L’integrazione delle dinamiche planetarie

L’aspetto di congiunzione esprime la fusione di due o più dinamiche planetarie in un unico nucleo. Il numero 1, a cui l’aspetto è associato, rimanda analogamente alla non-differenziazione, all’unione inconsapevole tra le nature dei pianeti – unione non conosciuta perché vissuta in modo nativo, spontaneo, senza alcun intervento dell’attività di veglia. La distinzione tra gli enti coinvolti tende a indebolirsi, sino a giungere, nel caso di un aspetto esatto, all’integrazione; è la nascita di una nuova costellazione psichica, in cui le singole funzioni lavorano all’unisono e dove, per usare un’espressione comune, l’unione fa la forza.
L’interpretazione deve tuttavia prendere in esame altri fattori, quali la Casa e il segno zodiacale in cui si forma l’aspetto, gli aspetti concomitanti, la dignità e la debilità planetarie e, soprattutto, la natura dei pianeti coinvolti. Un amalgama tra Venere e Giove in seconda Casa in un segno di Terra come il Toro rappresenta un utilizzo equilibrato ed esponenziale delle risorse materiali, soddisfazioni economiche, fertilità e simili; laddove Marte e Saturno in dodicesima Casa nel segno d’Acqua dello Scorpione tendono a fornire un’interpretazione di segno differente, accentuando l’impulso alla disgregazione a tratti violenta dei ritmi esistenziali, la propensione a rinviare gli obblighi, a cronicizzare situazioni scomode e così via.
L’astrologia transpersonale considera il gradiente evolutivo espresso dalle configurazioni astrali. Non possiamo quindi affermare che un aspetto sia più positivo o più negativo rispetto a un altro; entrambi rispecchiano un nodo psichico che, in qualche modo, va affrontato e risolto, al fine di aprire la strada a stadi più alti di integrazione. La congiunzione Venere-Giove del nostro esempio precedente appare più promettente dal punto di vista destinico, ma accentua un tratto edonistico poco incline ad abbandonare gli agi terreni in nome di un percorso fatto piuttosto di rinunce; con l’aspetto Marte-Saturno, al contrario, rischiamo di soccombere alle prove esistenziali, a meno di non mettere in atto una radicale revisione dei nostri modelli vitali.
Già la tradizione astrologica insiste sull’importanza delle affinità planetarie nell’aspetto di congiunzione. Le congiunzioni del Sole sono considerate armoniche con Giove, Venere e Mercurio (quest’ultimo con riserva), disarmoniche con Saturno, Marte e Urano e dubbie con la Luna e Nettuno; per la Luna valgono le medesime considerazioni. Le congiunzioni di Saturno, Marte e Urano sono valutate, in linea di massima, disarmoniche, fatta eccezione per alcune congiunzioni di Marte-Giove e di Saturno-Giove (se riferite a personalità di forte impatto sociale). La congiunzione Venere-Giove è considerata armonica, tranne che nel caso di aspetti concomitanti negativi con i pianeti cosiddetti malefici (Marte, Saturno, Urano e, possibilmente, Plutone), mentre con Nettuno crea un effetto di amplificazione che rende l’aspetto permeabile a influenze sia armoniche sia disarmoniche. Queste valutazioni valgono per l’utilizzo giudiziario dell’astrologia, ma offrono spunti di riflessione anche per l’impiego dei modelli transpersonali.
Può sembrare contraddittorio sostenere che una congiunzione produca combinazioni problematiche, a dispetto del significato di integrazione offerto dal suo simbolismo; ma un conto è studiarne l’effetto nella sua essenza metafisica, un altro è vederlo all’opera nella dimensione umana. In questo caso, infatti, la capacità dell’individuo di interagire con il nodo psichico rappresentato dalla congiunzione è strettamente correlata all’attitudine, nativa o acquisita, a conciliare potenziali planetari dalle caratteristiche distinte; in una parola, a vedere l’unità nella diversità. Se non è questo il caso, l’aspetto può tradursi in una convivenza forzata, in un conflitto interiore o in una forma di dissociazione.

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