L’espressione poetica dell’astrologia è il ritorno alla patria celeste.

Pubblicato su Quora

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Nella sua essenza poetica, l’astrologia è lo specchiarsi dell’intima natura umana nelle cose celesti. La poesia crea immagini che non offrono un corrispettivo razionale, ma che tuttavia ci avvicinano alla comprensione di un fatto in modo diretto, intuitivo, senza la necessità di una mediazione intellettuale.

La poiesis, prima di essere la produzione di parole in versi secondo una determinata metrica corrispondeva, secondo i dialoghi socratici di Platone, alla capacità di portare in essere qualcosa che prima non esisteva. Essa complementa la physis, la natura, ne diventa l’artefice, la manifestazione sul piano terreno del mondo delle idee. E in un certo senso, lo stesso verso poetico aggiunge alla prosa uno strato di significato – un ritmo – che va oltre le parole del testo, sino a diventare quasi il filo conduttore che tesse la trama del divenire. Senza la poesia, che sia o meno in forma di rima, la parola perde il suo potenziale creativo, diviene solo informazione.

In questo scenario, l’astrologia si fa strumento non solo di relazione tra una realtà naturale, nel nostro caso quella planetaria, e l’essere che la osserva – questo è un compito il cui svolgersi spetta al pensiero scientifico-astronomico. L’astrologia è l’unione tra la coscienza dell’osservatore e il fenomeno celeste, è l’offrire senso e significato a un dispiegarsi dei fenomeni che, senza l’intervento di un ordinamento cosciente, rimarrebbero in uno stato frammentario. L’astrologo come poeta non si ferma alla presenza del fatto, ma lo crea, lo riproduce intimamente per poi oggettivarlo nella realtà celeste. È il matrimonio tra macrocosmo e microcosmo, tra l’alto e il basso, è il miracolo di una natura che pur così distante diviene una con chi la contempla. L’astrologia è una creazione poetica della realtà naturale, non una sua interpretazione.

Se poi intendiamo la filosofia nella sua accezione naturale di “desiderio di sapere” (sophia), si può intendere l’astrologia come una filosofia; purché si abbia l’accortezza di considerare filosofi (o astrologi) coloro i quali cercano la luce della conoscenza, e non chi si ferma alle apparenze sensibili. Come il sole illumina i corpi altrimenti oscuri, così la coscienza contiene in sé il potere della visione produttiva, che non solo svela i significati ma li integra armoniosamente nell’essere umano secondo una ben definita sequenza vibratoria, che nel caso dell’astrologia è quella dei cicli planetari.

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