Nettuno unifica in una sola realtà l’esperienza materiale con quella spirituale, svelando il campo delle indefinite possibilità dell’essere alla ricerca del sogno da realizzare

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Nettuno propone all’individuo un modo di vedere che trascende lo strumento riflessivo o analitico. La visione nettuniana attraversa tutti gli stati dell’essere – non solo lo stato dell’esperienza umana – unendoli per il tramite del linguaggio dei simboli; in questo modo il sé individuale è partecipe almeno in parte di un’esperienza transpersonale e universale.

L’esperienza nettuniana degli stati di picco sottende il sorgere di aspetti inconsci che possono condurre a una condizione psichica non familiare, che spazia dall’esaltazione generata dalla percezione di una coscienza cosmica alla paura di perdere se stessi. È ciò che accade dopo, una volta rientrati nella sfera di Saturno, a fornire l’esatta misura dell’esperienza. Se nella maggior parte dei casi si verifica un disorientamento, una coscienza dotata di una visione del mondo filosofica o religiosa può integrare in tutto o in parte quanto svelato in un percorso di maturazione spirituale.

Uno dei tratti principali dell’azione nettuniana sull’individuo, oltre a quello di veicolare il primato della collettività sull’identità personale, consiste nell’opera di decondizionamento dallo scenario tradizionale e educativo che ci circonda sin dalla nascita. È una trasmutazione che, quando attivata, tende a generare il rifiuto dei processi formativi che integrano l’individuo in un contesto sociale di riferimento attraverso lo sviluppo emotivo e intellettuale tipico di una determinata cultura, ma che in alcuni casi viene ritualizzata sino ad assumere tratti non egocentrici. In questo caso risulta una sorta di accettazione dell’esperienza mondana grazie al completarsi della visione individuale in quella universale, che così assume un senso inatteso. Ricordiamo che il rito, in quanto azione sacrale, come suggerisce l’etimo del nome scandisce l’osservanza all’ordine stabilito dagli dèi: è una sorta di disposizione “numerica” della realtà che assegna a quest’ultima un significato dato dal piano spirituale a una manifestazione materiale altrimenti caotica. Essere non egocentrici comporta esattamente il compiere un processo di spersonalizzazione che, lungi dal minare le fondamenta dell’essere, offre una comprensione profonda dei significati universali e collettivi dell’esperienza umana, affrancando l’individuo dal condizionamento dei limitati orizzonti mondani. Così il percorso nettuniano si chiude: l’individuo limitato, oppresso dai rigidi schemi sociali, li trascende, e ritorna all’individualità libero dai preconcetti, libero dalle costrizioni del passato, finalmente in grado di comprendere il significato dei suoi atti e di immergersi nella collettività in piena consapevolezza. Si tratta naturalmente di un percorso ideale, che il più delle volte risulta in un agire nebuloso e velleitario che conduce alla dipendenza onirica o alla capitolazione sociale.

Il fondamento dell’agire nettuniano, presso coloro che sono in grado di reggerne l’impatto, è il sogno che diviene realtà, l’utopia di oggi che prefigura la consistenza del domani, l’agente propulsivo che trasforma alcuni uomini in visionari rapiti da una rivelazione quasi “divina” che trascina l’umanità verso nuove mete. Essi sono coloro che vivono la libertà e non la subiscono, che sono affrancati dalla necessità di una scelta imposta dalla visione dualistica, che non necessitano di alternative perché sono identificati con il loro destino.

Secondo tale pensiero la ricerca di una realizzazione individuale in senso trascendente non deve negare il dualismo, ma anzi affermarlo come antidoto all’illusione nettuniana. L’idea di essere “uno” e di rimanere tale si scontra con l’assioma che l’unità già presuppone concettualmente la molteplicità. Conseguentemente la ricerca unitiva, per essere funzionale, deve servire da stimolo a una sempre maggiore espansione della coscienza che guardi alla totalità come suo modello, e che quindi superi la visione dualistica separativa per integrarla nel vasto gioco cosmico dell’Uno che è nello stesso tempo molteplice, che svela se stesso attraverso la manifestazione spaziotemporale. È lo stesso pensiero espresso in una delle più alte vette della speculazione metafisica indiana, l’Advaita Vedanta, dove il concetto non concettuale dell’unità è definito nei termini negativi della non dualità, neti neti (non questo, non quello). Poiché Nettuno rimanda a una coscienza di tipo ‘oceanico’, allargata non solo al puro afflato contemplativo e idealistico ma anche alla sua applicazione nella pratica quotidiana, sfatiamo il mito di una separazione tra l’esperienza materiale e quella spirituale. La capacità di sintesi raggiunta dalla coscienza eidetica consente di creare un legame tra realtà apparentemente separate. Una tale coscienza riconosce il mondo dell’esperienza secolare come manifestazione del mondo dello spirito; dove per spirito si intende la realtà in potenza, mentre il mondo che conosciamo attraverso i nostri sensi è una delle sue tante manifestazioni possibili. Nettuno è le forme indefinite del reale, il sogno o l’ideale non ancora attualizzati, la chimera che mai diverrà e che pure serve da guida verso orizzonti sconosciuti. Solo i pochi che riescono a sollevare il velo dell’indeterminato possono giungere ai piani evolutivi della nostra realtà presente, trasformare il caos in visione superiore, andando oltre la barriera egoica rappresentata da Saturno.

Nettuno: estasi, fascino e carisma

Un’ulteriore associazione di Nettuno riporta alle tendenze estatiche legate al suo simbolismo. Nella sua accezione etimologica di ἐξίστημι, mettere fuori o uscire da sé, l’estasi rappresenta il tentativo di raggiungere uno stato unitivo dove le barriere dell’ego sono temporaneamente dissolte – l’afflato mistico in cui cessano le distinzioni separative. Invero anche qui l’apertura nettuniana può offrire esperienze inconsistenti. Se non si prende in considerazione la necessità di una polarizzazione dualistica per l’espressione vitale, il sogno nettuniano rimane tale, portando come conseguenza all’abbandono temporaneo delle difficoltà dell’esistenza attraverso le droghe, le bevande inebrianti, le sperimentazioni pseudo-liberatorie. L’esperienza dualistica è necessaria per affinare e portare l’individuo al massimo grado di consapevolezza, raggiunto il quale egli è libero di travalicare i limiti espressi da Saturno per accedere in piena coscienza a realtà sempre più universali (universus, tutto intero).

È interessante a questo punto argomentare su di un’altra attribuzione delle qualità nettuniane, il fascino. Il significato originale dell’etimo rimanda al latino fascinum, maleficio, influenza malefica, che per estensione diviene la potenza di attrazione e seduzione esercitata da alcuni individui o da circostanze varie. Ciò che accomuna il sesso – o in senso più ampio il sentimento amoroso – e la fascinazione è indubbiamente un magnetismo che supera le difese razionali e accede direttamente al cuore dell’individuo, rendendolo o succube o rapito. La bontà del procedimento è insita naturalmente nell’oggetto del desiderio, che nel puro di cuore diviene l’amore compassionevole per gli altri esseri, e per gli altri, a vari gradi, l’impellente soddisfacimento dei propri attaccamenti cedendo all’attrazione del momento. Da questo punto di vista viene da pensare che nella sua originale accezione “malefica” il fascino non abbia nulla a che fare con le vette di rapimento estatico che Nettuno è in grado di evocare; esso è piuttosto un rientrare nella sfera dell’attrazione centripeta, un’azione “diabolica”, etimologicamente di “separazione” (gr. διαβάλλω) dalla totalità universale.

Il tipo nettuniano può anche essere associato al “carismatico”, a colui le cui parole evocano immagini che possiedono un grande potere di trasformazione. Il termine carisma (derivazione del gr. χάρις, ‘grazia’) implica che l’individuo carismatico abbia ricevuto la conoscenza del soprannaturale e sia quindi in grado di trasmetterla spontaneamente a vantaggio della comunità; egli opera dunque come un canale che infonde nel prossimo valori e sentimenti in grado di ampliare per immagini la consapevolezza individuale, vivificando i grandi miti dell’umanità grazie alla sua conoscenza ‘eidetica’ che giunge all’essenza delle cose. A questo punto si impone una digressione, onde sfatare alcuni luoghi comuni. Nettuno viene comunemente associato, nel linguaggio astrologico, a uno stato di ‘latenza’ della coscienza, tanto che le immagini ad esso correlate rimandano agli aspetti universalistici, mistici, collettivi dell’esperienza individuale, quando non a stati psichici e mentali allucinatori e confusionari in presenza di tratti negativi: è insomma un’estensione della percezione onirica portata nella condizione di veglia. Ma ciò è valido solo nel caso in cui non si è in presenza di una coscienza cosiddetta “eidetica”, cioè di un modello di coscienza che poggia sulla conoscenza diretta delle cose, dove il ‘vedere’ e il ‘conoscere’ coincidono (il termine deriva dalla radice greca εἰδ, ‘vedere’). Il ‘fascino carismatico’, quando non è una posa volta al proprio e all’altrui inganno, si attualizza a livello individuale come un tratto estremamente lucido, capace con la nitidezza della propria percezione di trarre fuori dalla confusione la massa che aspira a un ideale ancora privo di direzione. Un simile individuo diviene una guida per chi ‘sogna ad occhi aperti’ o per chi esprime il simbolo nettuniano in modo privo di forma. Nettuno rivela così la sua doppia valenza: in un senso è il principio di indeterminatezza, matrice cosmica in attesa di acquisire un significato; e qui ben se ne evidenzia il domicilio diurno in Pesci. Nell’altro senso Nettuno riveste il ruolo di guida carismatica capace di produrre un significato da una realtà onirica altrimenti caotica e diacronica; in un certo senso esso interagisce con Giove ora nella sua veste di reggente notturno dei Pesci, trasfigurandone la sua architettura metabolica e assimilativa per adattarla all’ingresso nella più ampia realtà spirituale, la sua ottava superiore che travalica i bastioni saturnini della corazza egoica.

Nettuno e la rivoluzione industriale

La scoperta di Nettuno coincide con l’inizio della rivoluzione industriale. Essa ebbe l’effetto di generare una nuova classe sociale, quella dei cosiddetti schiavi a salario. In questa trasformazione vediamo Nettuno agire come un grande livellatore che smorza, quando non elimina, le differenze soffocando le espressioni individuali, consentendo ai pochi di ottenere il controllo su una massa lavorativa facilmente plasmabile. Ma quasi contemporaneamente sorge l’ideologia comunista, la cui finalità consiste nel risvegliare il grande sogno nettuniano attraverso la presa di coscienza del lavoratore inteso come partecipante attivo e consapevole dei mezzi di produzione dei beni. È lo stesso processo dicotomico che vediamo oggi svolgersi su larga scala per il tramite della globalizzazione consumistica, che lungi dal rappresentare il viatico per la democratizzazione della società, si rivela ancor più come uno strumento di dominio. Ciò che vi fa da contraltare in questo caso si esprime in un tentativo di decondizionamento individuale attraverso l’utopia, la religione, i movimenti new-age, il pensiero esoterico; ma sino a che non sopravviene la catarsi, l’irreversibilità di un processo che conduce realmente alla trasmutazione dell’egocentrismo in fratellanza universale, tutti i sogni rimangono irrealizzabili. Forse la concomitante azione di Plutone può consentire un’accelerazione del processo, a patto che non porti a qualche tipo di autoritarismo fanatico.


Bibiliografia

  • Rudhyar, Dane – The Galactic Dimension of Astrology – New York 1975

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