Astrologie a confronto
Pubblicato su: Osservatore Astrologico – n. 5 gennaio 1986
Prefazione
In un articolo pubblicato qualche decennio fa, cercavo di inquadrare prospetticamente il divario tra i sistemi predittivi dell’antica Cina, che utilizzano i trigrammi, gli esagrammi e le loro associazioni numeriche, e il modello astrologico occidentale, in cui vige il rapporto micro-macrocosmico fondato sul legame analogico-simbolico tra la nascita – o un evento – e i sistemi di riferimento celesti e terrestri (pianeti e domificazione).
In sostanza, trigrammi ed esagrammi si evolvono da un sistema binario (Yin e Yang) per dare vita a un sofisticato sistema di corrispondenze in cui le linee intere e spezzate costituiscono un nucleo simbolico di significati che si “sposa”, per così dire, con la varietà delle manifestazioni naturali e umane: il trigramma e l’esagramma sono l’essenza celeste dello spettacolo terrestre, da quali possiamo trarre, con precisione quasi matematica, pronostici sugli avvenimenti futuri.
È proprio questa vantata precisione a lasciare perplessi gli studiosi occidentali sull’argomento. Shao Yung, un saggio della dinastia Sung (960-1279), nella sua opera principale, Il Libro della Grande Filosofia, ha lasciato indicazioni sugli eventi passati e futuri nella storia della Cina per 129.600 anni, a partire dal 2357 a.C. 1 Ora, anche una visione profetica ha i suoi limiti su distanze temporali così grandi, perché si ha a che fare con osservazioni totalmente aliene all’esperienza del profeta privo degli schemi mentali atti a trarne un senso compiuto. Per lo stesso motivo, una previsione astrologica su un lunghissimo periodo, condotta con le tecniche dell’astrologia mondiale, è come una barca senza timoniere.
Tuttavia, il punto essenziale è un altro. Da sempre siamo attratti dal motto “astra inclinant, sed non obligant”. L’idea di possedere un potenziale di libertà che ci svincola da uno stretto determinismo ha un effetto lenitivo; l’interpretazione astrologica lo concretizza nella considerazione che, ad esempio, l’energia di un transito planetario critico può essere indirizzata in senso evolutivo, oppure traslata sul piano mentale anziché su quello fisico. Ma è realmente così?
Steiner, nel suo libro “La Filosofia della Libertà”, asserisce che ogni cosa che agisce per necessità della sua natura è libera, mentre ciò che dipende dall’esistere e dall’agire di qualcos’altro è forzato. Egli riporta l’esempio di una pietra che, lanciata da una forza esterna, segue la sua naturale traiettoria parabolica, e si immagina che la pietra inizi a pensare:
Tale pietra, ora cosciente solo del suo sforzo e per nulla indifferente nel suo comportamento, crederà di essere del tutto libera e di continuare nel suo moto per nessun’altra ragione se non perché lo vuole. È questa la libertà umana che tutti ritengono di possedere, e che consiste solo nel fatto che gli uomini sono consapevoli dei loro desideri, ma non conoscono le cause che li determinano.
— Op. cit., p. 13
Quindi, la vera libertà non è credere di poter fare ciò che si vuole, bensì impegnarsi ad essere naturali, cioè a conoscere la causa all’origine della nostra individualità. In quanto esseri immersi in una realtà quadridimensionale – le tre coordinate spaziali più il tempo – abbiamo la necessità di sperimentare la nostra esistenza come una sequenza di eventi in cui il domani è come un blocco di creta informe che, all’interno dei limiti imposti dalla condizione umana, crediamo di poter modellare a nostro piacimento; nella realtà, noi siamo completi solo quando diventiamo consapevoli di tutta la nostra linea temporale, cioè quando il tempo si trasforma in una coordinata spaziale, manifestando la nostra vita nella sua interezza, inalterata sin dall’inizio. Di fronte a questo panorama conclusivo, potremmo ancora considerarci liberi? La risposta è sì qualora le nostre scelte ci rendano liberi di perseguire la nostra vera natura, senza che si ponga il problema del determinismo che questa visione sembra implicare. Ma anche nel caso in cui l’individuo sia inconsapevole, si ha la libertà che deriva dalla presunzione di poter tirare le redini del proprio destino; in entrambi gli scenari, la discriminante resta la conoscenza o l’ignoranza delle cause originarie.
Spero che questo preambolo riesca, in parte, a giustificare l’esistenza di sistemi divinatori che operano a un grado di veridicità simile a quello profetico, come nel caso in esame. Tuttavia, va precisato che per operare a tali livelli è necessaria una conoscenza approfondita di un’ampia serie di corrispondenze, oltre a una certa dose di saggezza intuitiva. Il testo che propongo è introduttivo e andrebbe integrato con la lettura di un post già pubblicato su questo sito: “Re Wen e il Quadrato Magico”. Prossimamente integrerò la parte teorica con l’esame di due metodi divinatori che utilizzano trigrammi, esagrammi ed elementi.
Il Simbolismo del Celeste Impero
Esiste un criterio comune che giustifica la validità di sistemi astrologici diversi? Metodologie predittive che nascono in seno a concezioni lontane dal modello astrologico occidentale dovrebbero generare schemi discordanti. Questo non è vero in assoluto. Tralasciando l’influenza del divario culturale sulla metodologia, è un fatto che tutte le mantiche considerano l’interdipendenza e la contemporaneità dei fenomeni come elementi probanti. Non parlerei quindi di incompatibilità bensì di differenza prospettica che mette a fuoco aspetti complementari della manifestazione umana.
Nell’antico sistema cinese della Mappa di Ho e della Tavola di Lo (Ho Lo Li Shu, meglio conosciuto in Occidente come Astrologia dell’I Ching) ci troviamo di fronte ad un mirabile esempio di architettura divinatoria basata sul simbolismo delle stagioni. Gli strumenti operativi di questa “Astrologia” (che in realtà non tiene conto degli astri) sono gli Esagrammi, combinazioni di linee intere e spezzate che rappresentano il mutevole intrecciarsi tra i poli opposti dello yin e dello yang. Il dualismo implicito in questa concezione è ben noto agli astrologi occidentali sotto forma di alternanza tra i segni zodiacali maschili e femminili. Dal Principio Universale Onnipervadente, per differenziazioni successive, nasce il ciclo dei 64 Esagrammi (Figura 1).

Sovrapponendo gli spazi dal basso verso l’alto secondo l’ordine che va dalla manifestazione grossolana – terrestre – a quella celeste (spazi bianchi, linee intere; spazi neri, linee spezzate), otteniamo i 64 Esagrammi racchiusi tra Kkienn, l’Atto Creativo, e Kkunn, la Ricettività (fig. 2).

Così, dall’unione del Sole e della Luna, che, nella visione astrologica, rappresentano lo sposalizio creativo tra Maschile e Femminile lungo la spirale della vita, nascono le modalità indefinite di manifestazione. Ma perché sei divisioni successive? Nella numerologia occidentale, il sei simboleggia il doppio ternario, la stabilizzazione della potenza creativa, il sigillo di Salomone, che include l’ordine del Macrocosmo e il riflesso microcosmico. Lo Zodiaco è composto da sei segni maschili e sei femminili, e l’aspetto di sestile lega fra loro segni zodiacali di medesima polarità. Il numero sei “chiude” il sistema degli Esagrammi secondo le leggi dell’armonia e della cooperazione tra le parti.
L’applicazione dei dati natali al sistema degli Esagrammi consente di ottenere l’Esagramma di nascita, l’intreccio delle modalità creative e formative integrate nell’individuo. Nella cosmologia cinese, l’uomo è figlio del Cielo e della Terra; le due linee superiori e le due inferiori dell’Esagramma stabiliscono gli influssi uranici e tellurici, mentre le linee mediane restanti rappresentano l’essere umano a cavallo delle forze primigenie. Il Libro dei Mutamenti (I Ching) trova un giustificato impiego astrologico, poiché si basa sulla conversione della manifestazione universale dello yin e dello yang nelle leggi naturali delle stagioni, espressione specificamente terrestre di una realtà celeste. Nell’astrologia occidentale troviamo affermati, in forme logicamente diverse, i medesimi concetti; lo schema binario (positivo – negativo / maschile – femminile) sta alla base delle successive differenziazioni dell’eclittica zodiacale, e la domificazione traspone la realtà celeste nella sfera della vita planetaria.
Il metodo dello Ho Lo Li Shu mira a integrare l’esistenza umana, sia nel contesto universale sia in quello terreno, attraverso l’accoppiamento dei trigrammi del Cielo e della Terra. Otto trigrammi derivano dalla terza scissione del Principio Universale Onnipervadente (v. Fig. 1). I trigrammi gestiscono le relazioni primordiali che intercorrono tra le forze dell’universo; nel contesto di questa astrologia, i trigrammi del Cielo e della Terra identificano le influenze celesti e terrestri del momento della nascita. La figura si avvicina indicativamente, come orientamento spaziale, ad un grafico oroscopico. Il punto Est (Ascendente) simboleggia la vitalità della primavera; il trigramma Li (separare), una linea yin tra due yang, rappresenta la forza creativa che feconda la terra. A Sud (Medium Coeli) abbiamo Kkienn (alzarsi), lo yang pieno d’estate. Ovest è Kkann (scavare una fossa), il rientro nell’emiciclo involutivo; qui uno yang tra due yin indica appunto il sopirsi della luce. Nord è Kkunn (docile), lo yin puro dell’inverno ove regna l’inattività. Si noti come ciascun trigramma abbia, all’opposto, il suo complementare.

In senso generale, gli otto trigrammi rappresentano le quattro stagioni e gli stadi intermedi tra una stagione e l’altra (Fig. 3).
La figura si avvicina indicativamente, come orientamento spaziale, ad un grafico oroscopico. Il punto Est (Ascendente) simboleggia la vitalità della primavera; il trigramma Li (separare), una linea yin tra due yang, rappresenta la forza creativa che feconda la terra. A Sud (Medium Coeli) abbiamo Kkienn (alzarsi), lo yang pieno d’estate. Ovest è Kkann (scavare una fossa), il rientro nell’emiciclo involutivo; qui uno yang tra due yin indica appunto il sopirsi della luce. Nord è Kkunn (docile), lo yin puro dell’inverno ove regna l’inattività. Si noti come ciascun trigramma abbia, all’opposto, il suo complementare. Questo metodo di inquadrare i trigrammi deriva da Fu Hsi (secondo le fonti cinesi, 2852-2738 a.C.).

Esiste un altro modello, parimenti usato nello Ho Lo Li Shu, nel quale i trigrammi sono posti diversamente anche se l’orientamento dei punti cardinali permane invariato (Fig. 4).
Questo metodo è fatto risalire a Wên Wang (1231-1125 a.C.), vassallo dell’ultimo imperatore della dinastia Yin, e così egli ne parla nell’I Ching: “Tutte le cose che sono dotate di vita hanno la loro origine in Cenn, dato che Cenn corrisponde all’Est. Si trovano in armonia in Sunn perché Sunn corrisponde al Sud-Est. Li è luminosità e rende visibili l’una all’altra tutte le cose, essendo il kwa (combinazione) che rappresenta il Sud. Kkunn è la terra da cui tutte le cose dotate di vita traggono nutrimento. Tui corrisponde alla metà dell’autunno. Kkienn è il kwa del Nord-Ovest. Kkann è acqua, il kwa del preciso Nord che rappresenta la miseria e a cui tutto ciò che è dotato di vita ritorna. Kenn è il kwa del Nord-Est, dove tutte le cose dotate di vita nascono e finiscono.
Nello Ho Lo Li Shu la sequenza di Fu Hsi è denominata “del Cielo Anteriore”. Essa rappresenta la condizione celeste, così com’è, prima della sua manifestazione sulla Terra (nell’oroscopo occidentale è lo stato celeste dei pianeti, senza l’intervento della domificazione). La sequenza del “Cielo Posteriore” di Wên Wang è il compimento terrestre dello stato celeste, l’attualizzazione della Via del Cielo. Quest’ultimo sistema è essenzialmente numerologico. A ciascun trigramma (v. Fig. 4) è sovrapposto un numero dall’1 al 9.

Per inciso, questa è l’identica disposizione numerica del quadrato magico di Saturno della tradizione occidentale, la cui caratteristica aritmetica consiste nel dare lo stesso risultato (15) qualora si sommino le cifre delle file e delle diagonali (Fig. 5).
Il primo numero di Saturno è il 3, numero che rappresenta l’ordine di grandezza del quadrato magico; è posto a sinistra, in posizione centrale, nel punto Est (primavera, nascita) della sequenza di Wên Wang. Il numero centrale (5) è ottenuto dalla divisione del terzo numero di Saturno (15, cioè la soluzione del quadrato) per il primo numero. La formula generale per la soluzione di tutti i quadrati magici è:
S = n(n² + 1)/2.
Una formula equivalente è:
S = (n³ – n)/2 + n,
dove S è la soluzione e n il primo numero, cioè quello che determina l’ordine di grandezza (3).
Prestiamo ora attenzione alla polarità dei trigrammi nelle tavole di Wên Wang e di Fu Hsi. Se uniamo con una linea i trigrammi numerati in sequenza, dall’1 al 9, sulla tavola di Wên Wang, otteniamo un’alternanza di segni positivi e negativi. Trasferendo la numerazione sulla tavola di Fu Hsi (con il numero 1 corrispondente al Nord), si osserva che dall’1 al 4 si trovano i segni negativi e dal 6 al 9 quelli positivi. In entrambi i casi la polarità dei trigrammi opposti tra loro è sempre complementare, ma nella tavola di Wên Wang non è sempre rispettata la complementarietà delle linee yin–yang; essa è valida solo per i trigrammi posti a croce (numeri dispari, 3 linee yang e 3 yin), mentre per i trigrammi in diagonale (numeri pari) abbiamo, sull’asse 2-8, cinque yin e uno yang, e sull’asse 4-6, cinque yang e uno yin.
Quali considerazioni trarre da questa intricata interpolazione numerica? Ad un primo sguardo si evidenzia la ridistribuzione della simmetria “celeste” della tavola di Fu Hsi secondo l’ordine del quadrato magico. Nella tavola di Wên Wang, infatti, gli unici Esagrammi simmetrici sono collocati all’inizio e alla fine della sequenza numerica, rispettivamente al punto Nord e al punto Sud. Un quadrato magico è una griglia simbolica che serve a stabilire il determinismo di un fatto, considerandolo il punto d’incontro di coordinate spazio-temporali. In base alle regole del quadrato magico un qualsiasi evento (ad esempio una nascita) è situato all’incrocio di forze plasmatrici attive (la croce dei numeri dispari) e passive (la diagonale dei numeri pari) determinano l’apparenza e il tempo dell’incarnazione in concordanza con le leggi celesti e terrestri.
- Da Liu – I King e la Numerologia – Roma 1982, p. 16 ↩︎

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