L’epilessia intesa come mancata canalizzazione dell’energia marziana

Pubblicato su: Riza Psicosomatica n. 62 aprile 1986

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Nel quadro oroscopico di un individuo epilettico è sempre evidenziabile un’alterazione della trasmissione energetica lungo i canali del sistema nervoso centrale. Questa è un’indicazione di massima, che di per sé non illumina sul significato dell’essere epilettici. Aspetti planetari identici possono configurare o meno un destino epilettico, così come una lesione a livello cerebrale non sempre manifesta una sintomatologia epilettica.

Quello che qui si vuole penetrare è il significato ontologico di un tale stato. In primo luogo, almeno nel caso di una presentazione focale, si è in presenza di un’alterazione fisica che è tendenzialmente irreversibile. Questo fornisce la misura della diversità tra un destino normale e un destino epilettico. Ma sia che si consideri l’epilessia come ereditaria, acquisita, puramente reattiva o fisiologicamente localizzata, quello che conta è che l’evento patologico crea un nuovo centro di identificazione psicofisica. L’epilessia è in tale contesto la manifestazione di un modo di essere, di uno status cosmico, fardello pesante dal punto di vista umano e sociale, tuttavia unico momento di identificazione dell’uomo epilettico, sola possibilità di una forma di esistenza propria.

Il rapporto causale alterazione fisica – manifestazione psichica così come è impostato dalla scienza neuropsichiatrica è di relativo valore dal punto di vista della concezione astrologica. Psiche e soma sono le due facce di un’unica medaglia, livelli espressivi che vanno dal sottile al grossolano: la manifestazione fisica si specchia nella manifestazione psichica. Nell’ambito di quest’ottica acquista particolare riguardo il simbolismo dell’Ariete, il primo segno dello zodiaco, segno di fuoco cardinale, maschile, primaverile, anatomicamente correlato al cervello.

L’Ariete è l’energia primordiale della manifestazione, la forza vulcanica dell’atto creativo; psicologicamente esso rappresenta il vivere la spontaneità dell’evento, la passione dell’io virile che disperde la sua energia nell’azione. Qui il cervello è visto nella sua funzione di centro dominante dell’energia vitale, di inizio assoluto. Tuttavia il fatto che il cervello sia anche un centro di elaborazione indica chiaramente che l’istintualità deve assumere un ordine e un condizionamento coscienti. L’Ariete vive quindi la tensione tra organizzazione umana e l’istintuale inclinazione a realizzarsi nel caso e nella spontaneità energetica.

Ancora più significativo è il simbolismo di Marte, pianeta governatore dell’Ariete, il quale risulta poi direttamente implicato nella diagnosi astrologica dell’epilessia. Il geroglifo di Marte, un cerchio sormontato da una freccia inclinata, viene tradizionalmente interpretato nel senso dell’energia aggressiva che si dirige verso un bersaglio esterno; ma esso è anche la spinta a trascendere l’orizzonte terrestre, la tensione umana che va dal finito verso l’infinito, un tentativo di superare con l’atto creativo (l’Eros) la distanza tra il sé e il non – sé.

Questo punto è particolarmente interessante qualora esso venga correlato alla definizione psicanalitica di personalità epilettica. L’epilettico rivela la sua lesa condizione fisiologica “… in un modo convulsivamente aggressivo. La crisi rappresenterebbe una sorta di ‘orgasmo criminale’ per il quale l’epilettico scarica la sua aggressività omicida e suicida come se si consegnasse inconsciamente al suo destino” [1]. E ancora: “Il primo tratto dell’epilettico è la compressione … L’esistenza epilettica si snoda su di sé per un lento e concentrico movimento di cui ogni spirale accresce la tensione. L’epilettico appare come un personaggio inibito” [2]. Clark parla altresì di “erotizzazione totale del corpo” e Reich di “orgasmo extra genitale” conseguenti all’impulso narcisistico che si libera nelle scariche epilettiche. Ed Ey completa il quadro affermando che “… il furore, il bisogno di distruggere, l’aggressione sessuale sono immanenti alla violenza epilettica. L’uomo epilettico vive, in una sorta di globalità che non può analizzare, l’antinomia della condizione umana. Egli si trova proiettato dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso[3].

La lesione dell’apparato coordinatore cerebrale apre le porte all’istintualità pura, in un tentativo di rivalsa nei confronti di una funzione – quella dell’energia – racchiusa in una forma che scinde gli opposti e che rende difficile un’identificazione con l’unità; la connotazione sessuale della scarica epilettica è in analogia al simbolo marziano inteso come fallo eretto che riunifica gli opposti nell’atto dell’accoppiamento. Anche Urano pare coinvolto nell’attualizzazione del fenomeno epilettico. Urano determina la costante elettrica del sistema nervoso centrale, in senso analogico è l’espansione dell’Io nell’ambiente, l’accesso alla rappresentazione collettiva e universale tramite la rottura delle barriere individuali. I rapporti Marte/Urano, anche in negativo, in un certo senso dignificano l’istintualità marziana nel trasformarla in furore prometeico, in accesso panico. Questo ricorda molto da vicino gli equivalenti epilettici della possessione nei riti magici, possessione che è finalizzata al superamento dell’io e alla trasformazione dell’energia. Secondo quest’ottica l’individuo epilettico vive in alternanza temporale, secondo le modalità accessuali della sindrome, l’artificiale distacco tra immanenza e trascendenza, umano e divino. Quando la “carica di umanità” raggiunge il massimo consentito, egli si offre, supremo olocausto, alla causa dello hieros gamos. E dopo, ri-nato alla condizione umana, dimentica.


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