serie di esercizi che mirano a rafforzare l’autoconsapevolezza di questi stati, familiarizzandosi con un’azione in tre parti, così da spostare l’attenzione cosciente su ogni singolo corpo. Questi esercizi saranno utili nelle pratiche successive di vagabondaggio astrale e mentale.

Il regno fisico

Il regno fisico si riferisce al piano di esistenza in cui le dinamiche spaziotemporali consentono il manifestarsi della materia, dell’energia e della realtà come la sperimentiamo. Qui, l’interazione con il mondo è mediata dai sensi fisici e dall’elaborazione cerebrale dei dati ricevuti. Si tratta quindi di una conoscenza riflessiva che si esprime creando uno spazio di rappresentazione in cui osservatore e fenomeno si confrontano, cercando di postulare un’esperienza del mondo dettata dall’esame dialettico di quest’ultima. Vige, insomma, il principio dualistico, che richiede la separazione spaziale e temporale tra il sé e gli oggetti della percezione.

Il regno astrale

Platone insegnava che le stelle erano composte di un elemento diverso dai quattro elementi classici (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), il cosiddetto Etere o Quintessenza. Anche la psiche – l’aspetto anima o essenza dell’individuo secondo l’etimo greco – è composta della stessa sostanza delle stelle, così che questa similitudine crea l’alleanza micro-macrocosmica tra l’uomo e le sfere celesti. In questo insegnamento risiede l’origine dell’aggettivo “astrale” che accompagna la definizione di questo stato effimero – non propriamente classificabile come fisico – da cui sorgono gli elementi grossolani alla radice della nostra esperienza terrena.

Il corpo astrale è, di conseguenza, il campo dell’energia primordiale che ci collega agli aspetti sottili degli elementi alla base della manifestazione mondana. A volte il corpo astrale viene denominato “corpo emozionale”, in riferimento al significato sanscrito di kamarupa, che, tra le sue varie accezioni, include quella di “desiderio o volontà di assumere una forma”. Emozioni e sentimenti sono all’origine dell’attaccamento alle forme della nostra esperienza sul piano fisico; essi costituiscono il ponte che ci lega in modo ineludibile al predominio di una rappresentazione materiale della realtà. Sul piano fisico, percepiamo il corpo astrale come l’insieme di emozioni e sentimenti.

Quando si parla di “viaggio astrale” o di OBE (out-of-body experience, esperienza extracorporea), si intende la possibilità di percepire, grazie a diversi tipi di pratica o a causa di shock esistenziali particolarmente potenti, le espressioni emotive e causali all’origine delle manifestazioni formali; è quasi una collezione di simboli che rivelano, in forme plastiche, passato, presente e futuro delle nostre esperienze, in una successione spaziale priva della dimensione temporale, inglobata nel simbolo stesso.

I vagabondaggi nel mondo astrale possono includere il contatto con esseri elementari o con le coscienze dei trapassati ancora parzialmente individuate; questi contatti, per necessità, assumono una forma simbolica dettata dalla cultura di riferimento o da altri fattori, che consente alla nostra coscienza di interagire con esperienze altrimenti non intelligibili.

Il regno mentale

Spostandoci verso un piano eterico ancora più sottile, incontriamo il regno mentale, che, per necessità dialettica, definiamo “luogo”, ma che, nella realtà, preesiste alla conoscenza distintiva e quindi precede le categorie spaziotemporali.

Il regno mentale, nel suo aspetto più elevato e spirituale, è il regno dell’essenza e delle cause prime, che le diverse tradizioni hanno popolato di figure eteree, ad esempio nell’angelologia cristiana. Da questa essenza emanano le idee, cioè l’aspetto finito di un piano causale di per sé privo di dimensioni e quindi non conoscibile da una conoscenza dualistica.

Platone, nei suoi Dialoghi, postulava l’esistenza di entità immutabili e perfette, chiamate Idee o Forme, di cui il nostro mondo, come percepito dai sensi, è solo un’ombra o un riflesso imperfetto. Per la dottrina ermetica, le idee sono il modo in cui il nostro corpo mentale percepisce l’essenza infinita delle cose. Da una singola idea possono scaturire innumerevoli pensieri, frutto dell’elaborazione mentale; a loro volta, questi sono rivestiti di contenuti emotivi che contribuiscono al chiacchiericcio mentale e, di seguito, all’elaborazione dialettica dei pensieri stessi, che danno origine alla parola e agli atti. Con la disciplina ermetica, questo flusso può essere invertito per tornare all’origine, ad esempio nelle pratiche di concentrazione su un punto e sul vuoto mentale.

Gli Elementali

Gli Elementali sono essenze mentali create dallo sperimentatore nel regno mentale. La funzione di un Elementale è portare a termine, sul piano mentale, un compito assegnatogli dal praticante, attribuendolo alla sfera mentale della persona che si desidera influenzare. Nella sezione pratica della formazione fisica sono forniti tutti i dettagli necessari per creare un Elementale.

Le Larve

Le larve sono creazioni involontarie che si formano nella sfera mentale a causa di forti sollecitazioni ed eccitazioni fisiche ed emotive. L’impulso fornito da ossessioni sessuali, paura, invidia, gelosia e simili crea una sorta di organismo autonomo, la cui indipendenza è strettamente legata alla forza dell’eccitazione dominante. Continuando a perseguire l’ossessione, la larva si rafforza e diventa sempre più difficile da sradicare con un semplice atto di volontà. In effetti, una volta che una parte della nostra sostanza mentale si tramuta in larva, questa farà di tutto per sopravvivere e propagarsi.

I sintomi presenti quando una o più larve assumono il controllo della personalità non si discostano da quelli descritti nella letteratura psichiatrica come sintomi psicotici: illusioni, pensiero e parola disorganizzati, modificazioni comportamentali, disturbi emotivi ed altro. In effetti, non ha alcuna importanza definirle larve o disturbi psicotici: si tratta della stessa alterazione del campo mentale descritta secondo paradigmi diversi, presente in tutti noi a gradi diversi di intensità, senza necessariamente sfociare in psicosi.

Il praticante ha bisogno di esercitare un controllo sul pensiero per evitare la proliferazione di tali creazioni involontarie, che, alla lunga, si rivelerebbero ostacoli insormontabili al proseguimento della sua evoluzione.

Gli esercizi sulle discipline del pensiero, sull’introspezione degli aspetti negativi e sull’autosuggestione, ampiamente descritti nel Primo Livello dell’opera di Bardon, sono appositamente studiati per il controllo degli stati mentali che, se non addestrati, porterebbero alla formazione di impedimenti alla pratica, quali, appunto, le larve.

I Fantasmi

I Fantasmi, a differenza delle Larve che assumono una veste mentale occasionata dall’eccitazione, sono il prodotto di un’immagine distorta della realtà, a cui la mente si lega sino a creare, sul piano astrale e anche fisico, una forma capace di monopolizzare l’esistenza di un individuo.

Bardon descrive due tipi di fantasmi. Il primo tipo riecheggia i tratti della tipica mania di persecuzione: si insinua prima il sospetto e poi la certezza che una persona –  o un’organizzazione – riveli una singolare attenzione verso il soggetto preso di mira; di lì in avanti, si instaura la convinzione che qualunque atto, sguardo o comportamento del perseguitante sia la causa di incidenti sfortunati non più attribuibili al caso, bensì a una precisa regia malvagia. L’immagine di tale figura acquista contorni sempre più vividi: il fantasma, appunto, di un essere che conduce all’esaurimento, alla follia o, nei casi più estremi, al suicidio.

Il secondo tipo di fantasmi ci riporta all’antica tradizione degli incubi e dei succubi, rispettivamente demoni maschili e femminili che seducono i dormienti con immagini erotiche e con attività sessuali notturne; i demoni mesopotamici Lilu e Lilitu ne sono un esempio. In questo caso, il fantasma è creato dall’immagine di una persona vivente, che diviene il veicolo di una brama e di una frenesia incapace di soddisfarsi sul piano fisico. All’inizio, il sogno diventa il veicolo onirico che consente di sfogare la passione insoddisfatta. Le polluzioni e gli orgasmi notturni rafforzano il legame con questi esseri, che, a tutti gli effetti, si nutrono dell’energia vitale accumulata nello sperma. Giunti a questo punto, la volontà del soggetto diminuisce drasticamente: subentrano la sovreccitazione e gli stimoli artificiali agli organi genitali, come l’onanismo esasperato; il piacere giunge a dominare quasi tutti gli aspetti della vita, spogliando l’individuo di una vita autonoma.

Gli Spettri o Ombre

Qui entriamo in un campo soggetto a interpretazioni fuorvianti. Quando una persona abbandona le spoglie mortali, la sua coscienza cessa di apparire alla nostra percezione spazio-temporale e l’individualità cede il passo al più ampio sé, alla stregua di una cellula che per la prima volta diventa consapevole di appartenere a un organismo ben più vasto. Questa condizione, che Bardon chiama “quarto stato di aggregazione”, “principio akashico” o, più prosaicamente, “aldilà”, è accessibile in determinate circostanze o attraverso le varie pratiche di comunicazione passiva.

I cosiddetti “spettri” sono invece affini alle rappresentazioni animate di persone decedute, alla stregua di quanto si è detto a proposito dei fantasmi. Il ricordo, il lutto, le memorie legate al defunto sostengono e alimentano un’immagine che, col tempo, acquisisce un’esistenza vicaria, nutrita dal desiderio dell’orante di una continuità del rapporto con il defunto che, di fatto, non può più sussistere, ma che, tuttavia, crea un’ombra di ciò che fu.

Quest’ombra o spettro assume una consistenza sottile proporzionale all’intensità e alla ripetizione del ricordo. Questo è il fenomeno all’origine delle apparizioni spiritiche nei circoli medianici; quanto più il medium insiste nelle pratiche evocatorie, tanto maggiore sarà la persistenza di queste ombre, che infine diventano meccanismi autonomi in grado di vampirizzare l’energia vitale degli astanti ai fini della loro autoconservazione.

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