Pubblicato su Quora

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Intanto qualche chiarimento sulla data di inizio dell’Era dei Pesci. La data riferita (67 a.C.) è quella computata secondo le indicazioni dell’Unione Astronomica Internazionale, basandosi sull’allineamento del punto vernale con i contorni effettivi della costellazione reale. Tuttavia l’astrologia occidentale non utilizza le costellazioni reali perché è basata sullo zodiaco tropico, dove i segni zodiacali sono tutti di eguale estensione e sono ripartizioni fittizie dell’eclittica a partire dal punto vernale; quindi se non si conosce la data di inizio di un’era è molto difficile stabilire l’inizio dell’era successiva. Sono state proposte molte date in base a motivazioni più o meno sensate; per fare un esempio, secondo lo zodiaco siderale in uso nell’astrologia vedica l’Era dei Pesci inizia all’equinozio di primavera del 360 d.C. Tutto questo per spiegare che non può esservi un collegamento tra le due circostanze.

Il simbolo del pesce fu in realtà comune a molte tradizioni tra le quali, per citarne una, quella indiana. Qui la prima emanazione di Viṣṇu, la divinità preposta alla conservazione dell’universo, si presenta sotto forma di pesce o di uomo-pesce (Matsyāvatāra). Vi sono molte leggende, nei Vedā e nei Purāṇa, che interpretano Matsyā come salvatore dell’umanità dal diluvio, facendone un antesignano del Noè biblico. In alcune di esse si narra che l’asura Hayagrīva, alla fine (il diluvio) di un kalpa o ciclo cosmico di esistenza, ruba le sacre scritture (i Vedā) dal dormiente Brahmā, creatore dell’universo, e cerca di distruggerle buttandole nell’oceano. Viṣṇu si trasforma in pesce e recupera i Vedā, facendo dono di questi insegnamenti ai setti Ṛṣi, i veggenti che hanno il compito di preparare l’umanità al successivo ciclo di esistenza. In queste leggende il pesce simboleggia il recupero della coscienza dall’oceano dell’indifferenziato, il legame con il divino che si riflette nella creazione di una nuova era dell’umanità, dopo che la perdita di contatto con la fonte ne ha causato la distruzione.

Nel cristianesimo il simbolo del pesce in associazione a Cristo fa la sua comparsa nelle comunità cristiane dei primi anni, presumibilmente proveniente da Alessandria. Il termine greco ἰχθύςl (ichtus) che ne accompagnò la diffusione fu reso come acronimo di Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr, ovvero Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. Tertulliano, autore cristiano delle province africane di Roma, nella sua opera De Baptismo dice: “Noi, piccoli pesci, a immagine del nostro Ichtus, Gesù Cristo, siamo nati nell’acqua (del battesimo)”. Nei Vangeli l’unico riferimento pare essere Marco, 1: 16–18: “… egli vide Simone e Andrea, il fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E Gesù disse loro: Seguitemi, ed io farò di voi dei pescatori d’uomini”.

Per quanto brevi e incomplete, queste citazioni mettono in luce alcuni apparentamenti simbolici molto importanti. Intanto Gesù è il Salvatore, ma per quale motivo? Perché è figlio di Dio, è la divinità discesa nella carne, che sceglie di immolarsi in quanto uomo per fare dono della luce spirituale. È il piccolo pesce che diventa nuovamente grande, e che sceglie di insegnare agli uomini la via della grandezza per riportarli nelle braccia del divino. Come nella letteratura vedica e puranica, il pesce diviene l’immagine della rinascita, del sorgere dagli abissi, là grazie al recupero delle sacre scritture (la conoscenza), qui per mezzo dell’acqua battesimale benedetta e purificatrice. Del resto anche il glifo zodiacale del segno dei Pesci esprime un significato di rinnovamento, di transizione verso un nuovo ciclo.

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