La mente senza pensieri

La pratica del vuoto mentale è l’esercizio finale della formazione mentale per il Livello I. Esaminando con attenzione lo svolgersi degli esercizi precedenti, ci accorgiamo che si tratta della conclusione naturale di un percorso iniziato con l’osservazione cosciente del pensiero, intermediato dalla sincronizzazione di pensiero e azione a cui è seguita la padronanza sul pensiero stesso attraverso la concentrazione su un punto.

Queste pratiche hanno lo scopo di far acquisire una certa familiarità con uno stato che si situa su un piano diverso da quello cerebrale. La funzione del cervello consiste nell’elaborare i dati percepiti attraverso l’apparato sensorio al fine di restituire un’interpretazione che rispecchi la nostra condizione umana; in questo senso esso è un organo riflettente, che si limita a creare una immagine della realtà adeguata al nostro essere nel mondo. Il cervello non smette mai realmente di elaborare dei pensieri. Credere di mitigare il flusso mentale tacitando la funzione cerebrale è come cercare di svuotare l’oceano con un secchiello; quindi, occorre un cambio di paradigma.

Essere all’interno della funzione cerebrale quando un pensiero si manifesta limita la nostra visione prospettica, impedendoci di risalire all’origine del fenomeno; facendo uso di un’analogia, siamo come l’occhio che può vedere tutto tranne se stesso. Nelle pratiche precedenti abbiamo appreso a elevare il nostro livello di consapevolezza, il che ci consente di modellare l’output cerebrale per ottenere il risultato desiderato, il controllo del pensiero e la sua emancipazione dal normale processo di apprendimento distintivo. Questo significa che ci avviciniamo al punto precognitivo che anticipa il formarsi di idee, parole, ecc. È il potenziale che si rivela come silenzio interiore, lo stato in cui l’io cessa di identificarsi con il susseguirsi dei pensieri focalizzandosi invece sul vuoto che intercorre tra di essi. Questo vuoto, lungi dall’essere un’assenza, è il fondamento della consapevolezza superiore, il sé, che precede il formarsi del dualismo soggetto-oggetto.


Per quanto riguarda la pratica, anche in questo caso Bardon è piuttosto parco di spiegazioni, rivolgendosi chiaramente a una platea di praticanti con cui era in stretto contatto. Sedete comodamente su una poltrona o sdraiatevi su un letto con gli occhi chiusi. Ogni volta che sorge un pensiero allontanatelo con forza, sino a rimanere in uno stato di vuoto mentale. All’inizio si tratterà di pochi istanti, ma con la pratica i periodi di assenza di pensiero si allungheranno. Lo scopo dell’esercizio si considera raggiunto se si rimane nello stato di vuoto per dieci minuti, senza distrarsi o addormentarsi.


Tra gli esercizi mentali del Livello I questo è forse il più difficile da elaborare. Il modo di procedere indicato da Bardon è molto diretto, richiede forza di volontà e perseveranza; bisogna inoltre avere l’accortezza di non pensare di eliminare i pensieri, perché quello è un altro pensiero. È un metodo che pretende una presenza assoluta e la capacità di non farsi distrarre da pensieri “civetta” in grado di deviare subdolamente l’attenzione dal fine che ci si è proposti. Lo stesso dicasi per le emozioni, altra fonte di distrazioni, specie se positive.

Un altro metodo di procedere sta nell’iniziare la pratica del vuoto dallo stato di concentrazione su un punto; in questo modo si parte da uno stadio avanzato di attenzione e non si ha a che fare con una ridda di pensieri. Come alternativa a questo sistema si può concentrare l’attenzione su un elemento esterno – nella tradizione buddhista tibetana si usa ad esempio una lettera dell’alfabeto – ma può andare bene un simbolo grafico o geometrico semplici. Alcuni utilizzano l’attenzione sul respiro per distogliere l’attenzione dai processi mentali, ma ciò ottiene generalmente lo scopo di acquietare la mente, non di svuotarla dei pensieri; tuttavia, la si può sperimentare come tecnica di esordio.


Per ottenere qualche risultato un praticante di capacità medie impiega in genere dalle quattro alle sei settimane. Naturalmente, trattandosi del primo Livello, non è richiesta la perfezione assoluta; quello che si deve ottenere è l’attitudine a indirizzare consapevolmente la mente utilizzando la volontà. La capacità di raggiungere il vuoto mentale è un requisito essenziale per i Livelli successivi; quindi, la pratica andrà costantemente migliorata nel tempo.

Vi sono dei segni che offrono un indizio sulla riuscita della pratica? Dipende dallo stadio raggiunto. L’effettiva assenza di pensieri è il primo passo, a cui in seguito si accompagna l’abilità di suscitare lo stato di vuoto in un istante. Alcune esperienze particolari sono indicative di una sempre maggiore integrazione del sé nell’abito mentale; ad esempio, si può sperimentare una specie di blocco dei pensieri, simile all’acqua che ghiaccia improvvisamente in un tubo, oppure una condizione di chiarezza difficile da descrivere.

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