Le ali della libertà
Andreas Cellarius – Harmonia Macrocosmica

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La latitudine celeste misura l’altezza nord e sud di un pianeta rispetto al piano dell’eclittica (dato dal moto apparente del Sole, che quindi ha latitudine geocentrica 0°).

Dal punto di vista interpretativo, la maggior parte degli autori moderni assegna un ruolo alquanto subordinato agli aspetti di latitudine, anche perché le orbite planetarie tranne quella di Plutone – che ha un’eccentricità massima di circa 17° – giacciono pressappoco sul piano dell’eclittica. Si è già accennato a questo proposito al maggiore interesse sorto oggi sugli aspetti in declinazione. Nell’astrologia tradizionale, a parte l’ovvia considerazione data alla variazione in declinazione del Sole all’origine dei fenomeni stagionali, la vicinanza dei pianeti classici al piano di rivoluzione terrestre ha sempre giocato in favore degli aspetti in latitudine relativi all’eclittica, se pure in modo marginale rispetto agli aspetti in longitudine.

Nell’applicazione dei valori di latitudine sorgono tuttavia dei problemi. Escluso Plutone, tutti gli altri pianeti si posizionano entro una fascia massima di 7° a nord e a sud dell’eclittica. Mercurio può trovarsi al limite di questa fascia, ma Marte non se ne discosta che di 1°19’ e Urano, con i suoi 0°8’, giace praticamente sul piano; ciò pone dei problemi nel calcolo delle orbite di tolleranza nella formazione di un aspetto, col rischio di avere molti pianeti quasi sempre in stretto contatto. Infatti, la considerazione prevalente in merito all’utilizzo dei paralleli di latitudine consiste nell’annotarne la posizione nord o sud rispetto all’eclittica, assegnando a tale posizione un valore di forza o debolezza sulla certi aspetti del tema. Diversamente, l’orbita considerata è di un grado (per i pianeti classici).

Tolomeo dedica un aforisma all’argomento:

I [pianeti] Maestri della natività delle persone snelle non hanno latitudine, al contrario delle persone grasse; se in latitudine sud, il Nativo sarà agile; se nord, sarà più fiacco.

— Tolomeo – Centiloquio – aforisma LIII

Per Maestro della natività non si intende il pianeta che governa il segno Ascendente, come è d’uso attualmente. Uno dei metodi utilizzati per questo calcolo, ad esempio quello considerato da Porfirio nella sua introduzione al Tetrabiblos, definiva come Maestro della natività il pianeta domiciliato nel segno del Sole, della Luna o dell’Ascendente, scelti in base alla loro forza nel tema.

Nell’astrologia oraria, viceversa, si considera che un pianeta rafforza l’espressione di un giudizio quanto più è elevato in latitudine nord, mentre ne viene indebolito quanto più discende in latitudine sud. Il pianeta o i pianeti presi in considerazione sono quelli che governano la domanda posta.

In ultima analisi, quanto più un pianeta è prossimo alla latitudine 0°, tanto più esso è in grado di armonizzarsi con le altre dinamiche planetarie e di partecipare all’ordinamento zodiacale sul piano ideale rappresentato dall’eclittica. Il discostarsi in latitudine è un po’ come accentuare la propria natura unica nell’ambito di un insieme ordinato, il che può essere un vantaggio in alcuni casi o costituire una debolezza in altri. Plutone rappresenta un caso a sé; la sua ampia escursione oltre il piano dell’eclittica è la norma, quasi a voler accentuare la sua lontananza dall’esperienza cosciente, il suo agire in sottofondo. Nel 1930, anno della sua scoperta, era congiunto all’eclittica, così come nel 2018.