Il ruolo onirico del simbolismo lunare

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Premessa

Anni fa pubblicai due articoli, qui raggruppati, che prendevano in esame la possibilità di formulare predizioni utilizzando un metodo di progressione derivato dal mese lunare siderale, utilizzando la chiave un giorno = un mese in luogo della chiave classica un giorno = un anno delle progressioni secondarie. Le progressioni terziarie – così vengono denominate – non hanno avuto una larga diffusione a livello prognostico, e anche oggi godono di scarsa considerazione nel consesso astrologico, se pure non mancano di fornire dei risultati interessanti. Il metodo di calcolo per queste progressioni presentava alcune ‘tecnicalità’, ma nulla che un astrologo professionista non potesse affrontare. Parlo al passato perché all’epoca, agli inizi degli anni ’90, il personal computer non aveva ancora assunto una diffusione capillare come oggi, e i potenziali di utilizzo erano ancora scarsi. Windows 3.0, nato per sostituire il prompt MSDOS, aveva un’interfaccia grafica primitiva per cui molti, me compreso, erano restii ad abbandonare la funzionale linea di comando. Le progressioni terziarie richiedono un’elevata precisione di calcolo, con molte cifre dopo la virgola. Per risparmiare tempo ed evitare errori di calcolo, creai un programma in BASIC per automatizzare gli aspetti tediosi della procedura. Oggi, la maggior parte dei programmi astrologici implementa il calcolo delle progressioni terziarie; ho mantenuto la sezione dei calcoli per chi volesse esercitarsi, e anche per ragioni ‘storiche’.

Le Progressioni terziarie

Pubblicato su: Professione Astrologo marzo 1992

In un articolo di prossima apparizione su “Linguaggio astrale”, a cui rimando per i rilievi tecnici, mi sono av­venturato nel territorio teorico e applicativo di un metodo facente parte dei sistemi predittivi basati su direzioni e pro­gressioni. L’idea di ‘progredire’ un pianeta o punto sensibile secondo una chiave temporale simbolica non è certo di oggi; tuttavia, la scelta, nelle cosiddette progressioni terziarie, di una misura del tempo derivata dal mese lunare siderale 1 è da considerarsi relativamente recente.   

La risultante dei calcoli è una carta del cielo che riproduce il medesimo rapporto ascensionale esistente alla nascita tra Sole e Medio Cielo 2 e che raffigura la situazione celeste del giorno ottenuto sommando al dato natale il numero di giorni equivalenti ai periodi lunari siderali occorsi dalla nascita ad un momento determinato. Con l’utilizzo di un Aspet­tario e della chiave un giorno = un mese tropico 3 viene stabilito il momento in cui si compie l’aspetto tra pianeti terziari e la conversione dello stesso nel tempo reale; gli aspetti tra pianeti terziari e natali sono considerati in com­plemento, alla stregua di direzioni condotte sull’eclittica.

Alcuni astrologi americani proposero tempo addietro un’innovazione metodologica basata sull’arco di tempo reale; ovvero, l’arco di vita espresso in giorni e frazioni di giorno viene diviso per il numero di mesi lunari effettivi in giorni e frazioni di giorno al fine di ottenere l’età simbolica del nativo in relazione ad un evento già trascorso. Oltre agli ovvi riscontri retrospettivi tale utilizzo consente interessanti digressioni ai metodi di correzione dell’ora natale; nelle progressioni terziarie, infatti, vengono presi in considerazione soltanto gli aspetti esatti i quali, se corrispondenti all’evento, confermano o correggono il dato orario di nascita con una precisione di pochi secondi.

Tali risultati, è evidente, presuppongono una fondatezza negli assunti che si è ben lungi dal possedere. Per quanto non manchino assicurazioni in tal senso da parte dei fruitori del metodo –  e pure se una mia piccola casistica risulta in riscontri perlomeno singolari – non mi sentirei di azzardare un’ipotesi di lavoro da inserire nella pra­tica quotidiana dell’astrologia, almeno non in tempi brevi.


Di fatto, si è inclini ad utilizzare schemi mentali e interpretativi standardizzati in presenza di metodologie che al contrario richiederebbero un approccio prospettico di diversa angolatura, pur nel rispetto di un’intima coerenza del sistema. Ad esempio, si è notato che aspetti terziari di per sé significativi non comportano eventi rilevabili; da qui si può postulare che: a) il sistema è fallibile oppure che b) tali aspetti sono potenziali in attesa di essere rivelati. Lavo­rando su quest’ultima ipotesi ho considerato il simbolismo lunare, di uso implicito nelle progressioni terziarie, come necessitante di un organo interpretativo che fa delle immagini, delle emozioni, di forme ancor prive di luce la sua chiave progno­stica. L’orizzonte inscritto nel tema terziario diverrebbe così un mondo di matrici inespresse, di cause secondarie che, alla stregua dell’acqua e del fertile humus, concorrono allo sviluppo del seme della coscienza.

Una conferma indiretta del ruolo onirico del sistema viene dalla constatazione che, se il compimento di un aspetto terziario – una volta  trasposto nel tempo reale – cade nel periodo di sonno, l’evento tende a slittare sino al suc­cessivo stato di veglia.  Grazia Bordoni mi ha giustamente fatto notare il possibile utilizzo di tali aspetti ‘ritardanti’ nell’interpretazione dei sogni, i quali conterrebbero in forma larvale  – perlomeno in questi casi –  segni e simboli in at­tesa dei potenziali forniti dall’attività cosciente. Le progressioni terziarie infatti abbisognano, a detta di molti, della sovrapposizione di un sistema predittivo ‘catalizzante’ quale le progressioni secondarie, a base solare, in grado di at­tivare i contorni e le immagini da esse suggeriti. Chi si è familiarizzato con l’opera di Von Klöckler avrà memorizzato i suggerimenti  in merito alle rivoluzioni lunari siderali 4, che a detta dell’autore presentano validità interpretativa nei casi in cui il soggetto presenta una dominante lunare rilevabile, ovvero dove la ricettività prevale sugli apporti attivi, come è il caso delle progressioni terziarie.

Le Progressioni Terziarie nella pratica

Pubblicato su: Linguaggio Astrale n. 85

Le progressioni terziarie furono presentate per la prima volta alla comunità astrologica nel 1960 dall’astro­logo inglese Edward Lyndoe sulla base di una proposta fatta nel 1951 dall’astrologo tede­sco E. H. Troinsky. L’idea si basava su di una nuova misura del tempo dove un giorno equivale ad un mese lunare sino­dico 5, in luogo dell’equivalenza un giorno = un anno su cui poggiano le progressioni secondarie.

Lyndoe scartò il mese lunare sinodico di 29,530588 giorni per adottare una unità di misura simbo­lica di 28 giorni equivalente al ciclo mestruale femminile. Tuttavia dopo lunghe sperimentazioni ri­tenne di ottenere migliori ri­sultati con la durata corrispondente del mese lunare siderale (27,322 giorni). Divise l’anno solare tropico di 365,25 giorni per il mese lunare siderale di 27,322 giorni e ottenne la seguente formula: 13,3683478515 giorni nelle effeme­ridi equivalgono ad un anno. L’uso di alcune tabelle adattate al valore approssimato di 13,375 portava però con il passare degli anni del soggetto ad uno scarto sempre maggiore; inoltre, Lyndoe non fece uso del corretto valore del peri­odo medio solare, il cui rapporto numerico esatto risulta essere 365,24219878125: 27,3215821756 = 13,3682667582 6.

Nel 1970, l’astrologo americano Garth Allen propose alcune modifiche a quelli che riteneva vistosi difetti nel metodo di Lyndoe, tra cui appunto l’uso di tabelle approssimate. Tali modifiche, piuttosto complicate, comportavano il ricorso all’anno besseliano e il conseguente anticipo dell’ora siderale lungo l’equatore terrestre 7.

La vera rivoluzione nella pratica di questo tipo di progressioni avvenne con l’abbandono del com­puto basato sui periodi medi del Sole e della Luna e sul ciclo mestruale femminile per introdurre nei calcoli l’arco di tempo reale; ovvero l’arco di vita del soggetto espresso in giorni, ore, minuti e se­condi viene diviso per il numero di mesi lunari ef­fettivi in giorni, ore, minuti e secondi per ottenere l’esatta età simbolica del nativo in giorni, ore, minuti e secondi.

Come calcolare il tempo trascorso dalla nascita al compiersi di un evento

In primo luogo, occorre ridurre ad un denominatore comune di giorni e frazioni di giorno il dato natale avva­lendosi del riferimento ai giorni Giuliani (di qui in avanti J) 8. Per il nostro esempio conside­reremo i dati di un sog­getto di cui sono note con esattezza l’ora di nascita e l’ora dell’evento.

  1. Dati nascita: 13 febbraio 1958, 22.15 GMT, 44 N 50, 11 E 38. Per il 1° febbraio J è 21217 (alle ore 0 GMT e procedendo dal 1° gennaio 1900).
  2. Aggiungere il numero di giorni che sono trascorsi dall’inizio del mese; in questo caso sono 12 (il primo gior­no del mese è compreso nel computo) : 21217 + 12 = 21229.
  3. Esprimere l’ora natale in frazione decimale di giorno. Prima di procedere trasformare i mi­nuti (se sono pre­senti) in frazione di ora: (15 : 60 + 22) : 24 = 0,9270833333333.
  4. A questo punto, sommiamo la frazione di giorno così ottenuta al numero di J per il giorno di nascita: 21229 + 0,9270833333333 = 21229,92708333.
  5. Un analogo procedimento è messo in opera per trasformare in J la data e l’ora dell’evento: 1° febbraio 1991, 09.00 GMT = 33270,375.
  6. Tramite una semplice sottrazione ricaviamo l’arco di tempo espresso in J che intercorre tra la nascita e il momento dell’evento: 33270,375 – 21229,92708333 = 12040,44791667.

L’equazione del moto lunare

Nell’intenzione dei loro fautori le progressioni terziarie debbono vantare un precisione al se­condo per quanto riguarda l’ esecuzione dei calcoli; quindi, non deve stupire la presenza di un con­gruo numero di cifre dopo la virgola. Il motivo di tanta esattezza sta nella possibilità di ottenere la correzione al minuto del dato orario natale in presenza di progressioni che convalidano un evento acca­duto al nativo; l’uso di un dato natale corretto consentirebbe con­seguentemente di predire gli avve­nimenti con la medesima precisione.

Trattandosi di un metodo che poggia sui ritorni lunari sembrerebbe opportuno perfezionare i cal­coli che se­guono con l’introduzione delle equazioni di moto e di velocità lunare, che prendono in considerazione le accelera­zioni e i rallentamenti del satellite terrestre; tuttavia, per non appesantire l’esposizione, preferisco lasciare l’incombenza ai lettori interessati, i quali possono consultare con profitto l’opera di Von Klöckler 9. In questo esempio è stata corretta la sola longitudine della Luna natale e peraltro la differenza  riscon­trata nel risultato finale tra dati corretti e non è risultata minima.

Calcolo del ritorno lunare

Si tratta ora di calcolare i ritorni lunari che seguono e precedono l’evento scelto. A titolo di esempio, il ritorno lu­nare che segue all’evento cade tra le posizioni lunari  del 10 e 11 febbraio 1991, ore 0 GMT:

Per trovare l’ora del ritorno:

Questa è la frazione di giorno che impiega la Luna per raggiungere la posizione natale. In alternativa a questo calcolo si può optare per l’equivalenza S : 24h = St : t, da cui t = 24h x St : S, dove S è lo spostamento della Luna nelle 24 ore ed St lo spazio percorso nel tempo t.

Per il 10 febbraio 1991 ore 0 GMT il valore di J è 33279, a cui va aggiunta la frazione di giorno che indica il momento esatto del ritorno lunare. Al risultato ottenuto, 33279,237713, dobbiamo sottrarre il valore di J per la nascita, il che ci fornisce l’arco di tempo intercorso dalla nascita al ritorno lunare che segue all’evento : 33279,237713 – 21229,92708333 = 12049,310629. Dividendo questa cifra per 27,321, che è la durata del mese lunare siderale, ricaviamo il numero di ritorni lunari trascorsi dalla nascita; il ritorno lunare del 10/02/1991 era il n. 441.

Ora si tratta di ripetere il medesimo procedimento per il ritorno lunare n. 440. Secondo le effemeridi esso ha avuto luogo il 13 gennaio 1991:

Equazione matematica che calcola il tempo necessario per il ritorno lunare, presentata in forma di frazioni e angoli.

Il valore va sommato a J del 13-1-91 :

33251 + 0,93572643746= 33251,935726

che è il valore di J per il ritorno lunare che precede l’evento (n. 440).

Ora non rimane che calcolare la porzione di ritorno lunare sino al momento dell’evento in questione:

a cui aggiungiamo il momento della nascita in J:

21229,92708333 + 0,67538212514 = 21230,588434

Più il numero di ritorni lunari:

21230,588434 + 440 = 21670,602465

Questo è il risultato in J della progressione terziaria per il momento dell’evento, che corrisponde al 30 aprile 1959, ore 14.27.33 GMT (con grafico eretto sulla base delle coordinate del luogo in cui l’evento si verifica).

Considerazioni sull’uso delle progressioni terziarie

L’utilizzo delle terziarie nella correzione dell’ora natale non esaurisce certo le potenzialità del sistema, ma anzi stimola verso la conquista di nuovi e raffinati territori di indagine resi accessibili, si spera a ragione, dalla ritro­vata sicurezza dell’elemento orario. In effetti la maggior parte degli autori americani oggetto di questa consultazione propende per un uso sofisticato del fattore tempo, disquisendo su di una moltitudine di vettori correttivi e manife­stando questo intendimento in una metodologia che sovrabbonda di decimali e che azzera le orbite di influenza dei pianeti. Ma, a torto o a ragione, bisogna riconoscer loro un vivificante influsso pionieristico foriero di pressanti stimoli al perfezionamento dell’arte astrologica. A poco serve infatti una presa di posizione palesemente critica come quella, ad esempio, di Gouchon 10, che lamenta la messa in circolazione di sistemi privi di sperimentazione statistica, quando gli stessi sistemi osservati in un’ottica simbolica offrono interessanti spunti di pensiero.

Per quanto riguarda l’utilizzo metodologico delle progressioni terziarie si è concordi nell’affermare che le carte terziarie andrebbero compilate conservando lo stesso rapporto ascensionale che esisteva alla nascita tra Sole e Mc, o in altre parole usando la stessa ora di nascita (locale) corretta con l’equazione del tempo, come nel calcolo dell’oroscopo giornaliero 11. È sufficiente stabilire quanti periodi lunari ‘entrano’ nell’arco di tempo che va dalla nasci­ta ad un momento dato, sommare il numero di periodi al dato natale e infine stilare il grafico a guisa di oroscopo giornaliero per la data che ne risulta. A questo punto, se si intende usufruire dell’opzione relativa agli aspetti tra pia­neti terziari, l’utilizzo di un Aspettario e della chiave un giorno = un mese tropico consente di stabilire il momento in cui un aspetto diventa operante nel tempo reale, badando a non sconfinare dall’ambito della carta terziaria.  Altrimenti, si considerano gli aspetti che via via si formano tra pianeti terziari e natali alla stregua di direzioni condotte sull’eclit­tica.

Definire una gerarchia degli elementi interpretativi come al solito non è molto agevole, perché è difficile com­prendere quanto vi sia di casuale in configurazioni all’apparenza significative. Di fatto pubblicizzare un metodo che vanta uno scarto non superiore all’ora  costringe giocoforza a restringere in modo molto drastico la sfera di influenza di un aspetto e ad escludere le approssimazioni. Secondo alcuni autori gli aspetti terziari che maturano durante le ore di sonno si palesano solo nel successivo periodo di veglia. Questa constatazione è resa plausibile qualora ci si avvicini alle terziarie considerandole come rivelatori di potenziali in attesa di essere sfruttati e che solo le circostanze messe in luce da sistemi previsionali usati in complemento, o la consapevolezza insita nella loro conoscenza, tra­sformano in atto o  evento. Potrà sembrare una attestazione di comodo, però è affascinante pensare che un sistema nato dalle mutevoli prerogative lunari sia poco più di un insieme di immagini di repertorio o di catalogo in attesa di essere  vivificate dalla luce della coscienza.

Vista ancora la soverchia importanza che rivestono gli aspetti si preferirà optare per una classificazione che tenga conto degli aspetti minori e dei paralleli di latitudine prima che delle posizioni planetarie nelle case. I cosid­detti ‘sciami’, cioè le configurazioni terziarie che maturano in massa nell’arco delle 24 ore, aumentano la possibilità  che si verifichi un evento anche in mancanza di  indicazioni tratte da altri metodi.

Dare un giudizio non suffragato dall’esperienza è arduo, e i pochi casi che ho esaminato sono certo manchevoli sia dal punto di vista sistematico che statistico. Ma qui preme osservare che le ter­ziarie sono un tentativo, anche complesso, di perfezionare il campo della datazione degli eventi, in quello che po­tremmo considerare un accenno di astrologia minimalista. Inoltre esse conservano l’indubbia attrattiva dei metodi progressi, quella contrazione qualitativa del tempo che da storico diviene simbolico, e il cui dispiegarsi dà luogo a tutta una serie di risonanze in cui l’atto acquista un significato che va al di là della sua apparente transitorietà, come dire che la vita può essere vissuta in un istante.


  1. Il mese lunare siderale è il tempo impiegato dalla Luna per ritornare sulla stessa posizione in relazione alle stelle fisse. La sua durata è di 27, 321 giorni. ↩︎
  2. Vale a dire: la distanza in longitudine tra Sole e MC rimane identica a quella dell’oroscopo di nascita. ↩︎
  3. Il mese lunare tropico si può utilizzare nei calcoli in alternativa al mese siderale. Esso tiene in considerazione la precessione degli equinozi, per cui il ritorno della Luna sullo stesso punto avviene in un tempo inferiore di circa sei secondi rispetto a quello siderale. La differenza nei calcoli è veramente minima; tuttavia, i puristi della precisione possono avvantaggiarsene. ↩︎
  4. H. Freiherr Von Klöckler – Corso di Astrologia v. 1 – Roma 1979, p. 135 sgg. ↩︎
  5. Il mese lunare sinodico è l’intervallo di tempo che intercorre tra due sizigie. La sua durata media è di 29,531 giorni, ma il suo valore varia a causa delle perturbazioni nell’orbita lunare. ↩︎
  6. L’assunzione erronea del valore approssimato di 365,25 per l’anno tropico porta ad un’eccedenza di 0,0078 giorni (11 m 14 s), che equivale ad un giorno ogni 128 anni. ↩︎
  7. L’anno besseliano si usa per definire il momento in cui, secondo il computo civile, si ritiene che cominci l’anno tropico solare. Per consuetudine esso si fa iniziare nel momento in cui l’ascensione retta del Sole medio è esatta­mente di 18 ore e 40 minuti, che equivale a una longitudine di 280°. Questo istante cade in prossimità dell’inizio dell’anno civile, e l’anno determinato in que­sto modo è l’anno besseliano, dal nome dell’astronomo tedesco Bessel che per primo lo introdusse nella pratica astronomica. Si usa l’anno così determinato per ricavare le correzioni relative ai corpi celesti dovute alla preces­sione o altro. Per i computi civili l’anno besseliano è virtualmente identico all’anno tropico. ↩︎
  8. I Giorni Giuliani furono concepiti da Giuseppe Scaligero, umanista di origine italiana distintosi nello studio della cronologia antica, per onorare il nome del padre Giulio Cesare. Essi sono il prodotto del ciclo solare di 28 anni, dopo il quale le date del calendario tornano a corrispondere ai giorni della settimana, del ciclo lunare di 19 anni e del ciclo di indizione di 15 anni, usato dagli antichi romani per regolare il pagamento delle tasse. ↩︎
  9. H. Freiherr Von Klöckler – Corso di Astrologia v. 1 – Roma 1979, p. 138 sgg. ↩︎
  10. Henry Gouchon – Dizionario di Astrologia – Milano 1980, alla voce: Direzioni terziarie. ↩︎
  11. Cfr. H. Freiherr Von Klöckler –  Corso di Astrologia  v. 1 – Roma 1979, pp. 141 sgg. ↩︎